Monthly Archives: giugno 2017

21 giugno, festa della musica. Ascolta la puntata

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Oggi La Città è Festa della musica, una festa di Radio3, una festa europea. Diverse telefonate stamattina per un giorno utile per riflettere e raccontare i cambiamenti e le criticità del mondo della musica in evoluzione. Da YouTube a Spotify, per esempio, la rivoluzione tecnologica ha distrutto ma anche creato nuove, straordinarie possibilità. Nella creazione, nella produzione, diffusione e comunicazione della musica cosa e quanto è cambiato con la rete? E se volete una domanda semplice, come quella che ha fatto Camurri stamattina a Pagina3, A cosa serve la musica?

Clicca qui per leggere i dettagli della Festa europea della musica di Radio3

Gli ospiti del 21 giugno 2017

Valerio Corzani in studio
Diego Pandiscia, coordinatore dei Programmi Migrazione di Intersos in Sicilia

Pino Pecorelli, musicista dell’Orchestra di Piazza Vittorio
Giampiero Di Carlo della rivista Rockol
Massimo Parovel, ex direttore conservatorio Trieste, ideatore progetto LoLa (Low Latency AV streaming system) realizzato in collaborazione con Consortium GARR (rete nazionale a banda ultralarga dedicata alla comunità dell’istruzione e della ricerca). Insegna teoria dell’armonia e analisi al conservatorio di Trieste
Giacomo Lariccia,cantautore, vive a Bruxelles, ha pubblicato il suo primo album grazie a una campagna di crowdfunding. Il suo nuovo album è Ricostruire

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Festa della musica – Mibact: tutte gli appuntamenti

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Da questa edizione il Mibact ha deciso di dare un forte segnale per la promozione di una delle Feste più affascinanti che la cultura possa offrire. La Festa della Musica. Una festa che, come avviene in altre parti d’Europa, coinvolga in maniera organica tutta l’Italia trasmettendo quel messaggio di cultura, partecipazione, integrazione, armonia e universalità che solo la musica riesce a dare. Un grande evento che porti la musica in ogni luogo. Ogni tipo di musica. Ogni tipo di luogo. Parchi, musei, luoghi di culto, carceri, ambasciate, ospedali, centri di cultura, stazioni ferroviarie, metropolitane ma soprattutto strade e piazze del nostro meraviglioso Paese, saranno lo scenario della ‘nostra’ Festa.

Un grande evento che coinvolga enti locali, accademie, conservatori, scuole di musica, università. Solisti, cori, orchestre, gruppi e bande musicali, in una parola tutti coloro che fanno musica sia dal punto di vista professionale che amatoriale. Italiani, stranieri e nuovi italiani. ‘In piazza è tutta un’altra musica!’ sia da soli che in gruppo. Dal Nord a Sud passando per le isole, coinvolgendo quei luoghi magici che rappresentano il fiore all’occhiello del sistema Paese, i beni culturali italiani che il Mibact metterà a disposizione della musica.

Qui per conoscere tutti gli appuntamenti del 21 giugno in tutta Italia

È possibile vivere facendo i musicisti in Italia?

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“Adesso state per firmare un contratto con un’etichetta. Vi danno un bel po’ di spiccioli per un album, per farvi sentire delle divinità, ma poi quei soldi inizieranno a diminuire. Una parte verrà tolta per lo studio, per il tizio che registra, per la copertina, i poster, il party di lancio. La chiamano “detrazione delle spese”. Poi i negozi si prenderanno la metà dei ricavi delle vendite. Togli un dollaro per i costi di produzione materiale. Un dollaro e cinquanta per la distribuzione, un dollaro per il marketing. Non rimane molto per voi. Ma anche nel caso rimanesse, non vedrete un dollaro finché non verranno coperti i costi di produzione. Questo vorrà dire probabilmente vendere centomila copie. Conoscete la differenza fra royalties di produzione, royalties di esibizione, royalties per gli artisti, quelle per gli autori? Tutta questa roba verrà scritta nella marea di pagine col vostro nome in fondo, sotto una linea tratteggiata, pronto per essere firmato. A quel punto Richie Finestra vi metterà in mano un drink e una penna. Lui sa bene che, trattando, queste cose si possono ridurre fino allo 0,01%. Io lo so. Gli unici che non lo sanno siete voi. E siete voi che vi ritroverete con la penna in mano”.

Questo è l’incoraggiante discorsetto che fa, nel quarto episodio di Vinyl, il cantante fallito-aspirante manager Lester Grimes ai sempre più basiti Nasty Bits. Mettiamoci ora nei panni di un/a giovane italiano/a con sogni di gloria musicale: probabilmente davanti questa scena penserà che se le prospettive erano così nere anche ai gloriosi tempi del sesso-droga-rock’n’roll, tanto vale abbandonare subito le fantasie e trovarsi un lavoro serio. Ma è davvero così? È davvero impossibile vivere di musica nell’Italia del 2016, con la crisi, i dischi che non si vendono, i talent-show, Spotify e YouTube, i locali che fanno suonare solo cover band e tutto il resto?

Letizia Bognanni su Rock.it

Musica digitale: dall’avvento di Internet alla riproduzione in streaming

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Il panorama della musica digitale ha subito negli ultimi anni grandi cambiamenti, grazie soprattutto a piattaforme di streaming come Spotify.

