Monthly Archives: maggio 2017

Boiron, il re dell’omeopatia: «Prendo gli antibiotici e li do anche ai miei figli»

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L’imprenditore: i nostri farmaci sono complementari a quelli allopatici. «L’importante è scegliere un medico bravo che sappia decidere quali usare». Il commento a pochi giorni dalla morte del bimbo morto di otite nelle Marche e curato con l’omeopatia.

Quand’è l’ultima volta che ha preso un antibiotico?
«L’anno scorso, dopo l’estrazione di un dente del giudizio».

E l’ultima che ha preso un’aspirina?
«Stamattina. La cardioaspirina la prendo tutti i giorni».

Christian Boiron è direttore generale del Gruppo Boiron, leader mondiale dei farmaci omeopatici, quasi quattromila dipendenti (di cui duecento in Italia) e un fatturato di 610 milioni di euro. Figlio di Jean, che assieme al fratello gemello Henri ha fondato la multinazionale francese, ha cinque figli e sette nipoti.

Leggi l’intero articolo e l’intervista di Elvira Serra sul Corriere della Sera

Il governo affonda l’omeopatia

I muri ideologici devono crollare, gli italiani devono sapere la verità. I prodotti omeopatici non sono acqua fresca, sono farmaci a tutti gli effetti tanto che all’estero, Svizzera compresa, sono pagati dal sistema sanitario nazionale. Il presidente di Omeoimprese, Giovanni Gorga, è furibondo. Il governo sembra remi contro un settore di nicchia che conta 30 aziende, 4mila addetti e produce circa 12mila farmaci utilizzati regolarmente da milioni di italiani.Presidente, qual è il nodo da sciogliere?La presentazione dei dossier per il rinnovo della registrazione dei farmaci omeopatici in commercio già da 30 anni. Le aziende devono consegnarli entro il 30 giugno 2017, scadenza contenuta nella Finanziaria 2015. Ma molte imprese sono in grande difficoltà e senza una proroga dovranno rinunciare a commercializzare molti dei loro prodotti oggi presenti nelle farmacie.E questo rinvio arriverà? Abbiamo presentato emendamenti da gennaio per due volte, ma siamo stati regolarmente respinti. Il ministero della Sanità sostiene di averci concesso già molto tempo. Ma in Europa le aziende hanno avuto dieci anni di tempo per gestire questo processo. Ormai solo un decreto legge può salvarci.Che cosa c’è dietro? In Italia si pensa che l’omeopatia non sia una scienza analoga alla medicina. Si dicono un mare di inesattezze ma io non tollererò più azioni di screditamento.

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Il bimbo morto e l’omeopatia, una lezione per tutti

Penso che il medico omeopata che si è occupato del bambino morto per una otite non curata debba, quanto meno, essere obbligato a cambiare mestiere.
Francesco Galletti
È sconvolgente ciò che è successo al bambino morto all’ospedale Salesi di Ancona. Non ce l’ho con l’omeopatia, ma non è possibile che un medico scelga deliberatamente di non usare antibiotici.
Raffaele Gelati, Bologna

Risponde il vicedirettore de il Resto del Carlino, Beppe Boni

Proprio ieri si è appreso che il medico omeopata e i genitori sono indagatidalla Procura di Urbino. Inevitabile. I genitori, purtroppo, hanno già la loro condanna senza appello: il peso del rimorso per essersi affidati con superficialità ad un medico che ha rifiutato di somministrare una dose di banali antibiotici utili a risolvere la situazione. Ha invece perseguito cocciutamente la strada della terapia alternativa che è stata fatale. Una scelta scellerata.

Padre e madre hanno le loro colpe, anche se a volte è facile farsi tradire dall’ingenuità e dalla fiducia. Il dottore non ha attenuanti, perché la sua è stata una decisione che avrebbe dovuto basarsi sulle conoscenze codificate dalla comunità scientifica. E invece ha fatto il contrario.

