Monthly Archives: aprile 2017

Giovani e Web: tecnoscettici e tecnoentusiasti

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Cosa facciamo con le parole in rete? Quanto possono essere pericolose? È da lunedì che si parla molto, sul Web e a Prima Pagina, dell’inchiesta a puntate di QN sui social. I social network sono pericolosi? I ragazzi attraverso l’uso massiccio di rete e tecnologia imparano di più o di meno? Cosa cambia nei loro cervelli e nei loro comportamenti? #LaCittà con tante domande e tante riflessioni di tecnoscettici e tecnoentusiasti

Gli ospiti del 12 aprile 2017

Lamberto Maffei emerito alla Normale in Neurobiologia, già presidente dell’Accademia dei Lincei, ora si occupa principalmente di demenza senile in un programma all’università Pisa chiamato “Train the brain”. Tra i suoi libri recenti ricordiamo Elogio della lentezza E Elogio della ribellione entrambi usciti per il Mulino.

Elvis Mazzoni insegna Psicologia evolutiva all’Università di Bologna, è esperto di neuroscienze

Santa Di Pierro ideatrice e coordinatrice di Famiglia Punto Zero, cultura, famiglie, connessioni

Federico Tonioni psichiatra, già dirigente medico presso il Day Hospital di Psichiatria e Tossicodipendenze del Policlinico Gemelli. Ha creato e dirige l’ambulatorio per l’ascolto e la cura del cyberbullismo a Roma, dove è responsabile anche del gruppo di intervento contro la dipendenza da internet. Nel 2011 ha pubblicato Quando internet diventa una droga (Einaudi), nel 2014 è uscito Cyberbullismo. Come aiutare le vittime e i persecutori (Mondadori).

Elisabetta Zurovac, ha un post dottorato in Sociologia della Comunicazione all’Università di Urbino

 

Passiamo 5 ore al giorno davanti a social network e tv

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A prescindere dal dispositivo, gli italiani trascorrono due ore al giorno davanti ai social network, e il più frequentato è YouTube

Tanto piacciono i social media, quanto piace la tv. L’Italia sembra un paese che chiacchiera tanto quanto ascolta (la tv, però), che preferisce (anche se di poco) YouTube a Facebook e che deve ancora molto lavorare sull’e-commerce. Il Digital in 2017 Global Overviewpresentato qualche giorno fa da We Are Social, scende nel dettaglio e fornisce più dettagliate impressioni sul mercato italiano. In particolare, su una popolazione complessiva di 59,80 milioni di persone, 30,21 milioni usano internet (leggi penetrazione del 66%, con una crescita del 4% sul 2016), 31 milioni sono utenti attivi sui social network (+11%). 50,77 milioni usano un telefono cellulare e 28 milioni usano i social via smartphone (+17% rispetto all’anno scorso).

Continua a leggere Diletta Parlangeli su Wired

Famigliapuntozero

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Famiglia punto zero è un’associazione culturale che si occupa della promozione della cultura della genitorialità e della famiglia attraverso la condivisione di contenuti on line e incontri divulgativi sui temi legati alle famiglie. L’associazione si è fatta promotrice del primo festival di approfondimento su questi temi che si è tenuto il 20 marzo 2016 al Maxxi.

Qui la pagina Facebook

Schiavi dei social: ansia da ‘like’ e legami solo virtuali

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«I QUATTRO vecchi del gruppo siamo noi. Amici di scuola, di caserma, e dunque amici da tutta la vita. Eccoli qui, gli amici miei». Il vangelo del Perozzi, leggendario personaggio interpretato da Philippe Noiret, per i ragazzi di oggi è attuale e accattivante come il caschetto di Nino D’Angelo. I computer, infatti, hanno completamente cambiato il modo in cui nascono e si sviluppano le relazioni. E così non stupisce che il 57% degli adolescenti americani, secondo uno studio del Pew Research Center, abbia stretto da una a sei amicizie puramente digitali, con persone mai viste nella realtà. Molti di questi legami restano confinati nel virtuale e solo nel 20% dei casi avviene un incontro nel mondo fisico. Anzi, il faccia a faccia, è diventato quasi una scelta residuale: il 55% degli adolescenti spedisce messaggi ai coetanei ogni giorno, ma solo uno su quattro opta per un quotidiano vis-à-vis.
«I social network – avverte lo psichiatra Himanshu Tyagi – offrono grandi benefici relazionali, ma rimangono potenzialmente un azzardo. L’online è un mondo dove tutto cambia con rapidità, dove le relazioni sono a portata di clic, dove puoi cancellare il tuo profilo se non ti piace e scambiare, in assoluta segretezza, un’identità non gradita con una più apprezzata. Le persone che usano il passo veloce della socializzazione digitale alla lunga possono trovare il mondo reale noioso e privo di stimoli».
Ma c’è anche chi non la pensa così. Per lo psicologo inglese Graham Jones i rischi non sono poi così grandi. «Ogni nuova generazione – fa notare – ha un’esperienza del mondo differente. Le persone che sono più attive su Facebook, lo sono anche nella vita reale. Il web è un’estensione di quello che fanno già».

