Monthly Archives: maggio 2017

La ricerca della legge elettorale perfetta. Ascolta la puntata

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Tedesco, francese, secco, misto, da anni discutiamo di formule alchemiche alla ricerca della legge elettorale perfetta, una discussione che accelera in un momento come questo, che scivola verso elezioni anticipate, cercando soluzioni, prefigurando scenari, ipotizzando alleanze. Ma cosa ci dice questa ricerca del Graal elettorale del nostro rapporto con le riforme, con la rappresentanza, con la cultura delle istituzioni?

Gli ospiti del 31 maggio 2017

Paolo Pombeni, insegna storia contemporanea all’Università di Bologna, tra i suoi libri ricordiamo La questione costituzionale in Italia (Il Mulino)
Carlo Fusaro,
insegna Diritto pubblico comparato all’Università di Firenze. Tra i suoi libri, Aggiornare la Costituzione, con Guido Crainz (Donzelli, 2016) e vari manuali di diritto pubblico e costituzionale per Il Mulino 
Roberto Biorcio
, insegna scienza Politica alla Bicocca di Milano, svolge attività di ricerca sulla partecipazione politica, ha scritto vari volumi sul Nord e la Lega e sul Movimento 5 Stelle, ricordiamo l’ultimo, Il populismo nella politica italiana (Mimesis, 2016)
Tonia Mastrobuoni
, corrispondente da Berlino per Repubblica, in partenza per Trento dove la ritroveremo da domani per il Festival Economia che seguiremo in diretta da Piazza Duomo con una serie di puntate speciali 
Barbara Fiammeri
, giornalista parlamentare del sole 24 ore

Ascolta la puntata

 

Il libro: Aggiornare la Costituzione

«La prima parte della Costituzione superava ampiamente gli orizzonti culturali del tempo e proiettava il paese nel futuro: inevitabilmente invece la seconda parte – quella di cui oggi si discute – fu fortemente influenzata dai rischi incombenti, dalle incognite e dalle paure di allora. Tutto questo si aggiungeva all’esperienza ancora bruciante del fascismo. Di qui l’impostazione che poi prevalse, al termine di un percorso accidentato e non lineare». Guido Crainz. 6310acf72568ad4cfd3a827476c21d32_w600_h_mw_mh_cs_cx_cy

 

«Non siamo a un cambiamento della Costituzione, a una sua trasformazione in qualcosa di diverso, tanto meno – come pure i critici più accaniti sostengono – a un suo stravolgimento: siamo di fronte a una incisiva modificazione che punta ad adeguare e ammodernare la sola seconda parte della Costituzione per renderla più funzionale». Carlo Fusaro

Aggiornare la Costituzione, Guido Crainz e Carlo Fusaro (Donzelli)

Se l’Italia sceglie il sistema elettorale tedesco

Quindi l’Italia si farà tedesca. Tedesca almeno nel sistema elettorale se Matteo Renzi e Silvio Berlusconi riusciranno a portare a termine il loro piano. E sarebbe archiviato il “Rosatellum”, l’ultima proposta di riforma elettorale firmata da Ettore Rosato, capogruppo del Partito democratico (Pd) alla camera, chiamato anche sistema “similtedesco”.

A prima vista i due modelli, quello tedesco e quello similtedesco, si somigliano molto, ma le differenze sono sostanziali. Tutti e due prevedono che metà dei parlamentari siano eletti in collegi uninominali secondo uno schema maggioritario mentre l’altra metà è scelta con un voto di lista proporzionale, ma la lista deve superare la soglia di sbarramento fissata al 5 per cento.

Ma nel Rosatellum la quota maggioritaria e quella proporzionale di lista sono calcolate separatamente e poi sommate, senza nessun meccanismo di compensazione. Supponiamo che il Pd vinca il 40 per cento dei seggi uninominali alla camera, sarebbero circa 122 seggi, e mettiamo che nel proporzionale totalizzi il 30 per cento ottenendo altri 92 seggi: arriverebbe a un totale di 214 seggi.

Michael Braun su Internazionale

PERCHÉ I NOMI DELLE LEGGI ELETTORALI FINISCONO IN -UM?

