Monthly Archives: luglio 2017

L’Inps salvata dagli immigrati? Ascolta la puntata

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Migrazione e previdenza sociale. Ieri il presidente dell’Inps Tito Boeri ha dichiarato: “Senza gli immigrati l’Inps crollerebbe”. In molti, anche tra i nostri ascoltatori, rispondono: gli immigrati fanno concorrenza al ribasso e il lavoro ce lo rubano. Quanti dei nostri ragazzi vorrebbero lavorare come badanti o raccoglitori nei campi? E cosa sanno di noi gli stranieri prima di venire in Italia?

Gli ospiti del 5 luglio 2017

Tito Boeri, economista, attualmente presidente dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale

Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali

Enrico Di Pasquale, ricercatore Fondazione Leone Moressa – Studi e ricerche sull’economia dell’immigrazione

Raffaella Maioni, segretario nazionale Acli colf

 

Ascolta la puntata

MILLENNIALS: CHE COSA VOGLIONO DAL LAVORO?

Le aspettative dei Millenials sul lavoro

Hanno tra i 16 e 36 anni, vogliono lavorare, ma quelli che hanno occupazione non sono per niente soddisfatti. I Millennials, la generazione di nativi digitali, abituata a muoversi sul web, sta pagando pesantemente la crisi e le difficoltà del mondo del lavoro. A Bologna, durante la manifestazione Exposanità (18-21 maggio; Bologna Fiere), il Rusan (Centro per il monitoraggio e il miglioramento della qualità del Capitale Umano, nelle Aziende Sanitarie e Sociosanitarie www.rusan.org), ha presentato i risultati della ricerca Millennials e mondo del lavoro.

I dati

Il quadro è preoccupante. L’Italia è in ritardo rispetto all’occupazione dei giovani nelle aziende in altri Paesi (solo il 22% degli occupati sono millennials contro il 29% di UK). E i giovani occupati sembrano non essere per niente soddisfatti del loro lavoro (il 29% di loro è scontento dell’attuale lavoro; il 44% è scontento della retribuzione inadeguata, 2 su 3 programmano di cambiare lavoro).

Profilo Millennials

Non è una generazione rassegnata, tutt’altro: i giovani sono assetati di apprendimento, vogliono crescere velocemente, ricercano un feedback continuo dai propri superiori, sono mobili e pronti a muoversi (il 61% è disponibile ad espatriare ed il 7% lo farà già nel 2016), accettano lavori anche di qualifica più bassa o non retribuiti pur di potere entrare nel mondo del lavoro (25% di loro), ricercano organizzazioni in sintonia con i propri valori, sono evoluti tecnologicamente e desiderosi di dare subito un contributo importante.

Silvia Messa su Millionaire

Giovani e lavoro: il 63% ora chiede nuove modalità di rappresentanza collettiva

Giovani e lavoro, una storia impossibile. La situazione delle nuove generazioni nel mercato del lavoro italiano continua a non brillare di luce propria, nonostante l’uscita dalla fase più acuta della crisi. Non è servito nemmeno il programma triennale europeo “Garanzia Giovani” per cambiare verso, tant’è che l’Italia continua ad essere il Paese che lascia maggiormente i giovani in inoperosa attesa tra il non studio e il non lavoro.

A confermarlo è la ricerca “Giovani, lavoro e rappresentanza”, realizzata nell’ambito del “Rapporto Giovani” dell’Istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con il sindacato dei metalmeccanici Fim Cisl della Lombardia e presentata mercoledì 10 maggio a Milano nell’ambito del X Congresso dello stesso sindacato.

Francesca Matta su L’Inkiesta

Segnalato da voi: Le verità scomode su migranti e lavoro

Chi ama il politicamente corretto è pregato di voltare pagina. Nell’era di Internet molti cittadini vivono in una personalissima bolla ideologica e non sono propensi a mettere in dubbio verità consolidate, specie su argomenti sensibili come l’immigrazione, dove ciascuno coltiva granitiche certezze. Partendo dal presupposto che i lettori di pagina99 siano in maggioranza progressisti, questo articolo non avrebbe dovuto essere scritto. Perché i risultati di una ricerca sull’immigrazione del Cer (Centro Europa Ricerche) contraddicono un assunto che la sinistra europea ha trasformato in un mantra: il fatto che gli immigrati non entrino in competizione con i lavoratori locali.

Enrico Pedemonte su Pagina99 di ottobre 2016

Rapporto 2016 sull’economia dell’immigrazione

Cattura

L’edizione 2016 si concentra sugli aspetti legati all’impatto fiscale, esaminando – col supporto di fonti statistiche ufficiali nazionali ed europee – il mercato del lavoro, il gettito Irpef, il contributo al PIL e i contributi previdenziali versati. Inoltre, il contributo di esperti e l’analisi di casi di studio forniscono al lettore elementi qualitativi e quantitativi utili a valutare l’apporto degli immigrati al welfare pubblico e al sistema economico nel suo complesso.

Visita il sito della Fondazione Leone Moressa per scaricare il rapporto 2016 e le infografiche

I lavoratori immigrati «muovono» il Pil e pagano 640mila pensioni

I 2,3 milioni di stranieri che lavorano in Italia hanno prodotto nel 2015 ben 127 miliardi di ricchezza (8,8% del valore aggiunto nazionale). Il contributo all’economia di questi lavoratori immigrati si traduce in quasi 11 miliardi di contributi previdenziali pagati ogni anno, in 7 miliardi di Irpef versata, in oltre 550 mila imprese straniere che producono ogni anno 96 miliardi di valore aggiunto. Di contro, la spesa pubblica italiana destinata agli immigrati è pari all’1,75% del totale, appena 15 miliardi (molto meno, ad esempio, dei 270 miliardi spesi per le pensioni).

Questi i principali risultati della sesta edizione del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, presentato l’11 ottobre al Viminale dalla Fondazione Leone Moressa. Rapporto dedicato quest’anno all’impatto fiscale dell’immigrazione e, dunque, al contributo della componente straniera alle casse pubbliche del nostro paese, terzo per residenti stranieri dopo Germania e Regno Unito.

Uno dei primi benefici dell’immigrazione sono, appunto, i contributi pensionistici versati dagli stranieri occupati: nel 2014 hanno raggiunto quota 10,9 miliardi che – se si riparte il volume complessivo per i redditi da pensioni medi – sono equivalenti a 640mila pensioni italiane, come ha sottolineato Enrico Di Pasquale nella relazione di presentazione del rapporto. A questo va aggiunto il gettito Irpef complessivo pagato dai contribuenti stranieri (l’8,7% del totale) e pari a 6,8 miliardi.

«Un altro beneficio – ha detto ancora il ricercatore della Fondazione Moressa – è quello derivante dal fattore demografico: nel 2015, gli italiani in età lavorativa rappresentavano il 63,2%, mentre tra gli stranieri la quota raggiungeva il 78,1%». E, come scrive nel rapporto Stefano Solari (Università di Padova), «la tendenza in Italia da qui al 2050 è un calo di un terzo (-12,3 milioni) della popolazione potenzialmente attiva (20-70 anni) e un aumento degli anziani (+6,5 milioni) … un processo non sostenibile economicamente».

Stefano Natoli sul Sole24Ore