L’omeopatia può essere di aiuto, può rappresentare una terapia complementare ma non può sostituire la medicina ufficiale. Questa storia è una lezione per tutti.

Articolo apparso sul Resto del Carlino

Il paese dei musei: visitiamo sempre gli stessi?

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I musei, la bellezza. Si torna a parlare di arte e cultura per via della polemica nata ieri intorno alla sentenza del Tar sulle nomine dei direttori dei musei, ma quello che ci interessa di più, stamattina, è raccontare invece come funziona il turismo in Italia. La maggior parte dei visitatori si concentra in 3 città, il tempo medio di permanenza è di una notte, i musei più visitati sempre gli stessi. Come si inverte questa tendenza? Come si fa a valorizzare un patrimonio ricchissimo, capillare e straordinario come il nostro?

Gli ospiti del 26 maggio 2017

Giovanni Bastianelli, direttore dell’Enit, l’Agenzia nazionale italiana del turismo
Josep Ejarque, destination manager
Patrizia Battilani, insegna Storia economica all’Università di Bologna, in particolare insegna economia, management e statistica al corso di laurea in economia del turismo e si occupa di valorizzazione e imprenditorialità turistica. Tra i suoi libri citiamo Vacanze di pochi, vacanze di tutti. L’evoluzione del turismo europeo (Il Mulino, 2009)
Francesco Palumbo, direttore generale del turismo del Ministero dei beni culturali e del turismo
Ivan Stomeo, presidente dei Borghi autentici, sindaco di Melpignano

Ascolta la puntata

Il museo di Radio3

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In Italia non esiste un Museo Nazionale. La nostra storia – e la nostra arte – è policentrica: ogni regione ha un museo importante, ogni museo un’opera memorabile. Questa situazione particolare è il prodotto della nostra storia e forse anche dei suoi limiti.
Sicuramente è un pregio del nostro territorio, una qualità diffusa da ricordare e valorizzare. Per esempio con un progetto che solo grazie alla radio si può realizzare. Costituire un Museo Nazionale nel quale trovino collocazione, nel mondo virtuale e narrativo della radio, centocinquanta opere d’arte capaci di raccontare la storia d’Italia.
Saranno centocinquanta storici dell’arte, a proporre le opere che a loro libero giudizio dovranno far parte di un Museo Nazionale, rispettando un solo  vincolo: che le opere scelte appartengano a collezioni permanenti di musei pubblici italiani.

Qui puoi navigare sul sito del Museo Nazionale di Radio3

Rapporto Annuale Federculture. La fotografia più completa del mondo della cultura nel nostro paese

Il Rapporto Annuale Federculture è la pubblicazione che fornisce una fotografia dettagliata della cultura nel nostro paese e rappresenta per questo la più importante fonte di analisi e aggiornamento sul settore dei beni e delle attività culturali.

Ogni anno il volume, attraverso autorevoli saggi e contributi e grazie ad un ampio apparato di ricerche inedite, dati e indicatori, descrive l’andamento dei consumi culturali, le tendenze di domanda e offerta, le politiche e le strategie vincenti, ma anche gli ostacoli e le troppe inefficienze che frenano ancora il completo sviluppo del settore.

Il Rapporto fornisce, pertanto, un quadro di riferimento ricco di elementi di informazione e valutazione, ed è un’interessante vetrina delle esperienze e dei progetti più innovativi e di successo. Uno strumento unico e concreto, prezioso per coloro che hanno voglia di fare.

Per saperne di più visita il sito di FederCulture

Scopri l’Italia

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L’Italia è sinonimo di arte e storia. Le bellezze artistiche sono ovunque e ogni angolo del Paese riserva infinite e meravigliose sorprese. Il nostro è uno dei maggiori patrimoni artistico-culturali del mondo.  L’Italia ha il maggior numero di beni artistici e culturali dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Sono infatti ben 50 i siti italiani inseriti nella Lista del Patrimonio dell’Umanità, la Unesco World Heritage List.

