Monthly Archives: aprile 2017

Di Maio e la criminalità importata. Ascolta la puntata

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“L’Italia ha importato dalla Romania il 40% dei loro criminali. Mentre la Romania sta importando dall’Italia le nostre imprese e i nostri capitali. Che affare questa UE!”. Questa la frase incriminata del vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, che prende spunto dalle dichiarazioni del Procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita. La frase, però, si basa su dati sbagliati e mal interpretati. Quali sono i veri dati sulla criminalità rumena Italia? Partendo dalle polemiche sulla veridicità e sull’uso dei numeri, cerchiamo di fare chiarezza e andiamo a verificarli. Con una provocazione che può ribaltare il punto di vista: se ora l’Italia importa criminalità, negli anni quanta ne ha esportata?

Gli ospiti del 13 aprile 2017

Carmen Madlen Nèdea iscritta all’ordine degli avvocati di Bologna e di Bucarest, dal 2009 lavora in Italia dove ha aperto uno studio legale, si occupa di penale

Susanna Marietticoordinatrice nazionale Antigone

Mattia Feltri giornalista della Stampa, autore del Buongiono in prima pagina di oggi, intitolato “Il 40% di Di Maio”

Barbara Sgarzi, giornalista, blogger e rappresentante di aNobii in Italia

Salvatore Lupo, insegna Storia contemporanea all’Università di Palermo. Tra i suoi libri ricordiamo Quando la mafia trovò l’America (Einaudi 2009) e La questione. Come liberare la storia del Mezzogiorno dagli stereotipi (Donzelli, 2015)

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Facebook lancia il decalogo contro le fake news

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Le fake news sono ormai oggetto di attenzione a vario livello e la piattaforma principe per la loro diffusione, Facebook, oggi ha annuciato un nuovo strumento informativo per aiutare gli utenti a distinguere le notizie attendibili da quelle false, o satiriche. Da giovedì e per 3 giorni in 14 Paesi, tra cui l’Italia, Facebook introdurrà un tool in alto al NewsFeed con questo decalogo. Sono consigli tra il tecnico e il buon senso, ma che in effetti aiutano chi ha meno confidenza con il mondo delle news online a capire se un titolo è vero oppure no.

Luca Salvioli sul Sole24Ore

Il libro: Quando la mafia trovò l’America

978880618598GRALa mafia non è un fenomeno periferico e arretrato, nemico della modernità nei suoi vari aspetti. Al contrario, il fenomeno mafioso si è annidato almeno dalla fine dell’Ottocento nelle pieghe della parte piú ricca del mondo: a New York e in altre città multietniche della costa orientale degli Stati Uniti. La mafia è riuscita a costruire un ponte che ha collegato per decenni quelle metropoli avanzate con Palermo e la Sicilia. Un collegamento criminale e culturale, che Salvatore Lupo racconta in modo originale in un libro innovativo e avvincente nella sua narrazione di intrighi, delitti, affari, storie e persone.
Un saggio di storia che dimostra come la mafia sia capace di sostenere pratiche criminali di grande scala in periodi, luoghi e società differenti. E dal quale emerge un modello mafioso che non è per niente arcaico ma che, al contrario, si è mostrato in grado di adattarsi perfettamente alla modernità.

Salvatore Lupo, Quando la mafia trovò l’America (Einaudi)

Quanti sono gli immigrati? Gli italiani non lo sanno

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In due convegni a Roma e Torino su diritti umani e libertà religiosa, il sociologo Massimo Introvigne presenta una ricerca sulla “immigrazione percepita”. Quanti sono gli immigrati in Italia? Gli italiani parlano volentieri di immigrazione, ma non lo sanno e pensano che siano molti di più di quanti sono in realtà. È il risultato di una ricerca condotta dal sociologo torinese Massimo Introvigne. «L’immigrazione percepita ha importanti conseguenze sociali e politiche – prosegue Introvigne – ed è alimentata da un massiccio fenomeno di fake news che forniscono informazioni errate sugli immigrati». «Non solo – conclude il sociologo – le fake news demonizzano anche altre categorie e creano un percepito pericoloso e intollerante. Vale per le cosiddette “sette”, cioè i nuovi movimenti religiosi che sono centinaia: solo una decina sono stati accusati di commettere reati, che naturalmente vanno perseguiti, ma si fa di ogni erba un fascio e si invocano leggi per colpirli tutti. E in certi Paesi vale per le religioni considerate “straniere”, di cui si lascia credere o si immagina che complottino contro l’integrità della nazione».

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La gaffe di Di Maio sui criminali romeni viene da un dato sbagliato (e interpretato male)

In un post su Facebook del 10 aprile scorso, Luigi Di Maio ha scritto: “L’Italia ha importato dalla Romania il 40% dei loro criminali. Mentre la Romania sta importando dall’Italia le nostre imprese e i nostri capitali. Che affare questa UE!”. Le sue parole prendono spunto da dichiarazioni del Procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita, in un video incorporato nello status di Di Maio. Ardita si riferiva però a un dato molto più preciso (anche se di dubbia provenienza). Ha detto precisamente, parlando di “importazione di criminalità”: «Qualche tempo fa – qualche anno, ma la situazione non è cambiata – il ministro rumeno, degli Interni se non sbaglio, ci comunicò che di tutti i mandati di cattura europei che riguardavano cittadini rumeni il 40% proveniva dall’Italia. Quindi questo significa che quattro rumeni su dieci che avevano deciso di andare a delinquere avevano scelto il nostro paese come luogo nel quale andare a delinquere».

