Monthly Archives: giugno 2017

Ustica: 37 anni e gli archivi vuoti. Oblio di stato? Ascolta la puntata

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Nelle carte non c’è nulla, negli archivi nessuna verità. 37 anni dopo la strage di Ustica, i parenti delle vittime denunciano che lo stato non sa o non vuole fare i conti col passato. Gli archivi desecretati nel 2014 per decisione di Matteo Renzi non hanno rivelato elementi utili, il Ministero dei Trasporti non trova le carte relative ai traffici navali ed aerei di quegli anni. Oblio di stato?

Gli ospiti del 27 giugno 2017

Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica

Benedetta Tobagi, giornalista, scrittrice e storica. Tra i suoi libri citiamo Una stella incoronata di buio. Storia di una strage impunita (Einaudi, 2013) sulla strage di Brescia

Erminio Amelio, uno dei Pm che seguirono l’inchiesta, autore del libro IH870. Il volo spezzato. Strage di Ustica: le storie, i misteri, i depistaggi, il processo (Editori Riuniti, 2005).

Manlio Milani, presidente della Casa della memoria di Brescia 28 maggio 1974 

Ascolta la puntata

Strage di Brescia, sentenza definitiva Ergastolo ai due terroristi neri

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La giustizia italiana mette la parola fine all’accertamento della verità sulla strage di Brescia. Dopo 11 processi, la Corte di Cassazione ha dichiarato colpevoli Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, i due appartenenti alla formazione neofascista Ordine Nuovo che erano accusati dell’esplosione del 28 maggio 1974 quando in piazza della Loggia morirono 8 persone e altre 100 rimasero ferite. L’attentato di Brescia era l’ultima pagina giudiziaria ancora aperta sugli anni di piombo e della strategia della tensione.

l procuratore generale Alfredo Viola aveva chiesto la conferma degli ergastoli per Maggi e Tramonte . «E’ stato un processo arduo ma non impossibile da decidere, al quale siamo determinati a porre la parola fine» ha detto Viola. Si è trattato di un crimine, ha detto, «che ha dilaniato vittime e famiglie e che ha profondamente inciso il tessuto della democrazia, ma la magistratura italiana ha saputo concludere processi per fatti altrettanto gravi e inquietanti». Poi il riferimento alle «reticenze e ai depistaggi, troppi, che hanno percorso le indagini sulla strage, come se la coltre di fumo sollevata dall’esplosione della bomba, la mattina del 28 maggio di 43 anni fa, non si fosse dispersa ma si fosse invece propagata sull’Italia intera».

Claudio Del Frate sul Corriere della Sera

Via la coltre di fumo che ha avvolto il Paese per quarantatré anni

Giustizia, finalmente. All’ultima stazione, l’ultimo grado di giudizio del terzo e ultimo processo, dopo 43 anni, finalmente il massacro di piazza della Loggia, la bomba che la mattina del 28 maggio 1974 colpì una grande manifestazione antifascista indetta contro l’escalation della violenza “nera” e uccise otto persone, tra cui cinque insegnanti, non è più impunito. Per chi siede tra i banchi del pubblico è straniante ascoltare l’ultima parola su questa strage lontana mentre la cronaca ci investe quotidianamente con la violenza del nuovo terrorismo, come un tragico eterno ritorno dell’uguale.

«È un compito arduo. Un processo complesso, ma non impossibile », aveva esordito il procuratore Viola. Ma alla fine ce l’hanno fatta. La condanna di Carlo Maria Maggi ha un valore storico: è la prima volta che un leader riconosciuto dell’eversione nera (era il capo della sezione veneta di Ordine Nuovo) viene condannato per strage. Fino ad ora, ci si era dovuti accontentare di aggiungere mattoni documentali a un quadro storico che certificava la responsabilità degli ordinovisti nelle stragi, da piazza Fontana in poi.

