Monthly Archives: luglio 2017

Turismo nelle città d’arte: quali rischi? Ascolta la puntata

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Una settimana dedicata al turismo, all’arte, all’Italia delle meraviglie. Abbiamo iniziato lunedì raccontando l’Italia fragile e le tutele dell’UNESCO per luoghi straordinari. Turismo e bellezza per le grandi città d’arte sono senz’altro un’opportunità. Ma quali sono i rischi del turismo di massa? Sono arrivate tante segnalazioni di ascoltatori da Firenze, Roma, Venezia. Casi emblematici di turismo diversificato ma con lati rischiosi. Quali soluzioni? Quali proposte per trovare un equilibrio tra tutela e valorizzazione?

Gli ospiti del 14 luglio 2017

Mara Manente, esperta di turismo, insegna all’università Ca’ Foscari di Venezia

Laura Fregolent, urbanista, insegna all’università Iuav (Istituto Universitario di Architettura di Venezia)

Riccardo Bermani, giovane veneziano attivo in varie associazioni per la rinascita di un tessuto urbano

Francesco Palumbo, direttore della Direzione Generale Turismo del Mibact

 

Ascolta la puntata

Teorema Venezia: dietro le quinte della laguna

Teorema Venezia è un documentario del 2012, prodotto dalla FilmTank e diretto da Andreas Pichler, disponibile in Dvd Cg Entertainment per la collana POPOLI doc.

“Venezia è intrappolata dalla sua bellezza. Conta 58.000 abitanti contro i 60.000 visitatori giornalieri. Travolti dallo sciame senza requie di turisti, che fotografano senza osservare e passeggiano cronometrandosi, i veneziani che incontriamo nel film ci guidano in un viaggio accorto, denunciante, sdegnoso. Tocchiamo il dietro le quinte dei carnevali, la malta che si sfalda nei muri dei palazzi incantati, il quotidiano scorrere di chi vive all’interno della teca in cui langue una Venezia straziata dal business e dal marketing.”
(Carmen Zinno – catalogo Festival dei Popoli 2012)

Guarda qui il trailer.

 

Il turismo a numero chiuso può davvero salvare Venezia?

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Si suole dire che il turismo sia il petrolio dell’Italia. Lo ha ribadito a gennaio uno studio condotto dall’associazione Confturismo con l’istituto di ricerche Piepoli. Per otto intervistati su dieci viaggi e vacanze sono una delle risorse più preziose del Belpaese. Tuttavia, come di petrolio, anche di turismo si può morire. Venezia sta patendo per effetto del turismo. Più il “petrolio” fluisce per canali, calli e campi, meno vive la città dei residenti, delle botteghe artigianali, dei negozi di vicinato. È l’effetto Disneyland, la trasformazione di un luogo vivo e vegeto in un animale impagliato a uso e consumo di chi viaggia. Nei giorni scorsi i pochi residenti rimasti in città sono scesi in piazza per rivendicare il diritto a vivere a Venezia nonostante il turismo.

Come guarire il grande malato? Oggi l’idea più quotata è quella di contingentare i turisti in città. Visite con il numero chiuso. Raggiunto il limite di escursionisti che Venezia può sopportare, gli altri restano fuori.

Continua a leggere l’articolo di Luca Zorloni su Wired

Venezia, un negozio su due è destinato soltanto ai turisti

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In via Garibaldi, la mattina, gli abitanti scendono ancora a fare la spesa in déshabillé, ciabatte e vestaglia addosso e via di corsa dal fruttivendolo e dal panettiere prima che finiscano i prodotti migliori, freschi di giornata. E sempre lì in via Garibaldi, il 74 per cento dei negozianti è veneziano e, spesso, abita a pochi metri dalla propria «bottega ». Castello è un’isola felice, un sestiere che resta «veneziano», o popolare che dir si voglia. Non è indenne dal turismo di massa ma i negozi di vicinato resistono.

