Monthly Archives: aprile 2017

Caso Alitalia: fallimento o svendita? Ascolta la puntata

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C’è una lunga catena di responsabilità, una lunghissima serie di errori, gestionali e politici, ma il risultato del referendum di ieri tra i dipendenti Alitalia apre l’ennesimo scenario apocalittico in una vicenda che sembra irrisolvibile. Fallimento o svendita, queste le ipotesi che si profilano tra 6 mesi per quella che è stata la nostra compagnia di bandiera e che ora è una compagnia privata in parte straniera che, tra concorrenza e globalizzazione, non riesce a competere nel mercato delle compagnie aeree.

Gli ospiti del 26 aprile 2017

Giorgio Pogliotti, giornalista del Sole24Ore

Andrea Giuricin, economista insegna Turismo e Trasporti all’Università di Milano Bicocca,ricercatore dell’Istituto Bruno Leoni

Mario Pianta, insegna Politica economica all’università di Urbino ed è promotore di Sbilanciamoci.info

Francesco Seghezzi ricercatore Adapt e direttore di Fondazione Adapt. Adapt è un’associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro fondata da Marco Biagi che si interroga da tempo sui cambiamenti del mercato del lavoro

Gianfranco Pasquino professore emerito di Scienza politica all’Università di Bologna

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Il libro: Alitalia, una privatizzazione italiana

Il fallimento e la privatizzazione dell’Alitalia hanno riempito per mesi le pagine della cronaca; ma se si prova a sconfinare dall’attualità nella storia, quali sono state le tappe salienti dell’ascesa e del declino della nostra compagnia di bandiera? L’Alitalia nasce infatti come impresa pubblica nel 1947 e raggiunge ben presto una posizione significativa su scala mondiale. Ma dagli anni ottanta, il trasporto aereo subisce una radicale trasformazione; il processo di liberalizzazione e di privatizzazione delle compagnie statunitensi, l’introduzione di innovazioni tecnologiche, la nascita di nuove compagnie e filosofie di mercato trasformano radicalmente l’orizzonte e richiedono una strategia per fronteggiare la concorrenza. Sorge allora la necessità di un rilancio attraverso un’alleanza internazionale – individuata inizialmente nell’olandese KLM – previa la sua privatizzazione. In un libro a quattro mani, che mescola la competenza teorica di un economista all’esperienza sul campo di un ex manager dell’Alitalia, si ripercorre il processo di privatizzazione rimasto schiacciato per oltre un decennio (1997-2009) nella tenaglia tra le esigenze industriali di lungo periodo e gli interessi politici di breve periodo. Ne viene fuori il racconto di una vicenda emblematica delle contraddizioni che un processo di privatizzazione può assumere quando gli obiettivi politici confliggono con quelli pubblici, e questi ultimi vengono relegati in secondo piano. Dalla mancata alleanza con la KLM alla ricerca di partnership alternative; dalla ripresa del processo di privatizzazione alla contrattazione con Air France; dal progetto Fenice alla realizzazione della nuova Alitalia: una rigorosa ricostruzione getta definitivamente luce su uno dei passaggi più controversi della nostra storia recente

Alitalia. Una privatizzazione italiana. Roberto Di Blasi e Claudio Gnesutta (Donzelli)

Referendum Alitalia, vince il «no»

Prende consistenza l’amministrazione straordinaria per Alitalia, con la nomina di un commissario, dopo l’affermazione di ieri dei “no” al referendum sul preaccordo firmato dai sindacati e dalle associazioni professionali al Mise.
Il “no” è prevalso con nettezza, affermandosi con 6.816 voti contro 3.206 “sì”, vale a dire con il 67% del totale. «Rammarico e sconcerto per l’esito del referendum Alitalia che mette a rischio il piano di ricapitalizzazione della compagnia» è stato espresso congiuntamente dai ministri dello Sviluppo Carlo Calenda, dei Trasporti Graziano Delrio e del Lavoro Giuliano Poletti. «A questo punto l’obiettivo del governo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori».

La contrarietà ha prevalso tra il personale navigante (3.166 voti contrari e 304 favorevoli) avendo la meglio, però, anche nell’urna relativa al personale di terra dello scalo di Fiumicino, con 648 contro 407 e in quella della cosiddetta “pista” con 957 contro 577. La bocciatura è arrivata poi da Malpensa (278 a 39), Linate (698 a 153) e dagli uffici della Magliana (amministrativi, call center, informatici, con 193 contrari e 39 favorevoli). I “sì”, invece, hanno prevalso nell’urna 2 (ancora amministrativi e personale non operativo, con 777 voti contro i 443 “no”), nel reparto “manutenzione” (749 a 373) e nelle periferie (161 a 60).

Giorgio Pogliotti sul Sole 24 ore

Alitalia, parte il commissariamento

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Il “no” al referendum sul preaccordo per il salvataggio di Alitalia produce subito il primo effetto: salta la ricapitalizzazione della compagnia e a giorni scatterà il commissariamento. Per garantire la liquidità nei prossimi sei mesi all’azienda commissariata, il governo punta ad ottenere dalla Ue il via libera ad un prestito ponte. All’indomani del referendum si è riunito il Cda di Alitalia che ha «preso atto con rammarico» della decisione dei propri dipendenti di respingere con il 67% dei voti contrari il verbale firmato lo scorso 14 aprile al Mise dall’azienda e dai sindacati, la cui approvazione «avrebbe sbloccato un aumento di capitale da 2 miliardi, compresi oltre 900 milioni di nuova finanza», che sarebbero stati utilizzati «per il rilancio della compagnia». Il Cda «data l’impossibilità di procedere alla ricapitalizzazione», ha deciso di «avviare le procedure previste dalla legge», la più probabile è appunto la richiesta di ammissione all’amministrazione straordinaria. Ieri il presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, ha comunicato ufficialmente al presidente dell’Enac la decisione del Cda di avviare la procedura per la nomina del commissario.