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Mattarellum, Porcellum, Italicum, e chi più ne ha più ne metta, ogni volta che una nuova legge elettorale viene quanto meno proposta in Italia subito le viene affibbiato un nome d’arte che ha sempre un tratto in comune: il finale latinizzato in -um. Ma perché i nomi delle leggi elettorali finiscono in -um?

In realtà durante la cosiddetta Prima Repubblica, in Italia vigeva il proporzionale, e a nessuno venne in mente di ribattezzarlo con un nome latinizzato. Stesso discorso si può dire quando nel 1953 venne provvisoriamente introdotta una nuova legge elettorale, essa venne criticamente soprannominata “legge truffa”, senza inserirvi latinismi alcuni. Ma allora da quando e perché i nomi delle leggi elettorali finiscono in -um?

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Renzi “Sì al sistema tedesco, sorta di pacificazione istituzionale”

“Chiedo un consenso alla nuova riforma, che andrà votata entro la prima settimana di luglio. Con la soglia al 5 per cento e il nome sulla scheda. Non è la mia legge, ma è accettata dal 90 per cento dei partiti e noi ci dobbiamo stare” così la richiesta del segretario. Ma 33 orlandiani si astengono. Nella nuova segreteria dem entrano anche Giusi Nicolini e Roberto Giachetti.

“Inizia un cammino, nel solco di una tradizione”. Matteo Renzi apre i lavori della nuova direzione del Pd, “è una strada nuova, difficile, che sicuramente ci porterà nei prossimi 4 anni a lavorare insieme a sfide diverse”, così il segretario che la prende larga e non parla,  all’inizio, nè di legge elettorale nè di scadenze autunnali. Si sofferma sulla “qualità” del partito, “l’unica forza in Italia che continua ad avere la capacità di essere democratico al proprio interno: discute, si confronta, talvolta, spesso, litiga ma assume su di sè la responsabilità. Per noi la democrazia è un valore”. Poi dritto al punto.

Simona Casalini su Repubblica

Il voto disgiunto in Germania (che da noi non c’è)

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Nella scheda che viene tradizionalmente consegnata agli elettori tedeschi c’è una riga verticale che separa (a sinistra) i nomi dei candidati dei collegi uninominali e (a destra) i simboli dei partiti con la lista (lunga) contenente i nomi dei candidati della quota proporzionale. In Germania è previsto il voto disgiunto che permette di scegliere un candidato uninominale e non necessariamente votare il partito che lo presenta. Nel modello italianizzato del tedesco, invece, il voto è unico secondo quanto annunciato da Pd, FI e M5S : la «X» posta sul simbolo di partito trascina (e viceversa) il candidato uninominale corrispondente a quella riga della scheda. Nel 2012 la Cdu della Merkel ottenne 16 milioni e 200 mila voti nei collegi e 14 milioni 900 mila nel proporzionale. Più o meno lo stesso differenziale caratterizzò il risultato della Spd. Segno che i candidati uninominali tiravano più del simbolo del partito.

Dino Martirano sul Corriere della Sera

Il clima che cambia

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Il clima sta cambiando, è già cambiato, e lo vediamo dai nostri campi. Dai raccolti, dalle stagioni, dalle difficoltà vecchie e nuove, dai prodotti e dai costi. Eppure proprio sul clima si è consumata una rottura, almeno apparente, tra Trump e l’Europa. Gli Usa intendono ritirarsi dagli impegni di Parigi sulla riduzione delle emissioni, ma come mai nessuno punta mai il dito su Cina e India, che le emissioni non le hanno mai limitate? Dalle ciliegie pugliesi alle coltivazioni cinesi, che tempo fa?

Gli ospiti del 30 maggio 2017

Berardino Nardelli, agricoltore a Conversano (Bari), coltiva ciliegie
Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto club e Quale energia?
Luca Mercalli, meteorologo, divulgatore scientifico e climatologo italiano, è Presidente della società meteorologica italiana
Stefano Masini, responsabile nazionale ambiente di Coldiretti
Michelangelo Cocco, direttore esecutivo del centro studi sulla Cina contemporanea

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