Monthly Archives: giugno 2017

Gli Imam: niente paradiso per chi uccide. Ascolta la puntata

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Sono più di 130 gli imam e i leader religiosi islamici in UK e non solo che hanno deciso di non celebrare i funerali degli attentatori di Londra e Manchester, invitando altri imam a fare lo stesso, ma questa notizia ha trovato meno spazio nell’attenzione e nei media di quella circa la nazionalità di uno degli attentatori. Youssef Zaghba era italiano, era noto alle forze dell’ordine e sorvegliato. Il suo coinvolgimento nell’attentato di Londra ha scatenato una gran quantità di analisi, reazioni, commenti e porterà inevitabilmente delle conseguenze. Come vanno lette queste due notizie, due facce delle nostre paure?

Gli ospiti del 7 giugno 2017

Eva Giovannini, inviata di Rai3 a Londra, ieri il suo racconto per Carta Bianca
Izzedin Elzir, dal 2010 è presidente dell’UCOII Unione delle Comunità Islamiche d’Italia e, dal 2001, Imam di Firenze. Nato a Hebron, dove si è laureato, da oltre 20 anni vive in Italia.Ha fondato la Comunità Islamica Toscana. È membro del consiglio dei saggi dell’Alleanza Islamica in Italia. Ha ricevuto il Premio Internazionale della Pace, della Cultura e della Solidarietà
Deborah Scolart, ricercatrice di Diritto musulmano all’Università di Roma Tor Vergata. Tra i suoi studi recenti, ricordiamo, con Valentina Donini, La sharì’a e il mondo contemporaneo. Sistemi giuridici dei paesi islamici (Carocci, 2015). Entrambe sono state protagoniste di alcune puntate di “Uomini e profeti” dedicate a questi temi
Antonio Scurati, scrittore, tra i suoi libri, saggi e romanzi, citiamo Il tempo migliore della nostra vita (2015) e Dal tragico all’osceno. Raccontare la morte nel XXI secolo (Bompiani, 2016). Ha scritto ieri sulla Stampa l’articolo “Il coraggio per battere gli incubi”
Andrea Plebani, autore di Jihadismo globale. Strategie del terrore tra Oriente e Occidente (Giunti, 2015)

Ascolta la puntata

Lo scrittore: Il coraggio per battere gli incubi

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La sola passione della mia vita è stata la paura.  Lo annotò quattro secoli fa Thomas Hobbes, il grande filosofo di un’Inghilterra tormentata dalla guerra civile. Giungeremo alle sue stesse malinconiche conclusioni anche noi, bersagli di una guerra contro la civiltà? Lasceremo che la paura diventi la sola passione della nostra vita? No, non lo permetteremo. Dobbiamo questo impegno ai nostri nonni che combatterono per garantirci la libertà, ai nostri padri che lavorarono per il nostro benessere e ai nostri figli che dovranno ereditare entrambi.

Rinnovata la promessa, si tratta di capire cosa stia succedendo, quale sia la linea di tetano che avvelena i nostri svaghi, i nostri piaceri, le nostre partite del cuore e le nostre canzoni cantate con gli amici. Guardiamo, perciò, con coraggio in fondo all’abisso che ci si spalanca sotto i piedi. Vedremo allora che il crepaccio ha attraversato, inavvertito come un’incrinatura sottile, le nostre vite per decenni. Per decenni abbiamo vissuto un’esistenza scissa, abbiamo abitato due case diverse, la casa mediatica infestata dai fantasmi della violenza globale e la nostra casa reale che, per quanto modesta, era un luogo di pace. Qualunque cosa facessimo per guadagnarci pacificamente e modestamente da vivere – ufficio, officina, redazione – ci accompagnava sempre una bolla di immagini tragiche, terribili, sanguinolente, proveniente dai quattro angoli del pianeta, soffiata dagli schermi televisivi o di Internet, in cui si rappresentava la distruzione violenta di vite altrui, la sofferenza e la crudeltà di un’umanità che comunque, per quanto vivida fosse l’immagine, restava straniera.

