Monthly Archives: giugno 2017

#LaCittà al #FestivalEconomia

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Anche quest’anno la trasmissione “Tutta la città ne parla” seguirà il festival dell’economia di Trento raccontando in diretta agli ascoltatori di Radio3 e al pubblico in Piazza Duomo, per il settimo anno consecutivo, gli ospiti, i temi, i libri, le testimonianze e gli appuntamenti della dodicesima edizione del Festival che ha quest’anno per tema “La salute diseguale”.

Dal 2 al 4 giugno, 5 appuntamenti in diretta condotti da Pietro Del Soldà per indagare, approfondire, dibattere con gli ospiti come le condizioni di vita e di salute si coniugano con le differenze di reddito e con le condizioni socio-economiche delle diverse aree geografiche in Italia e nel Mondo.

Venerdì 2 giugno ore 10.00 in diretta dagli studi Rai di Trento
Venerdì 2 giugno ore 16. 45 in diretta da Piazza Duomo

Sabato 3 giugno ore 10.15 + 16.00 in diretta da Piazza Duomo

Domenica 4 giugno ore 10.15 in diretta da Piazza Duomo

 

Ilva, cuore d’acciaio

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Taranto cuore d’acciaio. In questi minuti si riuniscono sindacati e ministero per affrontare la questione degli esuberi e il futuro dell’Ilva. Una lunga e complessa vicenda sindacale e industriale, economica e culturale, che da troppi anni non trova soluzione, mentre gli abitanti della città assistono alle proposte delle cordate, alle strategie politiche, senza che si riesca a risolvere il nodo tra salute e ambiente. Quale futuro per l’acciaio, e quanto conta la sua nazionalità, quale futuro per l’Ilva di Taranto?

Gli ospiti del primo giugno 2017

Morris Franchini, operaio dell’Ilva di Taranto, è già stato con noi in passato in altre puntate dedicate allo stabilimento di Taranto

Giuliano Foschini, giornalista di Repubblica, segue Ilva, ieri e oggi sul suo giornale i suoi contributi, è pugliese, ha scritto un libro sull’Ilva, Quindici passi (Fandango, 2006)

Francesco Brigati, Rsu Ilva Taranto, sta girando per gli stabilimenti dove alle 11 inizia lo sciopero

Rossana Turi, vive a Taranto, parla da cittadina della sua città

Gianfranco Viesti, insegna Economia applicata all’Università di Bari, tra i suoi libri citiamo Università in declino. Un’indagine sugli atenei da Nord a Sud (Donzelli, 2016). Tra gli altri Più lavoro, più talenti. Giovani, donne, sud. Le risposte alla crisi (Donzelli, 2010); quello firmato insieme a Dario Di Vico Cacciavite, robot e tablet. Come far ripartire le imprese (Il Mulino, 2014)

Piero Bevilacqua, insegna Storia contemporanea all’Università di Roma La Sapienza, tra i suoi libri ricordiamo Elogio della radicalità (Laterza 2011) ma anche La terra è finita. Breve storia dell’ambiente (Laterza, 2006)

Ascolta la puntata

Ilva verso l’aggiudicazione: sale il pressing di sindacati su salute e piano industriale

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A Taranto sindacati metalmeccanici in pressing su Ilva e Governo sui problemi della sicurezza del lavoro e sulle prospettive dell’azienda ora che la cessione ad una delle due cordate in gara si avvicina. La Uilm, in particolare, condivide l’appello lanciato dall’arcivescovo di Taranto, Filippo Santoro, la settimana scorsa nella messa per il precetto pasquale per i lavoratori del siderurgico. Per Antonio Talò, segretario della Uilm, «il quadro è stato ben rappresentato dall’arcivescovo che ha voluto esprimere agli operai la sua vicinanza e il suo sostegno in questa fase storicamente complessa di cambiamento. Abbiamo condiviso le sue parole facendole nostre». «Che, prima di ogni scelta, ci sia una rigorosa valutazione preventiva del rischio sanitario e ambientale e che la popolazione sia informata» e inoltre che «siano prese in considerazione esclusivamente le opzioni che garantiscano il rispetto della dignità e della salute degli operai» aveva detto l’arcivescovo di Taranto riferendosi appunto alla prossima cessione dell’Ilva. E ora la Uilm osserva: «Ribadiamo la necessità di un piano industriale chiaro e di un cronoprogramma certo per lo stabilimento Ilva dopo i numerosi decreti varati dal Governo. Parallelamente – rileva la Uilm – occorrono certezze anche per gli interventi ambientali dentro la fabbrica e nelle aree esposte all’inquinamento industriale. Che sia fatto per Taranto quello che finora è stato solo annunciato».

Domenico Palmiotti sul Sole24Ore (18 aprile 2017)

La lezione di papa Francesco su lavoro, impresa e dignità

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Nel suo intenso incontro con i lavoratori dell’Ilva di Genova, papa Francesco ha ricordato che il lavoro è e rimane una priorità della vita personale e collettiva. Una verità tanto semplice eppure così platealmente negata. Nel suo discorso, però, Francesco si è spinto un passo oltre: e, rivolgendosi insieme a imprenditori e operai, ha tracciato i lineamenti di un’economia che, ponendo al centro l’opera umana, torni a essere più giusta. E, aggiungiamo noi, anche più produttiva.