Benedetta Tobagi su Repubblica

Strage di Ustica: anche se sono trascorsi 37 anni non bisogna stancarsi di porre domande

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È un nastro della memoria che non bisogna stancarsi di ascoltare e riascoltare. La costanza di tramandare un ricordo, in questi casi, è virtù da coltivare.

Dunque, il 27 giugno 1980: trentasette anni fa, cronaca che ormai si fa storia. Un aereo DC-9 dell’Itavia, volo IH870, parte alle 20.08 da Bologna per Palermo; misteriosamente scompare nei cieli tra Ponza e Ustica. Nessun superstite tra le 81 persone a bordo, 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio.

Processualmente la vicenda si conclude il 10 gennaio 2007: la Prima sezione penale della Corte di Cassazione conferma la sentenza di assoluzione, con formula piena, per i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri – all’epoca della tragedia rispettivamente Capo e Sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica – dall’accusa di alto tradimento: nessun colpevole viene dunque individuato. Nell’informare il Ministero della Difesa sulla situazione nei cieli italiani la sera del 27 giugno 1980, Bartolucci e Ferri avevano escluso il coinvolgimento di altri aerei italiani o della NATO, militari o civili, nel disastro di Ustica.

Leggi tutto l’articolo di Valter Vecellio su Articolo21

Ustica, l’ultima beffa: “Dagli archivi aperti nessuna verità”

Dagli archivi desecretati è venuta fuori solo carta straccia. Niente che non si conoscesse già e soprattutto nessun documento dei giorni e dei mesi immediatamente successivi a quel 27 giugno 1980 quando “in uno scenario di guerra sul mar Mediterraneo” – come hanno accertato diverse sentenze – un aereo militare di non si sa quale nazione sparò un missile che, sul cielo di Ustica, colpì in pieno il Dc 9 dell’Itavia in volo da Bologna a Palermo.

Domani saranno 37 anni dalla strage e Daria Bonfietti dà voce alla rabbia e alla delusione dei familiari delle 81 vittime. “Avevamo molto sperato che la direttiva Renzi potesse davvero portare alla desecretazione di documenti che avrebbero potuto dirci chi c’era quella notte in cielo e in mare, consentirci finalmente di ricostruire uno scenario reale ma posso solo esprimere tutto il nostro sconcerto per un Paese che non è in grado di custodire la documentazione prodotta. Basta dire che – tre anni dopo la direttiva Renzi che dispone la desecretazione degli atti sulle stragi degli anni ’60-’70-’80 – il ministero dei Trasporti non ha depositato nulla se non qualche atto già noto della commissione Luttazzi. Alle nostre pressanti richieste gli uffici hanno risposto che non c’è ombra di documentazione alcuna e che non hanno neanche idea di dove dovrebbero essere i loro archivi “

Continua a leggere l’articolo di Alessandra Ziniti su Repubblica

Strage di Bologna. Rino Formica: “Verità giudiziaria e verità storica non coincidono”

Correva l’anno 1980 e nel mondo soffiava un vento di destra: la Thatcher nel 1979 aveva vinto le elezioni inglesi ed aveva inaugurato una linea di politica estera antieuropea e di lotta al potere interno delle burocrazie sindacali; Reagan era stato eletto Presidente degli USA ed aveva avviato una politica di  liquidazione dell’Impero sovietico e della sua gerontocrazia sino a favorire l’avvento di un  Kombinat politico-mafioso intorno ad Eltsin. Inizia così la fine del “secolo socialdemocratico” e l’implosione del comunismo internazionale.
In Italia il 1980 si apre con  l’uccisione di Mattarella e di Bachelet, il terrorismo continua a mietere vittime. Tra queste seguiranno il giornalista Tobagi ed i giudici Minervini, Galli e Amato.Il 1980 è l’anno della forte espansione della P2 che attraverso il “Corriere della Sera”, con una  innaturale combinazione tra estremismo sindacale aziendale e  gestione autoritaria di destra, lancia il suo manifesto politico di restaurazione con l’articolo: Rinnovarsi o tramontare del 24 novembre.

Leggi l’articolo di Rino Formica su Barbadillo.it