Monthly Archives: maggio 2017

Opinioni, fonti e postverità: a chi crediamo? Ascolta la puntata

road-sign-63983_1280

Vaccini, immigrazione, sicurezza, temi diversi stamattina nelle telefonate di Prima Pagina ma con un filo conduttore: la solidità delle nostre certezze, delle opinioni che manifestiamo e che circolano con grande convinzione anche quando fragili nella loro veridicità. È il grande dibattito culturale dei nostri giorni, quello sulla postverità: la fondatezza delle nostre opinioni, la perdita di autorevolezza delle nostre fonti, cosa producono nel dibattito contemporaneo?

Gli ospiti del 4 maggio 2017
Mafe De Baggis, consulente di comunicazione, è co-fondatrice di Pleens, motore di ricerca per storie geolocalizzate. Lavora anche nella formazione, sempre in ambito comunicativo, e insegna content strategy e storyteling. Ha scritto Preso nella rete (Morellini Editore, 2009), World Wide We (Apogeo, 2010) e #Luminol. Tracce di realtà rivelate dai media digital (Informant, 2015)
Maurizio Ferraris, filosofo teoretico, autore di numerosi saggi come L’anima e l’Ipad (Guanda),L’imbecillità è una cosa seria (Il Mulino, 2016) e Mobilitazione totale (Laterza, 2016)
Massimo Fini, giornalista e scrittore. Tra i suoi libri ricordiamo La modernità di un antimoderno(Marsilio, 2016)
Francesca Ungaro, psicologa clinica scrive e collabora con franzrusso.it sul blog In Time.
Andrea Borgnino, si trova all’assemblea annuale dell’Euroradio che raccoglie non solo le radio pubbliche europee ma anche da Cina, Canada, Usa e Nord Africa

Ascolta la puntata

s-l300

Ferraris: “non ci interessa la verità, vogliamo solo avere ragione”

Maurizio-Ferraris

Tutti dicono la loro, e alla scienza si è sostituita l’opinione della maggioranza: gli esperti non li ascoltiamo piùE tutti vogliono avere ragione, dando dei bugiardi agli altri. Ma dietro le opinioni, rimane la realtà: la Luna non è fatta di formaggio e i vaccini non causano l’autismo.

Su post-verità, web, bufale e vaccino ascolta qui il filosofo Maurizio Ferraris.

SPINACI RICCHI DI FERRO? FALSO. IL “MITO” DI POPEYE E’ A RISCHIO

braccio-di-ferro

Soffermandosi un attimo a pensare quale sia tra i cartoni animati e supereroi in genere la figura che più promuove il consumo di ortofrutta, viene certamente in mente a tutti Braccio di Ferro. Al fumetto, in seguito personaggio animato, nel 1937 venne dedicata in Texas una statua per aver fatto aumentare del 33% il consumo di spinaci in anni dove le aziende agricole, orientate a questo prodotto, erano sotto una forte pressione commerciale. Questo aumento, peraltro contestato dal punto di vista statistico da molti, tra cui Dysology (un’associazione che si occupa di smascherare finti miti e ricerche al limite dello scientifico), non è di per se la cosa interessante. Ben più rilevante, in realtà, è il fatto che tutti ben sanno che, grazie al nerboruto marinaio, lo spinacio è molto ricco di ferro.

Falso!
Secondo, infatti, l’articolo del 1981 “Fake!”, pubblicato sul British Medical Journal, ci fu un errore di trascrizione in fase di pubblicazione di una ricerca risalente al 1890, per cui erroneamente venne spostata la virgola di un posto nel contenuto di ferro degli spinaci, errore dal quale trae le sue origini “scientifiche” la straordinaria forza di Braccio di Ferro. Sempre secondo l’articolo “Fake!” è dal 1930 che si è a conoscenza dell’errore – grazie al lavoro di un team di ricercatori tedeschi – ma ancora oggi si crede erroneamente che gli spinaci facciamo molto bene per l’alto contenuto in ferro. La cosa ha dell’incredibile: malgrado viviamo nell’era della comunicazione, il falso mito del personaggio che, fin ai giorni d’oggi, non ha trovato rivali nel mondo dei caratteri per bambini per quanto riguarda l’ortofrutta, continua a sopravvivere senza alcuna macchia.

