Monthly Archives: aprile 2017

M5S e i sindacati: rinnovarli o abolirli

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«Difendere il lavoratore significa anche promuovere forme nuove di democrazia e partecipazione sui luoghi di produzione, tagliando al tempo stesso i vecchi privilegi e le incrostazioni di potere del sindacato tradizionale», così si legge sul blog di Grillo, dove si parla di lavoro e di rinnovamento radicale del sindacato che ad alcuni pare una volontà di cancellazione. Un altro tassello sulla dinistermediazione a #Lacittà

Gli ospiti dell’11 aprile 2017

Francesco Seghezzi, ricercatore direttore della Fondazione Adapt, associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro fondata da Marco Biagi 
Marco Bentivogli
, segretario generale Fim – Cisl 
Tiziana Ciprini
, deputata M5s della Comm.ne Lavoro, è stata tra gli organizzatori del convegno sul lavoro del gennaio scorso, Lavoro 2025 – come evolverà il lavoro nel prossimo decennio 
Giovanni Orsina
, insegna Storia contemporanea alla Luiss di Roma, autore di Il berlusconismo nella Storia d’Italia (Marsilio), il suo ultimo libro è Nemici e avversari politici nell’Italia repubblicana(Biella, 2017)
Fabio Chiusi,
giornalista freelance (Repubblica, L’Espresso, Wired) e blogger (Chiusi nella Rete, ilNichilista), si occupa di rete, tecnologie digitali, politica e società. Fellow al Centro Nexa su Internet e Società. Ricordiamo il suo libro Critica della democrazia digitale. La politica 2.0 alla prova dei fatti(Codice, 2014)

Di Maio: «Il futuro della politica è la disintermediazione»

Stanno fallendo tutti gli intermediari, anche nella comunicazione politica». Agli studenti del Master in Management politico Sole 24 Ore-Luiss il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio – uno dei volti più noti del M5S, considerato il candidato premier in pectore – ha consegnato la visione del futuro targata Cinque Stelle. Un avvenire in cui il web e i social consentono di comunicare direttamente con milioni di persone, in cui segretari e sedi di partito diventano inutili, in cui la partecipazione dei cittadini è un flusso costante e le elezioni non sono «per scegliere “chi” ma per scegliere “cosa”»

Il Movimento? «Forza politica low cost» Il vantaggio competitivo del M5S, per Di Maio, sta nell’essere nati “liquidi” mentre il resto del sistema si faceva via via più complesso: «Non abbiamo sedi di partito, perché abbiamo sempre avuto piattaforme online dove convocavamo le riunioni per vederci in luoghi pubblici. Non abbiamo finanziamenti elettorali perché abbiamo puntato sul fundraising online. Oggi abbiamo Rousseau, e la funzione e-learning è l’equivalente delle scuole politiche tradizionali. Noi siamo una forza politica low cost, che è molto più competitiva nel quadro politico del momento».

Breve storia del sindacato italiano

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Il SINDACATO è un’organizzazione che associa i membri di una o più categorie di lavoratori, o di datori di lavoro. Il compito del sindacato è quello di curare e difendere gli interessi economici e professionali degli associati. Nel linguaggio corrente il termine è riferito sempre più spesso all’associazione sindacale dei lavoratori. Quindi il sindacato è un’associazione o, chiamiamola pure una federazione o una lega. Inizialmente le prime associazioni si chiamavano Società di Mutuo Soccorso e società operaie. In Inghilterra le prime associazioni sindacali presero il nome di Trade Unions (sindacato anglosassone).

Per capire che cosa è il sindacato oggi, quindi, è necessario conoscere la storia, partendo dai primi tentativi associativi che nel 19° secolo diedero vita alle prime esperienze sindacali che generarono la costituzione delle Società di Mutuo Soccorso (SMS).

Queste ebbero sin dall’inizio una composizione interclassista (composta da diverse classi sociali). Nonostante si definissero come associazioni “apolitiche” era elevata l’influenza esercitata dal pensiero borghese (appartenente cioè alla classe formata dai proprietari terrieri, dai commercianti, dagli artigiani, dai dirigenti industriali, dai liberi professionisti, dai gruppi, che detenevano la ricchezza e i mezzi di produzione) in tutte le sue varianti: moderato-costituzionale, democratico – radicale e mazziniano repubblicano. Alcune società erano di carattere confessionale, riferite cioè alla chiesa.

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M5s, sul blog al via la discussione del Programma Lavoro

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“La presenza e l’incidenza del lavoratore nella governance della propria impresa, per il Movimento 5 stelle, va disintermediata”, si legge nel post che presenta la discussione sulle proposte del programma, che saranno votate sul blog di Beppe Grillo a partire dalla prossima settimana.

Nuove forme di partecipazione sui luoghi di lavoro eliminando il potere del sindacato tradizionale. È questo uno degli spunti contenuto nel Programma Lavoro del Movimento 5 Stelle, in discussione da oggi 10 aprile sul blog di Beppe Grillo. “Robotizzazione, digitalizzazione, avvento dell’economia dei beni immateriali: bisogna ripensare il rapporto tra tempo di vita e tempo di lavoro”, si legge nel post che presenta la discussione sulle proposte del programma, firmato dalla senatrice Nunzia Catalfo e dai deputati Tiziana Ciprini, Claudio Cominardi (nel blog sono indicati come Caprini e Comunardi, ma probabilmente si tratta di un refuso).