Antonio Scurati su L Stampa

«Noi imam denunciamo gli estremisti, fieri delle nostre scelte»

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Il presidente dell’Ucoii, Izzedin Elzir: «Siamo orgogliosi di scomunicare gli atti di questi criminali: chi pensa di guadagnare il paradiso con simili crimini andrà all’inferno»

Qualche mese fa l’aveva detto proprio al «Corriere»: il terrorismo jihadista sta nell’«album di famiglia» degli islamici. Ora, dopo l’ennesima strage di innocenti, non è forse tempo di strappare quelle pagine dell’album? «Sì, e lo stiamo facendo», dice Izzedin Elzir, imam di Firenze e capo dell’Ucoii, l’Unione delle comunità islamiche italiane, la più forte e ramificata organizzazione musulmana sul nostro territorio.

Mi spieghi come. «Noi imam siamo orgogliosi di scomunicare gli atti di questi criminali».

Gli atti, non le persone? «Nella nostra religione non c’è bisogno d’una mia benedizione per entrare o restare. Ma chi pensa di guadagnarsi il paradiso con simili crimini andrà dritto all’inferno, dico io».

Perché non emettere una fatwa? «La nostra fatwa l’abbiamo già emessa nel 2006, nel documento dei musulmani d’Italia contro il terrorismo».
Non in molti se ne sono accorti, ammettiamolo… Comunque in Italia siete un milione e 800 mila: possibile che non riusciamo mai a vedere centomila musulmani in corteo contro i terroristi? «Noi siamo italiani. E manifestiamo con i nostri concittadini italiani. Io non voglio fare una manifestazione di un solo colore religioso, la trappola dei terroristi è separarci, metterci in un ghetto».

Leggi l’intervista completa di Goffredo Buccini all’Imam Izzedin Elzir sul Corriere della Sera

Attentato Londra, la madre di Youssef Zaghba: “Capisco gli imam che non vogliono celebrare il suo funerale”

“Io capisco gli imam che non vogliono celebrare il suo funerale e condivido la loro scelta, perché è necessario dare un forte segnale politico”. A parlare è Valeria Khadija Collina, madre di Youssef Zaghba, uno dei tre terroristi che la notte fra sabato e domenica hanno ucciso sette persone a Londra. Valeria, italiana convertita all’Islam da 26 anni, racconta in un’intervista esclusiva all’Espresso la perdita del figlio, ma anche la sua battaglia per “dare un messaggio ai familiari delle vittime e ai non musulmani”, anche se significa non celebrare i funerali del figlio. “Chiedere il perdono non vuol dire nulla, per questo io prometto che dedicherò la mia vita per fare in modo che non accada più”, ha detto la donna. Perciò Valeria intende aiutare altri genitori a “riempire il vuoto che possono incontrare i loro figli”, per evitare che si perdano, come è successo a Youssef, sedotto da Internet e dalle “persone sbagliate” incontrate a Londra.

140 imam contro gli attentatori: “Per loro non ci sarà preghiera”

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“Alla luce dei principi etici essenziali all’Islam, per gli attentatori non ci sarà la tradizionale preghiera funebre”. Con queste parole un gruppo di oltre 140 imam e leader religiosi provenienti da tutto il Regno Unito hanno rifiutato pubblicamente di seppellire i tre attentatori artefici dell’attentato al London Bridge e al Borough Maket.

La notizia è stata data dal Muslim Council of Britain che, sul proprio account Facebook, ha spiegato che la Salat al-Janazah, la preghiera islamica, è un rito che normalmente viene eseguito per ogni musulmano a prescindere dalle azioni compiute. Con questa mossa, che il Muslim Council ha definito “senza precedenti”, i religiosi non solo negano il rito, ma invitano anche le altre cariche religiose a fare altrettanto: “Chiediamo a tutte le autorità religiose del Paese di unirsi a questo rifiuto. Vi chiediamo di ritirare loro questo privilegio, perché queste azioni sono indifendibili e completamente in contrasto con gli insegnamenti elevati dell’Islam”.
Il Muslim Council of Britain già all’indomani dell’attentato al London Bridge aveva preso posizione sul difficile momento che sta attraversando il Paese. “Siamo profondamente feriti dalla serie di attacchi terroristici perpetrati da assassini che cercano di ottenere legittimità religiosa per le loro azioni. Cerchiamo di capire che ciò che fanno non ha né legittimità né la nostra simpatia. Siamo scioccati, arrabbiati e terrificati che qualcuno possa aver compiuto tali atti. E per di più in nome della fede. È ingiustificabile”, si legge nel comunicato stampa.

Continua a leggere Valentina Ruggiu su Repubblica