È tuttavia un caso pressoché isolato e, proprio per questa sua peculiarità, gli studenti del «Laboratorio di analisi urbana e territoriale» della professoressa Laura Fregolent (Iuav) hanno dedicato al sestiere due capitoli della loro elaborata ricerca, dedicata a un tema assolutamente caldo in città: il commercio. «Da tre anni nei Laboratori ci occupiamo di Venezia, quest’anno ci siamo concentrati sull’offerta commerciale – spiega Fregolent – abbiamo creato una mappa e utilizzato un sistema digitale per creare un database georeferenziato che a breve sarà pubblico».

Leggi sul Corriere del Veneto

L’età del turismo: industria pesante in un mondo liquido

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Milioni di addetti, miliardi di dollari, innovazione tecnologica e forza lavoro bruta: eppure, continuiamo a considerare il turismo come un fenomeno tipico della postmodernità immateriale. Perché? L’ultimo libro di Marco d’Eramo, “Il selfie del mondo”, edito da Feltrinelli, ci aiuta a capire

Che cosa cerca, che cosa trova, che cosa, al più, spera di trovare o s’impone di cercare il turista impegnato a farsi un selfie davanti a una di quelle cattedrali della simulazione imperfetta che sono le varie “venezie” in replica sparse per il globo?

Prendiamo The World, il parco a tema vicino a Pechino. Le Piramidi, il Partenone, i moai dell’Isola di Pasqua. Tutte riproduzioni, certamente. Ma, in scala o meno che siano, queste riproduzioni giocano un ruolo nella costruzione di un immaginario, così come i turisti giocano una parte in qualcosa che eccede questo immaginario sfondando in un campo, il “turismo”, che stentiamo a elaborare a pieno. Tutto suona inautentico, in questo gioco fra ruolo e parte, non fosse che per il fatto che una parte di quel tutto, in qualche modo, resiste e sfugge al circolo, fin troppo vizioso, del “post-”.

Un’industria pesante

Anche del turismo odierno si è parlato in termini di post-turismo, forse perché nel fenomeno del turismo di massa e della nozione di “città turistica” che vi si connette si è tardato a cogliere la valenza epocale e il “post”, in questo come in molti altri casi, è valso da esorcismo. Di un’età del turismo, al contrario, parla Marco d’Eramo nel suo importante Il selfie del mondo (Feltrinelli 2017, pp. 254, euro 22). e invita farlo così come si è parlato dell’età del vapore, dell’acciaio o dell’età dell’imperialismo.

Marco Dotti su Vita.it

Italia 2017, le città hanno ragione a protestare contro questo turismo

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Siamo ancora al mordi e fuggi in città d’arte affollate, dove i benefici sono compensati da disagi. E abbiamo ancora regioni che vanno in ordine sparso. Da qui nascono le proteste e le richieste di numeri chiusi. C’è però un nuovo piano strategico sul turismo che va nella direzione giusta.

Entro luglio il Mibact firmerà un protocollo di intesa con cinque città d’arte (Firenze, che è stata la prima a richiederlo, Roma, Milano, Napoli, Venezia) per gestire l’“emergenza affollamento”. Ma al ministero va dato atto di aver messo in piedi un Piano strategico per il turismo che in Italia non c’è mai stato. È stato preparato in un anno di lavori e sono stati coinvolti enti locali, associazioni di categoria e sindacati e ha avuto il via libera della Conferenza Stato-Regioni e poi dal Consiglio dei Ministri. Tra i suoi punti cardine c’è il sostegno allo sviluppo turistico di destinazioni emergenti, come le città d’arte e i Borghi e il sostegno alla strategia nazionale per i parchi e le aree protette, aree rurali e aree interne. In altre parole, se la concentrazione è un dato di fatto, che deriva anche da una mancata pianificazione, il piano dovrebbe superarla attraverso percorsi turistici alternativi, costruiti attorno ad “assi di senso” (enogastronomia, agricoltura, cultura, etc.). È poi prevista l’incentivazione di nuovi “tematismi”, come il cicloturismo, il turismo all’aria aperta, gli itinerari enogastronomici, i cammini storici, gli itinerari culturali, musicali e letterari, i sentieri, rete del patrimonio demaniale dismesso eccetera. Il piano, ridotto all’osso, si basa su tre parole chiave: sostenibilità, innovazione e accessibilità/permeabilità fisica e culturale.

