Monthly Archives: luglio 2017

La galassia dei NEET. Ascolta la puntata

futuro-giovani

Chi sono i neet? Sono giovani che non studiano, non lavorano, non seguono corsi di formazione. L’Italia è in testa a una classifica europea: 1 su 5 si trova in questa condizione. Stamattina alla #LaCittà cerchiamo di esplorare questa galassia non uniforme. Ci sono i rinunciatari, ma c’è anche chi non ci vuole starci, nella galassia neet, e cerca di uscirne facendo volontariato o sport ossessivo, pur di fare qualcosa. Raccontateci le vostre storie, se conoscete dei “neet”, se ci sono aziende che cercherebbero forza lavoro giovane ma non ne trovano.

Gli ospiti del 18 luglio 2017

Ludovica Cerini, Volontaria dell’Arci Servizio Civile Pisa, impegnata nel progetto Neet on Net 

Alessandro Rosina, insegna Demografia alla Cattolica di Milano, è coordinatore del Rapporto Giovani redatto dall’Istituto Toniolo,  il suo ultimo libro, firmato con Sergio Sorgi, è  Il futuro che (non) c’è. Costruire un domani migliore con la demografia

Luigi d’Eliapsicoterapeuta, gruppoanalista, blogger, co-fondatore di AltraPsicologia

Roberto Payer, albergatore olandese

Ascolta la puntata

Una regione di nonni e Neet. Il dossier regionale sulla ricchezza

Tra i più ricchi, ma alle prese con un serio problema di povertà. Ottimi livelli di sanità, istruzione e occupazione, ma con a prospettive preoccupanti di invecchiamento della popolazione e di allargamento del bacino di giovani cosiddetti «Neet», cioè che non studiano e non lavorano. Sono alcuni dei volti della popolazione lombarda, riassunti nel Rapporto di Eupolis che verrà presentato ufficialmente lunedì. La nuova elaborazione dell’Istituto superiore per la ricerca, la statistica e la formazione della Regione è ispirata allo sviluppo sostenibile e, in particolare all’Agenda 2030 dell’Onu. L’obiettivo, quindi, è quello di fotografare la realtà per offrire spunti per «produrre azioni concrete da parte di tutti», come scrive nella prefazione il presidente di Eupolis, Leonida Miglio. In effetti, anche in una Regione considerata «locomotiva d’Europa», di lavoro da fare se ne prospetta parecchio, come rivelano i dati elaborati nel Rapporto di Eupolis. Tanto per cominciare sul piano della distribuzione del reddito: il Pil pro-capite della Lombardia è calcolato (con riferimento al 2015) in 38.600 euro annui ed è il sesto più altro del continente, dopo i 76.200 euro del ricco e piccolo Lussemburgo, i 51.100 dell’Irlanda, seguiti da Olanda, Austria e Danimarca che superano il valore lombardo di poche centinaia di euro annui.

Continua a leggere Giampiero Rossi sul Corriere della Sera

L’esistenza ferma: l’inaccessibilità all’autonomia dei venti-trentenni “neet”

Lo svuotamento della parola nonché della condizione di “adulto”, già argomentata dal sottoscritto in questo recente articolo: La scomparsa dell’età adulta, trova sponda nella rivoluzione (qualcuno sostiene la scomparsa) avvenuta gli ultimi decenni di quelli che un tempo in psicologia (con tanto di relative cattedre) chiamavamo cicli vitali. Intendiamoci, non che oggi non si riesca più a distinguere un bambino da un trentenne, naturalmente i cicli vitali continuano ad esistere dal punto di vista biologico e in gran parte anche psicologico, ma l’attuale cultura, specie occidentale, ha prodotto un rimescolamento così profondo delle coordinate precedentemente fondanti le caratteristiche salienti di ciascun ciclo vitale da rendere a volte illeggibile con le categorie precedenti un testo che andrebbe di fatto ri-tradotto alla luce dei cambiamenti attuali.

Noi del settore psy ci ostiniamo invece ad utilizzare nostalgicamente terminologie quali “modalità adolescenziali” riguardo ai nostri contemporanei anagraficamente-adulti laddove dovremmo rassegnarci ad abbandonare le vecchie mappe sulle quali ci orientavamo fino a pochi anni fa e deciderci a ridisegnarle aggiornate.

Continua a leggere l’analisi dello psicoterapeuta Luigi D’Elia

Chi sono e dove vivono i Neet? Un tesoro (inespresso) da un trilione di dollari (Ocse)

Cattura

Come far crescere di colpo il Pil italiano di una quota compresa tra il 7 ed il 9%? Semplice, basta trovare un lavoro a quel giovane su tre che non ce l’ha. Già, perché quel 35% di Neet tra i 20 ed i 24 anni non rappresentano solamente un problema sociale, ma anche un potenziale inespresso. A cominciare dal profilo economico.

