Monthly Archives: luglio 2017

Migranti: rifiutare no, accogliere come? Ascolta la puntata

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Torniamo sul tema principale di questi ultimi mesi: la gestione dei migranti. In Europa si discute di un codice sulle Ong, ma quella dei migranti, soprattutto in Italia, non è più un’emergenza. Stiamo svolgendo un’operazione eroica, quasi isolati. E questo ci pone una sfida nuova, sul piano culturale. Anziché polarizzarci tra accoglienza e rifiuto dovremmo fare un passo in più. Quale?

Gli ospiti del 4 luglio 2017

Giordano Stabile, corrispondente dal Medio Oriente del quotidiano La Stampa, vive a Beirut

Tito Marci, insegna Sociologia giuridica all’università Sapienza di Roma. Ha pubblicato il libro “La società degli altri: ripensare l’ospitalità” (Le Lettere, 2016)

Domenico Quirico, inviato del quotidiano La Stampa. Rapito in Siria nell’aprile 2013, viene rilasciato cinque mesi dopo. Il suo ultimo libro, “Esodo. Storia del nuovo millennio” (Neri Pozza, 2016), ha vinto il Premio per la letteratura di viaggio L’Albatros (2017, Palestrina)

Rocco Todero, avvocato esperto di diritto pubblico tiene un blog sul Foglio dove pochi giorni fa ha ricostruito la questione dal punto di vista della corte europea dei diritti dell’uomo

Sergio Marelli, consulente in politiche e relazioni internazionali. Da 30 anni impegnato nelle ONG. Presidente del CISA – Comitato Italiano Sovranità Alimentare; docente di Pedagogia della cooperazione internazionale all’Università di Bergamo, membro del Comitato Scientifico Cattedra UNESCO – Università di Bergamo; esperto per il Programma HORIZON 2020 della UE.

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Sfoglia il libro: Esodo. Storia del nuovo millennio

Questo libro è la cronaca dei viaggi fatti in compagnia dei migranti nei principali luoghi da cui partono, e in cui sostano o si riversano. In questo senso, è il racconto in presa diretta dell’Esodo che sta già mutando il mondo e la storia a venire. Una Grande Migrazione che ha inizio là dove parti intere del pianeta si svuotano di uomini, di rumori, di vita: negli squarci sterminati di Africa e di Medio Oriente, dove la sabbia già ricopre le strade e ne cancella il ricordo; nei paesi dove tutti quelli che possono mettersi in cammino partono e non restano che i vecchi.6730251_1133789
Termina nel nostro mondo, dove file di uomini sbarcano da navi che sono già relitti o cercano di sfondare muri improvvisati, camminano, scalano montagne, hanno mappe che sono messaggi di parenti o amici che già vivono in quella che ai loro occhi è la meta agognata: l’Europa, il Paradiso mille volte immaginato.
In realtà, il Paradiso è soltanto l’albergo fatiscente di civiltà sfiancate e inerti, destinate, come sempre accade nella Storia, a essere prese d’assalto da turbini di uomini capaci di lasciarsi dietro il passato, l’identità, l’anima.
Da Melilla, l’enclave spagnola che si stende ai piedi del Gourougou, in Marocco – dodici, sonnolenti chilometri quadrati cinti da un Muro in cui l’Europa è, visivamente, morta – fino alla giungla di Sangatte, a Calais, dove la disperata fauna dei migranti macchia, agli occhi delle solerti autorità francesi, le rive della Manica con la sua corte dei miracoli, tutto l’Occidente, dai governanti ai sudditi, sembra ingenuamente credere di poter continuare a respirare l’aria di prima, di poter vivere sulla medesima terra di prima, mentre «il mondo è rotolato in modo invisibile, silenzioso, inavvertito, in tempi nuovi, come se fossero mutati l’atmosfera del pianeta, il suo ossigeno, il ritmo di combustione e tutte le molle degli orologi».

Clicca qui per leggere qualche estratto del libro Esodo di Domenico Quirico edito da Neri Pozza

Migranti, vertice a tre a Parigi «Un codice comune per le Ong»

Il ministro dell’Interno francese Gérard Collomb ha accolto domenica sera a Parigi l’italiano Marco Minniti, il tedesco Thomas de Maizière e il commissario europeo Dimitri Avramopoulos per «cercare un approccio coordinato ai flussi migratori nel Mediterraneo» e «vedere come aiutare meglio gli italiani», dice a place Beauvau l’entourage del ministro francese. Al termine della riunione, Parigi e Berlino hanno accolto la richiesta di Roma di stabilire un codice comune per le organizzazione non governative che salvano i migranti nel Mediterraneo.

