Monthly Archives: aprile 2017

EUNAVFOR MED Operation: uno strumento di lotta agli scafisti

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La situazione di crisi nell’area del Mediterraneo centrale ha, tra le molteplici conseguenze, la crescita esponenziale del flusso migratorio che attraverso la Libia, raggiunge via mare l’Italia e gli altri paesi dell’Unione Europea. Un flusso migratorio facilitato e, soprattutto, sfruttato economicamente, da trafficanti di esseri umani che hanno messo in piedi una rete volta a lucrare sulla disperazione dei migranti. In tale contesto, l’impiego di mezzi fatiscenti, inadatti alla navigazione in alto mare e sovraccarichi ha portato al ripetersi di naufragi che causano un numero rilevante di morti in mare.

La decisione di avviare un’operazione navale nel Mediterraneo centro meridionale è stata presa dopo quello che UNHCR ha definito il più grave disastro nella storia recente, con il ribaltamento di un peschereccio con a bordo un numero imprecisato di migranti (si stima circa 800) nel mese di aprile del 2015. Così, solo due giorni dopo, su proposta dell’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e Politica di Sicurezza Federica Mogherini, il Consiglio Europeo ha affermato il forte impegno ad agire al fine di evitare tragedie umane derivanti dal traffico di essere umani attraverso il Mediterraneo definendo un Action Plan sulla migrazione fondato su 10 punti: il secondo, ovvero lo sforzo sistematico per individuare, fermare e mettere fuori uso imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai contrabbandieri o dai trafficanti di esseri umani nel pieno rispetto del diritto internazionale si sarebbe concretizzato, solo un mese dopo, il 18 maggio 2015, in EUNAVFOR MED – operazione Sophia.

Poco più di un mese dopo, il 22 giugno 2015, il Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea avviava ufficialmente l’operazione e soli quattro giorni dopo, l’allora Unità di bandiera della missione, la portaerei Cavour, dirigeva per l’area di operazioni.

Da quel momento è iniziata una vera e propria maratona che ha visto la Task Force aeronavale raggiungere la piena capacità operativa il 27 luglio del 2015: dopo soli 34 giorni di integrazione, EUNAVFOR MED era già pronta per assolvere la missione affidata.

Approfondisci sul sito della Marina

Perché le ong che salvano vite nel Mediterraneo sono sotto attacco

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Nel fine settimana del 15 e 16 aprile sono state soccorse al largo della Libia 8.300 persone in 55 diverse operazioni condotte dalle navi delle organizzazioni non governative e dalle navi militari, i soccorsi sono stati coordinati dalla centrale operativa della guardia costiera di Roma. L’aumento degli arrivi è in parte da attribuire al miglioramento delle condizioni del mare, tuttavia ha riacceso le polemiche che negli ultimi mesi hanno coinvolto le organizzazioni umanitarie che si occupano di soccorrere i migranti nel Mediterraneo. Il leader della Lega nord Matteo Salvini ha minacciato di “denunciare il governo italiano” per aver soccorso migliaia di persone al largo della Libia. Anche il leader dei cinquestelle Beppe Grillo sul suo blog ha parlato “del ruolo oscuro delle ong”.

Le accuse più diffuse contro le organizzazioni non governative impegnate nei soccorsi (Proactiva open arms, Medici senza frontiere, Sos Méditerranée, Moas, Save the children, Jugend Rettet, Sea watch, Sea eye e Life boat) sono quattro: le navi delle ong si spingono troppo vicino alle coste libiche e rappresentano un fattore di attrazione per i migranti, le missioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo hanno determinato un aumento delle morti e dei naufragi, le ong si finanziano in maniera opaca e potrebbero essere in collegamento con i trafficanti, le ong portano i migranti in Italia perché vogliono alimentare il business dell’accoglienza.

Leggi l’intero articolo di Annalisa Camilli su Internazionale.it

Perché danno fastidio le Ong che salvano i migranti in mare?

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Questa è la ricostruzione fedele di quanto sta avvenendo nel Mediterraneo Centrale dove l’Agenzia Frontex insieme ad organizzazioni e media di destra, in Italia e in Europa, criminalizzano le Ong che tentano operazioni di salvataggio in mare. Una vera e propria operazione di screditamento attraverso cui si tenta di intimidire non solo le organizzazioni umanitarie ma l’intera società civile che non si volta dall’altra parte e che considera salvataggi e degna accoglienza come le uniche risposte da dare a chi fugge. Leggi l’inchiesta di Daniela Padoan su a-dif.org

Indice:

1. L’inchiesta della Procura di Catania

2. Frontex accusa le Ong di agire d’intesa con i trafficanti

3. La responsabilità delle morti in mare viene attribuita alle Ong

4. La fine di Mare nostrum e la retorica del “pull factor

5. La strategia mediatica di Gefira e Frontex

6. La risposta del sindaco di Catania e del vice ministro degli Esteri italiano

7. La pretesa che le Ong collaborino alla cattura degli scafisti

8. I media e i partiti di destra infangano le organizzazioni umanitarie

9. Cosa c’è da nascondere nel Mediterraneo centrale?

10. Abbordaggi e spari nelle acque libiche

11. Il pacchetto favoreggiatori

12. A cosa mira la criminalizzazione dei volontari

Caso Alitalia: fallimento o svendita? Ascolta la puntata

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C’è una lunga catena di responsabilità, una lunghissima serie di errori, gestionali e politici, ma il risultato del referendum di ieri tra i dipendenti Alitalia apre l’ennesimo scenario apocalittico in una vicenda che sembra irrisolvibile. Fallimento o svendita, queste le ipotesi che si profilano tra 6 mesi per quella che è stata la nostra compagnia di bandiera e che ora è una compagnia privata in parte straniera che, tra concorrenza e globalizzazione, non riesce a competere nel mercato delle compagnie aeree.

