Monthly Archives: giugno 2017

Desertificazione: anche l’Italia a rischio?

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Se ora tutti quanti smettessimo, ci vorrebbe mezzo secolo per abbassare la temperatura della terra. Questo era l’allarme lanciato ieri da Mario Tozzi sulla Stampa, questo è l’allarme che rimbalza stamattina nella telefonata di Maria Grazia da Alessandria. La campagna soffre, soffre la montagna, la collina, soffrono i fiumi, gli allevamenti, le coltivazioni. La siccità che ha colpito il nord italia, l’incendio in Portogallo, i cambiamenti climatici che mettono in crisi il pianeta e portano il deserto a #Lacittà.

Gli ospiti del 20 giugno 2017

Giancarlo Mantovani, direttore del consorzio di bonifica del Delta, Adige e Po

Mario Tozzi, geologo, è Primo Ricercatore presso il CNR, presidente del Parco Regionale dell’Appia Antica, membro del Consiglio Scientifico del WWF,editorialista della Stampa su cui ha scritto ieri l’articolo “Decalogo per guarire il pianeta”. Autore e conduttore radio-tv, il suo ultimo libro è Paure fuori luogo. Perché temiamo le catastrofi sbagliate (Einaudi, 2017)

Delia Revelli, presidente di Coldiretti Piemonte

Maria Grazia Midulla, Responsabile Clima ed Energia WWF

Giancarlo Ghidesi, AD e fondatore della Remtec energy (Mantova), azienda che produce un impianto aereo a inseguimento solare totalmente integrato con l’agricoltura che permette agli agricoltori di continuare a coltivare i loro terreni, producendo allo stesso tempo energia pulita. Uno dei loro motti è: “fare business in maniera sostenibile è possibile”

Paolo Cognetti, scrittore, autore del romanzo Le otto montagne (Einaudi, 2016 finalista al Premio Strega)

 

Allarme siccità: A rischio le colture made in Piemonte

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Il mese di gennaio si è chiuso con il 60 per cento in meno di pioggia rispetto alla media, dopo un dicembre che si è classificato come il meno piovoso da 215 anni con il 91 per cento di precipitazioni in meno rispetto alla media. L’allarme siccità è un dato di fatto che preoccupa poiché, alla mancanza di pioggia, si aggiungono anche le alte temperature di questi mesi che hanno provocato lo sconvolgimento dell’ambiente, tanto da avere già alberi fioriti ad inizio febbraio.

Il Piemonte risente di questi sconvolgimenti climatici: il fiume Po, infatti, si trova sotto di 2 metri rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, secondo i rilevamenti effettuati da Coldiretti a fine gennaio a Pontelagoscuro, e le acque del lago Maggiore sono di oltre un metro più basse rispetto alla media del periodo tanto che il lago è al 17 per cento della sua capacità, raggiungendo quasi il minimo storico.

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La grande sete assedia il Nord. È emergenza

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Non piove dal 5 gennaio. L’Adige è in secca. Il suo viaggio incominciato sulle montagne dell’alta Val Venosta finisce qui senza gloria. Dovrebbe avere una portata media di almeno 80 metri cubi d’acqua al secondo, ma è scesa fino a 37. È un fiume così sfiancato che alla foce si arrende, non ce la fa più. Il mare Adriatico risale la corrente in senso inverso per cinque chilometri, spinge con l’alta marea, entra nella terra portando i suoi pesci assurdi, cefali e seppie in mezzo alle campagne. E con l’acqua del mare, questa natura al contrario semina il sale che brucia le coltivazioni.  Se oggi il pur pregiato radicchio di Chioggia viene venduto nei supermercati a 4 euro e 50 al chilo, un motivo c’è.

La Regione Veneto sta per dichiarare lo stato di crisi, è la zona più sofferente d’Italia. Non si è era mai visto un anno asciutto come questo. La Coldiretti ha lanciato un allarme che riguarda tutta l’Italia: la temperatura è di 2,5 guardi sopra la media, il calo del piogge pari al 53%. Il livello del Po in Lombardia adesso corrisponde a quello di giugno del 2016.

