Umani e robot, l’ibrido che crea la Big Science

Auto che si guidano da sole, sistemi di diagnosi automatica, programmi che battono gli umani a poker. E poi start-up accanto ai mega-investimenti di Facebook e Google: pare che non ci siano limiti alle conquiste dell’Intelligenza Artificiale, l’A.I., uscita dai recessi dei laboratori grazie agli algoritmi del «deep learning». Combinata con l’immensa disponibilità di dati, l’A.I. si trasforma in un fattore trainante dello sviluppo economico e scientifico.

Questa ha una massima declinazione: il «machine learning». È un insieme di tecniche matematiche, statistiche e di algoritmi che consentono di costruire, per esempio, programmi che eseguono operazioni complesse, senza che il programma per eseguirle sia scritto dall’uomo. Ciò che l’uomo predispone è una struttura logico-matematica-informatica che impara a eseguire dei compiti mediante l’addestramento con esempi. Un caso basilare è il seguente: supponiamo che si voglia realizzare un programma che distingue le saldature fatte bene da quelle fatte male. Nella logica tradizionale dovremmo trasformare «fatto bene» e «fatto male» in termini matematici, scovando caratteristiche misurabili e le leggi che le legano. Poi faremmo delle misurazioni e il programma calcolerebbe se la saldatura è accettabile.

Continua a leggere l’articolo di Francesco Vaccarino su La Stampa

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