Monthly Archives: maggio 2017

#1 maggio, il Buon lavoro. Ascolta la puntata

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“Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione”.
(Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo – Articolo 23)

E voi? Che lavoro vorreste e cosa vorreste dal vostro lavoro?

Gli ospiti del primo maggio 2017

Mimmo Carrieri insegna Sociologia economica e del lavoro nell’Università di Roma “La Sapienza”, tra i suoi ultimi libri ricordiamo Al bivio. Lavoro, sindacato e rappresentanza nell’Italia d’oggi firmato con Paolo Feltrin (Donzelli 2016)

Alessandro Rosina insegna Demografia alla Cattolica di Milano, è coordinatore del Rapporto Giovani redatto dall’Istituto Toniolo,  il suo ultimo libro, firmato con Sergio Sorgi,  è  Il futuro che (non) c’è. Costruire un domani migliore con la demografia (Uni Bocconi). Tra i suoi libri anche NEET. Giovani che non studiano e non lavorano (Vita e pensiero, 2015)

Luciano Canova insegna “Economia della felicità” al Master MEDEA (Management dell’Energia e dell’Ambiente) della Scuola Enrico Mattei. Tra i suoi libri pubblicati da Hoepli ricordiamo Pop economy. #Gamification #Crowdfunding #Big Data. Tecnologia, scienze sociali e innovazione (2015) e l’ultimo, uscito per Egea: Scelgo, dunque sono. Guida galattica per gli irrazionali in economia (2016) dove dedica un capitolo all’economia della felicità

Stefano Casaleggi direttore generale di Area Science Park, il parco scientifico e tecnologico di Trieste

Rudy  Vittori ha una società di consulenza di organizzazione aziendale, ha scritto Export, delocalizzazione, internazionalizzazione. Un’opportunità delle aziende italiane per superare la crisi (Franco Angeli, 2013)

Ascolta la puntata

A Roma il Primo maggio della solidarietà

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Per festeggiare la festa dei lavoratori insieme ai migranti, alla stazione Tiburtina è stato autorganizzato un pranzo e un pomeriggio di festa e solidarietà. Musica, giochi e picnic con chi di solito viene lasciato fuori dalla porta, per chi vuole festeggiare la giornata di festa insieme a chi arriva nella capitale dopo un viaggio spaventoso e dopo aver spesso rischiato la vita per scappare da un paese e da una situazione ingestibile e inumana.
Questa iniziativa è per tutti coloro che vogliono per un giorno sentirsi diversi dalle istituzioni dalle forze dell’ordine, ma soprattutto da sé stessi, per aver pensato troppe volte che non si possa fare niente o di non averne il tempo.

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Aforismi sul lavoro

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“Rifiutate di accedere a una carriera solo perché vi assicura una pensione. La migliore pensione è il possesso di un cervello in piena attività che vi permetta di continuare a pensare ‘usque ad finem’, ‘fino alla fine’”.
(Rita Levi Montalcini)

Aforismi sul lavoro

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“Il lavoro non mi piace – non piace a nessuno – ma mi piace quello che c’è nel lavoro: la possibilità di trovare se stessi”.
(Joseph Conrad, ‘Cuore di tenebra’)

L’uomo, il cuore, il lavoro

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“Ovunque l’uomo porti il suo lavoro, vi lascia anche qualche cosa del suo cuore”.
(Henryk Sienkiewicz, ‘La famiglia Polaniecki’)

I delusi del lavoro: la flessibilità non ha vinto, torna la richiesta del posto fisso

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Il sondaggio. Più di due italiani su tre pensano che abbia ancora senso celebrare il Primo maggio. E nell’indagine Demos-Coop oltre il 70 per cento è a favore del ripristino dell’articolo 18

Il “lavoro” rimane un riferimento importante per la nostra società. Così la “Festa del lavoro” del Primo maggio suscita sempre grande consenso. Lo conferma il sondaggio condotto, nei giorni scorsi, dall’Osservatorio sul Capitale sociale di Demos-Coop per Repubblica. Più di due italiani su tre ritengono, infatti, che “celebrare” il Primo Maggio abbia ancora senso. È un sentimento diffuso in tutta la popolazione. Senza chiare “esclusioni” ideologiche. E quindi anche fra gli elettori di centro-destra e di destra. Celebrare il lavoro, a questi italiani, appare tanto più significativo perché si tratta di una risorsa sempre più scarsa e dequalificata. Una larga parte degli intervistati, oltre 7 su 10, afferma di non aver percepito la ripresa. Secondo loro, l’occupazione non è mai ripartita. E se le statistiche dicono cose diverse, loro non se ne sono accorti. Semmai, pensano che si sia allargato il lavoro “nero”. E, ancor più, il lavoro “precario”. Ne sono convinti 3 italiani su 4. D’altra parte non c’è fiducia nella politica e nelle politiche. Nei risultati delle leggi approvate negli ultimi anni. Meno di 1 italiano su 10 pensa che il Jobs Act abbia prodotto effetti. Mentre l’abolizione dei voucher ha convinto quasi tutti gli intervistati. Ma del contrario: allargherà ancor più il lavoro nero e precario. Il “reddito di inclusione sociale”, invece, per ora, lo conoscono in pochi.