Rivolgendosi agli operai Bergoglio ha detto che il lavoro comincia col «lavorare bene, per dignità e per onore». La lotta all’alienazione comincia dentro di noi: la dignità del proprio lavoro — così frequentemente calpestata oggi — si radica nel sapere dare valore a ciò che si fa e a come lo si fa. Cedere su questo punto è il primo passo per consegnarsi nelle mani degli sfruttatori.

Mauro Magatti sul Corriere della Sera

il colosso indiano Jindal apre alla decarbonizzazione: “Faremo tornare blu il cielo”

La guerra di Taranto è già cominciata. La città è il cuore di una gigantesca partita di risiko fra due tra le più grandi multinazionali del mondo. Uno scontro fra due imperi dell’acciaio. Da una parte c’è quello che potrebbe essere chiamato “l’impero europeo”, guidato da ArcelorMittal, gruppo franco-indiano. Estende i suoi confini in tutto il mondo, con 209mila dipendenti in 60 Paesi, tranne che in India. Produce 97 milioni di tonnellate di acciaio all’anno e vende per la maggior parte in Europa e in particolare per l’automotive. Dall’altra c’è Jindal South West, che produce 18 milioni di tonnellate di acciaio ma solo in India (di cui 4 con la tecnologia del preridotto).

Antonello Cassano su Repubblica Bari

Ilva, cinque domande per Taranto

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La storia dell’Ilva di Taranto è la storia di un continuo, estenuante, drammatico ritardo. Un’epopea del ritardo. Il ritardo di una gestione pubblica che si trascinò per anni senza più un progetto e un orizzonte. I sistematici rinvii della gestione Riva nel risanamento ambientale. I ritardi dell’intervento pubblico su un’emergenza che fu lampante perlomeno dall’alba degli anni 2000, quando l’Organizzazione Mondiale della Sanità definì Taranto “città a rischio tossico”. Il ritardo che è seguito all’esplosione del 2012, con le denunce, gli arresti e il sequestro dell’area a caldo. Cinque anni dopo, con 10 decreti nel paniere e un ininterrotto rosario di morti e infortuni sul lavoro, irrompe la notizia che i tre commissari, Gnudi, Laghi e Carruba, hanno rotto gli indugi: ad aggiudicarsi l’Ilva sarà Am Investco Italy, una joint venture tra il colosso franco-indiano ArcelorMittal, che detiene l’85 per cento delle azioni, e il gruppo Marcegaglia sostenuto da Banca Intesa SanPaolo. Am Investco prevale sull’altra cordata, AcciaItalia, guidata dagli indiani di Jindal e di cui fanno parte Cdp, Arvedi e Del Vecchio. Lieto fine, quindi? Insomma. La “luce” è una sola, la solidità dell’acquirente e l’impegno ad unire una forte produttività (10 milioni di tonnellate) a investimenti sull’ambiente per 2 miliardi e 300 milioni. Le “ombre” proviamo a riassumerle in cinque domande.

Clicca qui per leggere le domande e l’articolo di Sergio Talamo sul Corriere del Mezzogiorno

Corrado Clini: “L’Ilva è stata svenduta: nel 2012 valeva quasi 9 miliardi”

Corrado Clini ha gestito da ministro dell’Ambiente del governo Monti la grande questione dell’Ilva e oggi, che si è arrivati alla vendita, legge i fatti alla luce della gestione del problema negli ultimi 5 anni.
Professore, due cordate si fronteggiano anche se quella Arcelor-Mittal sembra favorita rispetto ad AcciaItalia, ma si temono 6mila esuberi, i lavoratori sono in sciopero e il confronto tra governo e sindacati è durissimo: prevedeva questo epilogo?

«C’era da aspettarselo. È il risultato della catastrofica perdita di posizione sul mercato di quella che era la più grande acciaieria d’Europa. Nel 2012, quando feci accettare alla famiglia Riva il piano di risanamento e ammodernamento degli impianti con un investimento, il valore dell’asset era attorno a 8-9 miliardi, ora le offerte sono di 1 miliardo e 800 milioni di AcciaItalia e di 2.300 milioni di Arcelor-Mittal. Un quinto del valore del 2012, la riduzione dell’occupazione è connessa alla progressiva perdita di quote di mercato con il conseguente calo di produzione. Ovviamente tutto questo si ripercuote sull’indotto. Se fosse stato attuato il piano, che doveva essere completato entro il 2015, oggi l’Ilva sarebbe l’acciaieria più moderna e competitiva d’Europa».

Anna Maria Greco sul Giornale

Ilva, previsti 5-6mila esuberi nei piani delle due cordate. I sindacati: “Inaccettabile”

L’Ilva rischia di dover subire dai 5mila ai 6mila esuberi: una sforbiciata drastica al personale che inizierà a prendere forma quando il colosso siderurgico passerà dall’attuale amministrazione straordinaria alla cordata vincitrice della gara, con ogni probabilità il tandem ArcelorMittal-Marcegaglia scelto dai commissari straordinari.

Sono numeri “inaccettabili”, hanno detto all’unisono i tre segretari generali di Fiom, Fim e Uilm – rispettivamente Maurizio Landini, Marco Bentivogli e Rocco Palombella – uscendo dal ministero dello Sviluppo economico con facce piuttosto tese, dopo aver preso visione dei piani industriali e occupazionali presentati dalla cordate concorrenti durante l’incontro con il ministro Carlo Calenda e con i commissari straordinari Enrico Laghi, Pietro Gnudi e Corrado Carrubba.

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