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Passa al senato il reato di tortura. Ascolta la puntata

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Un tema che ci sta molto a cuore, di cui dovremmo parlare ogni giorno, il reato di tortura. Il Senato ha approvato un testo di legge che per il suo stesso primo firmatario, Luigi Manconi, e che per le tante associazioni e persone che da anni si occupano di diritti umani, è ormai irriconoscibile e inaccettabile. Nello stesso tempo, il ritardo dell’Italia sull’introduzione del reato non è più perdonabile. Perché siamo arrivati a questo punto? Perché vicende come quella di Bolzaneto, di Cucchi, Aldrovandi, e Regeni non sono bastate? Cosa ci fa capire del rapporto tra il potere e i suoi limiti?

Gli ospiti del 19 maggio 2017

Mauro Palma Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale e fondatore e presidente onorario di Antigone

Enzo Marco Letizia, segretario nazionale Anfp (Associazione nazionale funzionari di polizia)

Roberto Settembre  dopo alcuni anni di attività forense, è entrato in magistratura nel 1979 e ha lavorato quasi sempre nel settore penale. È stato l’estensore della sentenza d’appello sui fatti di Bolzaneto, resa definitiva dalla Cassazione. Su questa drammatica vicenda ha scritto un libro, Gridavano e piangevano, pubblicato da Einaudi nel 2014. È uscito dall’ordine giudiziario nel 2012.

Antonio Marchesi giurista, filosofo del diritto, è presidente della sezione italiana di Amnesty International

Donatella Di Cesare, insegna Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma, tra i suoi libri citiamo Tortura (Bollati Boringhieri, 2016) e l’ultimo, Terrore e modernità (Einaudi, 2017), collabora col Corriere della Sera

Maurizio Montanari 059 793901 – psicanalista, fondatore del centro di Psicoanalisi Applicata LiberaParola, sul portale di Articolo1 ha firmato il pezzo “Tortura, la legge che manca. I dannati della Diaz salvi grazie all’Europa” (è nel blog) in cui si concentra sulla conseguenze posttraumatiche degli atti di tortura e sull’importanza per le vittime della certezza della pena

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Il libro: Tortura

La condanna non è più unanime. Dopo l’11 settembre i nuovi apologeti della torturacover hanno trovato nella «guerra al terrore» il motivo per giustificare una pratica mai dismessa che, negli ultimi anni, sembra dilagare ovunque, nelle democrazie non meno che nei regimi dittatoriali. Ma il «no» opposto dall’indignazione non basta più a difendere la dignità umana offesa. In pagine intense, scritte con il suo stile chiaro e incisivo, Di Cesare offre un quadro critico complessivo della tortura. Ne indica il nesso stretto con il potere, ne mostra la presenza anche nella democrazia. Come lottare contro la tortura, se a delinquere è lo Stato? Filosofi, scrittori, drammaturghi, registi, poeti vengono interpellati per delineare un’inedita «fenomenologia della tortura» che mira a cogliere la peculiarità di una violenza estrema, sistematica e metodica, dove il carnefice calcola e misura il dolore per scongiurare che la vittima muoia e per esercitare ancora il suo potere sovrano. La tortura è, per la vittima, la propria morte esperita in vita. Da Guantánamo ad Abu Ghraib, dal G8 di Genova agli anni di piombo, da Giulio Regeni a tutti quei casi che hanno recentemente allarmato l’opinione pubblica, la tortura viene esercitata in modo sempre più sofisticato per poter essere negata; incombe ovunque un inerme si trovi nelle mani del più forte: nelle carceri, nei reparti psichiatrici, nei campi per gli stranieri, negli ospizi, nei centri per disabili, negli istituti per minori. E l’assenza di un reato la favorisce.

Tortura di Donatella di Cesare (Bollati Boringhieri)

Reato di tortura, così l’Italia tenta di tornare al passo con l’Europa

Se ne discute da sempre, il Ddl è in Parlamento dall’inizio della legislatura (il primo è stato presentato il 15 marzo 2013 dal senatore Luigi Manconi) ma l’Italia resta ancora senza una legge sulla tortura. A 33 anni dalla Convenzione Onu e dopo essere stata votata già una volta dal Senato e dalla Camera . Ora la proposta tornerà in aula a Palazzo Madama la prossima settimana dopo una nuova battuta d’arresto e un periodo di stand by che durava dal 14 luglio scorso. Con un testo che tiene conto degli emendamenti messi a punto dai relatori Nico D’Ascola (Alternativa popolare) ed Enrico Buemi (Autonomie) che sintetizzano l’accordo raggiunto dalla maggioranza. Ecco come cambierà il codice penale in Italia in base all’ultima formulazione della norma e cosa prevedono gli altri paesi della Ue. Dalla legislazione più “morbida” della Spagna, a quella severissima del Regno Unito, passando per la Francia , il cui sistema, con pene graduali fino all’ergastolo, si avvicina di più a quella che l’Italia si prepara a varare. Caso a parte la Germania, che pur vietando l’uso della tortura non ha un reato specifico nel codice, ma delle norme ad esso assimilabili.

