Monthly Archives: luglio 2017

L’accordo sulla Libia: un successo o no? Ascolta la puntata

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Oggi sembra una vittoria di Macron e della Francia ai danni dell’Italia e della nostra politica estera, ma forse non è l’unico modo per osservare i risultati. Proviamo a capire prima di tutto quanto è e se sarà importante per la Libia. E poi: questo accordo potrebbe portare finalmente alla pace? Come toccherà altri due aspetti che ci riguardano da vicino, energia e immigrazione?

Gli ospiti del 26 luglio 2017

Arturo Varvelli, ricercatore dell’Ispi (Istituto per gli studi di politica internazionale), esperto di Libia

Francois Lafond, analista internazionale,  direttore del think tank di “Europa Nuova”,  professore associato a Sciences Po

Mattia Toaldo, analista all’European Council on Foreign Relations

Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia

Sergio Romano, editorialista del Corriere della Sera, diplomatico

 

Ascolta la puntata

Libia, l’attivismo di Macron oscura i piccoli progressi dell’Italia

L’Italia lotta per ogni piccolo risultato da strappare ai tavoli europei, mentre Emmanuel Macron gioca da solo come tessitore degli equilibri politici libici. Il 25 luglio l’insofferenza della diplomazia italiana, presa in contropiede, era evidente: a Parigi il presidente francese ha portato a casa l’intesa – chissà se formale o sostanziale – tra il generale Khalifa Haftar, a capo dell’Esercito nazionale libico, e il premier Fayez al-Sarraj. L’accordo che include un cessate il fuoco, l’indizione di nuove elezioni e una ipotetica road map contro la lotta di trafficanti è stato praticamente un’iniziativa unilaterale, al punto che l’Alto rappresentante degli Affari esteri Federica Mogherini si è ritrovata a dichiarare il suo sostegno a cose praticamente fatte.

MAGRE CONSOLAZIONI PER ROMA. Nel frattempo Roma, che in Libia coordina due missioni Ue, incassava a Bruxelles due piccoli passi avanti ottenuti dopo almeno un mese di lavoro sul dossier. Il primo: la riapertura del mandato dell’operazione Sophia, cioè la missione coordinata dall’Italia e pensata per addestrare la guardia costiera libica e per lottare contro il traffico dei migranti. Il secondo: l’annuncio da parte libica della definizione della propria area di ricerca e salvataggio, condizione necessaria ma non sufficiente per definire le responsabilità sui salvataggi eventualmente effettuati in acque libiche e per limitare l’attività delle Organizzazioni non governative. Una magra, magrissima consolazione dopo mesi di attivismo del Viminale.

Leggi l’approfondimento di Giovanna Faggionato su Lettera43

Il petrolio e la guerra civile in Libia

Un blackout elettrico che sui propaga per 1500 km in una delle aree più pericolose del pianeta può essere provocato da una azione di polizia per catturare ladri di carburante? Di solito no, ma in Libia ogni azione può provocare conseguenze inimmaginabili.

In gennaio, la National Oil Company – la compagnia di Stato che controlla il petrolio libico – ha accusato la milizia mercenaria che garantisce la sicurezza della raffineria di Zawiya di rubare carburante e di rivenderlo sul mercato clandestino. Zawiya, 30 km a ovest di Tripoli, è un hub di importanza strategica insieme alla vicina Mellitah perché lì convergono tutti gli oleodotti ed i gasdotti collegati con i campi petroliferi e a gas della Tripolitania e del Fezzan. Da lì il petrolio prende il largo sulle petroliere mentre il gas si immerge lungo il gasdotto Greenstream (gestito al 75% Eni, al 25% da NOC) che attraversa il Mediterraneo per uscire in superficie a Gela.

Per ritorsione, la milizia ha fatto chiudere la centrale termoelettrica adiacente facendo saltare quasi completamente la griglia elettrica e causando il più grande blackout che abbia vissuto la Libia negli ultimi sei anni. Il messaggio era chiaro: se le milizie mercenarie vedono minacciata la loro fonte di guadagno illegale, non esitano a scatenare ritorsioni e né la NOC né il governo sostenuto dall’ONU possono farci nulla.