A Venezia arrivano i «conta turisti» nel piano anche un ticket per San Marco

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Saranno contati tutti, uno a uno, al loro arrivo in riva degli Schiavoni. Ma non è che il primo «step» che da quest’estate darà l’avvio a quella sperimentazione che – non è ancora chiaro quando e in che termini – porterà al numero chiuso in piazza San Marco. Giovedì, dopo mesi di infuocato dibattito in città sul turismo e dopo un ultimatum dell’Unesco (senza azioni per salvare Venezia, la città e la laguna entrerà nella black list dei siti a rischio), la giunta di Luigi Brugnaro ha approvato un atto di indirizzo che detta le linee della gestione dei 3o milioni di visitatori che ogni anno invadono Venezia. L’obiettivo, su San Marco, è presto detto: «Sperimentare nell’ambito dell’area marciana l’accesso mediante prenotazione e pagamento di un ticket di ingresso». L’affollamento di Venezia e in particolare del salotto buono della città è un problema su cui da anni interviene il sottosegretario del Mibact Ilaria Borletti Buitoni invocando il numero chiuso e di recente anche il ministro Dario Franceschini ha abbracciato l’ipotesi. Ma solo da ieri, l’idea si è concretizzata, nero su bianco.

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L’Italia è un immenso museo all’aperto

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L’Italia può sviluppare un vantaggio competitivo sostenibile nei settori legati alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e culturale. Questo tema assume maggiore importanza e incisività se si pensa che l’Italia è un immenso museo all’aperto. Possiede, infatti, il più ampio patrimonio culturale a livello mondiale con oltre 3.400 musei, con circa duemila aree e parchi archeologici e con 43 siti Unesco. È quanto emerge dal rapporto su “Arte, turismo culturale e indotto economico” commissionato da Confcultura e dalla commissione Turismo e Cultura di Federturismo a PriceWaterhouseCoopers, presentato martedì nella sede di Federturismo Confindustria. “Nonostante questo dato di assoluto primato a livello mondiale, il Rac, un indice che analizza il ritorno economico degli asset culturali sui siti Unesco, mostra come gli Stati Uniti, con la metà dei siti rispetto all’Italia, hanno un ritorno commerciale pari a sette volte quello italiano (160 milioni di euro contro i nostri 21 milioni) – ha fatto notare Giacomo Neri, partner in charge della Financial services practice di PricewaterhouseCoopers advisory -. In particolare, le stime degli analisti PwC indicano che il settore culturale e creativo in Italia raggiunge solo il 2,6 per cento del Pil nazionale (pari a circa 40 miliardi di euro), rispetto al 3,8 per cento di Uk (circa 73 miliardi di euro) e 3,4 per cento della Francia (circa 64 miliardi di euro). È evidente il gap competitivo e la scarsa capacità di sviluppare il potenziale del nostro paese”.

Approfondisci sul sito dei Beni Culturali

Borghi Autentici d’Italia

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Borghi Autentici d’Italia è un’Associazione che riunisce piccoli e medi comuni, enti territoriali ed organismi misti di sviluppo locale, attorno all’obiettivo di un modello di sviluppo locale sostenibile, equo, rispettoso dei luoghi e delle persone e attento alla valorizzazione delle identità locali. L’obiettivo: riscoprire i borghi italiani quali luoghi da vivere, sostenere e preservare. 

Visita il sito Borghi Autentici d’Italia