Monthly Archives: giugno 2017

Il panico dietro l’angolo, da Torino a Manchester. Ascolta la puntata

panico torino

Ilaria era in Piazza San Carlo l’altra sera a Torino, e la sua paura ancora non sa da cosa è stata determinata. Un panico indiscriminato, le immagini ancora negli occhi, un numero altissimo di feriti. A cosa non si è pensato nell’organizzazione di quella serata, a cosa si sarebbe potuto pensare meglio? Le falle nella sicurezza, le bottiglie di vetro, l’organizzazione dello spazio, l’abitudine forse all’indulgenza nei confronti per esempio del calcio e dell’alcol? Intanto ieri sera, a Manchester, altri ragazzi in una piazza per cantare il loro coraggio in musica contro la paura, contro il terrore.

Gli ospiti del 5 giugno 2017

Lorenzo, romano, era in piazza a Torino l’altra sera con suo figlio
Maurizio Crosetti, inviato di Repubblica, è di Torino, l’altra sera era a Cardiff per la finale di Champions, ieri sera  a Manchester per il concerto #OneLoveManchester di cui scrive oggi in prima pagina su Repubblica. Autore del romanzo Esercizi preparatori alla melodia del mondo (Baldini Castoldi)
Francesco Mattioli,insegna Sociologia alla Sapienza di Roma, si è occupato di sicurezza urbana e di comportamenti di massa, tra i suoi libri segnaliamo Società del rischio e sicurezza urbana (Bonanno 2014)
Michele Cucchi, psichiatra e direttore sanitario del Centro Medico Sant’Agostino di Milano
Ernesto Assante, critico musicale di Repubblica, ha firmato molti volumi, tra i più recenti ricordiamo per White Star I giorni del rock. Gli eventi che hanno fatto la storia della musica e U2 story. Il racconto e le immagini di una leggenda del rock. Insieme a Gino Castaldo ha scritto per Laterza nel 2015 Il tempo di Woodstock

Ascolta la puntata

Attentato, panico, come reagire?

In luoghi affollati, durante i grandi eventi, attenzione ai segnali di pericolo e a cosa fare in caso di attacco.

Dopo gli ultimi attentati di matrice jihadista che hanno fatto strage in alcuni Paesi europei — Gran Bretagna in testa — e dopo quanto accaduto a Torino, l’attenzione di prefetture e questure è puntata anche sui comportamenti dei cittadini. «Assecondate le forze dell’ordine, ascoltate i loro suggerimenti e seguite le loro disposizioni», ha dichiarato al Corriere il ministro dell’Interno Marco Minniti sottolineando l’importanza di rispettare alcune regole fondamentali quando ci si trova in luoghi affollati dove, soprattutto nell’ultimo periodo, anche il panico può avere effetti drammatici. Esattamente come accaduto sabato sera in piazza San Carlo, gremita di tifosi che seguivano la partita Real Madrid-Juventus sui maxischermi e che sono stati travolti da chi ha cominciato a scappare in preda alla paura che in piazza fosse esplosa una bomba.

Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera

Che fare durante un attentato terroristico, secondo la Bbc

Reagire velocemente

La maggior parte delle persone sarà troppo confusa per fare qualsiasi cosa durante un attacco terroristico. John Leach, dopo aver condotto diversi studi in tutto il mondo, ha stabilito che in una situazione di questo tipo solo il 15 per cento delle persone coinvolte risponderà nel modo giusto. Il 75 per cento invece sarà troppo sorpresa per fare qualsiasi cosa. L’altro 10 per cento reagirà in un modo che ridurrà le possibilità di sopravvivenza, sia per sé sia per gli altri. Prendere l’iniziativa sarebbe importante, ma fa parte della natura umana aspettare che gli altri agiscano per primi. In un tipico esperimento, gli psicologi chiudono delle persone in una stanza e la riempiono di fumo: chi si trova da solo agirà prima di chi si trova in gruppo.

Diventare un bersaglio più piccolo

“Dove non si è visti, non si è colpiti dagli spari”, dichiara l’ex soldato britannico Ian Reed, anche lui intervistato dalla Bbc. La prima strategia utile è cercare di scappare e diventare un bersaglio più piccolo. Per esempio, buttarsi per terra ma anche farsi scudo con qualche oggetto. Mettersi dietro un muro di cemento è la cosa migliore. In uno spazio ristretto, un singolo proiettile può colpire più persone. Stare fuori dalla visuale riduce il rischio di essere colpiti di proposito o casualmente. Molti superstiti di Parigi si sono protetti istintivamente, girando i tavoli dei ristoranti per usarli come scudo o nascondendosi dietro gli altoparlanti del concerto al Bataclan. Una coppia irlandese si è salvata fingendo di essere morta. Un’altra sopravvissuta, Theresa Cede, ha dichiarato alla Bbc: “Un ragazzo era ferito e si lamentava. Noi cercavamo di dirgli: ‘Stai zitto e non muoverti’, perché ogni volta che c’era un movimento ricominciavano gli spari”.

