Monthly Archives: agosto 2017

Il Parco della Majella e l’estate degli incendi

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La ricorderemo (anche) come l’estate degli incendi, una parte importante del nostro territorio distrutta e poi dimenticata appena passata l’emergenza. Il cambiamento climatico, certo, anche la siccità, ma soprattutto la pratica dolosa, il nodo criminale, gli interessi particolari e mafiosi.

Gli ospiti del 31 agosto 2017

Armando Mangone, fondatore del Comitato Stop Incendi Calabria

Luciano Di Tizio, responsabile WWF Abruzzo

Celso Cioni, direttore confcommercio Abruzzo e membro della task forse nazionale per gli eventi calamitosi

Tiziano Fratus, scrittore, poeta, diversi libri e progetti legati al tema della natura e in particolare degli alberi, dei boschi. Fa anche la guida, disegna percorsi, tiene la rubrica “Il cercatore di alberi” sulla Stampa. E’ in uscita il suo nuovo libro per Bompiani, Giganti silenziosi

Raffaele Guariniello, già Procuratore Capo di Torino

Giuseppe Bellelli, procuratore capo di Sulmona

Enzo Di Pasquale, maestro di scuola, pubblicista, ha scritto molto di Sicilia, ha pubblicato sul blog minima & moralia il pezzo “L’estate dei roghi. Salviamo i boschi” in cui racconta della marcia del 25 agosto scorso di 3000 persone nella riserva  naturale dello Zingaro in provincia di Trapani  per dire  Basta ai roghi che hanno devastato quest’estate la Sicilia e l’Italia e chiedere la creazione di un pool di magistrati. Tra i suoi libri ricordiamo Il giro della Sicilia in 501 luoghi. L’isola come non l’avete mai vista (Netwon Compton 2014)

LA DISFIDA DI CASAMICCIOLA, OVVERO UNA STORIA DEL NOSTRO FUTURO

Noi italiani abbiamo il gusto dell’emergenzadell’emozione collettiva che questa implica ed ovviamente dell’istantaneo sollievo morale che proviamo tutti quando, auto-assolvendoci dalle nostre responsabilità collettive, possiamo identificarci nell’eroismo del soccorritore che interviene a salvare le vittime di una “catastrofe”.

Più volte si é detto che questa “drammaturgia dell’emergenza” ha il merito di unire un paese spesso disunito in virtù del fatto che per una volta non solo ci sentiamo tutti “dalla stessa parte” ma anche che, sempre per una volta, ci troviamo tutti ad essere sollevati all’idea che lo stato abbia una sua forza ed efficacia. In fondo, agli occhi di larghi settori dell’opinione pubblica l’unico stato che appare convincente e, in fondo, legittimo é quello che per l’appunto assume la forma di un individuo in divisa capace – come effettivamente spesso e meritoriamente avviene – di gesti e comportamenti eroici.

E la gran parte della classe politica e dei media, ben consapevoli di questa attitudine nazionale, ha rapidamente appreso che l’emergenzizzazione di molti problemi pubblici distribuisce loro dividendi abbondanti e di varia natura. Dividendi che sono tuttavia sempre effimeri, o meglio instabili nella loro distribuzione, perché trattandosi di piaceri istantanei che placano il pubblico emozionandolo, poi immancabilmente lo lasciano ancora più disorientato e impaurito (e quindi alla ricerca di chi meglio di prima saprà intercettare questa accresciuta paura).

Leggi Alessandro Coppola su Gli Stati Generali

L’ESTATE DEI ROGHI. SALVIAMO I BOSCHI

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Hanno detto che doveva essere un abbraccio, alla pancia della riserva dello Zingaro, “luogo simbolo della natura offesa dal fuoco”. E un abbraccio è stato. Gigantesco, universale. Un abbraccio alla montagna ferita, da gente ferita, e arrabbiata. Tra luglio e agosto la Sicilia occidentale ha subito un impressionante attacco alle sue migliori porzioni di natura con una sequenza impressionante di roghi, tutti dolosi: monte Inici, Erice, il secolare bosco Angimbè di Calatafimi, Fraginesi, riserva  dello Zingaro.

Quando poi rifletti che qualcuno ha lavorato sodo per organizzare una marcia per dire “Basta ai roghi”, capisci che bisogna esserci, che parte della storia è fatta di proteste pacifiche. Migliaia di persone si radunano nello slargo d’ingresso della riserva dal lato Scopello.

