Monthly Archives: maggio 2017

Lavoro: cosa vogliono le imprese? Ascolta la puntata

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Che lavoro vorresti, cosa vorresti dal lavoro? Ieri vi abbiamo posto questa domanda e per tutto il giorno abbiamo ascoltato le vostre risposte. Oggi ribaltiamo il punto di vista, e giriamo domande e risposte a chi sta dall’altra parte e il lavoro lo dà. Cosa vogliono gli imprenditori, cosa cercano le aziende? La precarizzazione che colpisce i giovani, ma non solo loro, le condizioni sempre più flessibili, domanda e offerta che spesso non si incontrano e dietro una condizione forse epocale, la grande crisi mondiale della socialdemocrazia.

Gli ospiti del 2 maggio 2017

Romano Benini, autore di “Il posto giusto” su Rai3, insegna Politiche del lavoro alla Sapienza; l’anno scorso con Maurizio Scorcioni ha pubblicato per Donzelli Il fattore umano. Perché è il lavoro che fa l’economia e non il contrario
Domenico De Masi, sociologo del lavoro alla Sapienza, ha fondato la S3 – Studium, scuola di specializzazione in scienze organizzative, che ha sede in Italia e in Brasile. Dirige la rivista “Next. Strumenti per l’innovazione”. Il suo ultimo libro Lavorare gratis, lavorare tutti. Perché il futuro è dei disoccupati? (Rizzoli, 2017)
Pippo Callipo, imprenditore calabrese
Giovanni Brugnoli, vicepresidente di Confindustria per le Risorse Umane, già presidente dell’Unione Industriale di Varese

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Lavoro: le 7 professioni più richieste

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Lavoro, il digitale e la tecnologia offrono grande opportunità di lavoro. In Italia crescono le offerte inerenti a 7 professioni specifiche. Le professioni del futuro sono sul Web, vediamo insieme quali sono le nuove figure professionali.

Community Manager. Crea e contribuisce a potenziare le relazioni tra i membri di una comunità virtuale e tra questa e l’organizzazione committente. Costruisce e gestisce la relazione con gli stakeholder online.

Web Project Manager. È un project manager specializzato in ambito Web che gestisce quotidianamente il progetto in maniera efficace, con lo scopo di conseguire gli obiettivi del progetto concordati con la committenza.

Web Account Manager. Ha il compito di tradurre i bisogni dei clienti in obiettivi che l’organizzazione si pone. In particolare, gestisce le trattative e le relazioni di business per favorire la vendita di prodotti e/o servizi in internet e ha la responsabilità di raggiungere i target di vendita e mantenere i margini.

Su Investireoggi puoi leggere la lista completa e altri approfondimenti

Da “flessibilità” a “self-employement”, vocabolarietto delle prese in giro ai lavoratori

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I sindacati a Portella delle Ginestre, gli autonomi a Torino a menarsi con la polizia, i centri sociali da Carrefour per protestare contro il lavoro festivo notturno, il Concertone aperto dal ricordo delle lotte delle mondine: anche questo Primo Maggio se ne è andato sull’onda della nostalgia.
Ciascuno ha scelto la sua icona di riferimento – le grandi ribellioni per la terra, il friccicchio dei passamontagna, i picchetti ai cancelli, la resistenza al Signor Padrone – per la recita di giornata, consapevole della difficoltà di arrampicarsi sullo specchio dell’Articolo Uno della Costituzione. Il lavoro come diritto è finito e sta esaurendosi anche come opportunità, ci dice uno studio dell’Istituto Toniolo raccontandoci che l’80 per cento dei giovani adulti italiani (18/32 anni) resta a casa con i genitori perché non ha un reddito sufficiente per sostenere una vita autonoma, né la fondata prospettiva di conquistarselo.

Qualche esempio? Flessibilità, Self-employement, Formazione permanente, Licenziamento

Per saperne di più leggi l’articolo di Flavia Perina

Garanzia Giovani: ad oltre 488mila giovani proposta una misura

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Prosegue la crescita del numero dei giovani presi in carico e di quello dei giovani ai quali è stata offerta un’opportunità concreta tra quelle previste da Garanzia Giovani. E’ l’aggiornamento del ministero del lavoro a registrare come al 13 aprile, siano stati presi in carico 916.685 giovani, 6.972 in più rispetto alla settimana scorsa, con un incremento del 59,4% rispetto al 31 dicembre 2015, data che segna la conclusione della “fase 1” del programma; tra questi, sono 488.909 quelli cui è stata proposta almeno una misura del programma, 7991 in più rispetto alla settimana scorsa, con un incremento, rispetto al 31 dicembre 2015, del 92,3%. Aumenta anche il numero dei giovani che si registrano: sempre al 13 aprile, gli utenti complessivamente registrati sono 1.330.908, 5.515 in più rispetto a una settimana fa, con un incremento del 45,6% rispetto al 31 dicembre 2015. I giovani registrati al netto delle cancellazioni oggi sono 1.143.778.

