Il clima che cambia

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Il clima sta cambiando, è già cambiato, e lo vediamo dai nostri campi. Dai raccolti, dalle stagioni, dalle difficoltà vecchie e nuove, dai prodotti e dai costi. Eppure proprio sul clima si è consumata una rottura, almeno apparente, tra Trump e l’Europa. Gli Usa intendono ritirarsi dagli impegni di Parigi sulla riduzione delle emissioni, ma come mai nessuno punta mai il dito su Cina e India, che le emissioni non le hanno mai limitate? Dalle ciliegie pugliesi alle coltivazioni cinesi, che tempo fa?

Gli ospiti del 30 maggio 2017

Berardino Nardelli, agricoltore a Conversano (Bari), coltiva ciliegie
Gianni Silvestrini, direttore scientifico di Kyoto club e Quale energia?
Luca Mercalli, meteorologo, divulgatore scientifico e climatologo italiano, è Presidente della società meteorologica italiana
Stefano Masini, responsabile nazionale ambiente di Coldiretti
Michelangelo Cocco, direttore esecutivo del centro studi sulla Cina contemporanea

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Un commento

  • Consiglio di lettura: Farmageddon di Puilip Lymbery e Isabel Oakeshott. L’impatto degli allevamenti sul clima è universalmente certificato. Il girone infernale del fecondare per uccidere, che è il seme delle vergogne del genere umano, danneggia irreparabilmente l’ambiente creando catastrofi ambientali.
    L’allevamento intensivo è il primo responsabile della coltura intensiva. Il processo produttivo inoltre è a bassissimo rendimento: 15 kg di cereali per 1 kg di carne. Consumo di suolo, pesticidi resi indispensabili, falde inquinate eccetera. Cosa aspettiamo a decidere di mangiare direttamente i vegetali proteici che destiniamo ai condannati a morte? Il tempo è scaduto.

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