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Il libro: Tullio De Mauro una storia linguistica

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Tullio De mauro Una storia linguistica di Raffaella Petrilli, Maria Emanuela Piemontese, Massimo Vedovelli  raccoglie  gli interventi autorevoli di Alberto Asor Rosa, Carlo Bernardini, Gianni Borgna, Sabino Cassese, Emilio Garroni, Enzo Golino, Renato Guarini, Giulio C. Lepschy, Giovanni Nencioni, Alba Sasso, Walter Veltroni, Aldo Visalberghi, Emanuele Djalma Vitali tratteggiano una sintesi realistica, vivace e non troppo paludata del lavoro, dei progetti e delle realizzazioni di Tullio De Mauro. Ne esce il ritratto di uno studioso e di un maestro che guarda con lo stesso acume ai problemi del linguaggio e della società, che non si sottrae alle sfide dell’uno e dell’altra, che anzi reputa un impegno morale e civile far seguire alla teoria progetti e applicazioni pratiche.

La scuola italiana è la più inclusiva d’Europa

Sorpresa: la scuola italiana funziona, almeno per gli allievi meno abbienti. E meglio di quanto non accada nei sistemi scolastici di tante altre realtà europee e del mondo. Questa volta il confronto internazionale condotto dall‘Ocse consegna a presidi e insegnanti italiani due buone notizie. E solo una cattiva notizia, che però è condivisa con quasi tutte le nazioni oggetto del focus pubblicato dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico: uscendo dalla scuola le differenze si accentuano. Il titolo dello studio è significativo: “Come si comportano alcune coorti di studenti dell’indagine Pisa nell’indagine successiva sulle competenze degli adulti Piaac?”. In altre parole: come varia il gap tra studenti svantaggiati e compagni più fortunati nel corso della vita, dopo il diploma, in termini di abilità in Lettura e Matematica?

Per contabilizzare le differenze di performance in Lettura e Matematica dei quindicenni di una quarantina di paesi e economie dei cinque continenti, che ogni tre anni partecipano all’indagine Pisa (Programme for International Student Assessment), con lo stesso gap riscontrato tra i soggetti di 25/27 anni di età che partecipano all’indagine Piaac (Programme for the International Assessment of Adult Competencies) sulle capacità in Lettura e Matematica degli adulti, gli esperti dell’Ocse hanno messo a punto un indice. Scoprendo che dopo il diploma le differenza di prestazione tra studenti avvantaggiati (con almeno un genitore laureato e con oltre 100 libri a casa) e svantaggiati (con meno libri e genitori con un livello di istruzione più basso) crescono in tutti e 20 i paesi oggetto dello studio, tranne che in Canada, Stati Uniti e Korea. Anche in Italia.

Dallo studio “emerge in modo abbastanza chiaro il fatto che, dato l’allungamento della vita lavorativa e della fine della sicurezza di percorsi lineari della vita lavorativa, le competenze e soprattutto lo sviluppo delle competenze lungo la propria vita siano importantissime”, spiega Francesca Borgonovi, che ha partecipato alla stesura del focus. “Tuttavia, il mondo del lavoro, la formazione professionale e l’università – conclude l’esperta Ocse – non sono in grado di alleviare le differenze tra classi sociali che emergono alla fine della scuola dell’obbligo anzi tendono a rinforzarle”. Ma il risvolto positivo è che nel Belpaese la scuola riesce a tenere abbastanza vicini i risultati degli studenti con opportunità di partenza molto diverse. Più di quanto non accada all’estero.

Leggi l’articolo di Salvo Intravaia  da Repubblica

INTERVISTA A TULLIO DE MAURO

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La lingua sta bene. Stanno male quelli che la usano. Mi spiego. Siamo riusciti a conquistare la capacità di parlare italiano per il 95 per cento. Non siamo riusciti invece a conquistare la capacità di leggere. Leggiamo poco. Pochi giornali e pochissimi libri. I lettori sono circa un terzo della popolazione. I restanti due terzi non hanno quel retroterra di letture e formazione scolastica che garantiscono un possesso saldo della lingua. Parliamo molto e leggiamo poco. Questo incide sul modo di usare l’italiano. Si va troppo a orecchio. Però la lingua, per conto suo, sta bene.

Il prossimo anno si festeggerà un’altra ricorrenza. I cinquant’anni della Storia linguistica dell’Italia unita. Di passi se ne sono fatti.
Il progresso è stato enorme. E ora chi parla bene italiano parla con sicurezza molto maggiore. La lingua gira a tutto regime e ne siamo più padroni rispetto alla generazione colta degli anni Quaranta. Questo si vede anche nella scrittura. Chi scrive bene scrive molto meglio. Si è persa quella rigidità, quella pomposità. L’oratoria dei pubblici ministeri, per esempio, era da caricatura

Quanto alla semplificazione della lingua per cui lei si è molto battuto, la sfida è vinta?
Nel parlare e nello scrivere comuni sì. Purtroppo nella comunicazione amministrativa si annidano sacche di oscurità. Le banche innanzitutto. Arrivano malloppi di pagine già materialmente illeggibili perché scritte in caratteri minuscoli. E anche se uno prende una lente, ci vogliono ore per capire. Lì forse un po’ di volontà di lasciare il cliente all’oscuro c’è.

Continua a leggere l’intervista di Matteo Nucci a Tullio De Mauro (Il Messaggero, 2012)

Per Tullio De Mauro

Tullio De Mauro cartolina social

Linguista, professore, Ministro, intellettuale, attento sempre a prevedere e sottolineare i ritardi, le lacune della cultura italiana, la sua arretratezza, insieme alla sua ricchezza e vitalità. Lingua, scuola, libri, tre colonne della vita e del lavoro di Tullio De Mauro che ricordiamo oggi a Radio3 e stamattina a #Lacittà col ministro dell’istruzione Valeria Fedeli, insegnanti e studenti.

Gli ospiti del 31 marzo 2017:

Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, Università e Ricerca;
Anna Rosa Guerriero, formatrice, già segretaria nazionale del GISCEL – Gruppo di Intervento e Studio nel Campo dell’Educazione Linguistica costituito per iniziativa di De Mauro nel 1973, promotore delle 10 tesi per l’educazione linguistica democratica: è specializzata nella didattica dell’italiano e la studentessa Greta del  Liceo Classico Genovesi di Napoli;
Francesca Borgonovi, analista italiana dell’OCSE che ha cocurato l’ultimo rapporto sull’educazione;
Emanuela Piemontese, collaboratrice di De Mauro, già direttrice del Dipartimento di Studi Filologici, Linguistici e Letterari alla Sapienza, ha insegnato Didattica delle lingue moderne e Sociolinguistica nella Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università “La Sapienza” di Roma e lo studente Sasha.

Ascolta la puntata

Dieci tesi per l’educazione linguistica democratica

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I. La centralità del linguaggio verbale
II. Il suo radicamento nella vita biologica, emozionale, intellettuale, sociale
III. Pluralità e complessità delle capacità linguistiche
IV. I diritti linguistici nella Costituzione
V. Caratteri della pedagogia linguistica tradizionale
VI. Inefficacia della pedagogia linguistica tradizionale
VII. Limiti della pedagogia linguistica tradizionale
VIII. Principi dell’educazione linguistica democratica
IX. Per un nuovo curriculum per gli insegnanti
X. Conclusione

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