Monthly Archives: giugno 2017

Renzi contro il multiculturalismo, la campagna elettorale si giocherà sugli immigrati

Non ci si gira più attorno. Sarà il tema dell’immigrazione a dominare lo scontro politico nella prossima campagna elettorale. Insieme al tema Europa. E’ passato in secondo piano rispetto al gioco delle figurine della sinistra, che ha riportato sul palcoscenico persino Romano Prodi. Ma anche Matteo Renzi, all’indomani della debacle alle Comunali, ha preso una posizione più netta su un argomento che in questi anni era stato lasciato soprattutto alle destre: il segretario del Pd ha sostenuto che la prospettiva dell’Italia non potrà probabilmente essere il multiculturalismo. Lo ha detto parlando all’Ispi, l’Istituto di politica internazionale di Milano, le cui stanze affrescate dal Tiepolo invitano a pesare le parole, dosare i pensieri, contenere la verve politica. “Se non hai un’identità, non integri, sei invaso”, ha scandito Renzi di fianco al direttore della Stampa, Maurizio Molinari, che presentava il suo libro sul ritorno delle tribù.

Alessandro Franzi su L’Inkiesta

Ceta: l’accordo di libero scambio tra Europa e il Canada. Ascolta la puntata

libero scambio

Ceta, il trattato della discordia. È in discussione al Senato l’accordo commerciale di libero scambio tra Canada e Europa che sta scatenando molte reazioni, soprattutto contrarie. Un provvedimento molto complesso che suscita però grande interesse, che ripropone alcuni aspetti del TTIP, che secondo i contrari mette a rischio la qualità del cibo e i nostri standard. Perché spaventa così l’ “Idra dalle 7 teste” – come l’ha chiamato Padre Zanotelli? Cosa prevede sul piano degli accordi internazionali?

Gli ospiti del 28 giugno 2017

Pietro Ichino, senatore Pd, professore di Diritto del Lavoro alla Statale di Milano

Roberto Moncalvo, presidente nazionale Coldiretti

Stefano Liberti, giornalista del quotidiano Il Manifesto, tra i suoi libri “Land grabbing. Come il mercato delle terre crea il nuovo colonialismo” e  “I signori del cibo”, entrambi Minimum Fax

Nicola Danti membro del Gruppo dell’Alleanza progressista di Socialisti e Democratici al Parlamento Europeo. Vicepresidente Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumato

Marino Niola, insegna Antropologia dei simboli all’Istituto “Suor Orsola Benincasa” di Napoli. Editorialista di Repubblica, il suo ultimo libro, con Elisabetta Moro, è Andare per i luoghi della dieta mediterranea (Il Mulino, 2017). Tra gli altri citiamo Homo Dieteticus. Viaggio nelle tribù alimentari e Non tutto fa brodo

Ascolta la puntata

 

CETA, il Senato voti NO! L’appello di Alex Zanotelli

CETA

In questi giorni è in discussione in Senato il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement), l’accordo commerciale ed economico fra il Canada e la UE. Se sarà approvato sarà un’altra vittoria del trionfante mercato globale. Infatti il CETA è uno dei sette trattati internazionali di libero scambio che sono: TTIP, TPP, TISA, NAFTA, ALCA e CAFTA. Sono le sette teste dell’Idra. Il profeta dell’Apocalisse aveva descritto il grande mercato che era l’Impero Romano come una Bestia dalle sette teste. E il profeta aggiungeva che “una delle sue teste sembrò colpita a morte, ma la sua piaga mortale fu guarita” (Ap. 13,3). Così oggi alcune teste della Bestia sembrano colpite a morte, perché Trump si è scagliato contro il TTIP (Accordo commerciale tra USA e UE), contro il TPP(Accordo commerciale tra USA  e nove paesi del Pacifico) e il NAFTA (Accordo commerciale fra USA, Canada e Messico). Sembravano  colpite a morte, ma ora vengono riproposte sotto nuove forme, soprattutto il TTIP. La ‘Bestia’ infatti, nelle sue varie teste, sembra che stia lì lì per morire, ma riprende subito vita. Non dobbiamo quindi mai allentare l’attenzione su questi Accordi che sono il cuore pulsante del grande mercato globale. Soprattutto in questo momento dobbiamo stare molto attenti al CETA.

