Monthly Archives: maggio 2017

Sikh: Una sentenza all’arma bianca. Ascolta la puntata

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“L’immigrato ha l’obbligo di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi”, questo il passaggio di una sentenza della Cassazione che sta provocando molte reazioni e riflessioni. questa vicenda che riguarda un indiano Sikh, che chiedeva di girare col coltello rituale della sua religione, pone un tema gigantesco come quello del confine tra norme e valori, tra diritto e etica. 
Gli ospiti del 16 maggio 2017:
Dhillon Singh Karamjit, presidente della comunità Sikh SGPC in italia
Bobbi Parmàr, indiana, in Italia dal’94, mediatrice culturale nel Comune di Novellara (RE), zona di Parmigiano, dove i sikh hanno una comunità molto grande
Gianfranco Schiavone, vicepresidente ASGI, Associazione di Studi Giuridici sull’Immigrazione
Marco Aime, insegna Antropologia Culturale a Genova
Simonetta Agnello Hornby, scrittrice e avvocato dei minori a Londra. Il suo ultimo libro è Caffè amaro (Feltrinelli, 2016)
Laura Boella, filosofa, insegna Filosofia Morale all’Università Statale di Milano. Tra i suoi libri Grammatica del sentire (Cuem, 2017), Sentire l’altro. Conoscere e praticare l’empatia (Raffaello Cortina, 2016), Neuroetica. La morale prima della morale (Raffaello Cortina, 2006)
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«Rifugiati in Germania? O imparano il tedesco o perderanno i benefici»

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I rifugiati devono integrarsi rispetto alla cultura e alla società tedesca, altrimenti ci saranno tagli ai loro sussidi. «Tutti coloro che arrivano in cerca di protezione e vogliono iniziare una nuova vita, devono adattarsi alle nostre regole e ai nostri valori», queste le parole di Andrea Nahles, ministro del lavoro e degli affari sociali nella grande coalizione di Angela Merkel, riportate tra gli altri da Die Welt e Spiegel Online «Se non riusciranno a integrarsi, verranno penalizzati finanziariamente», ha aggiunto la Nahles.

Una nuova proposta di legge. I nuovi arrivati in Germania devono «mettere le loro capacità al servizio dello Stato», ha sottolineato la rappresentante del partito social-democratico (SPD). Una nuova legge sull’integrazione potrebbe essere varata, proprio per regolamentare le decisioni dello Stato. La frequentazione di un corso di tedesco e il comportamento del singolo individuo saranno dunque decisivi per i sussidi, che potrebbero invece essere tagliati in caso di mancata integrazione.

I rifugiati devono lavorare. Il ministro ha ribadito che l’idea della libera circolazione in Europa non è legata alla possibilità di dipendere da sussidi e assistenza sociale. Ha anche aggiunto che la maggior parte dei rifugiati arrivati in Germania fino ad ora si è data da fare, guadagnandosi da vivere.

Giulia Mastrantoni su Berlinomagazine

Migranti devono conformarsi ai nostri valori, parola di Cassazione

immigrazione_500 jpgIn una società multietnica, la convivenza tra soggetti di gruppi differenti richiede l’identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. A mente dell’art. 2 della Carta Costituzionale, l’integrazione non impone l’abbandono della cultura di origine, bensì il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante. L’immigrato che decide di stabilirsi in una società in cui è consapevole che i valori di riferimento sono differenti da quella da cui proviene, ne impone il rispetto. Non è infine tollerabile che l’attaccamento ai propri valori, anche se leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante.

Clicca qui per leggere il testo della sentenza 15/05/2017 n° 24084, Cassazione penale, sez. I

Tripudio di colori per la grande festa dei Sikh

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Un tripudio di colori, musica, canti, balli, ma anche odori e sapori di una terra lontana, per un giorno vicinissima a Mantova. Ieri si è celebrato il Vaisakhi, la tradizionale festa che la comunità sikh organizza ogni anno per commemorare il giorno della nascita della loro religione, nel lontano 1699. Nei piazzali antistanti lo stadio Martelli e Palazzo Te è andata in scena un’invasione, assolutamente pacifica, di sikh. Oltre quattromila quelli presenti, parte di una comunità che all’interno della nostra provincia tocca le 17mila unità. «Lo spirito che guida questa festa – spiega Singh Dilbagh, rappresentante della comunità sikh mantovana – è quello dell’integrazione. Ci apriamo sempre verso la comunità e accettiamo tutti, è fondamentale che la gente ci conosca e non ci confonda con ciò che non siamo».

Approfondisci sulla Gazzetta di Mantova

Zero alcol, scope, preghiere È l'”invasione” dei turbanti

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C’è Ravinder che si propone da guida perché vuol farmi conoscere il responsabile dell’organizzazione di questa festa sikh chiamata Vaisakhi. Ha un turbante bianco e mi dice: «Io mucche latte« perché nella vita di tutti i giorni munge mucche per le stalle di un’azienda agricola del mantovano. Sicuro che Giulio Romano mai si sarebbe immaginato che cinquecento anni dopo la costruzione di Palazzo Te a Mantova un’orda colorata di indiani avrebbe invaso tutta la zona tra il palazzo e lo stadio. Singh Ravinder non ha ancora preso la cittadinanza italiana ma ha un permesso di soggiorno illimitato e, tra una bancarella che vende lunghe sciarpe chiamate chunni e una nella quale si avvolgono turbanti sgargianti, mi presenta Singh Balraj, il portavoce della comunità mantovana dei Sikh.

Davide Bregola sul Giornale

Il kirpan, pugnale sacro dei sikh che dal 2009 divide politica e giustizia Ora il punto fermo della Cassazione

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Finché è stato associato a Sandokan, all’Oriente di Salgari, all’esotismo dei romanzi d’avventura, il pugnale ricurvo usato dagli indiani o dai malesi non ha rappresentato alcuna minaccia. Adesso invece il kirpan (è il nome originario di quella «lama») è l’oggetto della sentenza della Cassazione che divide l’opinione pubblica. I fedeli della religione sikh, una variante dell’induismo, sono tenuti a portare sempre con sé il pugnale come precetto religioso, un obbligo analogo a quello di non tagliarsi i capelli e che costringe appunto gli indiani fedeli al credo sikh a coprirsi la testa con un vistoso turbante. La regola religiosa, però, si scontra con la legge italiana che vieta di girare con addosso armi; in più da quando l’immigrazione dall’India ha assunto forme massicce anche in Italia, la questione è stata posta più volte nelle aule di giustizia, con esiti non sempre uguali. La Cassazione (affermando che le leggi della comunità ospitante devono avere il sopravvento su quelle religiose) ha ora espresso un verdetto in grado di orientare futuri pronunciamenti.

Claudio Del Frate sul Corriere della Sera