Monthly Archives: aprile 2017

Ong sotto attacco. Ascolta la puntata

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“Se ci fossero canali legali e sicuri per raggiungere l’Europa, le persone in fuga non prenderebbero il mare e si ridurrebbe drasticamente il business dei trafficanti. Se ci fosse un sistema europeo di aiuti e soccorsi in mare non ci sarebbe bisogno delle ONG.” Questa la risposta di Medici senza Frontiere alle polemiche di questi giorni sul ruolo delle Ong, sulla loro presenza in mare, di fronte alle coste libiche, dove salvano migliaia di vite. In cosa consiste l’indagine della Procura di Catania, come agiscono queste organizzazioni e perché sorgono dubbi intorno al loro fondamentale lavoro, perché si specula su di loro?

Gli ospiti del 27 aprile 2017

Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale

Izabella Cooper, portavoce di Frontex

Michele Prosperi, portavoce di Save The Children

Max Hirzel, fotoreporter, domani esce il suo reportage sul Venerdì

Mattia Toaldo, analista all’European Council on Foreign Relations

Ascolta la puntata

Libia, il comandante di Sophia «Abbiamo salvato 34 mila migranti»

L’ammiraglio Enrico Credendino a capo della missione Ue che blocca i barconi dal Nord Africa. «Alcune ong lavorano al limite delle acque libiche»

«Gli scafisti stanno spingendo al massimo. Finché possono. Certo, l’incremento degli sbarchi è dovuto al fatto che molti erano pronti da un pezzo a partire. Ma il punto è che gli scafisti s’aspettano tempi duri: sanno che stiamo addestrando la Guardia costiera libica. E che a breve il governo di Tripoli avrà dieci motovedette, con le quali sarà in grado di contrastare in modo molto più efficace all’interno delle acque libiche. Per questo, stanno cercando di mandare in Italia il maggior numero possibile di migranti: quando cominceranno i controlli dei libici, sarà probabilmente più complicato».

Ong: Caro Di Maio, noi continueremo a salvare vite umane

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Le reti di ONG e organizzazioni della società civile italiane impegnate in cooperazione internazionale, aiuto umanitario e accoglienza di rifugiati e migranti, reagiscono duramente alle accuse del Vice Presidente della Camera, Luigi Di Maio, e altre personalità politiche nei confronti delle Ong umanitarie che con navi private soccorrono in mare i naufraghi provenienti dalle coste libiche, vittime dei trafficanti. L’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale “AOI”, il Coordinamento italiano delle ONG nternazionali “CINI”, “LINK 2007 Cooperazione in rete”, in rappresentanza delle Ong e Osc impegnate in cooperazione internazionale, aiuto umanitario e accoglienza di rifugiati e migranti, esprimono indignazione in merito alle gravi dichiarazioni e accuse di alcuni parlamentari e personaggi politici nei confronti delle Ong umanitarie che con navi private soccorrono in mare i naufraghi provenienti dalle coste libiche, vittime dei trafficanti.

EUNAVFOR MED Operation: uno strumento di lotta agli scafisti

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La situazione di crisi nell’area del Mediterraneo centrale ha, tra le molteplici conseguenze, la crescita esponenziale del flusso migratorio che attraverso la Libia, raggiunge via mare l’Italia e gli altri paesi dell’Unione Europea. Un flusso migratorio facilitato e, soprattutto, sfruttato economicamente, da trafficanti di esseri umani che hanno messo in piedi una rete volta a lucrare sulla disperazione dei migranti. In tale contesto, l’impiego di mezzi fatiscenti, inadatti alla navigazione in alto mare e sovraccarichi ha portato al ripetersi di naufragi che causano un numero rilevante di morti in mare.