Continua a leggere su Stop-TTIP Italia

Tutte le bufale sul CETA

header-home-ceta_00

Questa mattina in Commissione Esteri al Senato si è votato il testo del DDL di ratifica del CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement). Si tratta di un trattato di libero scambio tra paesi dell’Unione Europea e Canada che è stato approvato dal Parlamento Europeo il 15 febbraio. La Commissione ha approvato il Ddl che ora dovrà passare all’esame dell’Aula di Palazzo Madama. Nel frattempo in piazza della Rotonda davanti al Pantheon questa mattina è andata in scena la manifestazione di protesta organizzata da organizzazioni sindacali, associazioni di categoria, Coldiretti, associazioni ambientaliste e dei consumatori alla quale ha preso parte anche il M5S.

Giovanni Drogo su NextQuotidiano

UE: Moncalvo (Coldiretti), Ceta è regalo a lobby industriali

coldiretti

Un grande regalo alle grandi lobby industriali che nell’alimentare puntano all’omologazione e al livellamento verso il basso della qualità. E’ quanto afferma il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel commentare l’impatto dell’approvazione da parte dell’Europarlamento del Ceta (Comprehensive Economic and Trade Agreementr) con il Canada. Nei trattati – sottolinea Moncalvo – va riservata all’agroalimentare una specificità che tuteli la distintività della produzione e possa garantire la tutela della salute, la protezione dell’ambiente e della libertà di scelta dei consumatori. Solo per fare un esempio – continua Moncalvo – i produttori canadesi potranno utilizzare il termine Parmesan, ma anche produrre e vendere Gorgonzola, Asiago e Fontina, mantenendo una situazione di ambiguità che rende difficile ai consumatori distinguere il prodotto originale ottenuto nel rispetto di un preciso disciplinare di produzione dall’imitazione di bassa qualità. Ma soprattutto si crea una concorrenza sleale nei confronti del vero Made in Italy in cui perde l’agricoltura italiana che – conclude Moncalvo – ha fondato sulla distintività e sulla qualità la propria capacità di competere.

Leggi su Coldiretti.it

Presidio in piazza a Roma contro il Ceta

STop-Ceta

In questi mesi ha fatto molto discutere il Ceta (Comprehensive economic and trade agreement) l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Canada, che riduce le barriere commerciali tra i due mercati. Il trattato, al centro di polemiche internazionali, oggi sarà sottoposto al primo voto in commissione Affari esteri al Senato.

E sempre oggi a Roma in piazza del Pantheon, e mercoledì 5 luglio a piazza Montecitorio, si terrà un presidio contro l’approvazione del Ceta a cui parteciperanno tutte le organizzazioni che sostengono la campagna Stop Ttip (Coldiretti, Cgil, Greenpeace, Slow food). Questa mobilitazione avviene dopo una campagna online con mail indirizzate ai senatori e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Al Capo di Stato, in visita ufficiale in Canada fino al 1 luglio, si chiede espressamente di non ratificare il Ceta. Sono previsti almeno due giorni di audizioni e discussione in Commissione Esteri del Senato, presieduta da Pier Ferdinando Casini.

L’accordo è stato definito dalla Commissione Europea il “migliore accordo commerciale” mai siglato dall’Unione, ma ha fatto nascere molte critiche e resistenze.
Gli obiettivi del trattato sembrano essere molto ambiziosi: eliminare il 90% delle barriere e dei dazi doganali esistenti negli scambi commerciali tra i due Paesi, liberalizzare il mercato tra le due sponde dell’Atlantico, incentivare gli investimenti stranieri, aprire l’accesso agli appalti pubblici canadesi alle imprese europee.
Il libero scambio, d’altronde, durante la seconda metà del XX secolo è stato decisivo per la crescita economica mondiale, ma i dubbi che il trattato suscita sono molti.
Basti pensare che la mobilitazione contro il Ceta ha raccolto in pochi mesi l’adesione di 3,5 milioni di cittadini europei che hanno firmato una petizione contro il Ceta e il Ttip (Transatlantic trade and investment partnership), l’accordo per abbattere i dazi e le dogane fra Europa e Stati Uniti, definitivamente sfumato con la vittoria di Trump.

Leggi l’articolo Elena Basso su Left

Ustica: 37 anni e gli archivi vuoti. Oblio di stato? Ascolta la puntata

l43-ustica-120316124418_big-950x633

Nelle carte non c’è nulla, negli archivi nessuna verità. 37 anni dopo la strage di Ustica, i parenti delle vittime denunciano che lo stato non sa o non vuole fare i conti col passato. Gli archivi desecretati nel 2014 per decisione di Matteo Renzi non hanno rivelato elementi utili, il Ministero dei Trasporti non trova le carte relative ai traffici navali ed aerei di quegli anni. Oblio di stato?

