Monthly Archives: luglio 2017

Roma e la grande sete. Ascolta la puntata

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L’Italia è a secco. In particolare, a Roma, sta per partire un piano straordinario di razionamento dell’acqua. Si parla, ciclicamente, di emergenze: questa lo è davvero o quella della siccità, della desertificazione, è una questione che ritorna troppo spesso? Perché sprechiamo tanta acqua? E, soprattutto, che valore ha per noi l’acqua?

Gli ospiti del 24 luglio 2017

Vito Felice Uricchio,  direttore Istituto Ricerca sulle Acque (IRSA)

Piero Bevilacqua,  già Docente Storia Contemporanea presso l’università Sapienza di Roma. Il suo ultimo libro è La terra è finita (Laterza, 2017)

Mario Tozzi, geologo, è Primo Ricercatore presso il CNR, presidente del Parco Regionale dell’Appia Antica, membro del Consiglio Scientifico del WWF,editorialista della Stampa su cui ha scritto ieri l’articolo “Decalogo per guarire il pianeta”. Autore e conduttore radio-tv, il suo ultimo libro è Paure fuori luogo. Perché temiamo le catastrofi sbagliate (Einaudi, 2017)

Antonio Massarutto, docente di Politica economica ed Economia pubblica nell’Università di Udine, direttore dello Iefe e collaboratore di Unesco e Ocse, autore di L’acqua (Il Mulino)

Alfonso Celotto, insegna Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre, ha avuto vari incarichi istituzionali, tra i suoi libri ricordiamo, insieme a Giovanna Pistorio Le nuove «sfide» della democrazia diretta (Editoriale scientifica, 2015)

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Emergenza siccità, caldo record e rischi incendi

Legambiente: “Servono piani di adattamento al clima e misure adeguate a partire da una corretta e più intelligente gestione idrica. Il clima sta cambiando è un imperativo ripensare le politiche”
Ecco il vademecum di Legambiente per una gestione sostenibile dell’acqua: riconversione dei sistemi di irrigazione dei terreni, ammodernamento degli acquedotti e riduzione perdite di rete, riutilizzo delle acque reflue, più gestioni e controlli preventivi,regolamenti edilizi più attenti al risparmio idrico

In Italia è sos acqua, la siccità e il caldo record che stanno colpendo l’Italia ci ricordano ancora una volta che il clima sta cambiando causando in tutto il mondo danni all’ambiente e mettendo in pericolo la salute e la vita delle persone. Il bollettino rosso che si sta registrando in tutta la Penisola è davvero preoccupante: tre regioni in codice rosso (Sardegna, Emilia Romagna e Toscana hanno dichiarato lo stato di emergenza per siccità), massima allerta in tutte le altre regioni e poi fiumi e laghi quasi a secco con il Piave e il Lago di Bracciano in forte sofferenza. L’agricoltura, uno dei settori chiave della Penisola, è in ginocchio e intanto sale l’allerta per il rischio incendi, spesso causati anche per mano dolosa. Nel 2016 su 47.926 ettari di superfici andate in fumo ben 27.728 ettari di territorio sono bruciati a causa di roghi dolosi: circa il 60%. Al problema dei cambiamenti climatici e dell’emergenza siccità, si aggiunge quello del sistema idrico, come gli elevati consumi, in particolare del settore agricolo, una rete di captazione, adduzione e distribuzione che fa acqua da tutte le parti (e non è un gioco di parole), la mancata messa in pratica del riutilizzo delle acque reflue depurate.

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Perché questa è la peggiore crisi idrica di sempre per Roma

La storia del lago di Bracciano e della crisi idrica che sta mettendo in ginocchio Roma, è, col senno del poi, la storia di una tempesta perfetta. Riassumendola:

  • mancata capacità di gestione,
  • scarsa attenzione verso la gestione oculata delle risorse ambientali,
  • scarsi investimenti,
  • mancati adeguamenti infrastrutturali in un contesto in cui la popolazione in fuga da Roma è praticamente raddoppiata e,
  • mutamenti climatici che sostengono una tra le più severe siccità mai registrate,

Sono questi i fattori che, messi insieme, hanno contribuito a portare il lago sull’orlo della crisi ecologica che sta per asciugare i rubinetti dei romani.

Emblematico, sotto il profilo della mancanza di strumenti di gestione e di governance il fatto che mentre i grandi bacini del Nord sono monitorati in tempo reale e i dati sono pubblicati in sistemi opendata, a Bracciano, alle porte di Roma, per un lungo tratto di questa crisi, gli unici dati accessibili ai cittadini erano quelli forniti attraverso la pagina facebook Bracciano Smart Lake dai cittadini che andavano e vanno ancora quasi ogni giorno a fotografare le sgangherate aste altimetriche affisse sui pontili di attracco della Motonave Sabazia.