La decisione di avviare un’operazione navale nel Mediterraneo centro meridionale è stata presa dopo quello che UNHCR ha definito il più grave disastro nella storia recente, con il ribaltamento di un peschereccio con a bordo un numero imprecisato di migranti (si stima circa 800) nel mese di aprile del 2015. Così, solo due giorni dopo, su proposta dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e Politica di Sicurezza Federica Mogherini, il Consiglio Europeo ha affermato il forte impegno ad agire al fine di evitare tragedie umane derivanti dal traffico di essere umani attraverso il Mediterraneo definendo un Action Plan sulla migrazione fondato su 10 punti: il secondo, ovvero lo sforzo sistematico per individuare, fermare e mettere fuori uso imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai contrabbandieri o dai trafficanti di esseri umani nel pieno rispetto del diritto internazionale si sarebbe concretizzato, solo un mese dopo, il 18 maggio 2015, in EUNAVFOR MED – operazione Sophia.

Poco più di un mese dopo, il 22 giugno 2015, il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea avviava ufficialmente l’operazione e soli quattro giorni dopo, l’allora Unità di bandiera della missione, la portaerei Cavour, dirigeva per l’area di operazioni.

Da quel momento è iniziata una vera e propria maratona che ha visto la Task Force aeronavale raggiungere la piena capacità operativa il 27 luglio del 2015: dopo soli 34 giorni di integrazione, EUNAVFOR MED era già pronta per assolvere la missione affidata.

Approfondisci sul sito della Marina

Perché le ong che salvano vite nel Mediterraneo sono sotto attacco

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Nel fine settimana del 15 e 16 aprile sono state soccorse al largo della Libia 8.300 persone in 55 diverse operazioni condotte dalle navi delle organizzazioni non governative e dalle navi militari, i soccorsi sono stati coordinati dalla centrale operativa della guardia costiera di Roma. L’aumento degli arrivi è in parte da attribuire al miglioramento delle condizioni del mare, tuttavia ha riacceso le polemiche che negli ultimi mesi hanno coinvolto le organizzazioni umanitarie che si occupano di soccorrere i migranti nel Mediterraneo. Il leader della Lega nord Matteo Salvini ha minacciato di “denunciare il governo italiano” per aver soccorso migliaia di persone al largo della Libia. Anche il leader dei cinquestelle Beppe Grillo sul suo blog ha parlato “del ruolo oscuro delle ong”.

Le accuse più diffuse contro le organizzazioni non governative impegnate nei soccorsi (Proactiva open arms, Medici senza frontiere, Sos Méditerranée, Moas, Save the children, Jugend Rettet, Sea watch, Sea eye e Life boat) sono quattro: le navi delle ong si spingono troppo vicino alle coste libiche e rappresentano un fattore di attrazione per i migranti, le missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo hanno determinato un aumento delle morti e dei naufragi, le ong si finanziano in maniera opaca e potrebbero essere in collegamento con i trafficanti, le ong portano i migranti in Italia perché vogliono alimentare il business dell’accoglienza.

Leggi l’intero articolo di Annalisa Camilli su Internazionale.it

Perché danno fastidio le Ong che salvano i migranti in mare?

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Questa è la ricostruzione fedele di quanto sta avvenendo nel Mediterraneo Centrale dove l’Agenzia Frontex insieme ad organizzazioni e media di destra, in Italia e in Europa, criminalizzano le Ong che tentano operazioni di salvataggio in mare. Una vera e propria operazione di screditamento attraverso cui si tenta di intimidire non solo le organizzazioni umanitarie ma l’intera società civile che non si volta dall’altra parte e che considera salvataggi e degna accoglienza come le uniche risposte da dare a chi fugge. Leggi l’inchiesta di Daniela Padoan su a-dif.org

Indice:

1. L’inchiesta della Procura di Catania

2. Frontex accusa le Ong di agire d’intesa con i trafficanti

3. La responsabilità delle morti in mare viene attribuita alle Ong

4. La fine di Mare nostrum e la retorica del “pull factor

5. La strategia mediatica di Gefira e Frontex

6. La risposta del sindaco di Catania e del vice ministro degli Esteri italiano

7. La pretesa che le Ong collaborino alla cattura degli scafisti

8. I media e i partiti di destra infangano le organizzazioni umanitarie

9. Cosa c’è da nascondere nel Mediterraneo centrale?

10. Abbordaggi e spari nelle acque libiche

11. Il pacchetto favoreggiatori

12. A cosa mira la criminalizzazione dei volontari