Gli ospiti del 27 giugno 2017

Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione parenti delle vittime della strage di Ustica

Benedetta Tobagi, giornalista, scrittrice e storica. Tra i suoi libri citiamo Una stella incoronata di buio. Storia di una strage impunita (Einaudi, 2013) sulla strage di Brescia

Erminio Amelio, uno dei Pm che seguirono l’inchiesta, autore del libro IH870. Il volo spezzato. Strage di Ustica: le storie, i misteri, i depistaggi, il processo (Editori Riuniti, 2005).

Manlio Milani, presidente della Casa della memoria di Brescia 28 maggio 1974 

Ascolta la puntata

Strage di Brescia, sentenza definitiva Ergastolo ai due terroristi neri

12.0.665734734-0041-kBvH-U43330810098118tFC-593x443@Corriere-Web-Sezioni

La giustizia italiana mette la parola fine all’accertamento della verità sulla strage di Brescia. Dopo 11 processi, la Corte di Cassazione ha dichiarato colpevoli Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, i due appartenenti alla formazione neofascista Ordine Nuovo che erano accusati dell’esplosione del 28 maggio 1974 quando in piazza della Loggia morirono 8 persone e altre 100 rimasero ferite. L’attentato di Brescia era l’ultima pagina giudiziaria ancora aperta sugli anni di piombo e della strategia della tensione.

l procuratore generale Alfredo Viola aveva chiesto la conferma degli ergastoli per Maggi e Tramonte . «E’ stato un processo arduo ma non impossibile da decidere, al quale siamo determinati a porre la parola fine» ha detto Viola. Si è trattato di un crimine, ha detto, «che ha dilaniato vittime e famiglie e che ha profondamente inciso il tessuto della democrazia, ma la magistratura italiana ha saputo concludere processi per fatti altrettanto gravi e inquietanti». Poi il riferimento alle «reticenze e ai depistaggi, troppi, che hanno percorso le indagini sulla strage, come se la coltre di fumo sollevata dall’esplosione della bomba, la mattina del 28 maggio di 43 anni fa, non si fosse dispersa ma si fosse invece propagata sull’Italia intera».

Claudio Del Frate sul Corriere della Sera

Via la coltre di fumo che ha avvolto il Paese per quarantatré anni

Giustizia, finalmente. All’ultima stazione, l’ultimo grado di giudizio del terzo e ultimo processo, dopo 43 anni, finalmente il massacro di piazza della Loggia, la bomba che la mattina del 28 maggio 1974 colpì una grande manifestazione antifascista indetta contro l’escalation della violenza “nera” e uccise otto persone, tra cui cinque insegnanti, non è più impunito. Per chi siede tra i banchi del pubblico è straniante ascoltare l’ultima parola su questa strage lontana mentre la cronaca ci investe quotidianamente con la violenza del nuovo terrorismo, come un tragico eterno ritorno dell’uguale.

«È un compito arduo. Un processo complesso, ma non impossibile », aveva esordito il procuratore Viola. Ma alla fine ce l’hanno fatta. La condanna di Carlo Maria Maggi ha un valore storico: è la prima volta che un leader riconosciuto dell’eversione nera (era il capo della sezione veneta di Ordine Nuovo) viene condannato per strage. Fino ad ora, ci si era dovuti accontentare di aggiungere mattoni documentali a un quadro storico che certificava la responsabilità degli ordinovisti nelle stragi, da piazza Fontana in poi.

Benedetta Tobagi su Repubblica

Strage di Ustica: anche se sono trascorsi 37 anni non bisogna stancarsi di porre domande

ustica

È un nastro della memoria che non bisogna stancarsi di ascoltare e riascoltare. La costanza di tramandare un ricordo, in questi casi, è virtù da coltivare.

Dunque, il 27 giugno 1980: trentasette anni fa, cronaca che ormai si fa storia. Un aereo DC-9 dell’Itavia, volo IH870, parte alle 20.08 da Bologna per Palermo; misteriosamente scompare nei cieli tra Ponza e Ustica. Nessun superstite tra le 81 persone a bordo, 77 passeggeri e 4 membri dell’equipaggio.

Processualmente la vicenda si conclude il 10 gennaio 2007: la Prima sezione penale della Corte di Cassazione conferma la sentenza di assoluzione, con formula piena, per i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri – all’epoca della tragedia rispettivamente Capo e Sottocapo di Stato Maggiore dell’Aeronautica – dall’accusa di alto tradimento: nessun colpevole viene dunque individuato. Nell’informare il Ministero della Difesa sulla situazione nei cieli italiani la sera del 27 giugno 1980, Bartolucci e Ferri avevano escluso il coinvolgimento di altri aerei italiani o della NATO, militari o civili, nel disastro di Ustica.

Leggi tutto l’articolo di Valter Vecellio su Articolo21

1 2 3 4 13