Uno studio sui bambini dimostra che…
Ancor più interessante – per capire se realmente un cartone animato, o più nello specifico un supereroe, possa influenzare il consumo di frutta e verdura nei più piccoli – è lo studio pubblicato su Pediatric Obesity da un gruppo di ricercatori della Cornell University (Usa) in collaborazione con i ricercatori dell’Università di Utrecht (Paesi Bassi). Gli studiosi hanno esaminato il comportamento di 22 bambini tra i 6 e i 12 anni che ogni mercoledì a pranzo venivano esortati a scegliere tra le invitanti patatine fritte e le meno appetitose fette di mela tagliate. Nello specifico, durante uno di questi pranzi sono state sottoposte loro immagini di persone reali e di supereroi, ed è stato chiesto loro: “Questa persona cosa sceglierebbe di mangiare, fette di mela o patatine fritte?“.

Continua a leggere su ItaliaFruit.net

Morbillo e vaccini, il New York Times attacca il Movimento 5 stelle

1492785072_vaccini

Lo scetticismo verso i vaccini è precedente all’ascesa del Movimento 5 stelle, ma, secondo il New York Times, il movimento guidato da Beppe Grillo è tra i responsabili di un’attitudine che sta creando danni (come dimostra anche la recente crescita dei casi di morbillo in Italia). Il quotidiano newyorkese, infatti, in un editoriale dal titolo Populismo, politica e morbillo afferma che “il movimento populista (M5S), guidato dal comico Beppe Grillo ha fatto campagna attivamente su una piattaforma anti-vaccini, ripetendo anche il falso legame tra vaccinazioni e autismo”.

L’analisi del Times chiama in causa il Movimento (che intanto ha preso le distanze dagli antivaccinisti), nella più generale critica di un tempo dove “le bugie, le teorie cospirative e le illusioni diffuse dai social media e dai politici populisti” possono rappresentare un pericolo serio e attecchire in particolare su due temi decisivi: il cambiamento climatico e le vaccinazioni. La paura di questi ultimi si è diffusa in particolare negli ultimi decenni, grazie anche a un famigerato e screditato (visto che prodotto di una truffa) studio pubblicato sulla rivista Lancet nel 1998, ricorda il quotidiano, ma ad alimentare dubbi sono ormai anche i politici e personaggi che poi ascendono addirittura a cariche come quella di presidente degli Stati Uniti.

Leggi su Wired.it

“La Psicologia di Internet”, come i Social Network cambiano la nostra Personalità

psicologia-internet-social-media

La seconda edizione del libro “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace indaga e spiega come la Tecnologia Digitale e le interazioni sui Social Network e sul Web abbiano trasformato il nostro modo modo di comunicare, rendendolo sostanzialmente più aggressivo a causa della mancanza di un contatto diretto. È di recentissima pubblicazione in Italia la seconda edizione dell’opera “La Psicologia di Internet” di Patricia Wallace, edita originariamente dalla Cambridge University Press e subito tradotta in più di otto lingue. In questo libro, aggiornato agli ultimi e repentini cambiamenti della Rete, l’autrice si interroga e spiega come e perché la Tecnologia Digitale si rifletta sulla Personalità Umana e la cambi. Da una serie di approfondite ricerche presso la Graduate School del Maryland University College – dove la Wallace insegna Psicologia delle Relazioni e dell’Apprendimento – nasce, infatti, un profilo preciso della nostra Personalità sui Social Network e sul Web.

Francesca Ungaro su Franzrusso.it

Viviamo nell’epoca della post-verità?

