Monthly Archives: giugno 2017

Questione migranti: perché non riusciamo a risolverla? Ascolta la puntata

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Claudio, Sergio, Luciano, Ugo… sono gli ascoltatori che anche oggi hanno chiamato il filo diretto di Prima Pagina e con loro tanti altri via sms: sono tornati sul problema dei migranti. Già ieri ne abbiamo parlato in una puntata dedicata all’ipotesi di chiudere i porti alle navi delle Ong. Siamo in un angolo geografico e attraverso il mare in molti arrivano qui. Ma restano aperte altre questioni: in Italia tutti hanno provato a risolvere la questione migranti e sbarchi. Ma nessun governo, destra centro sinistra, governi tecnici, finora ci è mai riuscito. Perché? E cosa succede, per esempio, in Spagna e a Malta? Aldilà di cattivismo e buonismo #LaCittà torna sul tema immigrazione

Gli ospiti del 30 giugno 2017

Niccolò Zancan, inviato della Stampa a Malta, ha sempre seguito i temi di immigrazione e rifugiati

Paolo Quercia, direttore CENAS Center for near Abroad Strategic Studies – Centro studi per l’estero vicino a cui è stata commissionata una ricerca su migrazione e sicurezza dal Ministero degli Affari Esteri che sarà presentata il 14 settembre alla Camera dei Deputati

Juan Josè Toharia, sociologo e sondaggista

Franco Farinelli, insegna Geografia presso l’Università di Bologna, autore di L’invenzione della Terra (Sellerio, 2007).

 

Ascolta la puntata

L’Italia senza un piano da presentare all’Europa

Il Ministro dell’Interno Marco Minniti, a mo’ di sfida (scherzosa ma non troppo) mi dice: “L’altro ieri decine e decine di minori stranieri, che avevano attraversato il confine a Ventimiglia, sono stati respinti in Italia dai gendarmi francesi. Ma non uno di voi ha protestato contro il modernissimo Emmanuel Macron”.
Detto fatto: che i governi di Francia, Spagna, Inghilterra, Austria – solo per citarne alcuni – si comportino in maniera costantemente conservatrice, spesso ostile e talvolta ignobile nei confronti di profughi e migranti, lo si è detto ripetutamente (su queste colonne, poi). E lo ha ribadito più e più volte, con particolare vigore, Medici Senza Frontiere. Ma da quando in qua le responsabilità altrui meritano di attenuare le nostre?

L’Italia può chiudere i porti ai migranti?

» approdata al molo Ichnusa del porto di Cagliari la nave norvegese Siem Pilot con a bordo 900 migranti: 740 sono uomini, 102 donne (di cui otto in gravidanza) e 58 minori. A bordo vi Ë anche la salma di un uomo, 23 MARZO 2017. ANSA

» approdata al molo Ichnusa del porto di Cagliari la nave norvegese Siem Pilot con a bordo 900 migranti: 740 sono uomini, 102 donne (di cui otto in gravidanza) e 58 minori. A bordo vi Ë anche la salma di un uomo, 23 MARZO 2017. ANSA

Da ieri si discute molto della possibilità di chiudere i porti italiani alle navi delle ong internazionali che soccorrono i migranti, un’idea del governo che i giornali attribuiscono al ministro degli Interni Marco Minniti. Da mesi il governo italiano sta cercando di trovare delle soluzioni per diminuire gli arrivi di migranti dalle coste del Nord Africa, finora senza successo. Ad oggi, i migranti arrivati via mare nel 2017 sono più di 80mila, mentre nello stesso periodo del 2016 erano stati 64mila. Nelle ore successive alla diffusione della notizia, la misura è stata criticata dalle ong che soccorrono i migranti e dalle associazioni per i diritti umani. Il responsabile di una nave di Medici Senza Frontiere che soccorre migranti ha definito l’idea una “non soluzione”, mentre altri hanno espresso dubbi sulla sua legalità.

Si può fare, una cosa del genere?
L’ipotesi del governo italiano non è ancora precisa, e quindi possiamo fare solamente delle ipotesi. Il problema nasce dal fatto che le ong che compiono i soccorsi seguono la cosiddetta convenzione di Amburgo del 1979 sul soccorso marittimo, che prevede che gli sbarchi debbano avvenire nel primo “porto sicuro” sia per prossimità geografica sia dal punto di vista del rispetto dei diritti umani. Per questi motivi le ong trasportano in Italia – e solo in Italia – tutte le persone che soccorrono nel tratto di mare fra Libia e Italia.

Approfondisci su IlPost.it

 

Laboratorio Spagna, come Madrid ha chiuso le frontiere ai rifugiati

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Quanti profughi sono arrivati. Come sono cambiati i flussi. Chi chiede asilo. Ormai in Spagna arrivano poche migliaia di migranti attraverso il mare. Ceuta e Melilla, la militarizzazione delle frontiere e del mare, gli accordi bilaterali col Marocco e gli altri stati africani, sono considerati un esempio di politica di successo sull’immigrazione.

«Un centinaio di migranti provano a scavalcare il muro di Melilla» (18 febbraio). «Undici immigrati salvati dopo il ribaltamento sua barca nello stretto di Gibilterra» (18 febbraio). La Spagna sembra una frontiera dimenticata, lontana dalla tragedia della crisi dei rifugiati del 2015 e di questo primo scorcio del 2016. Le notizie arrivano ancora, certo, eppure basta confrontare i numeri dei profughi arrivati in Spagna nel 2015 per rendersi conto di quanto sia divenuto piccolo oggi il flusso verso la penisola iberica.

Alessandro Lanni su OpenMigration

Neanche un profugo sbarcato. Malta si blinda e dimentica la crisi

La città della pace. Che nome ironico «Paceville» per questo delirio di ragazze e ragazzi in festa permanente. Quattro gru sono in movimento per costruire nuovi palazzi ancora più alti.  Qualcuno sta sparando fuochi d’artificio alle sette di sera, in piena luce. Ci sono 38 gradi, musiche diverse ti colpiscono in faccia a ogni metro. Il Garden Hotel. Il Paranza Restaurant. «Pizza, pasta e cannelloni». Due cartelli umani camminano avanti e indietro per sponsorizzare la prossima festa sulla spiaggia di quello che, fino a dieci anni fa, era soltanto un villaggio di pescatori. «Full open bar!», urlano a tutti. Mentre il Mediterraneo vive i suoi mesi più drammatici, 80 mila migranti sbarcati sulle coste italiane, 2 mila morti affogati, Malta festeggia il suo anno più felice. Come la Svizzera al tempo della Seconda guerra mondiale. Vicina a tutto, ma al riparo da ogni cosa. L’isola più fortificata del Mediterraneo non è mai stata così ricca.

Niccolò Zancan su La Stampa