Giorgio Pogliotti sul Sole24ore

Alitalia, salta la ricapitalizzazione: ora la parola agli azionisti

La vittoria del “no” al referendum sul preaccordo firmato da sindacati e Alitalia fa saltare la ricapitalizzazione e avvicina la prospettiva del commissariamento. Il Cda che si è riunito questa mattina ha «preso atto con rammarico» della decisione dei propri dipendenti che hanno bocciato a larga maggioranza il verbale d’intesa che avrebbe sbloccato un aumento di capitale da 2 miliardi, compresi oltre 900 milioni di nuova finanza, che sarebbero stati utilizzati per il rilancio della compagnia. «Data l’impossibilità di procedere alla ricapitalizzazione», si legge nel comunicato, il board ha deciso di «avviare le procedure previste dalla legge», tra queste la più probabile è l’amministrazione straordinaria.

Comunicato all’Enac l’avvio della procedura di nomina del commissario
La conferma arriva a stretto giro, ed è uno dei primi effetti del voto: la comunicazione ufficiale all’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac) da parte del presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, della decisione del Cda della compagnia aerea di avviare la procedura per la nomina del commissario straordinario. L’Enac, informa una nota, «ha preso atto che, al momento, esistono le condizioni per il mantenimento della piena operatività di Alitalia, su cui l’Ente continuerà a mantenere la propria vigilanza istituzionale in base alla normativa europea vigente».

Giorgio Pogliotti sul Sole24ore

Alitalia, dall’Iri a Etihad. Un volo lungo 70 anni

Una gloriosa ma dispendiosa compagnia di bandiera che ha vissuto una privatizzazione sofferta, con una lunga stagione segnata da difficili vertenze sindacali e aspre contese politiche. Cominciano con l’Iri e si chiudono con gli emiri di Etihad i 70 anni di Alitalia che scrive un pezzo non indifferente di storia dell’industria e dell’aviazione civile italiana. Eterna promessa sposa di Air France, senza mai arrivare alle nozze, è passata per una fusione con Air One e la gestione della Cai, guidata da Roberto Colaninno all’insegna della difesa dell’italianità. Oggi Alitalia riparte da Etihad, la compagnia di Abu Dhabi che entra con il 49% e promette un futuro diverso. Gli anni d’oro di Alitalia Fondata il 16 settembre 1946 sotto l’ombrello dell’Iri, effettua il primo volo il 5 maggio 1947. E per almeno 40 anni, grazie alle risorse pubbliche, cresce nel mercato europeo, fino a diventare un vettore internazionale. Sono gli anni d’oro, in cui ‘mamma Alitalia’ diventa anche un enorme bacino di assunzioni e assistenza, soprattutto per il Centro Sud. Nel 1991, le divise di piloti e assistenti di volo sono griffate Giorgio Armani, per portare nel mondo l’eccellenza italiana. Anni 90 la crisi: calano i passeggeri La prima grave crisi arriva subito dopo, a metà anni Novanta. Quando le difficoltà della finanza pubblica non consentono più di iniettare nella compagnia di bandiera la massa di denaro necessaria a sostenere la concorrenza con le altre compagnie, in una fase per altro di grande espansione del settore aereo. Inizia un progressivo tracollo del numero dei passeggeri italiani trasportati. Con Alitalia, nel 2005, volano il 25% dei passeggeri italiani. Dieci anni prima, nel 1995, erano il doppio, il 50%.

Continua a leggere un articolo pubblicato qualche anno fa su Rainews.it

Il day after spacca i sindacati. Cgil e Usb per la nazionalizzazione di Alitalia

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Il day after è all’insegna della durezza delle posizioni. Per i grandi sindacati confederali e per i vertici di Alitalia è il giorno della presa d’atto della valanga dei “no” al referendum arrivata ieri decretandone la bocciatura. Sconcerto e rabbia che da parte dell’ex compagnia di bandiera si traducono nella determinazione ad avviare la procedura di commissariamento. Cgil, Cisl e Uil, che insieme avevano firmato il preaccordo con l’azienda poi sottoposto al voto dei lavoratori, si spaccano. Il sindacato rosso dice “no” all’arrivo del commissario e chiede piuttosto l’intervento, come azionista, della Cassa depositi e prestiti. La Cisl invece si schiera con il governo che ha respinto la nazionalizzazione dell’ex compagnia di bandiera. Le sigle Usb e Cub trasporti, che hanno issato da subito la bandiera del “no”, oggi si dicono pronte ad andare in piazza per chiedere al governo e all’azienda di attuare un piano b. Posizione, quindi, vicina a quella della Cgil e a favore dell’intervento dello Stato. Ma il piano B per Alitalia, almeno per il momento, non esiste.

Gabriella Cerami sull’Huffington Post

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