Monthly Archives: giugno 2017

Londra: terrorismo inverso. Ascolta la puntata

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Londra di nuovo colpita, ma con un gesto di segno opposto rispetto agli altri attentati di questi mesi, anni, un gesto contro i musulmani nei giorni di Ramadan. La notte scorsa fuori dalla moschea di Finsbury Park, un furgone è piombato sulla folla, gli aggiornamenti sono ancora incerti ma per ora si parla di 8 feriti, una vittima, l’attentatore arrestato. “Chiunque ha fatto questo – ha dichiarato il leader della moschea di Finsbury Park, Mohammed Kozbar – lo ha fatto per colpire delle persone e questo è terrorismo”. Cosa sta accadendo a Londra, che significato ha questo gesto, può essere il sintomo di una reazione violenta da parte della società britannica?

Gli ospiti del 19 giugno 2017

Marco Varvello, corrispondente RAI da Londra
Silvia Guzzetti, giornalista free lance, vive a Loughborough tra Londra e Manchester, collabora con Avvenire, Agenzia Sir e Famiglia Cristiana
Samuele Mazzolini,ricercatore di Teoria politica all’Università dell’Essex
Franco Garelli, sociologo insegna Religioni nel mondo globalizzato e Sociologia della religione all’Università di Torino. Collabora con La Stampa e con Il Mulino come esperto di temi religiosi. Tra i suoi libri ricordiamo La Chiesa in Italia (Il Mulino, 2007), Religione all’italiana. L’anima del paese messa a nudo (Il Mulino, 2011)

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Colpito luogo simbolo della jihad inglese

Police officers attend to the scene after a vehicle collided with pedestrians in the Finsbury Park neighborhood of North London, Britain June 19, 2017. REUTERS/Neil Hall

Police officers attend to the scene after a vehicle collided with pedestrians in the Finsbury Park neighborhood of North London, Britain June 19, 2017. REUTERS/Neil Hall

Un furgone lanciato sui pedoni poco dopo la mezzanotte, nella zona della moschea di Finsbury Park: un luogo simbolico, cuore di uno dei quartieri dove la presenza musulmana è più forte. E che è andato a colpire poco prima della mezzanotte di domenica, mentre nelle strade molti stavano celebrando i riti del ramadan, quando il divieto di mangiare viene interrotto solo dopo il tramonto con banchetti notturni. Sono elementi che spingono alla massima cautela nelle valutazioni dell’attacco che è tornato ancora a terrorizzare Londra.

L’attacco è scattato nei pressi della moschea di Finsbury Park che dal 1994 in poi è stata il nido dello jihadismo britannico. Un centro di preghiera gestito da imam radicali, che hanno arruolato giovani con il passaporto inglese per combattere contro i serbi in Bosnia e poi per raggiungere i campi d’addestramento qaedisti in Afghanistan. Lì si incontravano figure di primo piano, come Richard Reis, che nel dicembre 2001 tentò di far saltare in aria un Boeing con l’esplosivo nascosto nelle scarpe, o Zacharias Mossaui, arrestato per aver fatto parto del commando che portò a termine l’attentato contro le Torri Gemelle. Ma soprattutto lì pronunciava i suoi sermoni d’odio Abu Hamza, il predicatore poi arrestato ed estradato negli Stati Uniti, ritenuto un punto di riferimento per tutti i network fondamentalisti europei, da Parigi a Berlino.

Gianluca Di Feo su Repubblica

MANCHESTER: NON SOLO CALCIO, MA TANTE MOSCHEE E MACELLERIE HALAL

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La premier Theresa May ha appena dichiarato che “l’attacco, durante il concerto di Ariana Grande all’Arena di Manchester, nel quale sono morte 22 persone, tra le quali, sembra, anche alcuni bambini, e 59 sono state ferite, è uno dei peggiori subiti dal Regno Unito e che la polizia conosce l’identità del responsabile anche se ha deciso di non rivelarla per il momento” e il collegamento con il terrorismo islamico è immediato dovuto anche alle rivendicazioni fatte subito dal “Daesh”. E insieme alle decine di messaggi che, su “Twitter” e “Facebook”, insultano i musulmani e incolpano l’ Islam più radicale di essere incapace di tolleranza e di aver promosso la strage ritorna il dubbio sul modello di integrazione delle minoranze adottato dal Regno Unito britannico.

In fondo è stato proprio un rapporto voluto da David Cameron e firmato da Louise Casey a denunciare, qualche mese fa, che molti musulmani abitano nel Regno Unito pensando di stare in un Paese musulmano perché le loro donne portano il velo integrale, i figli studiano il Corano a scuola e nel tribunale si applica la sharia. E se di “islamizzazione” si può davvero parlare, Manchester, con la sua consistente popolazione musulmana e i suoi quartieri dominati dalle moschee e dai negozi dove si vende carne “halal,” ovvero macellata secondo i criteri del Corano, senza dubbio ne è un esempio.

Silvia Guzzetti su Famiglia Cristiana