Monthly Archives: aprile 2017

Parigi: nuovo attacco dell’Isis. Ascolta la puntata

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Parigi il giorno dopo: la sparatoria sugli Champs Elysees, la morte di un poliziotto e dell’aggressore, l’attacco rivendicato dall’Isis. E mentre guardiamo con ancora più trepidazione al voto francese, i nostri ascoltatori, ancora una volta, si chiedono: qual è la strategia militare dell’Isis e chi sono gli attentatori? E la risposta della nostra Intelligence è adeguata o la nostra iperreattività mediatica è maggiore di quella strategica?

Gli ospiti del 21 aprile 2017

Costanza Spocci, giornalista free lance esperta di Medio Oriente, collabora con radio3 mondo, si trova a Parigi, cofondatrice del blog  nawartpress.com

Arduino Paniccia docente di Studi Strategici ed Economia Internazionale presso l’Università di Trieste

Lorenzo Vidino, insegna alla George Washington Unversity, esperto di terrorismo islamico e violenza politica

Jean Pierre Darnis, ricercatore Iai

Alberto Puliàfito, direttore di Slow News. Sta ultimando come regista un documentario dal nome omonimo,#SlowNews, che si occupa di come trattare una notizia. Tra i suoi libri ricordiamo l’ultimo DCM. Dal giornalismo al digital content management. Teoria e tecniche delle nuove professionalità dell’informazione

Ascolta la puntata

Isis: chi sono i terroristi in Europa, come agiscono e perché è così difficile fermarli

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Il portavoce dell’Isis Abu Muhammad al-Adnani è stato ucciso questa settimana in un bombardamento nel nord della Siria, secondo quanto confermato dal portavoce del Pentagono martedì sera e dall’agenzia di notizie Amaq News Agency, organo di propaganda dello Stato Islamico. Al-Adnani, un veterano dell’organizzazione, considerato uno dei suoi più importanti leader, era il responsabile della propaganda e rivestiva un ruolo chiave tanto nella pianificazione delle operazioni internazionali quanto nell’ispirazione degli attacchi dei cosiddetti “lupi solitari”, ossia quegli attentati compiuti da persone senza alcun legame apparente con organizzazioni terroristiche.
Marco Nurra su ValigiaBlu

VIAGGIO AL TERMINE DELLA FRANCIA (PER COME L’ABBIAMO CONOSCIUTA)

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«Sembra di essere in Algeria, non in Francia». Così un avvocato di Lione definisce il clima che si respira nel suo paese a pochi giorni dal primo turno delle presidenziali, e prima che gli ultimi, tragici fatti, a Parigi, arroventino ulteriormente un clima già incandescente. «Sa, io sono abbastanza vecchio da ricordarmi le presidenziali del 1965, e mi sembra siano passati mille anni da allora. Là a sfidarsi erano due giganti del Novecento, De Gaulle e Mitterrand. Oggi i candidati sono ridicole parodie». L’avvocato non vuole rendere pubblica la sua identità («non ho bisogno di popolarità») però rivela a Stati Generali chi voterà: «Macron, ma solo per far contenta mia figlia. E se vince la Le Pen, o Mélenchon, chiudo tutto ed emigro con mia moglie in Svizzera».

Julien Desroche, 35 anni, fa il traduttore dall’italiano al francese. Viene da Poitiers, dove nel 732 Carlo Martello fermò la conquista araba dell’Europa (o almeno così sostengono alcuni storici). «Questa campagna elettorale è stata assai poco politica, mi è sembrata un reality show – dice – Si è trattato di uno spettacolo di cattivo gusto, punteggiato dagli scandali, in particolare quelli riguardanti Fillon». A suo parere, la campagna è stata un riflesso «dei mali che affliggono la società francese. Una società che non sa più amare, dove ognuno pensa solo a sé. Oggi in Francia si fa politica per interesse, non per convinzione… Lo sa che i deputati, da noi, ricevono, oltre a generosi stipendi, 10mila euro per pagare gli stipendi dei propri collaboratori? È un business fare politica, in Francia».

Gabriele Catania su Gli Stati Generali

Gilles Kepel & Olivier Roy

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illustrazione di Beppe Giacobbe