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Quando è la storia che spiega l’attualità politica

Come sono cambiate le principali culture politiche italiane nel passaggio dalla Prima alla Seconda Repubblica? Come sono sopravvissute sino ad oggi? Sotto quale forma si presenta il capitale sociale oggi? Mediante quali criteri una democrazia di qualità può essere definita tale? E’ possibile parlare di democrazia di qualità con riferimento al caso italiano? Sono questi solamente alcuni dei quesiti di fondo che hanno mosso l’intensa attività di ricerca del politologo Marco Almagisti (nella foto) negli ultimi quindici anni e che vedono raccolti i suoi sforzi in quest’ultimo lavoro intitolato Una democrazia possibile. Politica e territorio nell’Italia contemporanea (Carocci, 2016).

Ispirandosi ai lavori pionieristici sulla cultura politica e sul capitale sociale, quale ad esempio l’opera di Putnam (Mondadori, 1993) sul rendimento istituzionale delle regioni italiane – in base a cui le differenze di rendimento istituzionale di regioni italiani diverse, pur adottando simultaneamente a partire dal 1970 il medesimo sistema istituzionale, andrebbero attribuite a tradizioni storico-politiche che affondano le proprie radici nell’esperienza comunale del Medioevo italiano – l’autore focalizza l’attenzione sul concetto di «capitale sociale» come principale fattore esplicativo e presupposto empirico per una democrazia di qualità. Ricorrendo alla metodologia di ricerca tipica della politologia storica, Almagisti tenta di spiegare elementi di continuità e di discontinuità riguardanti il voto, le tradizioni e le pratiche politiche, i riti collettivi, l’organizzazione della società e delle attività economiche nel passaggio dalla nascita del Regno d’Italia, passando per il periodo fascista e dal Secondo dopoguerra ai giorni nostri – con riferimenti storici anche alle vicende dell’Italia pre-unitaria.

Alberto Gasperetto su Istitutodipolitica.it

La democrazia grillina è solo plebiscitarismo tecnologico

La democrazia grillina è solo plebiscitarismo tecnologico

La democrazia diretta non è il populismo”, sostiene giustamente il giurista Cass Sunstein nell’intervista al Foglio della scorsa settimana. La democrazia diretta viene intesa, nel senso comune, come un semplice allargamento della decisione a un maggior numero di persone. Questa definizione è la variante “classica” del concetto, cioè derivante dalla democrazia degli antichi, che è stata ripescata dalle forze anti establishment e sviluppata attraverso le tecnologie informatiche, più che da ogni altro partito, dal Movimento 5 stelle.

Lorenzo Castellani su Il Foglio

Mossa anti-sindacati dei 5 Stelle «Via le incrostazioni di potere»

«Difendere il lavoratore significa anche promuovere forme nuove di democrazia e partecipazione sui luoghi di produzione, tagliando al tempo stesso i vecchi privilegi e le incrostazioni di potere del sindacato tradizionale». Il Movimento 5 Stelle prepara il programma pensando alle prossime elezioni. E sul blog apre alla discussione con gli iscritti un capitolo centrale, quello sul lavoro, con una mossa che mette seriamente in discussione il ruolo dei sindacati. Poche frasi, principi più che riforme vere e proprie. Come questo: «La presenza e l’incidenza del lavoratore nella governance della propria impresa va disintermediata». Cosa vuol dire?

Lo scontro nel Pd. Disintermediare significa saltare o almeno limare il ruolo del sindacato nel rapporto fra lavoratore e azienda. Un termine usato anche da Matteo Renzi nella prima fase del suo governo, quando puntava dichiaratamente a ridurre il potere di Cgil, Cisl e Uil. Salvo poi virare verso la cara e vecchia concertazione in vista del referendum costituzionale di dicembre. Forse è anche questa assonanza a far nascere il caso. Con la senatrice del Pd Francesca Puglisi che chiama in causa Pierluigi Bersani e gli scissionisti di Mdp: «Cosa ne pensano visto che considerano Grillo un interlocutore?».

Lorenzo Salvia sul Corriere della Sera

«Il sindacato del futuro? Se non tutela i giovani è già morto»

Che Marco Bentivogli, leader della Fim, i metalmeccanici della Cisl, fosse un sindacalista atipico, irregolare, era già abbastanza chiaro. Per la forte propensione a non farsi sconti nel contesto di una delle categorie più auto-indulgenti del pianeta. Ma anche, anzi soprattutto, per una lettura dei processi economici e sociali spesso diametralmente opposta a quella di troppi suoi colleghi: per dire, Bentivogli ritiene una favoletta quella dei “diritti acquisiti”, è a favore della meritocrazia, contro il reddito di cittadinanza e vede non solo i rischi ma le tante opportunità della quarta rivoluzione industriale, si batte per un vero patto intergenerazionale in discontinuità con quelli finti fatti fino ad oggi in cui i giovani sono sempre più poveri e «rischiano di essere rottamati senza nemmeno essere scesi in strada per un giro di pista».

Leggi l’articolo intero di Francesco Cancellato su L’inkiesta.it