Leggi Luca Longo su Formiche.net

Alberto Negri: “Ricostruire la Libia per risolvere la questione migranti e salvare l’Europa”

”L’afflusso dei profughi sulle coste italiane non solo rischia di gettare in crisi l’Italia, ma rischia di mettere fine all’Unione Europea”. Va dritto al punto Alberto Negri, inviato del Sole 24Ore, una vita passata ad occuparsi di Medio Oriente e questioni internazionali. “Fino a che non ci sarà uno Stato libico forte, continuerà ininterrotto l’afflusso di migranti sulle coste italiane: il 97 per cento delle 85mila persone sbarcate dall’inizio del 2017 è partito da lì”. Un problema italiano ed europeo, con l’Unione che potrebbe spaccarsi a causa degli egoismi dei suoi membri.

La Commissione Europea sta provando a venire in soccorso dell’Italia con un piano d’azione comune per ridurre i flussi migratori
Non è questa la soluzione. Finché in Libia non ci sarà uno Stato forte, il flusso dei migranti continuerà. Non ha senso cercare accordi con le tribù nomadi che ne controllano i confini meridionali: hanno tutto l’interesse a continuare i traffici, che sono la loro principale fonte di guadagno. Bisogna ricostruire uno Stato libico con un’economia stabile. E questo è possibile solo con una conferenza internazionale sulla Libia che riunisca tutte le potenze che hanno interesse nella regione: in primis l’Italia, poi Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia.

Continua a leggere l’intervista ad Alberto Negri su L’Espresso

L’influenza del business del petrolio sulla guerra civile in Libia

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National Oil Company, banca centrale e autorità per gli investimenti: sono questi gli attori con la maggiore influenza sul conflitto libico. E l’economia di guerra non fa altro che far aumentare i profitti dei miliziani e impoverire i cittadini

Un blackout elettrico che sui propaga per 1500 km in una delle aree più pericolose del pianeta può essere provocato da una azione di polizia per catturare ladri di carburante? Di solito no, ma in Libia ogni azione può provocare conseguenze inimmaginabili.
In gennaio, la National Oil Company – la compagnia di Stato che controlla il petrolio libico – ha accusato la milizia mercenaria che garantisce la sicurezza della raffineria di Zawiya di rubare carburante e di rivenderlo sul mercato clandestino. Zawiya, 30 km a ovest di Tripoli, è un hub di importanza strategica insieme alla vicina Mellitah perché lì convergono tutti gli oleodotti ed i gasdotti collegati con i campi petroliferi e a gas della Tripolitania e del FezzanDa lì il petrolio prende il largo sulle petroliere mentre il gas si immerge lungo il gasdotto Greenstream (gestito al 75% Eni, al 25% da NOC) che attraversa il Mediterraneo per uscire in superficie a Gela.

In Libia il problema non è la Francia, ma l’Italia

Ha suscitato in Italia una profonda indignazione la decisione del presidente francese Macron di organizzare a brevissima scadenza una conferenza sulla Libia, invitando i vertici politici dei due principali schieramenti a sedersi al tavolo di una trattativa gestita ed organizzata esclusivamente da Parigi.

L’incontro è programmato per martedì 25 luglio, e l’agenda dei lavori prevede la creazione di un esercito nazionale libico che assorba (o combatta) le milizie, e un piano politico di stabilità che permetta la formazione di un governo centrale stabile e capace di difendersi dalle mille insidie generate dal collasso delle istituzioni centrali nel 2011.

La strategia francese

Cosa voglia esattamente la Francia in Libia è chiaro dal 2011, e non dovrebbe essere necessario tornare sull’argomento a intervalli regolari, con circonvolute elucubrazioni tutte italiane relative a ipotetici quando improbabili scenari cooperativi.

La Francia fa in Libia quello che le riesce meglio, e che invece gli italiani sono al contrario storicamente incapaci di fare: persegue e difende i suoi interessi. Che siano in contrasto con quelli degli italiani – o di qualcun altro – poco male. Peggio per chi ancora crede a formule cooperative nel contesto della politica estera europea.

Continua a leggere l’articolo di Nicola Pedde sull’HuffingtonPost

Come è andato l’incontro sulla Libia a Parigi

Martedì il presidente francese Emmanuel Macron ha incontrato a Parigi i leader delle due principali fazioni nella guerra civile in Libia: Fayez al Serraj, primo ministro del governo libico di unità nazionale e unico riconosciuto come legittimo dall’ONU, e Khalifa Haftar, capo dell’Esercito nazionale libico e di fatto leader della Libia orientale. L’obiettivo dell’incontro era spingere le parti a trovare un accordo sul futuro della Libia, dove da anni si sta combattendo una guerra civile molto violenta che coinvolge centinaia di gruppi più o meno estremisti: in un comunicato diffuso al termine dell’incontro, Serraj e Haftar hanno detto di essere d’accordo sul voler iniziare una tregua e organizzare elezioni nel paese, senza però indicare una data per il voto.