Che cosa capiterà dopo che il califfato avrà perso Mosul e Raqqa, le sue «capitali» in Iraq e in Siria? «Non è ancora il tempo di seppellire Isis definitivamente. Le ragioni del malcontento sunnita permangono immutate», risponde Gilles Kepel. «Isis prima o poi sparirà sepolto dalle sue contraddizioni, l’aspirazione a uno Stato con il controllo di un territorio è in contrasto con la missione sovranazionale di esportare il jihad nel mondo», replica Olivier Roy. Così, sin dall’inizio, i due protagonisti di quella che è probabilmente la più nota querelle tra intellettuali europei sulle origini e gli sviluppi di Isis e la deriva dei gruppi jihadisti ribadiscono le loro divergenze.
Entrambi francesi ben conosciuti sulla scena internazionale, entrambi accademici, legati dalla comune passione per lo studio dell’islam. Ma avversari per la pelle, con accuse al vetriolo anche personali di «incompetenza» e «scorrettezze» reciproche, tanto che non è stato possibile riunirli in una stanza, ma abbiamo dovuto porre loro separatamente le stesse domande. Kepel «elegante, freddo e cerebrale, docente di scienze politiche a Parigi, attento al mondo arabo da oltre un quarto di secolo». E Roy, «un energico filosofo diventato politologo per l’Istituto universitario europeo di Firenze». «Divisi per ragioni intellettuali, ma anche da una serrata competizione tra ego», scriveva «Libération» un anno fa. «Roy ha una lettura filosofica decontestualizzata dei movimenti jihadisti», accusa Kepel, secondo il quale Isis e le sue propaggini in Europa sono prima di tutto una degenerazione radicaleggiante dell’islam, in cui la lettura salafita sta per molti aspetti primeggiando.

Leggi l’intervista completa di Lorenzo Cremonesi su La Lettura del Corriere della Sera

Terrorismo mediatico: cos’è sui social network

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Sappiamo che i media italiani amano essere quelli che per primi arrivano sui luoghi del delitto, che fanno le dirette dai luoghi delle stragi, dalle case degli imputati o amano costruire lo spettacolo su qualsiasi fatto succede nel mondo. Il terrorismo mediatico è sempre in scena, 7 giorni su 7, 24 ore su 24.

I giornalisti italiani credono di fare informazione, ma spesso non sanno nemmeno cosa stanno traducendo. Nei giorni scorsi sul gruppo facebook “Wolf. Soluzioni per i professionisti della comunicazione”, ho visto pubblicato un post da parte di uno degli amministratori in cui raccontava di come i giornalisti italiani siano capaci di stravolgere la notizia solo per intercettare i click. Il discorso vale per la strage di Nizza in cui i giornali francesi hanno dato la notizia con un tono composto, rifiutando di dare giudizi o di fare analisi affrettate. Al contrario i giornali italiani si sono sprecati nello scegliere titoli da terrorismo mediatico.

Simone Milano Stricelli su medium.com

Nizza, Orlando, Istanbul, Baghdad: qual è la strategia dell’Isis?

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Portare il terrore ovunque. Se c’è una chiave di lettura per la strage di Nizza, questa va cercata nella strategia del Califfato, nella sua teoria della guerra come strumento per generare il caos, acuire l’odio anti-musulmano in Occidente – e convertire di conseguenza i figli delle seconde generazioni in combattenti – seminare paura tra i nemici. Per guidare un camion contro la folla non servono armi, non c’è polizia che possa seguire la traccia di esplosivi e organizzazione. Bastano un camion e una persona che le sappia guidare. Colpire il 14 luglio è un’ulteriore segnale di come l’Isis sia capace di colpire l’immaginario, utilizzare simboli occidentali.

Tutti gli esperti avevano messo in guardia contro la possibilità di una crescita del rischio di attentati causata dalla perdita di terreno nello Stato governato da Al-Baghdadi: le bombe americane e russe, il sostegno finanziario e militare a curdi, esercito iracheno e gruppi di ribelli siriani e all’esercito di Assad hanno seminato altre armi in giro per la regione, ma hanno frammentato geograficamente il Califfato e lo hanno ridotto di dimensioni – come mostra la mappa qui sotto: in rosso le aree perdute. Alcune città sono circondate e i militari americani sostengono che dopo la presa della base aerea di Al-Qayyarah, la riconquista di Mosul sia più vicina.

Martino Mazzonis su Left

Spari sul voto a Parigi, un agente ucciso e due feriti: “E’ terrorismo”. Morto il killer, l’Isis rivendica

«Il terrorismo colpisce di nuovo nel cuore di Parigi», «Assalto sugli Champs-Elysées». L’attacco alla polizia francese che giovedì sera ha ucciso un agente e ha ferito altre due persone, un poliziotto e una turista, rivendicato dall’Isis con un comunicato pubblicato attraverso la sua agenzia di stampa Amaq, ha fatto scattare l’allarme sulla capitale francese a tre giorni dal primo turno delle elezioni presidenziali. Pochi minuti prima delle 21, quando un uomo armato di kalashnikov ha aperto il fuoco sui poliziotti di una pattuglia, era in corso l’ultimo dibattito fra i candidati all’Eliseo che hanno poi deciso di sospendere gli ultimi comizi. Il viale questa mattina è stato riaperto al traffico e al passaggio pedonale, Non c’è nessuna traccia di quanto accaduto. «Tutta l’Europa è presa di mira, oltre 50mila poliziotti sono mobilitati» ha detto il Primo ministro Bernard Cazeneuve al termine del Consiglio di difesa convocato all’Eliseo. Intanto l’uomo segnalato dai servizi belgi dopo l’attentato come possibile complice si è presentato in un commissariato di polizia ad Anversa. Lo riferisce il portavoce del ministero dell’Interno francese, Pierre Henry Brandet.

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