COSA DICE IL DIRITTO MARITTIMO INTERNAZIONALE

Il tentativo di disciplinare lo spazio marittimo trova, e da sempre, notevoli difficoltà e si è così stratificato in una serie di norme nazionali, internazionali e consuetudinarie. Una svolta decisiva avvenne dopo la Seconda Guerra Mondiale, con la nascita della International Maritime Organization (IMO), agenzia specializzata delle Nazioni Unite che attualmente conta 172 Stati aderenti.

Tra le più importanti convenzioni internazionali figura senza dubbio la Convenzione di Montego Bay(conosciuta anche come UNCLOS, Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, firmata nel 1982). Questa ci aiuta nel definire alcuni concetti fondamentali, a partire dai limiti marittimi che si estendono a partire dalla costa e che segnano, con l’allontanarsi dalla stessa, il progressivo venir meno della sovranità statale. Anche nella fascia più vicina alla costa, quella delle cosiddette “acque territoriali”, esiste un diritto di passaggio inoffensivo da parte delle navi straniere, «sia per traversarlo, sia per entrare nelle acque interne, sia per prendere il largo provenendo da queste, e purché il passaggio sia “continuo e rapido”. Il passaggio è inoffensivo […] “finché non reca pregiudizio alla pace, al buon ordine o alla sicurezza dello Stato costiero”».

Come dicevamo in precedenza, il diritto marittimo conta su un ampia base di fonti e quindi di stratificazioni. Ecco perché possiamo rifarci anche ad altre convenzioni per capire la disciplina del soccorso in mare, e in particolare alla Convenzione internazionale per la salvaguardia della vita umana in mare (SOLAS) e alla Convenzione internazionale sulla ricerca e il soccorso in mare (SAR) e ai loro successivi emendamenti. Alcuni di questi ultimi integrano e dettagliano il più generale obbligo di soccorso in mare sancito, ad esempio, sia nella Convenzione SOLAS («Il comandante di una nave in navigazione che riceve un segnale da qualsiasi provenienza indicante che una nave o un aereo o loro natanti superstiti si trovano in pericolo, è obbligato a recarsi a tutta velocità all’assistenza delle persone in pericolo») che dalla Convenzione UNCLOS («Ogni Stato deve esigere che il comandante di una nave che batte la sua bandiera, nella misura in cui gli sia possibile adempiere senza mettere a repentaglio la nave, l’equipaggio o i passeggeri: a) presti soccorso a chiunque sia trovato in mare in condizioni di pericolo; b) proceda quanto più velocemente è possibile al soccorso delle persone in pericolo, se viene a conoscenza del loro bisogno di aiuto, nella misura in cui si può ragionevolmente aspettare da lui tale iniziativa»).

Le successive stratificazioni, raccolte sul sito della IMO, vengono così spiegate dalla stessa organizzazione, con particolare riferimento ai migranti: «Le persone in pericolo in mare dovrebbero ricevere tutta l’assistenza possibile da altre navi nelle immediate vicinanze, inclusi comandanti, equipaggi, governi costieri e autorità di terra e da parte di tutti gli attori coinvolti nel settore dei trasporti marittimi, per essere salvate e fatte sbarcare prontamente in un luogo sicuro e per ricevere un equo trattamento una volta a terra. Finché l’esodo dei migranti continuerà in diverse parti del mondo e la necessità di prestare soccorso a persone diventerà più evidente, come nel caso di disperati rifugiati che viaggiano in condizioni di insicurezza, la IMO è impegnata nel cooperare in tutti i modi possibili per creare una cornice internazionale che incoraggi gli Stati e l’intero settore dei trasporti marittimi a fornire assistenza a persone in pericolo in mare e a portarle in un luogo sicuro, riducendo il rischio di perdere vite in incidenti marittimi».

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