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Siccità, l’acqua in Italia c’è ma è usata male: i 5 problemi

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«Acqua, acqua ovunque, e neanche una goccia da bere!». È forse eccessivo scomodare La ballata del vecchio marinaio di Samuel Taylor Coleridge, ma l’emergenza idrica che sta vivendo l’Italia ricorda un po’ la disavventura marinaresca cantata dal poeta inglese. La nostra penisola ha sete, ma l’acqua è, o dovrebbe essere, dappertutto.

IL LIVELLO DEL PO SCESO DEL 65%. La notizia è che il Consiglio dei ministri il 22 giugno 2017 ha deliberato lo stato di emergenza nel territorio delle province di Parma e Piacenza per crisi idrica. La siccità sta colpendo duramente diverse aree del Paese. In Piemonte il livello del Po è sceso del 65% rispetto alla media mensile degli anni precedenti e la Regione ha decretato lo stato di “massima pericolosità” per il rischio incendi.

ORDINANZA RESTRITTIVA A ROMA. La Sardegna ha chiesto lo stato di calamità naturale. Il Veneto ha imposto restrizioni per ridurre il prelievo di acqua dai fiumi in secca. In Friuli Venezia Giulia e in Toscana è stato decretato lo stato di emergenza idricaA Roma la giunta ha emanato un’ordinanza per limitare l’uso dell’acqua per annaffiare orti e giardini, riempire piscine, lavare auto. In Campania la mancanza d’acqua sta mettendo nei guai le isole del Golfo di Napoli ed è stato ridotto del 30% l’invio di acqua potabile a Ischia.

Leggi l’approfondimento di Guido Mariani su Lettera43

Le quattro sorelle dell’acqua. Ecco i padroni dei rubinetti italiani

Se l’obiettivo della gestione dell’acqua «privata» in Italia era quella di ridurre gli sprechi, si può ben dire che l’obiettivo sia stato mancato di gran lunga. In Italia, secondo il Blue Book di Utilitalia, su cento litri di acqua distribuiti ben 39 si perdono per strada. Va meglio al Nord (il 29%), va malissimo al Centro e al Sud (46 e 45%). E anche un’azienda pubblica ma gestita per produrre utili come Acea disperde circa il 40% dell’acqua. Del resto, le reti sono stravecchie: il 60% dei tubi è stato posato più di 30 anni fa, il 25% da più di 50 anni. Anche gli investimenti per migliorare il servizio sono scarsi: servirebbero 5 miliardi l’anno, e se ne spendono meno della metà, e di questo passo per rinnovare completamente la rete ci vorranno 250 anni. Infine, l’Europa ci massacra di sanzioni per la violazione delle regole. È la dimostrazione del fallimento del processo di privatizzazione dell’acqua, dicono i sostenitori dell’«acqua pubblica». Sono aumentate le tariffe, arricchendo i gestori con ingenti utili, che di fatto, quando gli azionisti sono pubblici, si traducono in una tassa sui consumatori finali. E la qualità del servizio non è affatto migliorata. Al contrario, dicono i sostenitori della gestione privata dell’acqua: non si può certo chiedere a un inefficiente e impoverito settore pubblico di cambiare le cose. Soltanto con una gestione oculata – dicono ad Utilitalia – e con un aumento delle tariffe, che in Italia sono più basse del resto d’Europa (un metro cubo costa 6,03 dollari a Berlino, 3,91 a Parigi e 1,35 a Roma), si possono reperire le risorse per fare gli investimenti che servono.

Roberto Giovannini su La Stampa, continua a leggere qui

Quanto costa, in media, l’acqua del rubinetto in Italia

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Rispetto ai cittadini degli altri paesi europei, gli italiani pagano pochissimo per l’acqua che consumano. Ciò aiuta le nostre tasche ma genera problemi.

Le tariffe dell’acqua, in Italia, risultano tra le più basse del continente europeo. Il prezzo al metro cubo, infatti, in alcuni casi non è neppure paragonabile rispetto a quelli di numerosi paesi membri dell’Unione europea. A confermarlo sono gli ultimi dati elaborati dall’International statistics for water services(Isws), che sono stati presentati nel corso della mostra-convegno Watec Italy 2017, organizzata a Palermo alla fine dello scorso mese di giugno.