L’iniziativa è del coordinamento “Salviamo i boschi” alla quale hanno aderito decine di associazioni locali e nazionali, compresa la Diocesi di Trapani. Tutti quanti in cammino sul sentiero polveroso di mezza costa che si snoda tra la macchia mediterranea. Sfilano bambini, ragazzi, adulti, anziani, sfilano poeti, fotografi, giornalisti, insegnanti, artigiani, commercianti, professionisti, sfilano forestali e volontari. Da questo lato la riserva è integra. Ci si avvia sulla scia degli aromi arbustivi, ma basta un leggero vento perché dal versante Sudgiunge l’odore acre della cenere. L’appuntamento è “con quelli” di San Vito Lo Capo, nell’area del centro visitatori e del museo, per intrecciare una catena umana.

Leggi Enzo Di Pasquale su Minimaetmoralia

 

Incendi, in Abruzzo coinvolti 89 Comuni su 305

“Quella che sta vivendo l’Abruzzo per gli incendi è un’emergenza gravissima. Ad oggi, ma l’elenco è in continuo aggiornamento, il territorio di 89 comuni abruzzesi su un totale di 305  (siamo a quasi 1 comune su 3) è stato interessato dalle fiamme”. Lo dichiara il vicepresidente del WWF Italia Dante Caserta che aggiunge: “La situazione del Parco della Majella è emblematica: è incredibile che un Parco nazionale possa bruciare per 10 giorni senza che si riesca a risolvere la situazione. Non solo bisogna utilizzare tutti i mezzi a disposizione per spegnere il più presto possibile quell’incendio, ma anche individuare e correggere cosa non ha funzionato perché situazioni come queste semplicemente non devono verificarsi mai più”.
“Innanzitutto vogliamo ringraziare quanti in queste settimane difficilissime hanno lavorato per giorni e giorni sul fronte degli incendi per cercare di salvare il salvabile, agendo spesso in situazioni estremamente complicate e con pochissimi mezzi – continua il vicepresidente del WWF – “Chiediamo un impegno eccezionale alle forze dell’ordine e alla magistratura per individuare e punire i criminali incendiari che hanno messo a ferro e fuoco la regione e chiediamo ai parchi e alle aree protette di centuplicare gli sforzi in difesa della Natura e di adottare misure di prevenzione adeguata”.

Approfondisci sul sito del WWF

Incendio al parco della Maiella, da dieci giorni in fiamme i monti dove visse Celestino V

Incendio al parco della Maiella, da dieci giorni in fiamme i monti dove visse Celestino V

Brucia il monte di Celestino V. I boschi, le alture dove il frate eremita visse prima di salire al soglio pontificio e dove tornò una volta fatto “il gran rifiuto” ardono da 10 giorni senza sosta all’interno del parco della Maiella dove negli ultimi giorni i fuochi si sono moltiplicati tra accuse di ritardi e inadempienze.
“Il grande incendio che sta divorando la montagna sacra di Celestino V – si legge in una nota del Prc – è colpevolmente alimentato dai ritardi di enti e di istituzioni, dalla mancanza di un piano coordinato regionale di prevenzione e di gestione degli incendi, dalla inesistente pianificazione della emergenza incendi, dalla totale mancanza di protocolli di prevenzione incendi e dai torbidi e diffusi interessi che ruotano intorno alla ‘privatizzazionè delle emergenze”.

Continua a leggere su Repubblica

SINDACO METTE TAGLIA SU PIROMANI: ”INCENDI DOLOSI, SIGARETTA NON BASTA”

TORRICELLA SICURA – “Il Comune è parte dello Stato e lo Stato per spegnere gli incendi spende cifre altissime, altrettante per il ripristino ambientale, quindi se dovessimo spendere qualcosa per assicurare alla giustizia i piromani non sarebbe un problema”.

Il sindaco di Torricella Sicura (Teramo), Daniele Palumbi, che ha istituito una taglia di tremila euro sui responsabili degli incendi, offrendo una ricompensa a chi fornirà informazioni utili a individuare la mano, o le mani, che si nascondono dietro ai roghi, si dice tranquillo anche rispetto a eventuali contestazioni da parte della magistratura contabile.

“Se la Corte dei Conti non lo ritenesse legittimo agisca pure, ma non mi preoccupa”, dice.

Dopo cinque incendi che negli ultimi giorni hanno interessato l’area, “ora la situazione è sotto controllo”.

Leggi l’articolo di Marco Signori su Abruzzoweb.it

 

Tra domanda e offerta, il lavoro che manca

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Non è vero che gli italiani non vogliono più fare lavori umili, dice Mirella da Brescia, piuttosto non vogliono svolgere quei lavori dove le condizioni sono diventate inaccettabili, le paghe da fame, i contributi una chimera, lo sfruttamento la regola. È davvero così? Intanto, da un rapporto di Confartigianato, leggiamo che le imprese cercano 117.560 tecnici. In questi giorni di discussione intorno alla decontribuzione e alla disoccupazione giovanile, come si tengono in equilibrio domanda e offerta?

