Monthly Archives: luglio 2017

L’Italia brucia, ma chi sono i piromani? Ascolta la puntata

incendi

Ieri acqua. Oggi fuoco. Questa è l’estate degli incendi: sono settimane che assistiamo a pezzi di paese che bruciano. Quanti di noi, quanti di voi, hanno raccontato, anche qui sui social con foto e status quello che vi siete trovati davanti? Bruciano le montagne e i campi, bruciano le strade di paese e i frammenti di autostrada, bruciano i boschi e le pinete.
Ci sono le leggi, ci sono gli arresti, eppure qualcosa non torna: speculazioni, piromania, mancanza di prevenzione, diseducazione civile. Quali sono le cause vere (e spesso inammissibili) dei nostri incendi?

Gli ospiti del 25 luglio 2017

Rossella Muroni, presidente Legambiente

Marco Marchetti, Presidente SISEF (Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale)

Alberto Furlan, antropologo, vive a Melbourne

Fabio Postiglione, giornalista del Corriere del Mezzogiorno

Patrizia Santovecchi,psicologa, presidentessa Onap (Osservatorio Nazionale Abusi Psicologici)

Ascolta la puntata

Gli incendi in Italia, spiegati

Secondo Legambiente, in Italia dalla metà di giugno ad oggi sono bruciati 26 mila ettari di bosco, cioè tanti quanti in tutto il 2016. Nello stesso periodo ci sono state 430 richieste di intervento degli aerei antincendio, cioè un terzo in più del 2007, considerato fino ad ora l’anno peggiore per gli incendi in Italia (quell’anno bruciarono centomila ettari di boschi). Soltanto lunedì 17 luglio, i vigili del fuoco hanno effettuato 1.030 interventi diversi per incendi della vegetazione.

Perché ne stanno scoppiando?
I motivi sono soprattutto meteorologici: da settimane il clima è molto caldo e secco. Ci sono state pochissime piogge, cosa che ha causato un’emergenza idrica in diverse regioni di tutta in Italia. In situazioni simili, le fiamme si sviluppano e diffondono molto più facilmente, sia per ragioni accidentali che per motivi dolosi. Per il momento, il 2017 non è un anno eccezionale se misuriamo la superficie boschiva distrutta dagli incendi. Se però agosto dovesse rivelarsi un mese difficile come quello appena trascorso, è probabile che saranno superate le superfici bruciate degli ultimi anni. Siamo comunque ancora lontani dal record di centomila ettari del 2007.

Cosa causa gli incendi?
Il colonnello Mauro Capone, capo ufficio comando tutela forestale dei Carabinieri, ha detto al Post che quasi la totalità degli incendi ha cause umane, intenzionali o non intenzionali. «Le cause naturali, come fulmini e casi di autocombustione, nel nostro paese si contano sulle dita di una mano», ha spiegato Capone. Molto più spesso, gli incendi sono causati dall’azione involontaria dell’uomo, come ad esempio «le scintille causate dai freni di un treno, una marmitta surriscaldata parcheggiata sull’erba secca, la ripulitura dei campi che sfugge dal controllo, ma anche l’uso di lanterne cinesi durante le feste, che dopo aver preso il volo possono atterrare su un campo e innescare un incendio». Di solito la presenza degli esseri umani aumenta i rischi di incendio, ed è per questo che gli incendi si verificano spesso in località turistiche.

Continua a leggere sul Post

La piromania: quel fuoco doloso che “brucia” i pensieri

La piromania è un disturbo del controllo degli impulsi caratterizzato dalla messa in atto di una spinta irrefrenabile di appiccare incendi a seguito di uno stato di tensione e iperattivazione intollerabili.

Il piromane appicca fuochi senza altro scopo se non quello di trovare sollievo all’impulso che lo domina, senza quindi scopi materiali o economici, né col desiderio di vendicarsi o di danneggiare qualcuno.

La piromania e gli incendi dolosi

Non tutti gli incendi dolosi sono opera di un piromane, per quanto quello di piromania sia un termine spesso usato e abusato dai media e dal linguaggio comune.

Nel caso della piromania, colui che appicca il fuoco lo fa per eccitazione e piacererimane ad osservarlo e, spesso, è colui che avvisa i vigili del fuoco e che si mescola ai soccorritori; il piromane agisce per lo più da solo e rimane, quindi, sulla scena dell’incendio.

Altri tipi di incendi dolosi sono appiccati con motivazioni differenti e non è corretto quindi parlare di piromania: alcuni incendi possono essere provocati intenzionalmente per vendetta contro qualcuno o qualcosa, per coprire le tracce di un altro crimine, per ricavarne un profitto o guadagno personale o come atti di vandalismo.

