Monthly Archives: giugno 2017

Il voto è mobile. Ascolta la puntata

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Volatilità. Sembra essere la parola chiave di questa mattinata post elettorale, non solo rispetto al voto per le amministrative in Italia, ma anche guardando agli ultimi risultati europei in Francia e in Gran Bretagna. Gli elettori cambiano idea più in fretta rispetto al passato, su basi diverse? L’opinione pubblica si sposta più velocemente? Se è davvero così, questa volatilità sembrerebbe connessa anche alla nostalgia del passato: del proporzionale, per esempio, o del bipolarismo. Ma è davvero il sistema elettorale che conta?

Gli ospiti del 12 giugno 2017

Marco Valbruzzi, ricercatore dell’Istituto Cattaneo di Bologna, esperto di partiti ed elezioni
Gianpietro Mazzoleni, insegna Comunicazione politica e Sociologia della comunicazione nell’Università degli Studi di Milano. Tra i suoi libri segnaliamo La comunicazione politica (Il Mulino, 2012) e Politica pop. Da “Porta a porta” a “L’isola dei famosi” (con A. Sfardini, Il Mulino, 2009)
Nadia Urbinati, insegna Scienza politica alla Columbia University. Nel 2017 ha pubblicato: La società orizzontale. Liberi senza padri (Feltrinelli) e Democrazia sfigurata. Il popolo fra opinione e verità (Università Bocconi Editore)
Francesco Clementi insegna Diritto Pubblico Comparato all’Università di Perugia
Renaud Dehousse, direttore dell’EUI, centro di studi europei di Fiesole, già direttore del centro studi europei di Sciences Po

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Euroscettici al tramonto?

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Dal trionfo di En Marche in Francia al calo dei Tories di Theresa May e di M5S in Italia: gl euroscettici perdono terreno? Forse dopo il crollo delle ideologie, l’idea di Europa unita, maglrado tutto, rimane popolare? Risponde qui Reanud Dehousse, il politologo francese che dirige il Centro studi europei di Fiesole

Il voto è mobile. Perchè?

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Oggi il voto è mobile, il consenso sale e precipita dalla Francia alla Gran Bretagna all’Italia. Si cambia facilmente partito, si decide all’ultimo. A guidare la scelta non è più la fede, l’appartenenza, o la fiducia in un ideale, ma molto più spesso l’emozione del momento. Il commento di uno dei massimi studiosi di comunicazione politica, Gianpietro Mazzoleni

Guarda un po’, ci sono ancora centrodestra e centrosinistra

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Scriviamo mentre va avanti le spoglio dei voti delle elezioni comunali ma le sorprese non sono mancate. A cominciare da Genova, città governata storicamente dalla sinistra, la città di Beppe Grillo, dove il candidato del centrodestra (unito), Bucci, per la prima volta, potrebbe strappare la città agli avversari del centrosinistra, avendo preso più voti degli altri sfidanti al primo turno di ieri. Bucci è vicino al 38 per cento, otto punti sopra il centrosinistra. Anche a Verona, il candidato del centrodestra, Sboarina, che nei giorni scorsi aveva ribadito più volte il tema dell’unità del centrodestra, andrà al ballottaggio, avendo ottenuto quasi il 30 per cento.

Ballottaggi tra centrodestra e centrosinistra anche a Catanzaro, dove secondo le prime proiezioni diffuse alle tre di stanotte il sindaco uscente Abramo dovrà vedersela con il centrosinistra di Ciconte, partendo da un vantaggio di circa dieci punti (Abramo è di poco sotto al 40%). A L’Aquila, dove la sfida è tra Americo Di Benedetto e Pierluigi Biondi, il centrodestra invece partirà in svantaggio per il secondo turno. A Lecce, Mauro Giliberti, anche lui candidato del centrodestra, supera abbondantemente il quaranta per cento, mentre la coalizione a guida Pd si ferma al 28. E mentre a Palermo, al primo turno, vince ancora una volta Leoluca Orlando, a Parma al ballottaggio andranno il sindaco uscente Pizzarotti (ex cinque stelle, cacciato da Grillo) e il candidato del centrosinistra, Paolo Scarpa.

