Monthly Archives: maggio 2017

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Emmanuel-Macron

La vittoria di Emmanuel Macron è un dato molto importante da tanti punti di vista e solleva molti interrogativi interessanti. La serata di ieri, anche sul piano simbolico: quella lunga camminata solitaria davanti al Louvre, la scelta dell’Inno alla gioia, poi la Marsigliese. Cosa significa la sua elezione per la Francia e per l’Europa? Quale cultura politica, e che idea della comunicazione, dietro al nuovo Presidente? E cosa ha vinto davvero, il socialismo liberale o la paura del Front National? Tante domande, prime risposte a #Lacittà

Gli ospiti dell’8 maggio 2017
Massimo Nava, già corrispondente da Parigi del Corriere della Sera, scrive oggi sulle elezioni
Christine Vodovar
, insegna Storia comparata dei sistemi politici europei alla LUISS
Francois Lafond
, analista internazionale, direttore del think tank di “Europa Nuova”  professore associato a Sciences Po – Parigi
Dino Amenduni
, socio e responsabile dell’area comunicazione politica di Proforma, insegna Comunicazione politica ed elettorale all’Università di Bari

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L’antidoto ai populisti si chiama Europa. Macron doppia Le Pen e salva la Francia

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Non alla Bastille, piazza della gauche giacobina, dove Hollande aveva festeggiato la sua vittoria nel 2012. Non alla Concorde, la piazza di Sarkozy, della destra repubblicana, erede del gollismo. Ma al Louvre. Nel cuore di Parigi. Entres les deux. Al centro. Emmanuel Macron è il nuovo presidente della Repubblica francese, l’ottavo della Cinquième République.

Massimo Nava: «Macron come Napoleone. E ora la Francia è il vero laboratorio politico europeo»

«Astuzia, talento e bùs del cùl». Corrispondente da Parigi per il Corriere della Sera, ma pur sempre milanese doc, Massimo Nava descrive così, parafrasando la celebre massima di Arrigo Sacchi, la vittoria di Emmanuel Macron al primo turno delle presidenziali francesi. Ma, avverte, «attenti alle sbornie consolatorie: il pericolo populista e anti-europeo resta intatto e, se possibile, va affrontato ancora più in fretta». E, soprattutto, va osservato con cura anche da fuori, perché la Francia, con queste elezioni è diventato «il vero laboratorio politico europeo».

Nava, rivoluzione doveva essere e rivoluzione è stata… Ci tocca rivalutare i sondaggisti. Hanno azzeccato le percentuali al secondo decimale sin dalle tre del pomeriggio. Chapeau.

Chapeau anche per Macron? Lui è il vero fenomeno di questa tornata elettorale, è evidente. Un giovane di 39 anni, che da zero tira su un partito da 250mila iscritti, in grado di scuotere l’opinione pubblica, di riempire un grande vuoto della politica e addirittura di arriva in testa alla fine del primo turno delle presidenziali, con grandi probabilità di vincere, merita tutti gli onori del caso. L’unico paragone storico che viene in mente è quello con Napoleone.

Continua a leggere l’intervista di Francesco Cancellato a Massimo Nava su L’Inkiesta

Il politologo Philippe Marlière: “Emmanuel Macron come Silvio Berlusconi”

Il politologo Philippe Marlière: Emmanuel Macron come Silvio Berlusconi

Philippe Marlière, professore di politica europea all’University College di Londra, non ha dubbi: Emmanuel Macron è un riformista. Qualunque sia il significato di questa parola. «Vuole cambiare le cose», spiega al telefono da Londra: «Anche se non è sempre chiaro il come. Ma ciò che è chiaro è che con la sua elezione il sistema tradizionale è crollato. Abbiamo una nuova Repubblica. È successo quello che da voi accadde con l’avvento di Silvio Berlusconi che spazzò via tutto il vecchio. Perché il vecchio era ormai molto screditato». Le sembra dunque un vero liberale?
«Mi ricorda molto il Tony Blair prima della guerra in Iraq, quello che funzionava, e mi fa pensare al vostro Matteo Renzi che certamente ha una personalità molto diversa ma che come lui cerca di prendere il meglio a destra e a sinistra senza troppo fare caso alle ideologie tradizionali, prediligendo i tecnocrati. Però un’altra grande differenza è che Renzi ha scelto di appartenere a un partito e invece Macron lo sta creando da zero. E fa bene. Si può andare al potere senza un partito ma non ci si può restare. Anche il movimento 5Stelle è diventato partito». L’enfant prodige farà la sua entrata all’Eliseo come il più giovane presidente della storia francese, portando con sé sacchi di speranza e casse di perplessità
Cosa vuol dire oggi essere liberale in Francia?
«Innanzitutto vuol dire rompere con la tradizione. Il liberismo non fa parte della tradizione francese. Poi vuol dire prendere dalla sinistra i suoi valori progressisti in campo sociale, rompendo con la tradizione di destra, conservatrice e religiosa, e da destra alcuni valori economici. Mi sembra chiaro che Macron non sia un vero uomo di sinistra ma un ibrido».