Quanto ai giovani che stanno presentando le domande di finanziamento a SELFIEmployment al 12 aprile, dopo l’entrata in vigore, il 12 settembre 2016, del nuovo format on line per la presentazione delle domande chi ha iniziato l’iter on-line per l’ammissione al finanziamento sono 1.366; 1.173 sono le domande in fase di valutazione dall’avvio del progetto.

Fonte AdnKronos

Il libro: Il fattore umano

f4f82e599f11214c8d53322dadebd7be_w600_h_mw_mh_cs_cx_cyQuali sono le ragioni dello storico ritardo italiano in tema di lavoro? Perché il nostro tasso di occupazione resta tra i più bassi d’Europa? Il nuovo libro di Romano Benini e Maurizio Sorcioni, due tra i più autorevoli esperti di mercato del lavoro in Italia, risponde a questi interrogativi, giungendo alla conclusione che lo sviluppo umano è il fattore fondamentale che crea le condizioni per lo sviluppo economico e che le difficoltà occupazionali italiane dipendono da mancati investimenti e da politiche sbagliate proprio in tale direzione. Il confronto con il panorama europeo, in particolare l’analisi del modello tedesco, è la chiave per chiarire le criticità del nostro paese. Con la crisi, la Germania ha puntato decisamente sui servizi per il lavoro: un investimento puntuale ed efficace, che ha determinato risultati economici che la stessa Germania non aveva mai conosciuto. Negli stessi anni l’Italia ha invece investito poco e male sulla connessione tra i fattori che creano lavoro: competitività, produttività e sviluppo umano; a fare da freno non è solo la politica, ma sono anche i condizionamenti di dottrine economiche e sindacali sbagliate, oltre che un eccesso di regionalismo che ha danneggiato la nostra economia. Il volume propone inoltre un’analisi delle recenti riforme del governo Renzi in materia di lavoro, tentando di capire cosa va nella direzione del cambiamento e cosa ancora manca per riuscire a invertire la rotta. La partita si gioca tutta sul terreno delle competenze e di un ambiente in grado di promuovere il fattore umano, una sfida per il nostro paese ancora in buona parte da vincere.

Il fattore umano di Romano Benini e Maurizio Sorcioni (Donzelli)

Centri per l’impiego al palo: solo il 2,5% dei giovani ha trovato lavoro grazie a loro

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Politiche attive del lavoro ancora non pervenute. Persino il famigerato invio del curriculum funziona meglio: nel quarto trimestre dell’anno il 18,9% dei giovani tra i 25 e  i 34 anni ha trovato un’occupazione grazie alla richiesta effettuata direttamente presso il datore di lavoro, ma solo il 2,5% ha trovato lavoro grazie ai centri pubblici per l’impiego. La quota sale al 7,1% per i giovani tra i 15 e i 24 anni, ma lì probabilmente si tratta di un effetto “Garanzia Giovani”, il programma gestito dal ministero del Lavoro e dalle Regioni e finanziato prevalentemente con fondi Ue.

Continua a leggere l’articolo su Repubblica

La crisi della sinistra mette a rischio la democrazia

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C’era una volta la sinistra italiana. Ora, sono rimaste solo le sue lacerazioni e i suoi contrasti. Ma dove più le idee, i progetti, le interpretazioni nutrite di analisi e di previsione? La campagna per il referendum si sta rivelando per entrambi gli schieramenti (nonostante le molte ragioni del sì) la rivelazione spietata di una condizione penosa: con i rancori e le divisioni invece del pensiero. Certo, si potrebbe dire che quando rifletteva la sinistra non vinceva: e vi sarebbe persino qualcosa di tragicamente vero nella battuta; e però, chi ha stabilito che per governare bisogna smettere di pensare?

Fuori d’Italia, tuttavia, le cose non vanno meglio. Dov’è la socialdemocrazia tedesca, che in un momento cruciale per il suo Paese — di nuovo, dopo settant’anni, proiettato sulla scena del mondo — sembra ridotta al silenzio, e non ha una proposta, un’alternativa, una critica? E cosa ne è dei socialisti francesi, che balbettano senza uno straccio di riflessione su cosa stia diventando la Francia? Per non dire (sorvolando sugli spagnoli e gli inglesi) dei democratici americani, alle prese, anche se non solo per colpa loro, con la peggiore campagna elettorale che si ricordi, in cui non viene sollevato un tema, o indicato un orizzonte, né politico né sociale, davvero all’altezza di una leadership globale — altro che presidenza del pianeta!

Aldo Schiavone sul Corriere della Sera