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Manchester: resilienza dopo l’orrore. Ascolta la puntata

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Manchester, il giorno dopo porta dolore e domande. Molte e diverse le riflessioni che arrivano con le telefonate degli ascoltatori: Come faccio a spiegarlo ai miei figli, come si combatte le paura. Ma anche le reazioni che stigmatizzano una certa passività – nostra, inglese, occidentale? – di fronte a questi episodi. C’è chi invoca una reazione bellica, politica e geopolitica contro le origini del terrore e contro la debolezza delle vittime. Mentre gli inglesi, ancora una volta, sorprendono con la loro resilienza che ha radici antiche nella storia e nella filosofia britannica e che sembra essere la loro risposta alla paura e al terrore.

Gli ospiti del 24 maggio 2017

Silvia Guzzetti, giornalista free lance, vive a Loughborough a metà strada tra Londra e Manchester, collabora con Avvenire, Agenzia Sir e settimanali inglesi cattolici. Su Famiglia Cristiana ha firmato il pezzo “Manchester: non solo calcio, ma tante moschee e macellerie halal”
Donatella Di Cesare, insegna Filosofia teoretica alla Sapienza di Roma, è stata nostra ospite pochi giorni fa, il suo ultimo libro, molto prezioso in questi giorni, è Terrore e modernità (Einaudi, 2017)
Renzo Guolo, insegna Sociologia all’ Università di Padova e collabora con Repubblica, tra i suoi libri ricordiamo L’ ultima utopia. Gli jihadisti europei uscito per Guerini e Associati nel 2015
Luca Fazzo, giornalista del Giornale
Stefania Miretti, giornalista e autrice insieme a Anna Migotto del libro, appena uscito per Einaudi, Non aspettarmi vivo. La banalità dell’orrore nelle voci dei ragazzi jihadisti

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QUEI FIGLI DI IMMIGRATI SOSPESI TRA DUE MONDI

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Obbligati a seguire le tradizioni dei padri e desiderosi di trovare una collocazione nel Paese che li ospita, ma non sempre li accoglie, gli immigrati di seconda e terza generazione devono essere aiutati dalla famiglia a integrarsi.

Credo nella tolleranza. Credo nella convivenza di fedi e di culture. Credo nel rispetto di regole e convinzioni su cui si fondano le religioni di ogni culto e popolo. Credo che ognuno possa credere in ciò che vuole: il Dio cristiano e il Dio ebraico, Buddha, Shiva, Allah, i kami shintoisti e il peyotismo dei nativi d’America. Oppure nell’uomo. O in niente. Credo che la ricerca di spiritualità, o semplicemente di verità e di senso, siano così personali che non si possono fare classifiche, ogni strada ha pari dignità e nessuno può dire che la sua sia migliore delle altre. Ma proprio perché credo che sia una ricerca individuale, non ha senso imporla, perché diventa una scatola vuota priva di sostanza, uno sterile elenco di norme e precetti, una prigione. Emancipazione non è portare il capo scoperto o le gambe nude, ma scegliere.

Continua a leggere Maria Elena Viola su Gioia

Una città divisa tra immigrazione e partite di calcio

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Manchester, oltre 500 mila abitanti, è stata definita più volte uno degli approdi dell’enorme ondata di immigrazione nel Regno Unito. Nota negli anni per gli innumerevoli scontri nei sobborghi, arrivata ad avere il 10 per cento della popolazione di fede musulmana in un paese dove l’Islam è già la seconda religione, con una popolazione di quasi tre milioni, ovvero il 4,5% circa del totale, è diventata culla di reclutamenti jiadisti tra 2000 e il 2005. Oggi oltre alla nota squadra di calcio e alle grandi partite della Champions League, Manchester è tornata a far parlare di sé con l’attentato terroristico del 22 maggio (rivendicato dall’Isis) che ha colpito l’Arena subito dopo la fine di un concerto a cui partecipavano soprattutto giovanissimi.

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