Federica Bianchi sull’Espresso

Ecco tutto il programma economico di Emmanuel Macron punto per punto

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1. Rispettare da subito l’obiettivo di riportare il rapporto deficit/PIL al 3%, in coerenza con la presidenza Hollande. Il conseguimento dell’obiettivo è agevolato da una crescita del PIL prevista attorno all’1,4% annuo a inizio mandato, e che poi, malgrado la restrizione fiscale, accelera all’1,7%;

2. Taglio delle tasse a imprese e famiglie, riduzione del cuneo fiscale, piano d’investimenti da 50 miliardi, transizione ecologica;

3. A copertura delle misure espansive e della riduzione del disavanzo, taglio della spesa pubblica di 60 miliardi in cinque anni;

4. Introduzione di ulteriore flessibilità nel mercato del lavoro (portando avanti l’impianto della sua loi travail, varata sotto la presidenza Hollande), incentivi all’auto-imprenditorialità e alla formazione professionale;

5. Aumento delle spese per la difesa e la sicurezza, ma proseguendo la politica di accoglienza agli immigrati;

6. Rafforzamento della Unione Europea, ridando nuovo impulso al processo di unificazione;

7. In politica estera, le sue posizioni sono allineate a quelle tedesche nei riguardi di Russia, Stati Uniti e Brexit.

Che impatto potrebbero avere, se implementate in toto, le sue proposte sui conti pubblici e sull’economia?

Approfondisci su Formiche.net

Il video di Macron: “Difenderò la Francia e l’Europa”

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L’incubo peggiore per l’Europa si dissolve alle 8 della sera, quando gli exit poll rivelano quanto incolmabile sia il distacco nelle urne tra i due candidati all’Eliseo, l’europeista Emmanuel Macron e la campionessa dei populisti Marine Le Pen. E così alla fine è Macron è il nuovo presidente della Francia. Con oltre il 65% delle preferenze si e’ aggiudicato il ballottaggio, divenendo, a 39 anni, il piu’ giovane presidente della storia di Francia. “Si apre una nuova pagina, voglio che sia quella della speranza e della ritrovata fiducia”, ha detto al Louvre davanti ad una folla oceanica di sostenitori sulle note dell’Inno alla Gioia. Durante il discorso la promessa di “proteggere” e “tenere unita” la Francia, e quella altrettanto solenne di “difendere il destino comune dell’Europa”.

Clicca sul sito di RaiNews24 per vedere il video del discorso di Macron all’Eliseo

Perché vince la politica dell’identità

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Ma dove vai (e dove prendi i voti oggi…) se il sovranismo non ce l’hai? La politica dell’età contemporanea in Europa si è organizzata intorno ad alcune fratture sociali. Quelle da cui sono nati i partiti che hanno strutturato i sistemi politici per come li abbiamo conosciuti, tra alti e bassi, sostanzialmente fino ai giorni nostri. Con la teoria dei cleavages (le fratture), gli scienziati politici Stein Rokkan e Seymour Martin Lipset, nella seconda metà degli anni Sessanta, hanno spiegato la genesi e lo sviluppo delle formazioni politiche, incrociando due dimensioni in base all’asse (territoriale o funzionale) e alla rivoluzione (nazionale e industriale), da cui le fratture centro-periferia, Stato-Chiesa, città-campagna, capitale-lavoro.

Questi cleavages hanno illustrato molto bene la natura dei conflitti sociali e la tipologia degli imprenditori politici che hanno dato loro voce e rappresentazione fino a poco tempo fa, ma necessitano ora di una revisione e di un “tagliando”, mentre a farsi largo sono fratture nuove, che sconvolgono e tagliano trasversalmente l’asse sinistra-destra. Come quella che vede, da una parte, i sovranisti e, dall’altra, i globalisti. Sovranismo-populismo vs. cosmopolitismo-globalismo; anche se sovranismo e populismo non sono perfettamente sovrapponibili (basti pensare alla postmoderna sinistra populista di Podemos, che fa del multiculturalismo una delle proprie bandiere). A ridefinire alcuni settori dei sistemi politici è, dunque, la politica dell’identità. L’identità culturale surroga l’ideologia (che era internazionalista, ossia global), e si esprime quindi nel conflitto tra chi la rivendica come un sistema chiuso e “non contaminabile” (i sovranisti), e chi, invece, la ritiene aperta e incessantemente soggetta a ibridazioni (i cosmopoliti).

Massimiliano Panarari su l’Espresso

Emmanuel Macron, il presidente più giovane all’Eliseo

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“Sarò un uomo libero”, ha promesso l’ex banchiere Rotschild, ex consigliere di Francois Hollande all’Eliseo, ex ministro dell’Economia. L’uomo che ha messo fine al vecchio bipolarismo della Quinta Repubblica vuole una Francia “forte e solidale”, non vuol sentir più parlare di disfattismo ma soprattutto ha sempre tenuto alta – rischiando grave impopolarità – la bandiera dell’appartenenza all’Europa. Non da rinnegare, ma anzi da rafforzare.

“Non ha un partito alle spalle che lo sostiene”, “non ha la stoffa del politico”, “non ha carisma”: una dopo l’altra, queste affermazioni si sono sgretolate mentre Macron costruiva il suo personaggio, che dai corridoi ovattati dell’alta finanza ha saputo dare il meglio anche nelle arene più infuocate. “Lo sentite il mormorio della primavera? Domenica vinceremo e sarà l’inizio di una nuova Francia”, ha detto in uno dei suoi ultimi comizi, fra invettive e atteggiamenti da guru. Il suo capolavoro: aver giocato in contropiede nel dibattito tv, distruggendo un osso duro come Marine Le Pen e facendo apparire evidenti le sue approssimazioni. Dopo l’attentato sugli Champs-Elysees si è detto “pronto a proteggere i francesi”.

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