Monthly Archives: maggio 2017

Alternanza scuola lavoro. Ascolta la puntata

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Alternanza scuola lavoro, è tempo di bilanci. Da giorni al filo diretto di Prima Pagina molte telefonate intorno al tema istruzione e al collegamento con le scelte professionali che seguono gli studi. I dati di Almalaurea mostrano quali sono in questo momento gli sbocchi occupazionali e in queste ore si discute dell’opportunità di inserire il numero chiuso nelle facoltà umanistiche. Il punto su cui ci concentriamo oggi è però quello dell’alternanza scuola lavoro, la novità forse più importante della riforma chiamata La Buona Scuola: 200 ore per i licei, 400 per gli istituti professionali di confronto tra ragazzi e mondo del lavoro, un mondo che a quell’età sembra così lontano.

Gli ospiti del 17 maggio 2017

Scilla, ascoltatrice che racconta l’esperienza di sua figlia
Oscar Pasquali, segreteria tecnica del Miur e responsabile alternanza scuola lavoro
Paolino Marotta, presidente ANDIS, l’ associazione nazionale dirigenti scolastici
Giovanni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano
Alba Cavicchi, insegna al liceo lcassico Mariotti di Perugia
Giovanni Marchese, dirigente scolastico dell’Iti Vittorio Emanuele III di Palermo
Luigi, studente del Liceo classico Dante Alighieri di Roma
Martina Pennisi, giornalista del Corriere della Sera, firma oggi con Federica Seneghini l’articolo “Noi, ragazzi autentici” il futuro raccontato da lo studio di “Youth flux” su 7 mila giovani tra 16 e 24 anni di 14 paesi tra cui l’Italia

Ascolta la puntata

 

Dieci domande e risposte sull’alternanza scuola lavoro

SCUOLA-LAVORO

L’alternanza scuola lavoro è diventata uno degli elementi trainanti la progettazione delle scuole del secondo ciclo. La sua introduzione nei Licei ha messo in moto meccanismi progettuali interessanti e innovativi, nonostante sia stata introdotta attraverso la legge 107/2015 e quindi risenta della pessima pubblicistica legata al malcontento dei docenti per quella legge. Al di là delle considerazioni sull’avvio dei percorsi di alternanza, modificati dalla legge 107/2015 per gli Istituti tecnici e professionali e introdotti per i Licei, e senza voler precorrere un report in uscita che saranno possibili solo dopo almeno un quinquennio di lavoro e alcuni esami di stato conclusivi, può essere interessante farsi qualche domanda e fornire qualche possibile risposta a un anno e mezzo dall’avvio di questa innovazione.

Leggi tutte le domande (e risposte) di Stefano Stefanel su Andisblog

Studenti: la RUBRICA DI GIORGIO AGAMBEN

Sono passati cento anni da quando Benjamin, in un saggio memorabile, denunciava la miseria spirituale della vita degli studenti berlinesi e esattamente mezzo secolo da quando un libello anonimo diffuso nell’università di Strasburgo enunciava il suo tema nel titolo Della miseria nell’ambiente studentesco, considerata nei suoi aspetti economici, politici, psicologici, sessuali e in particolare intellettuali. Da allora, non soltanto la diagnosi impietosa non ha perso la sua attualità, ma si può dire senza timore di esagerare che la miseria – insieme economica e spirituale – della condizione studentesca si è accresciuta in misura incontrollabile. E questa degradazione è, per un osservatore accorto, tanto più evidente, in quanto si cerca di nasconderla attraverso l’elaborazione di un vocabolario ad hoc, che sta fra il gergo dell’impresa e la nomenclatura del laboratorio scientifico.
Una spia di questa impostura terminologica è la sostituzione in ogni ambito della parola “ricerca” a quella, che appare evidentemente meno prestigiosa, di “studio”. E la sostituzione è così integrale che ci si può domandare se la parola, praticamente scomparsa dai documenti accademici, finirà per essere cancellata anche dalla formula, che suona ormai come un relitto storico, “Università degli studi”. Cercheremo invece di mostrare che non soltanto lo studio è un paradigma conoscitivo sotto ogni aspetto superiore alla ricerca, ma che, nell’ambito delle scienze umane, lo statuto epistemologico che gli compete è assai meno contraddittorio di quello della didattica e della ricerca.
Proprio per il termine “ricerca” diventano particolarmente evidenti gli inconvenienti che derivano dall’incauto trasferimento di un concetto dalla sfera della scienze della natura a quella delle scienze umane.

Continua a leggere Giorgio Agamben sul sito di Quodlibet

Noi, i ragazzi autentici: spaccato di una generazione (tra like e amici veri)

Cattura

Il termine Millennial, in realtà, più che analizzato andrebbe riposto nel cassetto. Tra i nati negli anni ‘80 e quelli tra i ‘90 e il Duemila c’è una profonda spaccatura, fatta (per i più giovani) di estrema lucidità, consapevolezza e bombardamenti costanti di stimoli, digitali e non. I 16-24enni sono cresciuti in una realtà filtrata dagli effetti di Instagram e, allo stesso tempo, inasprita dalle conseguenze dell’instabilità finanziaria, politica e sociale. Sono abituati a vivere in un loop senza sosta di confronti, ma all’omologazione preferiscono la diversità. O quantomeno ci provano: tanto sono consapevoli di ciò che vogliono, e di ciò che li circonda, quanto vacillano e si sentono schiacciati quando pensano al contesto in cui vivono e alle reali possibilità di cambiarlo. Con il nostro Paese in prima linea da questo punto di vista. Lo racconta lo spaccato «Youth in Flux» di Viacom, la casa madre di Mtv, che il Corriere della Sera pubblica in esclusiva. E lo confermano i primi contributi arrivati per il progetto «Your Voice», che lanciamo oggi sul nostro sito in collaborazione con Mtv: interrogati sui timori legati al terrorismo, i poco meno che ventenni fanno riferimento alla crescente sfiducia verso «chi indossa il velo o segue un’altra religione» ma allo stesso tempo affermano che «è sbagliato collegare l’Islam al terrorismo perché si tratta di un fenomeno legato al denaro o alla conquista dei territori». «Hanno il controllo sulla nostra psicologia», sentenziano. Ma poi, si dimenano: «Non bisogna farsi inculcare il terrore del terrorismo». Ecco, si dimenano, sono irrequieti.

Martina Pennisi e Federica Seneghini sul Corriere della Sera