Il magistrato ha detto insomma che, tra i criminali rumeni che avevano “deciso” di farlo in un altro paese, quattro su dieci avevano “scelto” l’Italia. Di Maio ha preso questa affermazione, l’ha ampliata e l’ha in qualche modo invertita: non è stata la minoranza dei criminali “in trasferta” ad avere scelto in quattro casi su dieci l’Italia, ma c’è stata addirittura un’importazione di quattro persone su dieci tra chi faceva già il criminale in Romania.

Ardita parlava, nello specifico, dei mandati di cattura europei. Per dare un ordine di grandezza, nel 2014 ne sono stati emessi 14.700 in tutta l’Unione europea. Il 40 per cento di quelli che riguardano rumeni, dice Ardita, vengono dall’Italia. Si tratta davvero di una percentuale particolarmente inattesa? In Italia risiedono oltre un milione di cittadini romeni (secondo l’Istat 1.131.839 nel 2015) a fronte dei quasi 3 milioni totali di cittadini rumeni che vivono abitualmente all’estero in Paesi Ue. Cioè il 38% della popolazione emigrata nell’Ue. Insomma, come ha già notato Luca Sofri in un post sul suo blog, è perfettamente ragionevole che il 40% di richieste di mandato di cattura europeo interessi un Paese, l’Italia, dove risiede quasi il 40% della popolazione rumena emigrata nell’Ue. Con una dimostrazione per assurdo potremmo dire che se in Italia risiedesse il 100% della popolazione emigrata romena sarebbe ovvio che il 100% delle richieste di mandato di cattura europeo pervenute a Bucarest provenissero dall’Italia. Quella di Ardita è insomma una “non-notizia”.

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I conti di Di Maio e del procuratore Ardita

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Non è il numero, che suona indubbiamente alto alla lettura impreparata di noi tutti, a impressionarmi per primo: ma il tipo di dato. Come accidenti si misura la “percentuale di criminali importata”? Intanto, cosa definisce un “criminale” come figura scientifica? (Uno che nella vita ha commesso un crimine? Un condannato per qualcosa?) E poi come si contano i “criminali importati”? Con tanta precisione da arrivare a sapere quanti siano “il 40%”?

Come è indicato nello stesso post, la fonte di questo grossolano dato apparentemente non misurabile, sono le parole del procuratore di Messina Sebastiano Ardita, un magistrato che ha scritto un libro con il suo collega Piercamillo Davigo (con prefazione di Marco Travaglio) e che è andato a presentarlo al convegno di Ivrea del M5S, dopo essersi definito in interviste “magistrato law and order“. Nel video allegato da Di Maio, Ardita dice quindi, testualmente. «Qualche tempo fa – qualche anno, ma la situazione non è cambiata – il ministro rumeno, degli Interni se non sbaglio, ci comunicò che di tutti i mandati di cattura europei che riguardavano cittadini rumeni il 40% proveniva dall’Italia… quindi questo significa che quattro rumeni su dieci che avevano deciso di andare a delinquere avevano scelto il nostro paese come luogo nel quale andare a delinquere, questo è un problema importante che riguarda la Giustizia».

Ho trovato la fonte di questa notizia, che Ardita usa con qualche vaghezza: è del 2009.
Mi fermo un momento su alcuni dettagli minori di quello che Ardita dice, ma illuminanti su come vengano diffuse pubblicamente le informazioni, da persone che poi contestano le inesattezze ai giornalisti, magari:
– il presunto dato è di “qualche anno fa, ma la situazione non è cambiata“: e chi lo dice che non sia cambiata, in 8 anni? Io potrei dire credibilmente che “qualche anno fa, ma la situazione non è cambiata, gli attentati islamisti in Europa risultavano molto calati”?
– “Il ministro rumeno, degli Interni se non sbaglio“: stiamo citando quindi, di fronte a centinaia di persone, una fonte di cui non ricordiamo neanche di cosa fosse ministro (della Giustizia), pretendendo però che sia esatto tutto il resto?
– il 40% dei mandati di cattura “proveniva dall’Italia”? E perché Di Maio allora dice “emessi da Bucarest”? Uno dei due almeno ha un’idea su quello di cui sta parlando?
– “quindi questo significa che quattro rumeni su dieci che avevano deciso di andare a delinquere avevano scelto il nostro paese come luogo nel quale andare a delinquere”: questa è tipica deformazione letterario/poliziesca di alcuni magistrati, alla Di Pietro, trasformare dei numeri e delle percentuali su reati o mandati di cattura in “rumeni che avevano deciso di andare a delinquere” (interessante che un magistrato che si immagina abbia competenze giuridiche classifichi ogni reato come premeditato).
Ardita, scopro, è anche uno di quelli (nello stesso video, poco dopo) che spacciano in giro lo screditato dato sui “60 miliardi di costo della corruzione“.
(ci sarebbero altri mille imbrogli: Di Maio per esempio trasforma il 40% delle richieste di mandato di cattura nel 40% “dei loro criminali”, ovvero di tutti i romeni “criminali”: poi nel tweet del giorno dopo cambia versione facendo finta di niente)

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