Continua a leggere Stefano Montefiori sul Corriere della Sera

Quanti sono, in tutto, gli stranieri in Italia?

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Per costruire questo dato, partiamo dagli immigrati residenti in Italia, che sono 5.029.000 secondo gli ultimi dati Istat aggiornati al 1 gennaio 2017. Questo è un dato preciso, perché si contano le persone registrate alle anagrafi comunali che hanno una cittadinanza diversa da quella italiana.

Nel dato sono compresi tutti gli stranieri, incluse le persone provenienti da altri paesi dell’Unione Europea. Gli stranieri non comunitari, quelli che nell’immaginario collettivo sono percepiti come i “veri stranieri”, sono circa 3 milioni 500 mila. Agli stranieri regolari residenti vanno aggiunti gli stranieri regolari ma non residenti, che hanno cioè un regolare permesso di soggiorno ma non sono iscritti all’anagrafe di nessun comune italiano. Secondo i calcoli del Ventiduesimo Rapporto sulle Migrazioni 2016 di Fondazione ISMU, si tratta di 410 mila persone (dato riferito al 1 gennaio 2016).

Gli stranieri regolari in Italia sono quindi circa 5,4 milioni. Si tratta della pattuglia di stranieri in Italia più stabile, ed è un dato che comprende anche i rifugiati, che sono una componente stabile della presenza di stranieri in Italia. Come abbiamo visto qui, i rifugiati sono 118 mila.

Ai 5,4 milioni sfuggono invece tre categorie di migranti: i richiedenti asilo, coloro che sono appena arrivati e non rientrano ancora nelle statistiche, e i migranti irregolari, volgarmente detti clandestini.

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Il libro: ONG: una storia da raccontare

9788843059188_0_0_300_80Cosa c’è dietro la sigla ONG? Come sta oggi il volontariato internazionale in Italia? Quali le prospettive per il futuro? Sono alcune delle domande che trovano risposta in questo volume che ripercorre le fasi e gli avvenimenti più importanti della storia delle Organizzazioni non governative (ONG) italiane, dalle sue origini ad oggi. Entrando da protagonista nelle pieghe di questa storia, l’autore ne ricostruisce le dinamiche, ne approfondisce le problematiche e ne svela tanti retroscena: dalle origini del volontariato fino alla globalizzazione delle ONG e alle multinazionali della solidarietà, passando per l’avvio della cooperazione governativa negli anni Sessanta del secolo scorso; l’era dei finanziamenti pubblici, il FAI e la legge 49/1987 negli anni Settanta e Ottanta; l’arrivo di “mani pulite? alla Farnesina e l’inizio della burocrazia soffocante per le ONG negli anni Novanta; la definizione nel 2000 degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio da parte delle Nazioni Unite e la svolta dell’11 settembre 2001 che ha segnato in modo irreversibile il paradigma dello sviluppo. In un momento in cui il settore appare sempre più complesso e articolato, la tesi sostenuta dall’autore è che oggi in Italia tra le sfide più urgenti per l’intero sistema della cooperazione vi è quello di fare chiarezza tra le diverse identità e anime del non governativo, e di non tradire il “modello italiano” – vincente in altri settori – basato sulla valorizzazione delle specificità e sul radicamento nei territori dei suoi attori.

Sergio Marelli, ONG: una storia da raccontare (Carocci, 2011)

Perché sulla questione dei migranti l’Italia rischia di rimanere col cerino in mano

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È fin troppo ovvio che qualsiasi approccio alla questione delle migrazioni provenienti dal nord Africa debba prendere le mosse dagli obblighi di solidarietà che gravano sull’Italia in ragione della sua storica e sempre convinta adesione ai precetti del diritto internazionale e del sul impegno nella tutela dei diritti fondamentali dell’uomo.

Al fine di avere un quadro chiaro ed esaustivo dei margini di manovra e della realizzabilità di alcune proposte politiche da esporre al tavolo della concertazione europea è necessario ricordare almeno tre o quattro questioni che non possono in alcun modo essere eluse ma che, tuttavia, sembrano sparite dal dibattito di questi giorni.

Continua a leggere l’articolo di Rocco Todero su Il Foglio