Niccolò Zancan su La Stampa, clicca qui per leggere l’articolo completo

Fa sempre più caldo e diminuiscono le piogge, così i cambiamenti climatici stanno trasformando l’Italia

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Aumenta la temperatura, diminuiscono le piogge, i fiumi si asciugano e la terra diventa arida. Non serve scomodare la scienza per scoprire gli effetti del cambiamento climatico, basta vedere cosa accade in Italia. Il mondo dell’agricoltura ha lanciato l’allarme. La primavera che si avvia alla conclusione è stata la seconda più calda di sempre. Quasi due gradi oltre la media. A giugno le temperature massime hanno raggiunto una media di 25,4 gradi. Siamo 2,2 gradi oltre la soglia di riferimento. L’estate deve ancora iniziare, ma sembra già di stare ad agosto. Intanto le precipitazioni diminuiscono drasticamente e il nostro Paese inaridisce. Secondo i dati Coldiretti – che denunciano un danno di quasi un miliardo di euro per l’agricoltura – la stagione che sta per concludersi ha visto dimezzarsi il numero delle piogge. Al Centro Italia oltre l’80 per cento in meno rispetto alla media. E così i bacini idrici si riducono, fiumi e torrenti si seccano. In diverse regioni si affaccia il rischio della desertificazione.

Marco Sarti su L’Inkiesta

Decalogo per guarire il pianeta

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Se in un solo istante le attività produttive dei sapiens cessassero tutte insieme, ci vorrebbe ancora mezzo secolo perché la temperatura dell’atmosfera terrestre inizi di nuovo a scendere. L’inerzia del sistema è così grande che il surriscaldamento continuerebbe almeno fino ai 2°C in più paventati dagli scienziati. Eppure in nessun accordo internazionale sul clima si riesce a trovare la volontà di portare a zero le emissioni clima alteranti in meno di vent’anni. Come a dire chi vivrà vedrà. Perché? E, soprattutto, possiamo ancora fare qualcosa per contrastare il cambiamento climatico, visto che siamo l’ultima generazione in grado di farlo?

Che rapporto c’è tra agricoltura e cambiamenti climatici: cause e conseguenze

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L’agricoltura è vittima ma anche causa dei cambiamenti climatici. La resa di molte colture è a rischio, ma la popolazione mondiale è in crescita. Da questo settore passa la sfida per il cambiamento verso una forma di sviluppo pienamente sostenibile.

Il rapporto tra agricoltura e cambiamenti climatici è a dir poco conflittuale e mette a rischio la sicurezza alimentare. Traslando in questo duello il famoso paradosso riassunto nella domanda “è nato prima l’uovo o la gallina?”, è difficile risalire al momento in cui questo scontro ha avuto inizio. È stato il riscaldamento globale a ridurre la resa delle colture nel corso degli anni o è colpa dell’agricoltura intensiva se la temperatura media globale è aumentata?

Tommaso Perrone su Lifegate.it

Cambiamento climatico, cosa succede se gli Stati Uniti escono dagli accordi sul clima

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Donald Trump lascia il G7 di Sicilia isolato dagli altri leader mondiali. Almeno per quanto riguarda l’accordo sul clima. Come annunciato in un suo tweet, la decisione del presidente americano – che ha definito il riscaldamento globale una “balla made in China” – arriverà entro la settimana: nel frattempo, la comunità scientifica ha già iniziato a discutere i possibili effetti di un’uscita degli Stati Uniti dagli accordi sul clima di Parigi 2015.

Gli scenari prospettati dagli scienziati sono diversi, alcuni più catastrofici di altri. Su una cosa però tutti concordano: se gli Usa decideranno di non rispettare gli accordi di Parigi, il termometro del pianeta supererà dunque più in fretta la tristemente nota soglia di +2°C, ed eventi climatici estremi che cambieranno geografia e dinamiche tra i Paesi saranno sempre più probabili e frequenti.

La rivista Climate Change, per esempio, fa sapere attraverso le parole dell’editor Michael Oppenheimer, della Princeton University, che un ritardo nell’applicazione degli accordi di Parigi farà “stringere il cappio” attorno al collo del pianeta.

Ecosistemi distrutti, sostiene Kevin Trenberth di Atmospheric Research. Ma non solo: il cambiamento climatico renderà infatti più difficile anche l’accesso al cibo e all’acqua potabile.

Mara Magistroni su Wired