Gli ospiti del 30 agosto 2017

Giuditta, bracciante agricola del pesarese che ci ha mandato un sms stamattina 
Francesco Seghezzi
, direttore della Fondazione Adapt, associazione per gli studi internazionali e comparati sul diritto del lavoro fondata da Marco Biagi 
Romano Benini
, autore di “Il posto giusto” su Rai3, è docente di Politiche del lavoro alla Sapienza e consulente tecnico di diverse agenzie per il lavoro. Tra i suoi libri: Il fattore umano. Perchè è il lavoro che fa l’economia e non il contrario (Donzelli) e Saper fare (Donzelli)
Leonardo Palmisano
, sociologo e scrittore, il suo ultimo libro è Mafia Caporale (Fandango, 2017). Ricordiamo anche Ghetto Italia. I braccianti stranieri tra caporalato e sfruttamento (Fandango, 2015)

Berlino, gli italiani disillusi dal “mito” Germania: “Pagati in nero e sfruttati”

Berlino, gli italiani disillusi dal “mito” Germania: “Pagati in nero e sfruttati”Berlino? Un mito, ma non per tutti. Il numero degli italiani nella capitale tedesca continua a crescere dal 2010 raggiungendo nel 2013 lo 0,7% del totale ed il 4,2% tra tutta la comunità straniera. Si tratta di 22mila persone, senza contare chi non è registrato all’ambasciata. Non sono però tutte storie di successo. E sono sempre più i casi di chi deve mettere da parte le illusioni e confrontarsi con una realtà meno accogliente di quel che si pensa.

“Lavoro a Kreuzberg in un bar tedesco: sfruttato e pagato in nero” – “Il 18 febbraio 2015 dopo aver pagato 600 euro di caparra mi ritrovo senza lavoro con la prima rata dell’affitto al 3 Marzo”, racconta Luca, 23 anni, di Livorno. Per “un mese e mezzo” gira “con curriculum nello zaino” senza trovare niente. “Ho sempre lavorato come barista e cameriere ed ho fatto un corso base di tedesco – spiega – Dopo una ventina di tentativi falliti entro in bar-ristorante di Kreuzberg. Ci sediamo subito ed il gestore mi offre di lavorare dal lunedì al sabato dalle 10 alle 20 per 900 euro al mese”. E non netti, perché “200 andrebbero per la mia assicurazione medica”.

Leggi tutto l’articolo di Andrea D’Addio sul Fatto Quotidiano

Se l’hi-tech fa i mestieri della classe media

La fantascienza, notoriamente, ha le antenne lunghe. (Ri)vedere per credere un desolato film di pochi anni fa, Automata di Gabe Ibánez. Ovvero, un piccolo manifesto del «revisionismo» filo-intelligenza artificiale (per il quale le macchine pensanti non sono nemiche), che ci consegnava la fotografia, in un ipotetico 2044, di un’America desertificata dal riscaldamento globale, dove a svolgere ogni tipo di lavoro manuale, sostituendo in toto la «vecchia» classe operaia, sono androidi e robot, mentre dilagano tra gli umani droghe e alcolismo. Una preveggente istantanea distopica del Midwest di questi decenni, raccontato J. D. Vance nella sua dolente Elegia americana (Garzanti) degli hillbilly, i sottoproletari bianchi che chiedono al plebiscitato presidente Donald Trump di «riportare a casa» gli impieghi manifatturieri volati via con le delocalizzazioni e la mondializzazione.

Leggi Massimiliano Panarari su La Stampa

L’apocalisse del lavoro

Diritto individuale e dovere morale verso la collettività, disprezzo, autorealizzazionepersonale: sono numerosi i filoni logici che hanno posto le basi teoriche, spesso in contrasto tra loro, sul significato e sul valore effettivo del lavoro in seno alla dignità umana e ai desideri legati al benessere individuale.

Capacità di contribuire al progresso materiale della società che è stato, per innumerevoli volte, messo in discussione, soprattutto nel passato, da forma mentis denigratorie e da crisi economiche che hanno evidenziato una particolare insostenibilità di vari contesti socio-economici. Lavoro che deve essere considerato come forma di autorealizzazione slegata da una guerra martoriante di cifre e numeri del sistema economico. Il mondo professionale è tuttora ritenuto come attore principale e primario per l’autorealizzazione del singolo cittadino, la quale deve doverosamente concorrere al progresso materiale o spirituale della società. (Articolo 4, Costituzione della Repubblica Italiana). Il valore delle varie occupazioni professionali ha assunto, nell’antichità, vari connotati e considerazioni.

Continua a leggere l’articolo di F. Colombari su Agoravox

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