Bernardino Ferrero sull’Occidentale

Elezioni comunali 2017. Se la fiducia oscura la protesta

Un voto che è una bocciatura. Per i Cinquestelle, il turno amministrativo di ieri si sta rivelando, stando ai primi risultati, una piccola débâcle. In proporzioni diverse da quelle che hanno subito le altre forze populiste nell’ultimo anno – e in particolare nel Regno Unito, con il crollo di giovedì scorso del partito indipendentista Ukip, e in Francia, ieri sera, con il forte ridimensionamento del Front National di Marine Le Pen alle elezioni legislative – ma in misura comunque assai significativa.

Per il M5s spesso non c’è raffronto possibile con le precedenti elezioni, quando in molte realtà locali non erano ancora presenti; l’esito del voto di ieri va tuttavia commisurato alle ambizioni di una formazione politica che presentava se stessa come il primo partito del Paese, e che nell’ultimo post apparso sul blog di Beppe Grillo rivendicava il dato di una presenza su tutto il territorio nazionale persino superiore a quella del partito democratico, che in molte città e comuni ha rinunciato al simbolo per correre sotto liste e raggruppamenti civici.

Massimo Adinolfi sul Mattino

Comunali Lombardia, è ballottaggio nelle 4 grandi città: M5S non sfonda, il centrodestra unito fa paura al Pd

Il crollo dell’affluenza generalizzato e la sfida classica tra centrodestra e centrosinistra. In Lombardia sono stati 139 i comuni chiamati al voto per rinnovare le amministrazioni. Tre i capoluoghi dove si è votato – Como, Lodi e Monza – e 23 città nell’area metropolitana milanese. Se nei 109 comuni sotto i 15mila abitanti i sindaci sono stati eletti al primo turno, in molti dei restanti si torna alle urne tra due settimane. E i candidati, a questo punto, dovranno fare i conti con i dati dell’affluenza: il primo turno ha certificato un crollo di circa 9 punti percentuali rispetto alle precedenti amministrative, con l’affluenza poco sotto il 56%.

ORIANA LISO e FEDERICA VENNI su Repubblica

Così le analisi del voto sono diventate ormai un monito

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È allarmante questo fastidio diffuso che si sparge impunemente ogni volta dopo un voto: attenzione, non è contrizione per la sconfitta o una sentita valutazione degli errori compiuti e non è nemmeno banalmente la delusione del tifoso tradito dal partito del cuore ma piuttosto si tratta di un preoccupante senso di superiorità culturale che ammanta i vinti mentre ci convincono di averci concesso l’opportunità di sbagliare. E quando in politica qualcuno vorrebbe imporre la propria valutazione, il proprio sguardo sui fatti del mondo e quando qualcuno pretende di sapere (solo lui) ciò che serve e come serve si sparge in giro un odore di libertà concessa. E non è libera la libertà concessa. La propria libertà e la libertà degli altri non si scontrano in un equilibrio che traballa in base al momento e alla paura: è sistematica, la libertà.

Così le analisi del voto sono diventate ormai un monito. Politici che non ascoltano il voto ma piuttosto lo interpretano giudicando l’elettorato con l’arroganza del maestrino e ostinandosi (impunemente) a volere (loro) un popolo che li rappresenti per davvero. E mentre qualche democratico (d’etichetta, s’intende) ci insegna che chi vota male non dovrebbe votare (i democratici, pensa te; le destre saranno per la fucilazione, probabilmente) l’allarme per questa inversione della politica ormai tutta impegnata a forgiare popoli senza nessuna capacità d’ascolto viene derubricato come becero populismo. E che sia lodato il populismo, allora, di fronte all’oligarchia politicista.

Giulio Cavalli su Left

La vittoria di Pirro di Theresa May: analisi del voto in Gran Bretagna

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Le elezioni generali del Regno Unito 2017 costituiscono un esempio lampante di come sia possibile subire una bruciante sconfitta arrivando primi ed ottenere una grande vittoria arrivando secondi. Sembra un paradosso, ma è esattamente ciò che è avvenuto.

Affluenza: dato più alto nel terzo millennio. Partiamo dall’affluenza. Sono state elezioni molto partecipare, che hanno visto recarsi alle urne quasi 7 britannici su 10. La partecipazione al voto ha sfiorato il 69%, in aumento di oltre 2 punti rispetto alle elezioni di due anni fa. Si tratta del dato più alto degli anni Duemila e conferma un trend in aumento di elezione in elezione. Cosa forse sorprendente per una snap election (elezione anticipata), soprattutto se si considera che si tratta del terzo evento elettorale nazionale di rilievo in soli due anni – includendo il referendum sulla Brexit di un anno fa.

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