Quotidiano.net

Saviano: “Ragazzi, basta bullismo: in rete le parole sono pericolose”

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Saviano, è tornato ad ‘Amici’. Come mai?
“Per misurarmi con un pubblico molto giovane che non è facile intercettare in tv e che intercetto sul web. E poi perché da Maria De Filippi sono libero: dalla storia della ballerina della Sierra Leone all’invito a leggere Le notti bianche di Dostoevskij, diventato best seller, mi piace sfidare il luogo comune che quel pubblico lì non lo puoi interessare. Farò anche altre puntate”.

Nel monologo affronta il problema dei bulli sui social.
“Sono online tutti i giorni avendo una comunità – quasi due e milioni e mezzo su Facebook uno e mezzo su Twitter – e mi accorgo che il livello di scontro sui social è spaventoso. È una violenza che non si userebbe mai di persona perché nasce da un presupposto. Siccome si può cancellare tutto, anche la tua morale diventa on line, non va mai off line, non senti di essere responsabile. Pensi: ‘Se ho esagerato lo cancello’, ma non si cancellano l’offesa ricevuta e il dolore inflitto. C’è un pensiero della tradizione ebraica che dice: ‘Quando la parola non l’hai pronunciata sei tu a comandarla, ma una volta che l’hai pronunciata è lei che comanda te'”.

Perché si ricorre alla violenza sul web?
“Perché il messaggio arriva subito, la viralità non prevede ragionamento, per il ragionamento ci vuole tempo. La viralità di insulti e cattiverie è terrificante, ha un impatto immediato e peggiora il dibattito su temi politici o sociali. Non c’è più la misura del vero o del falso, si dice: ‘Funziona’ o ‘Non funziona'”.

Continua a leggere l’intervista a Saviano di Silvia Fumarola su Repubblica

“Le nuove tecnologie come Lucifero”. Il filosofo Severino: siamo a un bivio

«Le nuove tecnologie sono come Lucifero». Per il filosofo Emanuele Severino (nella foto) , la tecnica, che si serve di strumenti sempre più potenti e avanzati come ad esempio i computer, è destinata al dominio. Un dominio che, se l’uomo non sarà in grado di compiere le scelte giuste, potrebbe rivelarsi catastrofico.

Professore, i pc, i tablet e gli smartphone hanno cambiato il nostro modo di pensare e di vivere?
«Degli effetti sulla vita dell’uomo da parte delle nuove tecnologie si continua a parlare. Ma affinché queste parole non rimangano alla superficie è necessario che si sappia innanzitutto che cos’è la tecnica e fin dove essa si spinge. Intendo dire: è necessario che si vada oltre ciò che della tecnica possano riuscire a sapere la scienza e la tecnica stessa».

Come si è modificato il nostro pensiero da quando le macchine hanno iniziato in qualche modo, seppur limitato, a ragionare?
«La vita umana incomincia a cambiare radicalmente da quando le grandi forze che oggi si servono della tecnica, capitalismo in testa, capiscono che la tecnica guidata dalla scienza moderna è il mezzo più potente e che quindi va potenziato anche a scapito degli scopi che tali forze si prefiggono di realizzare. L’intelligenza artificiale è un capitolo di questa vicenda».

Fonte Quotidiano.net

Caduti nella Rete

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IL PROBLEMA non è che i nostri ragazzi vivano attaccati al telefonino, il problema è che vivendo attaccati al telefonino (e agli iPad e ai videogiochi) c’è il fondato sospetto che i nostri ragazzi perdano un po’ alla volta ma inesorabilmente buona parte di quelle facoltà che più configurano l’intelligenza: la memoria, la capacità di attenzione, la fantasia, la concentrazione, la manualità, lo spirito critico. Tutto si consuma nell’attimo, nel brevissimo periodo di un eterno presente, nella scia di una qualche emozione passeggera e sempre dibattendosi sulla superficie delle cose.