L’incontro a Parigi è stato il primo tra i due leader libici dallo scorso maggio, quando si tennero dei negoziati, poi falliti, negli Emirati Arabi Uniti. Nonostante sia stato un incontro di alto livello – non è facile mettere nella stessa stanza Serraj e Haftar – non c’erano grandi aspettative di successo: l’accordo raggiunto oggi, nonostante il molto ottimismo dei giornali italiani, è comunque poco concreto e molto debole, considerando che nessuno degli accordi di pace trovati negli ultimi anni è mai stato rispettato. Il timore è che Haftar, che si è mostrato militarmente superiore a molte altre fazioni, possa provare presto a prendere il controllo di Tripoli, la principale città della Libia occidentale e sede del potere di Serraj, mettendo di fatto fine al governo di unità nazionale appoggiato dall’ONU e sostenuto dall’Italia. Nel comunicato diffuso alla fine dell’incontro viene comunque ribadita la volontà di trovare una soluzione politica al conflitto nel paese e riunire in un unico esercito le molte milizie che combattono (molte, comunque, non rispondono né ad Haftar né a Serraj).

Approfondisci su IlPost

 

Macron rilancia la Francia e Haftar, ma il risultato del suo summit è scarsino

Milano. Dopo circa un anno di assenza dal dossier libico, la Francia di Emmanuel Macron ha voluto rilanciare in grande stile il proprio ruolo nella regione. L’incontro a Parigi tra Fayez al Serraj, primo ministro del governo di accordo nazionale a Tripoli, e il generale Khalifa Haftar, leader del Consiglio nazionale di transizione a Bengasi, serviva alla Francia per riposizionarsi come interlocutore centrale nella gestione della pacificazione della Libia. Dal punto di vista sostanziale, il risultato non è affatto straordinario…

Leggi l’articolo di Marco Varvelli sul Foglio

Sarraj e Haftar siglano la tregua Macron: ora la pace può vincere

«Ora la pace è più vicina»: Emmanuel Macron mette d’accordo i «fratelli coltelli» della Libia, il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli Fayez al-Sarraj e il comandante dell’Esercito nazionale libico Khalifa Haftar, che ieri – in occasione dell’atteso incontro nel castello di La Celle Saint Cloud, alle porte di Parigi, con i media e le tv di tutto il mondo trasferiti direttamente sul posto a bordo di imponenti pullman messi a disposizione dall’Eliseo, un fatto raro – si sono impegnati per un cessate il fuoco (ancora tutto da dimostrare sul terreno) e lo svolgimento di elezioni appena possibile. Un accordo «storico», in terra europea – esulta lo stesso Macron -, dopo il primo fallito tentativo del 2 maggio scorso ad Abu Dhabi. «Oggi la causa della pace in Libia ha fatto un grande progresso, la pace può vincere. Voglio ringraziarvi per gli sforzi fatti», gioisce il padrone di casa, afferrando le redini della mediazione sulla Libia 6 anni dopo l’intervento militare promosso dal suo predecessore, Nicolas Sarkozy, contro il regime di Gheddafi.

Paolo Levi su La Stampa

Libia, la trattativa segreta della Francia alle spalle dell’Italia

L’Italia non ne sa nulla. Anzi lo sa, ma per vie traverse. La Francia ha organizzato per martedì 25 luglio un incontro all’Eliseo con i due leader libici: il presidente Fayez Serraj e il potente generale Khalifa Haftar che controlla parte della Cirenaica con la sua milizia ad personam appoggiata dall’Egitto e dagli Emirati Arabi Uniti.

Ad alimentare i sospetti è il fatto che la Francia avrebbe deciso di condividere la notizia dell’incontro solo con il Regno Unito, forte dei servizi segreti ben piantati in Libia. Ma il dossier dell’Africa settentrionale nelle stanze londinesi non ha la priorità in questo momento, come riporta La Repubblica.
L’Italia è stata informata dal sia dal Governo di Serraj, sia dai consiglieri di Haftar. Nessuna telefonata dai cugini transalpini sebbene il governo italiano è considerata dai paesi Ue e dagli Usa come coordinatore degli sforzi diplomatici in Libia. Ulteriore dettagli da aggiungere alla vicenda: 24 Jea-Yves Le Drian, ministro degli esteri francese sarà a Roma per la conferenza degli ambasciatori italiani.

Marco Mastandrea su Remocontro.it

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