Monthly Archives: giugno 2017

Elezioni comunali: molti sindaci al centro-destra. Ascolta la puntata

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Chi ha perso più forte? La sinistra che non sa più parlare alla sua gente, che combatte contro le disuguaglianze o quella che parla troppo di Ius Soli e di immigrazione perdendo consensi un po’ ovunque? Ha perso la sinistra unita o la sinistra divisa, quella operaia di Sesto San Giovanni, quella della ricostruzione dell’Aquila, quella storica di Genova? Insomma troppa sinistra o troppo poca?

Gli ospiti del 26 giugno 2017

Tomaso Montanari, presidente di Libertà e Giustizia, storico dell’arte, animatore e leader del nuovo movimento a sinistra Alleanza Popolare per la Democrazia e l’Uguaglianza
Elisabetta Gualmini, vice-Presidente della Regione Emilia Romagna. Insegna Scienza Politica all’Università di Bologna
Nadia Urbinati, insegna Scienza politica alla Columbia University. Nel 2017 ha pubblicato: La società orizzontale. Liberi senza padri (Feltrinelli) e Democrazia sfigurata. Il popolo fra opinione e verità (Università Bocconi Editore)
Emanuele Macaluso, già senatore, sindacalista, figura storica e di riferimento della sinistra
Sergio Staino, direttore dell’Unità, vignettista, papà di Bobo

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10 domande a cui la sinistra deve rispondere, per non essere irrilevante anche nel 2017

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Il dibattito è più che aperto. Abbastanza per provare a rimpolparlo senza “Fondamenti” né ricette, né liste dei desideri. Semmai con dieci domande che, a nostro avviso, sono piuttosto importanti per capire che direzione vuole dare alla modernità una forza che si dice di sinistra. Riguardano il lavoro e il tempo libero, la geopolitica e la strada sotto casa. Sono domande a cui la destra, se ci pensate, ha dato risposte piuttosto chiare, negli ultimi dodici mesi. E non a caso vince, mentre i partiti socialdemocratici traccheggiano tra il 20 e il 30 per cento. Noi le buttiamo sul tavolo. Non ci dispiacerebbe arrivassero pure delle risposte, da parte di chi ha a cuore il tema

Clicca qui per leggere le 10 domande di Francesco Cancellato su L’Inkiesta

La crisi della sinistra nel mondo che si trasforma

C’è sicuramente molto di contingente e, per così dire, «politicante» nel conflitto che sta dilaniando in questi giorni il Partito democratico. Quel conflitto tuttavia, se proviamo a sollevare un po’ lo sguardo dal pollaio domestico, possiamo interpretarlo pure come la conseguenza d’una crisi d’identità che colpisce la sinistra in pressoché tutte le democrazie occidentali. Chi proclama la morte della categorie politiche di destra e sinistra, dichiarandole superate dal conflitto fra «globalizzatori» e «sovranisti», sbaglia. Destra e sinistra contano ancora. La frattura fra globalizzatori e sovranisti però pesa: s’intreccia con la divisione fra destra e sinistra, spacca sia questa sia quella, e costringe le forze politiche tradizionali a un travaglio di ridefinizione e riallineamento.

In breve: stiamo attraversando una tempesta storico-politica di prima grandezza. Anche se, naturalmente, non possiamo sapere quanto durerà, ed è ancora possibile (benché improbabile) che il calmarsi delle acque ci porti in un mare poi non troppo dissimile da quello cui siamo abituati. Parte di questa tempesta ha a che vedere con l’assalto al patrimonio di valori progressisti che viene in genere definito «politicamente corretto»: diritti individuali, cosmopolitismo, multiculturalismo. L’espressione «politicamente corretto», naturalmente, è polemica. Però mostra pure fino a che punto quei valori abbiano saputo egemonizzare lo spazio pubblico: se le sinistre ne hanno fatto una ragione di vita, anche le destre tradizionali sono state in buona sostanza costrette ad accettarli.

