Monthly Archives: luglio 2017

I lavoratori stranieri ci mettono in competizione?

lavoratori

Una nostra ascoltatrice doveva ristrutturare casa e ha fatto una gara tra imprese edili. Hanno risposto solo imprese romene o marocchine, neppure un italiano. E si chiede: nel settore dell’edilizia ci sono solo stranieri perché gli italiani non fanno più quel lavoro o perché accettano gare al ribasso? È vero che ci rubano il lavoro? Oppure dovremmo confrontarci con i dati, come dice Boeri, mentre chi lo critica parla solo sull’onda del dibattito emozionale. La competenza, l’esperienza e i numeri contano sempre meno nel dibattito pubblico?

Gli ospiti del 21 luglio del 2017

Stefano Macale,  segretario Nazionale Filca-Cisl (Federazione italiana Lavoratori Costruzioni e affini)

Ugo Melchionda, presidente Centro studi e ricerche Idos

Davide De Luca, collabora col Post dove si occupa (anche) di fact checking

Giuseppe Di Caterino, consulente politico in ambito parlamentare. Per Mimesis ha pubblicato, insieme a Giuseppe Alessandro Veltri, il libro Fuori dalla bolla. Politica e vita quotidiana nell’era della post-verità

Roberta De Monticelli, filosofa, insegna Filosofia della Persona all’Università Vita-Salute San Raffaele. Tra i suoi libri La questione morale e La questione civile, entrambi

Enrico Giovannini economista e statistico. È stato Chief Statistician dell’OCSE dal 2001 all’agosto 2009, Presidente dell’Istat dall’agosto 2009 all’aprile 2013.Dal 28 aprile 2013 al 22 febbraio 2014 è stato Ministro del lavoro e delle politiche sociali del governo Letta.

 

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Davvero le imprese straniere in Italia hanno fatto il botto?

Negli ultimi sei anni in Italia le imprese gestite da stranierisono cresciute del 25,8%, a quota 571.255 unità, mentre quelle in mano a imprenditori italiani sono diminuite del 2,7%. A decretarlo è Confesercenti, il sindacato che rappresenta 350mila piccole e medie imprese dell’artigianato, del turismo e dei servizi. Secondo l’associazione, “mentre gli imprenditori italiani continuano ancora a scontare gli effetti della crisi, le attività condotte da persone nate fuori dall’Italia non smettono di aumentare”. E le stime del sindacato prevedono che, di questo passo, nel 2021 gli stranieri gestiranno 711.898 imprese in Italia. Roma è la “capitale indiscussa dell’imprenditoria straniera, con oltre 48.413 attività non italiane, cresciute di un impressionante 165% negli ultimi sei anni”, recita la nota ufficiale di Confesercenti. Milano è seconda con 33.496 attività, Torino terza a 16.660 mentre a Firenze l’incidenza delle 7.684 imprese straniere sul totale è del 17,3%, la più alta d’Italia.

Per il segretario generale dell’associazione, Mauro Bussoni, “la performance dalle imprese straniere è talmente notevole da essere ai limiti della credibilità, soprattutto se si considera che il periodo analizzato è stato caratterizzato dalla più grande crisi economica vissuta dal Paese negli ultimi 70 anni. Rimane però il dubbio che molte di queste attività pratichino forme di concorrenza sleale”. Per questo il sindacato chiede “un piano di controllo accurato nei settori che, dati alla mano, appaiono più a rischio di irregolarità”. Bussoni punta il dito sulle aziende sconosciute al fisco. Nel commercio ambulante, dove gli stranieri sono più della metà, Confesercenti sottolinea che “risultano conosciute al fisco solo 60mila delle oltre 193mila imprese iscritte”. E “qualche perplessità – continua Bussoni – solleva anche l’elevato livello di turnover, ovvero il rapporto tra aperture e chiusure, che caratterizza le imprese straniere. Mediamente è il 24%, il doppio di quello delle attività italiane”.

Continua a leggere Luca Zorloni su Wired

Confartigianato: “Un’impresa edile su tre non parla italiano”

Le imprese artigiane straniere rappresentano in Italia il 13,6% del totale delle imprese artigiane e l’Emilia Romagna è la terza regione per incidenza maggiore, con il 18,7%. Sono i dati che arrivano da Confartigianato Ravenna, che commenta i dati relativi alla situazione del settore costruzioni. “Se prendiamo in esame i settori sei imprese artigiane straniere su dieci (58,6%) operano nelle costruzioni; segue il manifatturiero con il 16,6%, i servizi alle persone con il 13,1% e i servizi alle imprese con l’11,0%. A livello territoriale in otto regioni (Liguria, Piemonte, Valle d’Aosta, Emilia Romagna, Umbria, Lazio e Friuli Venezia Giulia) oltre la metà delle imprese artigiane straniere opera nelle costruzioni. In particolare in Emilia Romagna il dato è pari al 64,2%. Per quanto riguarda l’incidenza di imprese artigiane straniere del Manifatturiero, la nostra regione si attesta al 15,2%. Nella provincia di Ravenna le aziende straniere artigiane nel 2016 sono state 2.038 e pesano per il 19,1%, collocando al 12esimo posto il nostro territorio a livello nazionale e al quarto in regione”.

