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Che fine farà lo Ius Soli? Ascolta la puntata

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Che fine farà lo Ius Soli? Torna in Parlamento la legge sulla concessione della cittadinanza ai figli di immigrati regolari, nati in italia o arrivati prima dei 12 anni, e che abbiano però compiuto un intero ciclo scolastico. Il timore è che il momento sia complicato, sia sul piano politico – l’idea di elezioni anticipate non aiuta – sia su quello storico, viste le reazioni alla notizia dell’origine italiana di uno degli attentatori di Londra. Una vicenda giuridica e politica complicata e cruciale che riguarda un diritto fondamentale, il presente, il futuro.

Gli ospiti dell’8 giugno 2017

Xavier Palma,  23 anni studente originario del Salvador, arrivato a Como da bambino coi genitori, non ha ancora la cittadinanza, è tra i primi 15 firmatari della petizione

YOUNESS WARHOU ragazzo marocchino di 23 anni, in Italia da quasi 10, è uno dei tanti ragazzi “appesi” in attesa di cittadinanza

Vladimiro Polchi, giornalista di Repubblica, autore tv, autore di articoli, inchieste e libri sul tema dell’immigrazione

Cristina Marchetti, insegna Sociologia dei fenomeni politici e sociologia dell’integrazione europea. Ricordiamo L’Europa dei cittadini. Cittadinanza e democrazia nell’Unione Europea (Franco Angeli, 2015)

Giuseppe De Lorenzo, collaboratore del Giornale, ha scritto diversi pezzi sullo ius soli

Luigi Ippolito, corrispondente da Londra per il Corriere della Sera

Ascolta la puntata

Ius Soli, una legge per cancellare l’odio e l’insicurezza

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Possiamo accettare che sfumi l’approvazione della legge sulla cittadinanza ai minori di origine straniera? Eppure dalla sua votazione alla Camera il tempo c’era e, anche se ora sembra ce ne sia meno, se c’è la volontà politica la legge potrebbe essere ancora approvata. Il provvedimento, che introduce il principio dello ius soli temperato e dello ius culturae per i ragazzi che arrivano in Italia prima dei 12 anni, non è una concessione ma un punto di svolta antropologico per il nostro Paese.

Chi è nato in Italia da un genitore immigrato, ma regolare, con un progetto di vita in Italia, diventa italiano dalla nascita. E lo stesso accadrebbe per chi è arrivato da bambino in Italia, piccolissimo o adolescente, ma studia in Italia. È la cultura italiana e lo stile di vita italiano che crea gli italiani. È il contrario dell’invasione. L’immigrato di seconda generazione sente già di avere tutti i sogni, le possibilità e i diritti dei suoi coetanei ma non è così, e resta sospeso tra due mondi. Questo spesso genera disagi burocratici ma soprattutto sofferenze e conflitti esistenziali.

Mario Giro su Repubblica

La storia del jihadista “italiano” svela tutti i pericoli dello ius soli

Chi vuol regalare la cittadinanza a due milioni e mezzo di immigrati con lo ius soli e lo ius culturae vada a studiarsi bene la storia di Youssef Zaghba”.

Roberto Calderoli attacca a testa bassa la sinistra che sta brigando per regalare la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati nati nel nostro Paese. E punta il dito contro uno dei tre jihadisti di Londra, nato e cresciuto in Marocco da padre marocchino, eppure cittadino italiano grazie alla madre italiana. “Non è attraverso la cittadinanza facile che si garantisce l’integrazione – fa eco il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri – i terribili attentati di questi ultimi mesi dovrebbero aver insegnato qualcosa sul significato di questo status che spesso si riduce a un fatto solo burocratico”.

Quando fu fermato all’operatore che lo controllò, disse che voleva fare il terrorista. Poi si corresse. Gli fu sequestrato l’apparecchio, ma non c’erano, secondo il tribunale del riesame, i presupposti per ravvisare la sussistenza di un reato e quindi ne fu ordinata la restituzione e gli inquirenti non hanno potuto esaminare integralmente il contenuto di questo apparecchio informatico. Ieri, ai microfoni di Radio 24, il procuratore di Bologna Giuseppe Amato ha illustrato i particolare più inquietanti del fermo di Youssef Zaghba. “In virtù di questa cittadinanza italiana – tuona Calderoli – si è evitato l’espulsione nel 2016, quando le nostre forze dell’ordine lo avevano fermato come soggetto pericoloso e dunque da allontanare se non fosse stato italiano, e grazie al conseguente status di comunitario, in quanto italiano, ha potuto girare liberamente per l’Europa, facendo avanti indietro da Londra senza mai subire controlli né perquisizioni”.

Sergio Rame su Il Giornale