A stimarlo, basandosi su dati raccolti dall’Ocse, è PricewaterhouseCoopers nell’edizione 2016 del suo rapporto “Young workers index”, intitolato quest’anno non a caso “Empowering a new generation”. Secondo la società di consulenza a livello globale i Neet rappresentano un valore potenziale pari a mille miliardi di dollari. Il punto è riuscire a liberarlo. Missione impossibile? No, tanto che c’è chi ci sta riuscendo: Israele ha dimezzato il numero di Neet dal 2006 al 2014, molto bene in questo senso ha fatto anche la Germania. Che oggi, secondo l’indice stilato da Pwc, è dopo la Svizzera il secondo miglior paese per le opportunità che vengono offerte ai giovani.

Riccardo Saporiti sul Sole24ore

Autodefinizioni di Neet e Drop Out. Indizi da una ricerca sul campo

Schermata-2015-12-05-a-08.26.18

 

In occasione di un convegno sull’orientamento narrativo (Firenze, 2015) è stata presentata una ricerca che ha utilizzato l’Occupational Interest Profile Plus (OIP+).

La ricerca è stata condotta da Federico Batini (Università di Perugia) e Marco Bartolucci (Associazione Pratika, Arezzo).

I due autori segnalano che tra i fattori più indagati nella letteratura scientifica in relazione alla dispersione scolastica e alla particolare categoria dei NEET

NEET: (NOT [ENGAGED] IN EMPLOYMENT, EDUCATION OR TRAINING) È L’ACRONIMO DI UN INDICATORE CHE SEGNALA LA QUOTA DI POPOLAZIONE DI ETÀ COMPRESA TRA I 15 ED I 29 ANNI CHE NON È NÉ OCCUPATA, NÉ INSERITA IN UN PERCORSO FORMATIVO OPPURE DI ISTRUZIONE.”

vi sono i fattori socioeconomici, la relazione con i pari della stessa area geografica, le condizioni familiari e la relazione con le istituzioni scolastiche.

Ad oggi, affermano i due autori, pochi studi si sono concentrati su quelli che possono essere i tratti di personalità e le propensioni verso gli interessi lavorativi di tali soggetti, soprattutto se messi a confronto con le altre categorie occupazionali. In questo studio si sono analizzate le possibili differenze di caratteristiche attraverso la somministrazione del test OIP+ per analizzare le propensioni e gli interessi in ambito lavorativo e le qualità personali.

I dati mettono in evidenza oltre alle differenze tra le categorie, un’evoluzione di tali differenze se le categorie vengono divise anche per fasce di età, che dà spunto ad una riflessione sugli effetti del protrarsi di tali situazioni di inattività sui giovani.

Approfondisci su PsyJob.it

Giovani NEET: chi e quanti sono in Italia e in Europa

giovani-neet

Not in Education, Employment or Training. L’acronimo NEET è un mantra che si abbatte sui giovani del terzo millennio e in un ipotetico premio per il neologismo più rappresentativo dei nostri tempi sarebbe lì, tra i primi.

È il classico caso di una parola che nello stesso momento in cui descrive un fenomeno contribuisce ad alimentarlo. Da quando è diventata anche una chiave per accedere a fondi pubblici o privati il gioco a chi scova più giovani NEET si è fatto anche piuttosto stucchevole. Tuttavia il fenomeno esiste, ed è anche misurabile in modo abbastanza soddisfacente: 2.214.000 sono i giovani NEET in Italia secondo Istat. Ma cosa significa essere NEET?

Giovani NEET: chi sono e perché

I NEET sono i giovani che non studiano, non hanno un lavoro e non sono impegnati in percorsi formativi. Il famigerato acronimo compare per la prima volta in un articolo dal titolo Social exclusion and the transition from school to work: the case of young people Not in Education, Employment, or Training (NEET), apparso su una rivista specialistica, e lo dobbiamo ai due autori John Bynner e Samantha Parsons. Era il 2002, e prima di allora milioni di giovani vivevano spensierati la loro transizione all’età adulta senza sapere che quelle quattro lettere li avrebbero presto marchiati come problema sociale.

Transizione all’età adulta? Già, quella di NEET è una condizione strettamente associata a questa fase della vita, in cui si passa da giovane ad adulto. Quei barbosi dei sociologi ci spiegano che la transizione nel modello di società occidentale è segnata da cinque tappe: l’uscita dalla casa dei genitori, il completamento del percorso educativo, l’ingresso nel mercato del lavoro, la formazione di una famiglia, l’assunzione di responsabilità verso i figli.

Fabio Colombo su Lenius.it

Ue: in Italia record di Neet, aumenta la povertà

Quasi un giovane su cinque in Italia, nella fascia tra 15 e 24 anni, non ha e cerca un lavoro né è impegnato in un percorso di studi o di formazione. Si tratta dei cosiddetti Neet e il nostro Paese vanta uno dei tassi più alti d’Europa: 19,9% contro una media nel Continente dell’11,5%. È uno dei dati che emerge dall’indagine 2017 sull’occupazione e sugli sviluppi sociali in Europa (Esde) pubblicata oggi dalla Commissione.

Lo studio rileva inoltre come l’Italia sia anche il Paese dove il numero di lavoratori autonomi è fra i più alti d’Europa (più del 22,6%), la differenza fra uomini e donne che lavorano è al 20,1%, e il numero di persone che vivono in condizioni di povertà estrema (11,9%) è aumentato fra 2015 e 2016, unico caso in Ue con Estonia e Romania.

Continua a leggere su Repubblica