Gli ospiti del 26 aprile 2017

Giorgio Pogliotti, giornalista del Sole24Ore

Andrea Giuricin, economista insegna Turismo e Trasporti all’Università di Milano Bicocca,ricercatore dell’Istituto Bruno Leoni

Mario Pianta, insegna Politica economica all’università di Urbino ed è promotore di Sbilanciamoci.info

Francesco Seghezzi ricercatore Adapt e direttore di Fondazione Adapt. Adapt è un’associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro fondata da Marco Biagi che si interroga da tempo sui cambiamenti del mercato del lavoro

Gianfranco Pasquino professore emerito di Scienza politica all’Università di Bologna

Ascolta la puntata

Il libro: Alitalia, una privatizzazione italiana

Il fallimento e la privatizzazione dell’Alitalia hanno riempito per mesi le pagine della cronaca; ma se si prova a sconfinare dall’attualità nella storia, quali sono state le tappe salienti dell’ascesa e del declino della nostra compagnia di bandiera? L’Alitalia nasce infatti come impresa pubblica nel 1947 e raggiunge ben presto una posizione significativa su scala mondiale. Ma dagli anni ottanta, il trasporto aereo subisce una radicale trasformazione; il processo di liberalizzazione e di privatizzazione delle compagnie statunitensi, l’introduzione di innovazioni tecnologiche, la nascita di nuove compagnie e filosofie di mercato trasformano radicalmente l’orizzonte e richiedono una strategia per fronteggiare la concorrenza. Sorge allora la necessità di un rilancio attraverso un’alleanza internazionale – individuata inizialmente nell’olandese KLM – previa la sua privatizzazione. In un libro a quattro mani, che mescola la competenza teorica di un economista all’esperienza sul campo di un ex manager dell’Alitalia, si ripercorre il processo di privatizzazione rimasto schiacciato per oltre un decennio (1997-2009) nella tenaglia tra le esigenze industriali di lungo periodo e gli interessi politici di breve periodo. Ne viene fuori il racconto di una vicenda emblematica delle contraddizioni che un processo di privatizzazione può assumere quando gli obiettivi politici confliggono con quelli pubblici, e questi ultimi vengono relegati in secondo piano. Dalla mancata alleanza con la KLM alla ricerca di partnership alternative; dalla ripresa del processo di privatizzazione alla contrattazione con Air France; dal progetto Fenice alla realizzazione della nuova Alitalia: una rigorosa ricostruzione getta definitivamente luce su uno dei passaggi più controversi della nostra storia recente

Alitalia. Una privatizzazione italiana. Roberto Di Blasi e Claudio Gnesutta (Donzelli)

Referendum Alitalia, vince il «no»

Prende consistenza l’amministrazione straordinaria per Alitalia, con la nomina di un commissario, dopo l’affermazione di ieri dei “no” al referendum sul preaccordo firmato dai sindacati e dalle associazioni professionali al Mise.
Il “no” è prevalso con nettezza, affermandosi con 6.816 voti contro 3.206 “sì”, vale a dire con il 67% del totale. «Rammarico e sconcerto per l’esito del referendum Alitalia che mette a rischio il piano di ricapitalizzazione della compagnia» è stato espresso congiuntamente dai ministri dello Sviluppo Carlo Calenda, dei Trasporti Graziano Delrio e del Lavoro Giuliano Poletti. «A questo punto l’obiettivo del governo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori».

La contrarietà ha prevalso tra il personale navigante (3.166 voti contrari e 304 favorevoli) avendo la meglio, però, anche nell’urna relativa al personale di terra dello scalo di Fiumicino, con 648 contro 407 e in quella della cosiddetta “pista” con 957 contro 577. La bocciatura è arrivata poi da Malpensa (278 a 39), Linate (698 a 153) e dagli uffici della Magliana (amministrativi, call center, informatici, con 193 contrari e 39 favorevoli). I “sì”, invece, hanno prevalso nell’urna 2 (ancora amministrativi e personale non operativo, con 777 voti contro i 443 “no”), nel reparto “manutenzione” (749 a 373) e nelle periferie (161 a 60).

Giorgio Pogliotti sul Sole 24 ore

Alitalia, parte il commissariamento

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Il “no” al referendum sul preaccordo per il salvataggio di Alitalia produce subito il primo effetto: salta la ricapitalizzazione della compagnia e a giorni scatterà il commissariamento. Per garantire la liquidità nei prossimi sei mesi all’azienda commissariata, il governo punta ad ottenere dalla Ue il via libera ad un prestito ponte. All’indomani del referendum si è riunito il Cda di Alitalia che ha «preso atto con rammarico» della decisione dei propri dipendenti di respingere con il 67% dei voti contrari il verbale firmato lo scorso 14 aprile al Mise dall’azienda e dai sindacati, la cui approvazione «avrebbe sbloccato un aumento di capitale da 2 miliardi, compresi oltre 900 milioni di nuova finanza», che sarebbero stati utilizzati «per il rilancio della compagnia». Il Cda «data l’impossibilità di procedere alla ricapitalizzazione», ha deciso di «avviare le procedure previste dalla legge», la più probabile è appunto la richiesta di ammissione all’amministrazione straordinaria. Ieri il presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo, ha comunicato ufficialmente al presidente dell’Enac la decisione del Cda di avviare la procedura per la nomina del commissario.

Giorgio Pogliotti sul Sole24ore

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