Monthly Archives: giugno 2017

Terrorismo e paura. Ascolta la puntata

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Quanto risalto viene dato al terrorismo dai media e dalla politica? Ha fatto molto discutere stamattina a Prima Pagina un articolo di Carlo Rovelli sulla paura e su come affrontarla, sconfiggerla. Parliamo troppo e con troppa enfasi facendo in questo modo il gioco dei terroristi? Siamo noi e il nostro sistema dei media ad alimentare oltremisura la paura rispetto ad altri paesi che mostrano un comportamento più misurato, come il Belgio, l’Inghilterra? La paura e il suo racconto a #Lacittà

Gli ospiti del 22 giugno 2017

Angelo Romano, antropologo, scrive sul blog collettivo Valigia Blu, stanno lavorando all’analisi di come i media internazionali trattano le notizie sul terrorismo
Carlo Rovelli, fisico quantistico, scrive oggi sul Corriere della Sera l’articolo “Come battere i terroristi”, il suo ultimo libro, da poco uscito e già discusso a Radio3 Scienza, per Adelphi, è L’ordine del tempo
Annalisa Gadaleta, assessora all’Istruzione, alla Cultura e all’Ambiente di Molenbeek a Bruxelles, l’anno scorso ha pubblicato il libro Conversazione a Molenbeek firmato con Leonardo Palmisano per l’editore Radici future
Silvia Calamati, giornalista e scrittrice, autrice di Qui Belfast, Storia contemporanea della guerra in Irlanda del nord (Red Star Press)
Maurizio Montanari, psicanalista, fondatore del centro di Psicoanalisi Applicata LiberaParola

 

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A proposito di «terrorismo psicopatico»

Come si fa a parlare di «terrorismo psicopatico» a commento della strage di Monaco? Come si fa a parlare di «Quei giovani psicotici e il delirio terroristico» a commento della strage di Nizza e dell’aggressione di Gaukkonigshofen? E come si fa a tramutare il disturbo mentale, che è una sofferenza, in pericolosità e violenza distruttiva, che sono il frutto avvelenato della politica dell’odio?

Purtroppo lo si fa e lo teorizza Massimo Recalcati. Lo psicanalista lacaniano non si interroga sulla complessità del mondo postmoderno e sull’intreccio di forme arcaiche e di reti tecnologiche, preferisce parlare di psicosi e di farne la spiegazione dei mali odierni. Su la Repubblica di venerdì 22 luglio scrive, a proposito dei due distinti e diversi episodi di Nizza e Gaukkonigshofen, che entrambi «Sembrano scaturire dai fantasmi più oscuri della mente psicotica. Le scene stesse degli attentati assomigliano sempre più a vere e proprie allucinazioni». Non soddisfatto, sempre sullo stesso quotidiano di domenica 24 luglio, riscrive sulla strage di Monaco: «È la follia, il passaggio all’atto chiaramente psicotico, la psicopatologia di coloro che hanno compiuto gli ultimi attentati». Recalcati ricorrere a improprie citazioni dei padri della psicoanalisi e della psicologia per avallare le sue assurde teorie.

Giovanni De Plato sul Manifesto (un articolo del 28 luglio 2016)

Come battere i terroristi

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Una considerazione su come combattere il terrorismo. L’Europa è stata colpita ripetutamente da atroci attentati terroristici, e forse lo sarà ancora. Chi compie e chi istiga queste azioni evidentemente le ritiene efficaci, ma non si tratta di efficacia militare perché non si vincono guerre così. L’efficacia è politica: un’azione terroristica riempie le prime pagine dei giornali, le aperture dei telegiornali, i leader politici reagiscono accorati, pieni di indignazione, cordoglio e fermezza. L’impatto è enorme. Il publico reagisce con emozione. Cambiano le politiche delle nazioni, cambia la percezione dello stato del mondo. I terroristi ottengono quello che cercano: appaiono potenti, protagonisti della Storia. Arrivano ad affascinare giovani disadattati e ispirarli ad arruolarsi alla loro causa.

Leggi l’intervento di Carlo Rovelli sul Corriere della Sera

Molenbeek. L’assessora italiana racconta la sua battaglia contro il terrorismo

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Dopo gli attentati di Parigi del 13 novembre divenne chiaro che il terrore europeo ha il suo epicentro a Molenbeek (Bruxelles). L’assessore alla scuola, l’italiana Annalisa Gadaleta, ci raccontò gli errori e i rimedi possibili contro la radicalizzazione dei giovani di quel municipio. Oggi, dopo alcuni mesi, ci racconta come vanno le cose. Ascoltarla è davvero utile.

“Operation Temperer”: polizia in città come ai tempi della guerra civile dell’Irlanda del Nord

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Cinquemila commandos armati nelle strade e la consapevolezza che un nuovo attentato potrebbe avvenire da un momento all’altro. È questo il significato del nuovo livello di allerta decretato dalle autorità britanniche dopo l’attentato alla Manchester Arena: da “severo” a “critico”. Significa che un attacco viene giudicato non solo probabile ma imminente. Un monito che nel Regno Unito era stato dato in precedenza soltanto due volte, nel 2006 e nel 2007, e in entrambi i casi rimasto in vigore per pochi giorni: tre nel primo, quattro nel secondo, per poi ridiscendere al secondo livello più grave di allerta.

Stavolta il provvedimento è accompagnato dal lancio di “Operation Temperer” (Operazione Temperare – ovvero calmare, attenuare, diminuire, sottinteso la minaccia del terrore). Si tratta del dispiegamento delle forze armate nelle città. Una misura che in altri paesi europei, Italia compresa, è già stata adottata più volte, ma che nel Regno Unito non ha precedenti recenti. Bisogna tornare al periodo dei “Troubles”, la trentennale guerra civile fra cattolici indipendentisti e protestanti unionisti in Irlanda del Nord per ricordare soldati nelle strade. Predisposto cinque anni or sono, Operation Temperer entra così in funzione per la prima volta.

Leggi l’articolo di Enrico Franceschini su Repubblica