Monthly Archives: luglio 2017

Tutti i lavori sono ancora dignitosi?

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Ci ha molto colpito questa mattina la telefonata di un giovane ascoltatore che vive Parigi, e che si definisce neet. Ma dice anche di stare attenti alle facili etichette: i neet non sono necessariamente inattivi, spesso cercano solo un lavoro dignitoso e gratificante, non solo dal punto di vista economico. E racconta di suo nonno, che faceva lavoro semplice ma che lo rendeva parte di una comunità, gli dava una dignità. Il modello di lavoro è cambiato. Soprattutto i cosiddetti “lavoretti” oggi spesso ci spersonalizzano. Il lavoro ci dà ancora identità? Quanto ancora ci fa sentire parte della comunità?

Gli ospiti del 20 luglio 2017

Alessio D’Antino, startupper, lavora e vive a Londra

Speranza Casillo, designer, lavora e vive in Qatar

Michele Pisani, marketing manager, lavora e vive in Portogallo

Carlo Bordoni, sociologo, nel 2014 ha scritto a 4 mani con Z. Bauman “Stato di crisi”(Einaudi) e nel 2017 “Fine del mondo liquido” (Saggiatore)

Domenico De Masi, sociologo del lavoro alla Sapienza, ha fondato la S3 – Studium, scuola di specializzazione in scienze organizzative, che ha sede in Italia e in Brasile. Dirige la rivista “Next. Strumenti per l’innovazione”. Il suo ultimo libro Lavorare gratis, lavorare tutti. Perché il futuro è dei disoccupati? (Rizzoli, 2017)

Paolo Mazzucato, giornalista, è un collega della struttura programmi della Rai di Bolzano. Per una coproduzione della Comunità Radiotelevisiva Italofona sul tema “Centro e periferia, andata e ritorno” ha raccontato la storia di uno strano albergatore di Corvara che ha dedicato la sua impresa alla realizzazione del bene comune

Ascolta la puntata

Il lavoro: la propria identità

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Attualmente, il lavoro cosa rappresenta: un bisogno, un diritto, un dovere, o cos’altro?

Innanzitutto, il lavoro non è un diritto, ma compiendo un’osservazione generale diventa un bisogno di alcuni per concedersi dei lussi, di altri per sopravvivere e pagare le tasse. Sembra il grido di dolore di molti italiani: si vive esclusivamente per lavorare col fine di pagare le tasse. Case di proprietà non riesce più a costruirne nessuno, è impresa quasi impossibile per i più che affittano o vivono nelle abitazioni dei genitori, i pochi fortunati, o in case popolari. Insomma, sembra che la contemporaneità abbia portato la condizione umana a regredire e l’unico status affinché il soggetto sia completamente assoggettato e incapace di pensare liberamente e criticamente. Il lavoro – scrive Nietzsche – è la miglior polizia, che tiene tutti soggiogati ed in grado di impedire vigorosamente lo sviluppo della ragione. Non si distingue, purtroppo, la vera occasione di vita che dovrebbe costituire il lavoro: l’identità. Ossia ognuno lavora per esprimere se stesso, le proprie passioni e la nuova filosofia diventerebbe il “cogito ergo laboro”. Questa la grande rivoluzione! Amare il lavoro come si ama se stesso, perché il lavoro sei tu.

Leggi Alessandra Peluso su Affaritaliani.it

Un hotel per il bene comune

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L’uomo al centro. Questo il motto dell’Economia del Bene Comune, un sistema economico alternativo. Michil Costa non ha dubbi, non possono essere solo i valori finanziari a farci uscire dalla crisi. Bisogna dare spazio ai valori umani. In Alto Adige tutti conoscono Michil Costa. Di primo acchito si direbbe che dipenda dal suo abbigliamento stravagante. L’albergatore di Corvara, infatti, indossa con disinvoltura giacche vistose e sgargianti e porta sempre alcune matite colorate nella tasca da pochette. Eppure non è per questo che è famoso. Il cinquantaduenne è semplicemente uno spirito eclettico. È il volto dell’hotel a conduzione familiare La Perla, promuove una politica sostenibile e ha trasformato la Maratona dles Dolomites in uno degli eventi sportivi più celebri dell’arco alpino. E adesso punta tutto su una nuova filosofia economica, che d’impatto non sembrerebbe essere l’ideale per l’industria alberghiera. Dal 2011 Michil Costa aderisce pienamente all’Economia del Bene Comune, un modello economico, fondato dall’austriaco Christian Felber, che segue un principio interessante: al centro non è il profitto immediato dell’impresa ma l’uomo. Questo modello, alternativo a quello capitalistico, viene misurato concretamente attraverso un sistema a punti. Ogni azienda che vi prende parte può redigere un bilancio del Bene Comune. Obiettivo: che cresca di anno in anno. Leggi l’articolo di Verena Duregger

Sfoglia il libro: Stato di crisi

Oggi la crisi è al centro del dibattito pubblico. Nel tentativo di analizzarne le cause e ipotizzarne le conseguenze sul lungo periodo, siamo portati a paragonarla alla Grande Depressione. Ma c’è una differenza cruciale che distingue il malessere attuale dalla crisi degli anni Trenta: non abbiamo più fiducia nella capacità dello Stato di risolvere la situazione e individuare una via d’uscita.412K0u0rAeL._SX328_BO1,204,203,200_

Nel mondo sempre piú globalizzato, agli Stati nazionali è stato sottratto gran parte del potere di agire. E, poiché molti dei problemi da fronteggiare nascono a livello sovranazionale, l’entità delle forze a disposizione degli stati-nazione non è sufficiente per venirne a capo. Questo divorzio tra potere e politica produce un nuovo tipo di paralisi: indebolisce l’attività d’intervento e riduce la fiducia collettiva nella capacità dei governi di mantenere le loro promesse. L’impotenza degli esecutivi accresce il cinismo e il sospetto dei cittadini, innescando una triplice crisi: della democrazia rappresentativa, della fiducia nella politica e della sovranità dello Stato.

Clicca qui per leggere un estratto di Stato di crisi di Carlo Bordoni e Zygmunt Bauman

Gig economy e sharing economy: cosa si muove in Italia?

(Foto: Foodora)

(Foto: Foodora)

Una proposta di legge sui contratti di lavoro della gig economy, tipo Foodora. Un’associazione per rappresentare i proprietari di case, che affittano gli appartamenti per brevi vacanze, come su Airbnb. La protesta dei tassisti contro la proroga al governo per regolamentare i noleggi con conducente, leggi Uber.

In Italia gli interessi di gig economy (l’economia del lavoretto, come nel primo e terzo caso) e della sharing economy (economia della condivisione, secondo caso) sono al centro di una serie di manovre tra Parlamento, associazioni di categoria e governo. Chi difende cosa? E perché? La protesta dei fattorini di Foodora dello scorso ottobre ha avuto eco in Parlamento. E martedì un drappello di parlamentari di Sinistra italiana, capitanati dal deputato Giorgio Airaudo, ha presentato un disegno di legge per regolamentare i lavoretti della gig economy. Soprattutto per capire meglio quanto sia davvero autonomo il lavoro.