Continua a leggere la riflessione di ILVO DIAMANTI su Repubblica

Neet, un (triste) primato italiano

Più di un milione e 300mila registrati, quasi un milione di “presi in carico”, 500mila coinvolti in misure di politica attiva. La partecipazione a Garanzia Giovani, a tre anni esatti dall’avvio, c’è stata. E si affacciano timidi segnali di recupero sul cruscotto del lavoro. In base al primo rapporto di monitoraggio del programma realizzato dall’Anpal (Agenzia nazionale delle politiche attive) – clicca qui per l’anticipazione de Il Sole 24 Ore.

Cosa faremo da grandi, dossier sul lavoro

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Getty Images

L’abbiamo visto negli Stati Uniti l’anno scorso, in Europa in questi mesi: le elezioni che stanno ridisegnando la geografia politica dell’Occidente hanno in comune la grande paura dei cittadini per il futuro del lavoro. L’intelligenza artificiale renderà l’uomo obsoleto? Nella competizione con i Paesi emergenti siamo destinati a soccombere? Cosa faremo da grandi, e soprattutto a quali condizioni lo faremo? Le visioni catastrofiste così come il facile ottimismo non aiutano a capire la trasformazione in corso. I dati dicono che la ripresa dell’occupazione c’è, in America e in Europa, il lavoro non è finito, ma è finita una vecchia maniera di intenderlo. Si è esaurito il sistema di welfare concepito nel Novecento e dobbiamo ripensarlo. Sul nuovo numero di pagina99, in edicola e in edizione digitale da domani, proviamo a raccontarvi il futuro che è già tra noi: i lavori che ci sono in Italia e quelli che verranno, le competenze di cui avremo bisogno per non restare indietro. Le idee nuove per nuove tutele dei lavoratori.

Ma anche la sfida a cui è chiamata la sinistra. In Italia, dove torna la contrapposizione, che credevamo ormai superata, tra diritti sociali e civili. E in Europa, dove Emmanuel Macron si candida a governare la Francia con un programma anti-statalista che è la negazione di tutto quello che rappresentano Mélanchon e Hamon. Fino a Londra, con la crisi dei laburisti che rischia di consegnare ai conservatori una maggioranza assoluta.

Leggi l’inchiesta su Pagina99

Giovani e lavoro, un amore difficile

Sembra ci sia una certa difficoltà a che scocchi la scintilla tra domanda e offerta di lavoro in Italia. Soprattutto per quanto riguarda il mondo giovanile. I NEET, cioè i giovani di 15-29 anni che non studiano e non lavorano, sono oltre 2,2 milioni (il 24,3% della relativa popolazione), con una incidenza più elevata tra le donne rispetto agli uomini. Eppure i posti vacanti, cioè quelli per cui un’impresa sta cercando attivamente un candidato, sono lo 0,8% che in valori assolti rappresenta un numero molto elevato. Per esempio in un settore come quello dell’Ict, che dovrebbe essere uno dei favoriti per l’occupazione giovanile,  l‘Ue stima che entro il 2020 ci saranno fino a 800mila posti vacanti e, già oggi, in sette dei Paesi membri mancano al mercato 150mila professionisti del settore. Ci troviamo di fronte a quello che il premio Nobel Alvin Roth chiama “mercato imperfetto” dove non è il denaro l’unico fattore a determinare che cosa spetta a ciascuno. E’ una questione di “matchmaking”, la nuova scienza economica che studia come abbinare domanda e offerta affinché ognuno abbia il suo. Ma in che modo si possono incontrare, innamorarsi e giurarsi amore un NEET e un lavoro?

Prima di trovare l’amore, bisogna volerlo cercare e darsi da fare. Anche con il lavoro funziona così.

Francesca Devescovi sul Sole24Ore

Le aziende non hanno bisogno di nuove idee, hanno bisogno di valori

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Siamo sommersi da idee, stimoli e infiniti dati. Ma big data analytics e brainstorming non ci permettono di fare alcuna innovazione radicale. Per quella servono valori. L’aveva capito Steve Jobs e in Italia Oscar Farinetti. Sono tra i protagonisti del libro “Overcrowded” di Roberto Verganti.

Queste situazioni di contrasto, spiega il docente del Politecnico, derivano anche da una letteratura di management, portata avanti anche nelle business school, che ignorano completamente il campo dei valori. «È come se cercassimo di lobomizzare i nostri studenti – commenta -. Forniamo loro strumenti anche molto efficaci. Ma il valore e il senso delle cose è qualcosa di cui non si discute mai. Invece in questo momento per fare business la chiave di volta è proprio capire che cosa abbia senso».

Gli stessi manager, di fronte al rischio di un’innovazione, spesso si affidano a focus group e a ricerche di mercato che coprono loro le spalle. «Sono tutti trucchi per allontanarsi dalle proprie responsabilità. I grandi leader invece hanno una visione e la portano avanti. Può anche essere una visione sbagliata, ma è meglio di non avere una visione».

Fabrizio Patti su L’Inkiesta