Marta Paris sul Sole24Ore

Dei delitti e delle pene

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Opera di straordinaria attualità, messa all’indice nel 1766 e poi accolta entusiasticamente dagli illuministi francesi, Dei Delitti e Delle Pene di Cesare Beccaria ha posto le basi per il diritto penale moderno. Dalle riflessioni sul carcere a quelle sulla tortura e l’indulto, Radio3 ha dedicato al volume un ciclo di approfondimenti: ascoltali in streaming o scaricali in podcast.

Graphic Novel: I segni addosso, storie di ordinaria tortura

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Nonostante possa sembrare una pratica distante nel tempo, la tortura è ancora tristemente attuale. Non avviene solo in luoghi lontani dal nostro, come dimostrano le vicende del 2001 a Genova e la cosiddetta “macelleria messicana” perpetrata all’interno della scuola Diaz senza dimenticare che in Italia la tortura non è ancora legalmente reato. Un graphic novel che racconta le atrocità fisiche e psicologiche della tortura, senza moralismi, dal regime fascista fino ad oggi.

I segni addosso, storie di ordinaria tortura, di Andrea Antonazzo, Elena Guidolin e Renato Sasdelli (BeccoGiallo Editore)

Reato di tortura, il Senato approva. Il testo passa ora alla Camera

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Questi i punti salienti della proposta:

  • la pena è da 4 a 10 anni, aumentata da 5 a 12 se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale;
  • la pena è aumentata fino alla metà se dal fatto deriva una lesione grave o gravissima;
  • se ne deriva la morte la pena è aumentata a trenta anni;
  • l’istigazione da parte del pubblico ufficiale a commettere atti di tortura (si pensi al poliziotto o carabiniere, che dà un ordine in tal senso al suo sottoposto) è punita con la pena da sei mesi a tre anni.

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Tortura, la legge che manca. I dannati della Diaz salvi grazie all’Europa

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“Come si può esercitare potere su un essere umano? Facendogli sperimentare del dolore”
George Orwell, 1984

L’Italia ha versato un risarcimento monetario a sei persone che le avevano fatto causa rivolgendosi alla Corte europea dei diritti dell’uomo. L’oggetto della diatriba riguardava le violenze durante il G8 tenuto a Genova nel 2001. Nel corso delle manifestazioni di protesta avvenute a margine del G8, decine di persone vennero fermate e portate dalle autorità italiane nella caserma di Bolzaneto dove ‘oltre trecento persone vennero private della possibilità di incontrare i loro legali, umiliate, picchiate, minacciate. Tra le mura della caserma risuonarono a più riprese inni fascisti, molti dei ragazzi vennero costretti a rimanere immobili per ore, le donne subirono violenze fisiche e morali’. La Corte Europea ha dunque sancito quello che tutti sapevano: là dentro fu praticata la tortura. Un reato non contemplato dal codice italiano.

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Il Senato approva il ddl sul reato di tortura, Amnesty e associazioni lo bocciano: “Tutela solo la polizia”

Un compromesso “al ribasso” che lo rende di “difficile interpretazione”, se non “inapplicabile”. E che lascia diverse scappatoie ai pubblici ufficiali che abusano del loro potere. Il disegno di legge che introduce il reato di tortura nel codice penale italiano, salutato dal Partito Democratico come “una legge di civiltà”, è stato approvato al Senato e ora passa alla Camera per l’approvazione definitiva. Un testo su cui pesano però diverse ombre. Tant’è che è stato rinnegato dal suo stesso “padre”, il senatore dem Luigi Manconi che lo aveva presentato il primo giorno della legislatura e ora ha deciso di non votarlo perché completamente “stravolto”.

Ma la lista di chi boccia il ddl sulla tortura (la scheda in basso), profondamente modificato rispetto alla sua prima stesura da una serie di emendamenti introdotti a Palazzo Madama, è lunga: ci sono Amnesty International e l’associazione Antigone, c’è l’Associazione Nazionale dei Funzionari di polizia, ci sono Sinistra Italiana e anche la Lega Nord.
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