LA STORIA DEL MERCATO MUSICALE

La diffusione del materiale musicale ha avuto inizio a metà anni Quaranta del secolo scorso con l’avvento del disco in vinile, nelle versioni a 78, 45 e 33 giri: la memorizzazione dei suoni avveniva in analogico attraverso dei solchi sulla superficie del disco. Successivamente si è avvertita l’esigenza di ascoltare la musica registrata anche fuori della propria casa e così è nato lo Stereo8, il cui funzionamento si basava sulla registrazione audio su un nastro magnetico chiuso in particolari cassette.

La vera rivoluzione, però, è rappresentata dalla musicassetta, capace di essere utilizzata in diversi dispositivi: con prezzo ridotto, dimensioni contenute e possibilità di registrazione si è insediata nel mercato come regina madre. Nel 1982, poi, è stato utilizzato per la prima volta dall’industria musicale il compact disc (CD audio), che ebbe una rapida diffusione: offriva, infatti, una maggiore praticità d’uso e una migliore qualità del suono. Il CD per più di un decennio non ha avuto rivali e si è sostituito quasi completamente a qualsiasi altro tipo di supporto musicale.

L’AVVENTO DI INTERNET E LA MUSICA DIGITALE 

L’avvento di Internet e del digitale ha caratterizzato il primo decennio del XXI secolo e ha avuto un impatto forte sui fatturati delle principali etichette discografiche, come si evince dal “Global Music Report 2016“, realizzato da IFPI in collaborazione con Nielsen, che descrive lo stato del mercato della musica in tutto il mondo, mettendo in evidenza l’innovazione e gli investimenti nel settore.

Il servizio di streaming rimane la fonte di entrate nel settore con maggiore crescita: i ricavi sono aumentati del 45,2%, cioè di 2,9 miliardi di dollari e nel corso degli ultimi cinque anni sono cresciuti più di quattro volte. Aiutato dalla diffusione di smartphone e da una maggiore disponibilità di servizi in abbonamento di alta qualità, lo streaming rappresenta il 19% del fatturato del settore a livello mondiale, rispetto al 14% del 2014. I servizi di abbonamento Premium hanno visto una forte espansione negli ultimi anni: nel 2016, ad esempio, sono stati circa 68 milioni a pagare un abbonamento musicale, rispetto ai 41 milioni del 2014 e i soli 8 milioni del 2010. Tuttavia, i servizi di download  rimangono un’offerta significativa, pari al 20% dei ricavi del settore, cioè 1,4 miliardi di dollari, dato superiore ai 983 milioni del 2010 e gli 1,3 miliardi del  2011.

Anche  i ricavi derivanti dal diritto di trasmissione (cioè di esecuzione pubblica di un programma) sono cresciuti del 4,4% (2,1 miliardi di dollari); questo flusso rappresenta ora il 14% del totale dei ricavi globali dell’industria musicale, rispetto al 10% del 2011.

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LA FESTA EUROPEA DELLA MUSICA

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Da qualche anno la Festa della musica è tornata a essere celebrata anche in Italia con una ricca serie di appuntamenti pubblici. La ragione non sta solo nell’impegno rinnovato di istituzioni diverse che collaborano su scala nazionale e locale. Incide anche una più ampia popolarità della musica; anzi di tutte le musiche, al plurale. Le nuove forme di circolazione elettronica e digitale hanno rappresentato una enorme occasione di espandere la conoscenza della grande tradizione musicale e delle sue espressioni più contemporanee.

L’esito  è la crescita di un pubblico nuovo, di nuove piattaforme di diffusione, di inedite dimensioni di pratica musicale. Questo scenario è in realtà contraddittorio. Non ha infatti cancellato ritardi e disattenzioni politiche, non trova ancora ascolto sufficiente nel mondo della scuola e dell’istruzione,  non riceve una rappresentazione adeguata dai media (soprattutto quelli più grandi e potenti).

Qui per conoscere gli appuntamenti di Radio3

L’album con Crowdfunding

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“Ricostruire” significa reagire a una frammentazione. La frammentazione di cui parla Giacomo Lariccia è figlia del mondo moderno, paurosamente attuale, incredibilmente reale e precisa. Il filo conduttore degli 11 brani che compongono il suo terzo disco ha un capo legato alla coscienza della fragilità del mondo e dell’uomo moderno e l’altro legato alla ricostruzione dei valori, di edifici, di convinzioni, di amori, di ideali: e quest’ultimo è un capo che da una parte è fine e dall’altro è inizio del futuro.
Il disco di Giacomo Lariccia è impegnativo, inutile negarlo. Bisogna avere il tempo e la sensibilità di ascoltarlo per poterlo capire e magari ascoltarlo più di una volta.

Lo stile è quello delicato del cantautore che affida ad una voce sussurrante riflessioni importanti sul presente e sul futuro, affiancandola ad una musica quasi sempre acustica e lenta. Non urla e non spinge sulla forza e l’energia, parla piano all’orecchio, perché le cose importanti vanno sussurrate.
Allora la title track “Ricostruire” è manifesto di tutto il disco, perché “quante volte dovrò ancora ricominciare, quanto ancora dovrò tutto ricostruire”, ché poi non è sempre una cosa negativa, perché dagli errori si può imparare per costruire edifici più solidi. L’importante è non mollare di fronte alle cadute, inevitabili, ma rialzarsi più forti e convinti di prima.

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