Leggi tutto l’articolo di Giovanni Orsina su La Stampa

La sinistra globale è in crisi

Non c’è solo la Francia. Un esponente della sinistra socialista ha ottenuto la nomina del suo partito alle prossime presidenziali, e i socialisti francesi appaiono talmente divisi che la loro stessa sopravvivenza è minacciata. In questo momento i francesi pensano di essere gli unici a vivere la crisi della loro sinistra, ma forse dovrebbero guardare cosa accade in Italia, negli Stati Uniti, in Germania, in Spagna, in Grecia o in Scandinavia.

In tutte le grandi democrazie occidentali lo spettacolo è lo stesso. La sinistra è in crisi ovunque e il motivo non è legato alla presunta incapacità dei leader o alla loro tendenza a tradire gli ideali. La crisi è diffusa, dunque non può dipendere dalle singole personalità. Se la sinistra occidentale è in difficoltà ovunque è perché le condizioni che ne avevano alimentato la forza e il successo non esistono più. Direttamente o attraverso la pressione che ha esercitato sulla destra, la sinistra ha permesso spettacolari progressi sociali nel dopoguerra, perché la ricostruzione assicurava lavoro per tutti e perché la paura del comunismo spingeva le aziende a fare concessioni.

Bernard Guetta su Internazionale

Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza

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Siamo di fronte ad una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame.

La grande questione del nostro tempo è questa: la diseguaglianza. L’infelicità collettiva generata dal fatto che pochi lucrano su risorse e beni comuni in modo da rendere infelici tutti gli altri.

Anna Falcone e Tomaso Montanari sul manifesto

Renzi resuscita Berlusconi: la destra trionfa da Genova a Pistoia

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Genova sarà ricordata come Bologna (1999, Guazzaloca). Ma le elezioni amministrative del 2017 potrebbero avere la stessa faccia delle Regionali del 2000, dopo le quali Massimo D’Alema rassegnò le dimissioni da presidente del Consiglio. Il Partito democratico al primo turno aveva derubricato i risultati come un sintomo passeggero, molti dirigenti si erano affrettati a mettere in evidenza i successi qua e là. Ora il Pd si sveglia e si scopre sconfitto in città che governa da decenni: in Emilia, a Piacenza, la città “della Ditta”; in Toscana, a Pistoia, nei luoghi in cui Benigni diceva di voler bene a Berlinguer; in Liguria, a La Spezia, città portuale e operaia; fino in Lombardia, a Sesto San Giovanni, la Stalingrado d’Italia. Il centrodestra conquista 12 città che fino a ieri avevano un sindaco di centrosinistra, di varia estrazione: oltre a Genova, la coalizione Forza Italia-Lega Nord-Fratelli d’Italia trionfa ad Alessandria, Asti, Como, Lodi, Monza, La Spezia, Piacenza, Pistoia, Rieti, L’Aquila e Oristano. A queste si aggiungono i tre capoluoghi che restano di centrodestra: a parte Frosinone (già riconquistata al primo turno), il polo delle destre ha vinto di nuovo a Verona (dove ha resistito alla scissione di Tosi con una faccia nuova, Federico Sboarina) e a Catanzaro e Gorizia dove ha riconfermato i sindaci Sergio Abramo e Rodolfo Ziberna.

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Comunali 2017, centrodestra conquista Genova e L’Aquila. Renzi: “Poteva andare meglio”

Il ballottaggio per l’elezione dei sindaci in 111 Comuni premia il centrodestra, con risultati clamorosi in molte città. A scrutini quasi definitivi, l’ex premier Matteo Renzi, ammette che le consultazioni potevano andare meglio e che gran parte della sconfitta è la conseguenza delle spaccature e delle frizioni all’interno del Pd.

Tra i risultati più sorprendenti c’è certamente Genova, dove Marco Bucci è il nuovo sindaco, avendo sconfitto Gianni Crivello (centrosinistra). Come Genova, La Spezia: il secondo turno delle amministrative qui è favorevole a Peracchini (centrodestra), che vince su Manfredini (centrosinistra). Fa il bis alla guida di Parma Federico Pizzarotti, sindaco ex M5s, che si è presentato con una lista civica e ha battuto Paolo Scarpa del centrosinistra. A Verona Lega e Fi conquistano la città con Federico Sboarina, ex assessore dello stesso sindaco uscente, che batte l’avversaria Patrizia Bisinella, senatrice e fidanzata di Tosi.

Piera Mateucci su Repubblica