30-11-post-verita

Il lessema post-verità (che da qui in avanti chiameremo meno tecnicamente “parola” per comodità) è esploso nella nostra lingua a seguito della Brexit e più recentemente delle elezioni americane vinte da Trump: al 22 novembre 2016, ricercando con Google sulle pagine italiane del web, si contavano oltre 30.000 risultati (tenendo conto, oltre che di post-verità, anche delle varianti post verità e postverità). Si tratta di un adattamento dall’inglese post-truth (sul cui significato torneremo a breve) e non stupisce che le occorrenze della parola siano aumentate proprio in concomitanza di due eventi storici di rilievo entrambi di ambiente anglofono (dove la frequenza d’uso della parola nel 2016 è salita del 2000% rispetto al 2015). La larga diffusione di post-truth nella stampa inglese e americana, e nel web, ha fatto sì che la parola abbia conosciuto una grandissima fortuna nella nostra lingua, in questo caso (come ormai raramente accade per gli anglismi) anche ricorrendo al calco post-verità. La forma non adattata è comunque presente sul web con frequenza sostanzialmente paritaria al calco post-verità: effettuando una ricerca con Google limitatamente alle pagine italiane, si rintracciano infatti circa 34.000 risultati di post-truth (includendo i risultati con la variante grafica senza trattino post truth). La frequenza d’uso di post-verità è del resto destinata a crescere, almeno nel futuro immediato, dal momento che, proprio in questi giorni, la controparte inglese post-truth è diventata essa stessa notizia, con la decisione degli Oxford Dictionaries di eleggerla parola dell’anno per il 2016. E la definizione della parola inglese, un aggettivo, è rimbalzata dai giornali al web e viceversa: ‘relativo a, o che denota, circostanze nelle quali fatti obiettivi sono meno influenti nell’orientare la pubblica opinione che gli appelli all’emotività e le convinzioni personali’.

Approfondisci sul sito dell’Accademia della Crusca

La fine della competenza

robotlab_bios-bible_DSC_3936b2_sRGB-300dpi-773x1160

Tutti li abbiamo incontrati. Sono le persone che lavorano con noi, i nostri amici, i nostri familiari. Sono giovani e vecchi, ricchi e poveri, alcuni hanno studiato, altri sono soltanto armati di un computer portatile o di una tessera della biblioteca. Ma tutti loro hanno una cosa in comune: sono persone qualsiasi persuase di essere in realtà i depositari di un patrimonio di sapere. Convinti di essere più informati degli esperti, di saperne molto di più dei professori e di essere molto più acuti della massa di creduloni, costoro sono gli “spiegatori” e sono entusiasti di illuminare noi e tutti gli altri su qualunque tema, dalla storia dell’imperialismo ai pericoli connessi ai vaccini.

Accettavamo persone di questo genere e le tolleravamo perché sapevamo che, in fondo in fondo, erano di norma animate da buone intenzioni. Nutrivamo perfino un certo affetto nei loro confronti (…). Potevamo provare tenerezza per persone così perché erano bizzarre eccezioni in un Paese che per il resto rispettava il punto di vista degli esperti e su di esso faceva affidamento. Ma in questi ultimi decenni è cambiato qualcosa. Lo spazio pubblico è sempre più dominato da un ampio assortimento di persone poco informate, molte delle quali sono autodidatte, disprezzano l’istruzione regolare e minimizzano il valore dell’esperienza.

Tom Nichols su IL del Sole24Ore

Il fact-checking tra passato, presente e futuro: la storia e le nuove sfide

Uno degli obiettivi futuri del fact-checking è renderlo cool e mainstream. Credo che l’unica via per farcela sia pensare a un nuovo formato di presentazione delle analisi dei fatti, anche sfruttando la viralità dei social network”. Le parole di Giovanni Zagni, membro dello staff di Pagella Politica, sono indicative di una nuova prospettiva da cui inquadrare il fact-checking, uno degli argomenti più trattati del Festival del Giornalismo di Perugia. In particolare, venerdì 7 aprile se ne è parlato nel panel Fact-checking nell’era di Trump.
Non solo prospettive future. L’incontro è infatti iniziato con una panoramica storica del fact-checking negli Stati Uniti, dove “la verifica dei fatti è iniziata durante la guerra del Vietnam e ha avuto una crescita negli anni Ottanta, sotto la presidenza Reagan. Alcuni giornalisti, infatti, avevano cominciato a contrastare con i ‘riquadri della verità’ le dichiarazioni del Presidente a riguardo del livello di occupazione, crescita del Pil e altri dati”, ha spiegato Lucas Graves, docente della Scuola di giornalismo dell’Università del Wisconsin. “Internet ha cambiato tutto, perché ha aiutato la nascita e la crescita in tutta Europa di organizzazioni totalmente dedicate al tema”, ha continuato il professore spostando il focus sul Vecchio Continente, “ma anche col web si è ripetuta una delle reazioni classiche al fact-checking, ovverosia quella del politico che lo accetta solo fin quando non danneggia la sua reputazione”.
Continua a leggere su Futura-News