Leggi l’articolo di Andrea Barolini su LifeGate.it

Roma e l’acqua tra mito e storia

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Il fiume Tevere la attraversa da nord a sud con i suoi ponti ricchi di storia e facili punti di riferimento per cittadini e visitatori (da Ponte Milvio a Ponte S. Angelo, da Ponte Sisto al Ponte Fabricio, dal Ponte Rotto al Ponte Palatino per non citare che i più interessanti), con la sua isola a forma di nave (Isola Tiberina) e con i suoi muraglioni costruiti a fine Ottocento, ora che Roma era diventata capitale d’Italia, per eliminare il problema delle catastrofiche piene che regolarmente inondavano la città. Ma non solo l’acqua del Tevere scorre incessante a Roma. Centinaia di fontane monumentali costruite principalmente all’epoca della Roma dei Papi, ex novo o su fontane preesistenti di età classica, fanno parte integrante dell’arredo urbano cittadino e segnano, con la loro presenza forte, momenti e avvenimenti precisi della storia della città. E, infine, i 276 « nasoni », fontanelle in ghisa di acqua potabile, anch’esse costruite dopo l’Unità d’Italia, che forniscono ancora oggi ottima acqua fresca a volontà e fanno sì che a Roma l’acqua sia considerata un diritto allo stesso titolo dell’aria che respiriamo. Questo per quanto riguarda l’acqua visibile oggi a Roma. Ma in molti punti della città rovine monumentali oggi mute ci ricordano la presenza di acque antiche : in particolare gli acquedotti e le terme imperiali. Non è da dimenticare neanche l’articolato sistema fognario della città di cui ancora oggi si vedono i resti (la Cloaca Massima che sbocca nel Tevere). Dalla Roma imperiale alla Roma dei Papi fino a Roma capitale del regno unitario, sempre ai romani è stata elargita acqua potabile e sempre i diversi governanti della città hanno utilizzato l’acqua per affermare anche a livello simbolico il loro potere e ingraziarsi i favori della popolazione.

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Zona Polline Martignano

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La Zona Polline Martignano rappresenta l’unica exclave territoriale del Comune di Roma, e si trova infatti isolata tra i comuni di Anguillara Sabazia, Campagnano di Roma e Trevignano Romano e bagnata dal Lago di Martignano e dal Lago di Bracciano.
In antichità oltre al Lacus Sabatinus (Lago di Bracciano) e al Lacus Alsietinus (Lago di Martignano), era presente anche il Lacus Papyrianus (Lago di Stracciacappa), attualmente prosciugato ed il cui alveo prosciugato è ancora riconoscibile.
Nel medioevo in questa zona sorse il borgo di Stirpe Cappe, che si trovava in una posizione strategica rispetto alla Via Cassia e di cui oggi rimane solo la Torre di Stirpa Cappe, risalente al XII Secolo. Del XV Secolo è invece il Casale di Martignano.

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Dal 28 luglio acqua razionata a Roma: rubinetti a secco per 8 ore al giorno

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Lo spettro del razionamento dell’acqua diventerà realtà nella Capitale dal 28 luglio. Dopo la decisione della Regione Lazio di bloccare i prelievi dal lago di Bracciano per scongiurare il danno ambientale allo specchio d’acqua, l’Acea Ato 2, che a Roma distribuisce l’acqua potabile, sta lavorando a un piano di razionalizzazione dell’uso dell’acqua che , a detta del presidente Paolo Saccani potrebbe interessare 1,5 milioni di romani. Tutta colpa di un luglio a temperature elevatissime e del forte calo delle precipitazioni e, comunque, dello scarso recupero dell’acqua piovana (solo 12%). Secondo le prime ipotesi i rubinetti della Capitale potrebbero essere a secco fino a otto ore al giorno. Allo studio se interrompere il flusso la notte o la mattina per turni in ogni quartiere o municipio. Non è stato ancora stabilito da quale punto della città si comincerà e la durata dello stop. Secondo le prime indiscrezioni fra le prime a essere coinvolte nel razionamento dovrebbero essere zone situate in alto come Monte Mario e Parioli. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro tra regione e azienda per trovare soluzioni alternative. Il piano Acea comporterebbe la tutela di ospedali, vigili del fuoco e delle altre attività sensibili.

Nicoletta Cottone sul Sole24Ore

Emergenza siccità e roghi, turni per l’acqua a Roma

I 2/3 dell’Italia e dei campi coltivati lungo la Penisola sono a secco a causa della siccità delle ultime settimane ed ammontano ad oltre 2 miliardi, secondo un’analisi Coldiretti, i danni provocati a coltivazioni e allevamenti. Almeno 10 Regioni, secondo quanto apprende l’Ansa, stanno per presentare la richiesta di stato di calamità naturale al ministero delle Politiche agricole. La misura prevede, per le aziende, sospensione delle rate dei mutui, blocco dei pagamenti dei contributi e accesso al Fondo per il ristoro danni.   Dal Nord al Sud darebbero almeno 10 le Regioni che hanno già avviato le verifiche e stanno per chiedere, dunque, la dichiarazione di stato di calamità naturale al ministero delle Politiche agricole per attivare il Fondo di solidarietà nazionale. In particolare, con la dichiarazione scattano la sospensione delle rate dei mutui bancari delle imprese agricole e il blocco del versamento dei contributi assistenziali e previdenziali. Tenuto conto dell’eccezionale siccità, vengono estesi i benefici del fondo anche alle aziende agricole che potevano sottoscrivere assicurazioni, grazie ad un emendamento al decreto Mezzogiorno ora in Senato.

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