Leggi l’intero articolo pubblicato su Internazionale qualche tempo fa

Gridalo forte. Storia del tifo in Italia dalle origini ai giorni nostri

Gridalo forte è una storia «Bignami» del tifo, delle sue origini, i suoi sviluppi, dai secoli passati fino all’attualità, drammatica, ridicola ed esecrabile a seconda dei casi e degli eventi. La fotografia più bella è quella del Novecento, secolo in cui lo sport, e di conseguenza il tifo, si è affermato come fenomeno di massa, con tutti i processi di un’evoluzione, a volte più lenta altre più veloce, contaminata dalla parallela crescita della società italiana, pure politica ed economica. cover gridalo forte_web
Un «Come eravamo» attraverso le sfide e i personaggi, non solo calcistici, che hanno alimentato le divisioni, i “partiti”, gli «evviva» e i «contro» dell’animo umano, portato a schierarsi, a scegliere una fazione, a vestirne i colori. Appartenenza, fratellanza, passione come sentimenti positivi, capaci però di sconfinare in qualcosa di indicibile e incomprensibile, nonostante le spiegazioni storiche e sociologiche degli studiosi più capaci.

Gridalo Forte di Flavio Pieranni

Si può convivere con la psicosi del terrorismo?

ok

Il sociologo: «Ogni volta che c’è un attentato, nella nostra mente, nella nostra memoria riaffiorano le sensazioni e le paure degli attentati precedenti. Isis lo sa bene. Ogni attacco è una ferita per tutti». Londra e Torino: unite nella notte e nella paura. Nella capitale del Regno Unito, un commando di tre terroristi piomba con un pullman sui pedoni di London Bridge, accoltella altri passanti e continua la sua azione di morte prima di cadere sotto i colpi della polizia. Il bilancio è di 7 morti (oltre ai tre terroristi) e 36 i feriti. A Torino, in una serata che doveva essere di sport e di goal bianconeri per la finale di Champions League, un petardo – in mezzo a piazza San Carlo gremita di tifosi davanti ai maxischermi – scatena il panico. “C’è una bomba”. Urla, gente che scappa, transenne investite, persone calpestate. Oltre 1500 feriti.

Torino, Prefettura: “Calca da panico e psicosi terrorismo”

panico torino 2

Sono 1.527 le persone che hanno avuto bisogno di cure mediche sabato sera a Torino dopo essere state coinvolte nella calca di piazza San Carlo. È quanto comunica la Prefettura. Le “maggiori preoccupazioni” sono per tre persone in “codice rosso”, fra cui un bambino ricoverato all’ospedale infantile Regina Margherita.

Una “folla presa dal panico e dalla psicosi da attentato terroristico” causati da “eventi in corso di accertamento”. È stato questo a provocare, sempre secondo la Prefettura, gli incidenti. “La folla – spiega una nota – ha lasciato precipitosamente la piazza con danni causati dalla calca”.
Continua a leggere sull’Huffington Post

TERRORISMO, PSICHIATRA: ATTENZIONE A PSICOSI DA ATTENTATO

Il flusso mediatico ininterrotto focalizzato sugli attentati parigini e i lunghi dibattiti dei talk show televisivi hanno soffiato sul fuoco della paura, generando allerta in tutta Europa. Ma cosa scatta dal punto di vista emotivo nel vedere le immagini di attentati riprese e mandate in continuazione dai media? Secondo gli esperti si può arrivare ad una sorta di psicosi emotiva. Una paura irragionevole ed irrazionale che condiziona il proprio quotidiano e capace di scatenare, nelle persone più deboli, persino attacchi di panico. “La strategia del terrore messa in atto dai terroristi ci rende più uniti, ma allo stesso tempo più manipolabili da chi ci gestisce come gruppo stesso: parliamo di politica e media” afferma lo psichiatra Michele Cucchi, direttore sanitario del Centro Medico Santagostino di Milano secondo cui “la paura di massa è un fenomeno mediatico molto importante che viene adeguatamente sfruttato per finalità di audience”. Inoltre ricorda che “l’uomo è un animale sociale e vive di segnali comunicativi che gli permettono in modo innato di entrare in risonanza emotiva con gli altri, un fenomeno chiamato empatizzazione. Questo meccanismo possiede un valore adattivo perché vivere in branco serve anche a comunicare agli altri e quindi proteggere i componenti del gruppo dai nemici e dai potenziali pericoli: basta l’espressione della paura sul volto di un compagno per provare paura e reagire allertando l‘intera collettività”. Il modo migliore per non lasciarsi travolgere da questa psicosi? “E’ non catastrofizzare e soprattutto ragionare sempre con la propria testa”.

Fonte 9colonne.it

Terrorismo, a Nuerburgring una minaccia di attacco: interrotto e poi ripreso il festival «Rock am Ring»

Sospeso in Germania il festival «Rock am Ring» per la minaccia di un attacco terroristico. Lo spettacolo, a cui partecipavano decine di migliaia di persone, era in corso presso il circuito del Nurburgring. Due persone sono state interrogate. Secondo il sito del giornale Bild i due avrebbero depositato qualcosa di sospetto nell’area del festival. Solo il giorno dopo la polizia ha dato il via libera e la manifestazione ha potuto riprendere. L’annuncio della ripresa era stato dato dagli organizzatori del festival sulla loro pagina Facebook ma poi è arrivata l’ufficialità delle forze dell’ordine.

Continua a leggere sul Corriere della Sera