In questi casi l’autore può agire con altre persone e abbandona subito il luogo dell’incendio che è appiccato e ricercato, non come piacere in sé stesso (come nel caso della piromania), ma come strumento per vantaggi o tornaconti secondari.

Leggi l’approfondimento di Cristina Rubano su CrescitaPersonale.it

Incendi boschivi: un progetto australiano per gestire le foreste con gli incendi tradizionali aborigeni.

Schermata-2017-05-20-alle-10.25.55-729x445

In Australia, un nuovo progetto mira a reintrodurre le pratiche aborigene tradizionali di bruciatura per la gestione dell’ambiente naturale. Il Forest Fire Management Victoria’s Bendigo-based Staff e la Dja Dja Wurrung Aboriginal Clans Corporation hanno stretto un accordo per la reintroduzione degli incendi rituali nel territorio, con i primi due effettuati all’inizio di questa settimana a Maryborough e Whipstick. Il capo dei ranger del Parks Victoria’s Dja Dja Wurrung, Trent Nelson, dichiara che il primo obiettivo è quello di reinserire la “popolazione Dja Dja Wurrung nel loro habitat”. Il secondo obiettivo è quello di garantire un costante controllo della parte secca della foresta attraverso l’attività degli aborigeni stessi. Nelson afferma che gli incendi rituali tradizionali non sostituiscono le pratiche già collaudate di incendi pianificati, ma semplicemente arricchiscono con la conoscenza degli aborigeni ciò che già conosciamo.Oltre a contribuire alla gestione delle zone a rischio incendio, dichiara che la reintroduzione degli incendi tradizionali contribuirebbe a “guarire” l’ambiente naturale.

L’assistente capo del Forest Fire Management, l’ufficiale Scott Falconer è certo che gli incendi rituali avrebbero un posto legittimo nella gestione delle risorse forestali: “E’ un passo molto importante quello di reintrodurre qualcosa che non c’era, in modo strutturato, da almeno 150, 200 anni”.

Fonte Antincendio-Italia

La mafia del fuoco: pressioni alla politica e affari dei clan, ecco perché l’Italia sta bruciando

saviano

L’ITALIA brucia. Le domande che vengono poste sono ogni estate sempre le stesse e da sempre restano inevase: perché brucia tutto? Com’è possibile? Chi sono i responsabili? Perché non si spegne in tempo? I cieli italiani sono rossi di fiamme e non per mero caso. Ma nemmeno, come ho sentito dire al governatore della Campania Vincenzo De Luca, per un disegno eversivo o un attacco alle istituzioni. Se l’Italia brucia i motivi sono molteplici e assolutamente controintuitivi. “Con questo caldo basta una cicca di sigaretta per incendiare tutto”, “È responsabilità di piromani”, “Si dà fuoco a poveri animali che poi correndo incendiano intere foreste “: leggende metropolitane, menzogne cui è facile credere e che facilmente si raccontano per trovare soluzioni che non implicano approfondimento. L’Italia brucia per cento motivi: vogliamo provare a elencarli tutti?

Quasi impossibile. L’Italia brucia per bloccare le concessioni edilizie che le organizzazioni criminali usano per ricattare le amministrazioni pubbliche e gli imprenditori. Sì proprio così, credevate forse che bruciare servisse a incenerire pini, noci e ulivi per far spazio a palazzotti e ville abusive? Questo accadeva 20 anni fa. Dopo la legge- quadro per la lotta agli incendi boschivi non si può edificare per 15 anni e quindi cosa fanno i clan? Appena vengono a sapere che una zona può diventare edificabile, bruciano per bloccarla. Il messaggio è: prima di decidere se rendere edificabile o meno un terreno bisogna mettersi d’accordo con noi o negoziare un prezzo con noi, altrimenti con il fuoco blocchiamo tutto. Questa è la pratica. Ma la legge, come spesso accade, lascia spazio a strategie in grado di poterla aggirare perché “Le zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all’incendio per almeno quindici anni”. Se così recita la legge, sapete cosa spesso accade e soprattutto a sud? Che non vengono definiti, i territori bruciati, zona boscata o pascolo, ma zona agricola. E per le zone agricole la legge non entra in vigore. Quindi bruci e puoi costruire.

