Monthly Archives: aprile 2017

Chi è Gabriele Del Grande, il giornalista italiano fermato in Turchia

Si fa più chiara la sorte della giornalista e documentarista Gabriele Del Grande, 35 anni, originario di Lucca, fermato in Turchia nella provincia sud-orientale di Hatay, al confine con la Siria. Fonti diplomatiche italiane, che seguono costantemente la vicenda, fanno sapere che sarà ora espulso dal Paese. Dall’Huffingon Post si apprende anche che dovrebbe entro pochi giorni rientrare in Italia attraverso Atene. Si presume che Del Grande fosse stato fermato perché sprovvisto del necessario permesso stampa da richiedere per svolgere il lavoro da giornalista in Turchia. Da sempre Paese difficile per la libertà stampa, dopo il fallito colpo di Stato dello scorso 15 luglio ai danni del Presidente Erdogan le procedure si sono ancora più irrigidite.

Del Grande: una vita per i migranti. Gabriele Del Grande lavora in particolare sulla questione dei migranti, e sulle traversie che vivono nel tentativo di arrivare in Europa. Ha scritto diversi libri in proposito, tra cui “Mamadou va a morire” (2007) e “Il mare di mezzo” (2010), che hanno anche vinto dei premi. All’attivo anche un docufilm, “Io sto con la sposa” (2014), che narra lo stratagemma di un gruppo di palestinesi che, per raggiungere la Svezia dall’Italia, inscenò un finto matrimonio con tanto di corteo, sperando che mai i poliziotti si sarebbero permessi di fermare una processione nuziale.

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In Austria tre turchi su quattro hanno votato “sì” al referendum

Se fosse dipeso dal voto dei turchi che risiedono in Austria, nel referendum di modifica in senso presidenziale della Costituzione voluta da Erdogan, il “sì” sarebbe prevalso con oltre il 73% e non con la risicata maggioranza del 51,41%, come è avvenuto in patria. Secondo il Minority Right Group International, le persone di origine turca presenti in Austria sarebbero fra le 200.000 e le 300.000 e costituirebbero il più numeroso gruppo di immigrati, dopo i tedeschi e i serbi. Ma dai dati rilevati da Statistik Austria, soltanto poco più 100 mila avrebbero conservato (o riottenuto) la cittadinanza turca.

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Tap, gli affari sporchi degli uomini del gasdotto

Tap, gli affari sporchi degli uomini del gasdotto

Lavori sul Tap in Albania
Mister Tap, la mafia calabrese, i narcos sudamericani, le valigie piene di denaro nero, le casseforti anonime con la targa offshore, gli oligarchi russi, gli affaristi italiani legati alla politica e altri misteriosi protagonisti e comprimari. Alla base del Tap, il supergasdotto che minaccia di perforare le coste del Salento, c’è una storia nera mai raccontata prima. Un intreccio di vicende pubbliche e segreti privati che rilancia quel groviglio di interrogativi che fanno da detonatore delle proteste esplose in Puglia contro lo sradicamento dei primi 231 olivi: chi ha deciso l’attuale tracciato? È davvero necessario far passare miliardi di metri cubi di gas tra spiagge meravigliose e oliveti secolari, anziché dirottare i maxi-tubi in zone già industrializzate, che si potrebbero disinquinare con una minima parte dei fondi del Tap? Come mai i finanziamenti pubblici europei sono stati incamerati da una società-veicolo con azionisti svizzeri? Se è vero che il gasdotto è strategico per molti Stati sovrani, perché sono le aziende private a progettare dove, come e con chi costruire una grande opera tanto costosa e controversa?

Vi racconto il frastagliato fronte anti Erdogan in Turchia

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Si parla molto di brogli e irregolarità in occasione del referendum costituzionale in Turchia. Visto il giudizio dell’Osce e il clima in cui si è tenuta la campagna elettorale, direi a ragione. Ma vale la pena soffermarci sulle due parti in gioco e capire chi sia l’elettore medio del sì e chi l’elettore medio del no.

Per prima cosa, una riforma di tale portata molto spesso coincide con chi la porta avanti, quindi non è un’esagerazione dire che questo sia stato un referendum sul presidente Recep Tayyip Erdogan in persona. Il 51,41% di chi ha votato si fida di lui e delle sue idee e il 48,79% lo vede come una minaccia.

Le categorie che hanno votato sì alla riforma costituzionale sono sostanzialmente conservatori, persone religiose, appartenenti molto spesso alla destra islamica. I partiti a cui fa riferimento questo gruppo sono soprattutto l’Akp, il Partito per la Giustizia e lo sviluppo fondato da Erdogan e in parte il Mhp, il partito nazionalista, che ha appoggiato la riforma turca in parlamento e che però ha un elettorato spaccato a metà sull’approvazione o meno del referendum alle urne. Ci sono poi cittadini che provengono da esperienze politiche più estreme non rappresentate in parlamento, una per tutte il Saadet Partisi, il Partito islamico della Felicità. Le motivazioni per cui hanno scelto di dare la propria preferenza a Erdogan sono legate sostanzialmente alle promesse di stabilità e di sviluppo economico e non disdegnano certo questa nuova identità nazionale che ha una connotazione sempre più religiosa, anti occidentale e con romantici richiami al passato.

Marta Ottaviani su Formiche.net

Turchia, il padre del blogger fermato: «Non si muove nulla, è assurdo»

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Per ingannare l’attesa del loro amato figlio Gabriele, ancora bloccato in Turchia, un’attesa che paralizza e dura ormai da otto giorni, Massimo Del Grande, insieme a sua moglie Sara, ieri hanno deciso comunque di tenere aperta la loro Antica Osteria sulla via Mammianese, a Panicagliora, frazione di Marliana, lungo la strada che porta all’Abetone. Una Pasquetta passata col cuore in gola: «Siamo tutti in ansia – sospira il signor Massimo al telefono -. Purtroppo, tra vacanze di Pasqua e referendum in Turchia, anche se è assurdo, è ancora tutto fermo». Dalla Farnesina, sabato scorso, erano arrivate notizie rassicuranti sulla salute di Gabriele, 35 anni, blogger e documentarista sempre dalla parte dei migranti, fermato più di una settimana fa dalla polizia turca nella provincia sudorientale dell’Hatay perché sprovvisto dei necessari permessi, mentre cercava d’intervistare dei profughi siriani per il suo ultimo libro «Un partigiano mi disse».
La sua espulsione veniva data come «imminente» eppure il tempo passa e a casa Del Grande la pena aumenta: «Non sono ancora riuscito a parlare con mio figlio – dice il papà -. Ma spero che si risolva ogni intoppo burocratico per il suo ritorno e sono fiducioso di avere presto una risposta». In ansia, naturalmente, c’è anche la moglie di Gabriele, Alexandra D’Onofrio, che si tiene in costante contatto con l’avvocata Alessandra Ballerini e con il senatore Luigi Manconi, presidente della Commissione per la Tutela dei diritti umani del Senato. È scattata, nel frattempo, pure una mobilitazione internazionale per chiedere la liberazione di Gabriele, animatore del blog Fortress Europe e co-regista nel 2014 del premiato film «Io sto con la sposa».

Fabrizio Caccia sul Corriere della Sera

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