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La fine della competenza

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Tutti li abbiamo incontrati. Sono le persone che lavorano con noi, i nostri amici, i nostri familiari. Sono giovani e vecchi, ricchi e poveri, alcuni hanno studiato, altri sono soltanto armati di un computer portatile o di una tessera della biblioteca. Ma tutti loro hanno una cosa in comune: sono persone qualsiasi persuase di essere in realtà i depositari di un patrimonio di sapere. Convinti di essere più informati degli esperti, di saperne molto di più dei professori e di essere molto più acuti della massa di creduloni, costoro sono gli “spiegatori” e sono entusiasti di illuminare noi e tutti gli altri su qualunque tema, dalla storia dell’imperialismo ai pericoli connessi ai vaccini.

Accettavamo persone di questo genere e le tolleravamo perché sapevamo che, in fondo in fondo, erano di norma animate da buone intenzioni. Nutrivamo perfino un certo affetto nei loro confronti (…). Potevamo provare tenerezza per persone così perché erano bizzarre eccezioni in un Paese che per il resto rispettava il punto di vista degli esperti e su di esso faceva affidamento. Ma in questi ultimi decenni è cambiato qualcosa. Lo spazio pubblico è sempre più dominato da un ampio assortimento di persone poco informate, molte delle quali sono autodidatte, disprezzano l’istruzione regolare e minimizzano il valore dell’esperienza.

Tom Nichols su IL del Sole24Ore

Inps, Boeri: gli immigrati «regalano» un punto di Pil in contributi

Abbiamo calcolato che sin qui gli immigrati ci hanno regalato circa un punto di Pil di contributi sociali a fronte dei quali non sono state loro erogate delle pensioni». Lo afferma il presidente dell’Inps, Tito Boeri, in un’audizione alla commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema di accoglienza dei migranti.

In particolare, Boeri spiega che «gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’Inps». Secondo i dati delle ispezioni di vigilanza Inps nel periodo 2013-2015 nelle aziende illustrati da Boeri durante l’audizione, un lavoratore in nero su tre è clandestino. Boeri spiega che la regolarizzazione dei lavoratori immigrati porta a «un’emersione persistente nel tempo di lavoro altrimenti svolto in nero»: dopo le sanatoria del 2002 del 2012, l’80% degli immigrati risulta contribuente alle casse dell’Inps anche cinque anni dopo la regolarizzazione. «Il confronto pubblico – afferma Boeri – dovrebbe incentrarsi su come inserire gli immigrati stabilmente nel nostro mercato del lavoro regolare. L’integrazione nel mercato del lavoro contribuirebbe anche a migliorare la percezione che gli italiani hanno degli immigrati».

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Migranti, l’anno scorso hanno cercato fortuna all’estero 285mila italiani. Più degli stranieri sbarcati sulla Penisola

Le anticipazioni del Dossier 2017 del centro studi Idos. Se ne sono andati diplomati, laureati e dottori di ricerca nel cui percorso di studi lo Stato aveva investito quasi 9 miliardi, e la stima è per difetto. Due su tre non ritornano. Il danno è in parte compensato dai flussi d’ingresso degli immigrati: sono sempre di più quelli con alti livelli di istruzione.

In Italia si emigra come negli anni del dopoguerra. Il Centro studi Idos stima che nel 2016 285mila italiani hanno lasciato il loro Paese di nascita. Nel dopoguerra erano 300mila. Ad andarsene sono soprattutto laureati e dottorandi in cerca di migliori condizioni lavorative: i “migranti economici” dell’Italia. Sono più degli stranieri che sbarcano sulle nostre coste: 181mila nel 2016, 200mila quelli attesi quest’anno. Sono le anticipazioni del Dossier statistico sull’immigrazione 2017, che il centro studi cura insieme alla rivista Confronti. Da cui si deriva anche che questa fuga di cervelli costa al Paese che non riesce a valorizzarli almeno8,8 miliardi di euro: tanto lo Stato italiano ha speso per la loro formazione, prendendo la parte più bassa della forchetta.

Lorenzo Bagnoli su Il Fatto Quotidiano

“Caro Boeri, non servono i migranti per salvare le nostre pensioni”

Immigrati-lavoro

Far crescere il lavoro stabile, incentivare le assunzioni e anche le nascite, per non ritrovarci tra 20 anni senza nuova forza lavoro da impiegare, è la ricetta, alternativa a quella di Tito Boeri, per aumentare la sicurezza del sistema nostro sistema pensionistico. A spiegarla al Foglio è Alberto Brambilla, presidente del Centro Studi e Ricerche Itinerari Previdenziali. Questa mattina il presidente dell’Inps ha presentato la relazione annuale dell’istituto sostenendo che: “Una classe dirigente all’altezza deve avere il coraggio di dire la verità agli italiani: abbiamo bisogno degli immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale”, è davvero così secondo lei? “Sarei prudente a sostenere queste posizioni, che mi sembrano più ideologiche che basate sullo stato attuale dei fatti”.

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