Roberto Saviano su Repubblica

In fumo diversi ettari di pinete e macchia mediterranea nel Gargano

Situazione sotto controllo tra Vico del Gargano e Peschici dopo il grave incendio divampato oggi pomeriggio, ma le fiamme, alimentate dal vento, ora si stanno spostando quasi alla località Mandrione in agro di Vieste lambendo tutto il tratto della Statale 89 chiusa al traffico da questo pomeriggio. L’allerta resta pertanto alta. La Prefettura di Foggia ha diramato la preallerta in tutta la zona tra Peschici e Vieste, dove per motivi di sicurezza potrebbero essere evacuati alcuni villaggi turistici.

Il fuoco ha distrutto decine di ettari di pinete e macchia mediterranea. Sul posto stanno continuando a lavorare vigili del fuoco, carabinieri forestali e i volontari della protezione civile. Intervenuti anche due canadair. Per precauzione sono state evacuate alcune abitazioni a ridosso delle zone incendiate. Vigili del fuoco e protezione civile all’opera anche nella pineta di Capojale, la frazione di Cagnano Varano. Qui le fiamme, alimentate dal vento, si sono spinte quasi fino alla spiaggia.  Roghi anche in altre aree più interne di Cagnano Varano. A rendere difficili le operazioni di spegnimento è il forte vento. Roghi anche nel territorio di Ischitella, nella piana di Varano, nei pressi del passaggio a livello tra Carpino e Ischitella. Fiamme anche nella Pineta del Convento dei Capuccini a Vico del Gargano dove l’intervento di carabinieri, giacche verdi, volontari antincendio e vigili del fuoco ha scongiurato il propagarsi del fuoco alle abitazioni vicine.

Fonte IlRestodelGargano

Dossier incendi di Legambiente con numeri, dati e analisi sui ritardi regionali e nazionali

Da metà giugno ad oggi sono 26.024 gli ettari di superfici boschive andati in fumo, pari al 93,8% del totale della superficie bruciata in tutto il 2016. Oltre alla variabile clima, dietro i roghi c’è soprattutto la mano pesante di ecomafiosi e piromani. La Sicilia la regione più colpita con 13.052 ettari distrutti dal fuoco, Fiamme anche nelle aree protette sempre più nel mirino degli ecocriminali a partire dal Vesuvio. Poca prevenzione e controlli, nella gestione roghi troppi ingiustificati ritardi a livello regionale e nazionale con una macchina organizzativa lenta e poco efficiente e conseguenze disastrose sull’ambiente Le Regioni in forte ritardo nel varare il piano antincendio boschivo (AIB). Campania e Lazio non lo hanno ancora approvato, Sicilia e Calabria lo hanno fatto solo in parte. Il Governo in ritardo sui decreti attuativi. Due i parchi con i piani antincendio scaduti Legambiente: “Gli incendi sono prevedibili. Governo, Regioni e Comuni si assumano le proprie responsabilità e assolvano ai già troppi ritardi accumulati fino ad ora. Più prevenzioni e controlli con la legge sugli ecoreati e si definisca una politica di adattamento ai cambiamenti climatici”

Approfondisci sul sito di Legambiente

 

Per scaricare il dossier incendi realizzato da Legambiente clicca qui

Perché la mafia dei terreni incendia l’Italia

incendio

La mafia dei terreni – boschi e pascoli – colpisce ancora. Dietro i roghi che stanno devastando ettari ed ettari di terreno in Campania, Basilicata, Calabria e Sicilia c’è quasi sempre la mano criminale dell’uomo. In attesa che la follia autodistruttiva colpisca anche altre regioni che tradizionalmente sono flagellate dal fenomeno – come la Puglia – è bene mettere in fila alcune ragioni per le quali la criminalità organizzata ha interesse ad attizzare gli incendi. Non esiste una classifica di demerito. Anzi, spesso, le ragioni folli viaggiano insieme.

Una ragione è la pervicacia di cosche e clan nel dimostrare che, di qualunque area, sono in grado di indirizzare destini, fortune e sfortune. Dimostrano ai proprietari (siano essi privati o demaniali) che possono fare il bello e il cattivo tempo. A maggior ragione – si badi bene – se i boschi e i pascoli incendiati sono assoggettati a vincolo di inedificabilità quindicennale. E’ evidente l’intento del Legislatore di impedire la speculazione edilizia che deriverebbe dal mutamento di destinazione urbanistica dei terreni. Se il proprietario non si piega alle richieste estorsive dei criminali – ma ragionamento per altro verso analogo può essere fatto nei confronti delle amministrazioni che perdono entrate dalla mancata edificazione – ecco che scatta la furia incendiaria.

Roberto Galullo sul Sole24Ore