Esistenze elementari che si esprimono in una lingua sempre più basica. Esistenze estroflesse, in apparenza condannate alla fine di Narciso: innamorati della propria immagine fino a, simbolicamente, morirne annullandosi in essa. Che i giovani appartengano alla massa o alla cosiddetta élite non fa più alcuna differenza. Hanno le stesse tendenze, lo stesso stile primitivo e la medesima dipendenza dal Web. Dipendenza fisica, dipendenza psicologica. Tutti drogati come cocainomani. Tutti, democraticamente, caduti nella medesima Rete.

Convinti d’essere liberi, ma come mai prima omologati e prigionieri. Limitati. Perciò il dubbio attorno al quale dibatteremo con riflessioni e interviste da oggi sarà: stiamo forse allevando generazioni di ‘dementi digitali’? L’espressione non vuol essere offensiva. È il titolo di un libro scritto da uno psichiatra tedesco, Manfred Spitzer, che ha studiato con piglio scientifico i danni che l’abuso dei media digitali produce su cervelli ancora in formazione. Messa così, suona sgradevole. Ma negare il problema non è il modo migliore per coltivare il futuro dei nostri figli.

Andrea Cangini sul Quotidiano.net

Social pericolosi? Il neurobiologo: “Voti bassi e un italiano zoppicante”

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IL CERVELLO è duttile, si specializza, e quindi cambia in funzione degli stimoli che riceve, ma c’è il rischio che il percorso dell’evoluzione prenda a camminare in retromarcia. Lamberto Maffei, neurobiologo, vice presidente dell’Accademia dei Lincei, non nasconde la sua inquietudine.

Professore, l’uso (e l’abuso) di smartphone e simili sta cambiando il cervello delle nuove generazioni?
«Il nostro cervello è plastico e si può certamente pensare a un cambiamento, visto che a certi stimoli se ne stanno sostituendo altri. È ancora presto per fare valutazioni sul cambiamento strutturale o funzionale del cervello, non esistendo a mia conoscenza studi specifici, ma la direzione a me sembra pericolosa».

Che cosa teme? 
«Quello che mi preoccupa è la solitudine indotta dall’uso dello smartphone, un isolamento che si traduce nel tramonto della conversazione, in una fuga della parola che sta portando un cambiamento con la freccia rivolta all’indietro, visto che l’evoluzione umana si è caratterizzata per l’uso della parola».

Ma i social network sono luoghi di comunicazione basati anche sulla parola.
«Sì, ma non c’è contatto fisico e l’uomo è un animale che ha bisogno di comunicare faccia a faccia, toccando e interagendo con altri esseri umani. Negli Stati Uniti, secondo le ultime ricerche, un adolescente prende in mano lo smartphone almeno 220 volte al giorno, per un totale di sei-sette ore. Gli smartphone sono strumenti eccezionali, ma io, da studioso di neuroscienze, sono portato a vedere gli effetti collaterali: manca la comunicazione ‘animale’ e questo produce un isolamento, una perdita di stimoli e un abbandono della dimensione sociale, che può sfociare in patologie. Si stima che in Giappone vi siano due milioni di ragazzi che lasciano la scuola e si rifugiano nella rete, abbandonando le relazioni sociali; in Italia forse siamo a centomila, ma non ci sono dati attendibili. Al Gemelli di Roma però c’è un centro che lavora su queste patologie».

Lorenzo Guadagnucci su Quotidiano.net

Internet, il 13% dei giovani italiani online è vittima di ‘trolling’

Giovani italiani sempre più online e sempre più social. Ma il 13% è stato vittima di trolling, cioè ha ricevuto nel corso di una discussione in Rete dei messaggi provocatori, irritanti, falsi o fuori tema. Con l’obiettivo di disturbare o provocare forti reazioni. È quanto emerge da un’indagine realizzata dall’Osservatorio Giovani dell’Istituto Giuseppe Toniolo sul tema “Diffusione, uso, insidie dei social network”, condotta a gennaio 2017 su 2.182 persone. Un campione rappresentativo dei giovani italiani di età compresa tra i 20 e i 34 anni.

I social popolari. Il social che ha più aficionados nel nostro paese è Facebook: il 90,3% dei ragazzi dichiara di avere un account. Seguono Instagram con 56,6% di iscritti, Google+ con 53,9%, e Twitter 39,9%. Non male anche LinkedIn, che conta il 22,4% di “matricole” , mentre gli utenti di Pinterest arrivano al 20,4% e quelli di Snapchat al 16,1% (ma la cifra sale al 27,4% tra gli under 22).

Fenomeno trolling. Il 37,7% degli intervistati ha avuto esperienza indiretta di trolling, ovvero ha assistito a episodi di questo tipo. Un’esperienza diretta è raccontata, invece, dal 13% e il 9,3% confessa di esserne stato anche responsabile.

Rosita Rijtano sull’Osservatorio Cyberbullismo