Roma, Firenze, Assisi, Venezia, Siena, Pisa, Napoli, sono tra le più note città d’arte del Paese, ma il territorio è disseminato di centri storici di incomparabile bellezza. I numeri lo confermano: 95.000 chiese monumentali, 40.000 fra rocche e castelli, 30.000 dimore storiche con 4.000 giardini, 36.000 fra archivi e biblioteche, 20.000 centri storici, 5.600 musei ed aree archeologiche, 1.500 conventi.

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Riascolta la puntata di Fahrenheit: Musei senza testa

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Bocciati dal Tar cinque direttori dei musei nominati dopo la Riforma Franceschini. Ne parliamo con Giuliano Volpe, presidente del Consiglio Superiore ‘Beni Culturali e Paesaggistici’ del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Eike Schimdt direttore del museo degli Uffizi di Firenze e con Francesco Erbani, giornalista, scrittore, tra i suoi libri Pompei, Italia Feltrinelli 2015 e l’ultimo con Vezio De Lucia, Roma disfatta. Perché la Capitale non è più una città e cosa fare per ridarle una dimensione pubblica, Castelvecchi 2016

Clicca qui per riascoltare la puntata di Fahrenheit del 25/05/2017

“Non potevano partecipare stranieri”. Il Tar del Lazio boccia le nomine per i musei

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La riforma dei musei voluta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini rischia di tornare al punto di partenza. Con due sentenze, il Tar del Lazio ha infatti bocciato cinque dei venti direttori dei supermusei, cui nomine, di conseguenza, sono state annullate. Cinque musei, del calibro di Palazzo Ducale o del Museo Archeologico di Napoli, sono da ora senza direttori, che verranno sostituiti ad interim. Una decisione che ha provocato l’immediata reazione del ministro: “Non ho parole. Non do letture politiche e rispetto le sentenze. Ma registro con grande dolore quello che questo comporta praticamente e per l’immagine dell’Italia nel mondo”. Il Tar del Lazio – accogliendo il ricorso di due candidati alle posizioni di direzione di musei di Mantova, Modena, Taranto, Napoli e Reggio Calabria – ha ritenuto infatti in primo luogo che le procedure di selezione fossero viziate in più punti.

Tre i nodi fondamentali che hanno convinto i giudici: “Il bando della selezione non poteva ammettere la partecipazione al concorso di cittadini non italiani in quanto nessuna norma derogatoria consentiva di reclutare dirigenti pubblici fuori dalle indicazioni tassative espresse dall’articolo 38. Se infatti il legislatore avesse voluto estendere la platea di aspiranti alla posizione dirigenziale ricomprendendo cittadini non italiani lo avrebbe detto chiaramente”.

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Terrorismo: cosa vuol dire reazione dura? Ascolta la puntata

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Guerra. È facile sintetizzare in una parola il tema di oggi. Dopo la strage di Manchester si torna a leggere, sui giornali, nei messaggi, l’appello a una reazione dura dell’Europa, dell’Occidente, della Nato, contro il terrorismo di matrice islamica. Ma questa “reazione dura”, tanto invocata, in cosa consiste esattamente, di quale azione militare stiamo parlando, cosa è possibile e cosa non è possibile fare?

Gli ospiti del 25 maggio 2017

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della Pace, domani ci sarà una manifestazione a Udine, una marcia per la pace con le scuole alla quale sono attesi circa 2500 giovani contro la violenza
Paolo Magri, vice presidente dell’ISPI, l’Istituto per gli Studi di Politica Internazionale
Pierluigi Battista, editorialista del Corriere della Sera
Lorenzo Striuli, analista di difesa e autore di Opinioni sulla guerra. L’opinione pubblica italiana e internazionale di fronte all’uso della forza (Franco Angeli)
Domenico Rossi, sottosegretario alla Difesa

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immagine tratta dal sito Senza Tregua
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