Monthly Archives: agosto 2017

Giovani e droghe: siamo troppo tolleranti? Ascolta la puntata

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A Genova una sedicenne è morta per ecstasy. Questo triste fatto cronaca ha portato diversi nostri ascoltatori a ragionare sul rapporto tra le droghe i nostri adolescenti. Siamo troppo tolleranti rispetto allo sballo? O la liberalizzazione renderebbe meno affascinante il mondo delle droghe? Riflettiamo sui consumi e sui costumi di adolescenti e postadolescenti, e ci chiediamo: quando diventano grandi i nostri ragazzi?

Gli ospiti del primo agosto 2017

Giorgio Schiappacasse, direttore SERT genova

Antonio Polito, direttore del Corriere del Mezzogiorno, ha scritto ieri sul Corriere della Sera l’articolo “Dobbiamo smettere di considerare normale lo «sballo»”

Claudio Cippitelli, sociologo esperto di prevenzione e culture giovanili, è presidente dell’Associazione Parsec di Roma e presidente del Coordinamento Nazionale Nuove Droghe. Con Fabrizia Bagozzi, ha scritto il libro: Giovani e nuove droghe: sei città a confronto. Il progetto Mosaico come modello d’intervento, ed. Franco Angeli

Roberta Caputo specialista in progetti europei, è la responsabile di Youth in Europe per il comune di Santa Severina, piccolo borgo medioevale nell’entroterra crotonese che segue il modello islandese

Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva e ricercatore dell’Università di Milano. Tra i suoi libri L’età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio pre-adolescente firmato con Barbara Tamborini, e Tutto troppo presto. L’educazione sessuale dei nostri figli nell’era di internet, tutti usciti per De Agostini.

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La piazza della Città 

Che fine ha fatto la generazione di Trainspotting, vent’anni dopo

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Assistendo alla scena in cui Renton si immerge nel “PEGGIOR CESSO DELLA SCOZIA” per ripescare le supposte di oppio che ha appena cagato, tutti abbiamo pensato che il sudiciume di quel centro scommesse fosse mera finzione artistica. Invece esiste eccome: si trova in un centro commerciale di Edimburgo, nel complesso residenziale di Muirhouse.

E sempre due dei quartieri più poveri della capitale scozzese, Muirhouse e Leith, fanno da sfondo alle scene più celebri di Trainspotting, ai suoi famosi monologhi e ai suoi suoni. È proprio in questa zona che alla fine degli anni Ottanta è cresciuto Irvine Welsh, autore del libro da cui è stata tratta l’omonima pellicola. I suoi personaggi vagabondano per Edimburgo nello stesso periodo, quando il consumo di eroina e l’AIDS avevao raggiunto numeri record.

Vent’anni dopo l’uscita nei cinema di Trainspotting, è in arrivo il sequel. Per girarlo, gli attori che nel 1996 interpretarono Renton e i suoi amici sono tornati a Muirhouse, dove gli orridi complessi residenziali costruiti nel secondo dopoguerra stanno per essere rimessi a nuovo con l’aiuto di qualche fondo statale a più zeri. Ma in una comunità dove la maggioranza fa fatica a procurarsi due pasti al giorno, la gente del posto dubita ci saranno cambiamenti radicali.

Che fine hanno fatto invece i veri drogati di Muirhouse e Leith, così come quelli di Edimburgo, Glasgow, Liverpool, Manchester e del resto della Gran Bretagna—quelli insomma che oggi chiamiamo “generazione Trainspotting”? All’epoca furono protagonisti di una crisi sanitaria nazionale provocata da due fattori: un tasso di disoccupazione alle stelle e un flusso continuo di eroina di ottima qualità proveniente da Iran e Pakistan. Che ne è stato di loro?

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4 miliardi di ragioni per cambiare le politiche sulle droghe

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Da trent’anni le Nazioni unite dedicano un’intera giornata a “celebrare” la lotta al narco-traffico – paradossalmente in quella stessa giornata si denuncia l’uso della tortura a livello planetario. Dal 1997 il 26 di giugno l’Ufficio dell’ONU sulla droga e il crimine pubblica il World Drug Report, un documento che raccoglie i dati forniti dai governi che dovrebbero descrivere il cosiddetto “sistema internazionale del controllo delle droghe”. Il condizionale è d’obbligo sia perché non esistono linee guida per la raccolta ed elaborazione dei dati, sia perché neanche la metà dei 193 Stati Membri delle Nazioni unite fornisce in tempo dati aggiornati.

Il Rapporto Mondiale sulle droghe delle Nazioni unite di quest’anno ci dice che oltre 250 milioni di persone hanno usato sostanze stupefacenti nel mondo nel 2015. Di questi, 29.5 milioni, lo 0,6% della popolazione adulta mondiale, ha avuto un problema di salute, compresa la dipendenza, con le sostanze acquistate dal mercato illegale.

Dopo anni in cui il fenomeno sembrava essersi stabilizzato, l’ONU registra un incremento del 30 percento nella produzione do cocaina, raffinata dalla foglia di coca coltivata nella regione andino-amazzonica, e un ritorno di oppio alle quantità di quasi 10 anni fa. La pianta di papavero rimane la coltura illegale di riferimento della stragrande maggioranza dei contadini afghani, ma produzioni significative sono di nuovo apparse in Birmania, Laos e Colombia.

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La cannabis legale è arrivata in Italia: ecco perchè l’Easy Joint è consentito

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Andrea Glonfoni, rivenditore a Roma dell’Easy Joint, spiega cos’è la cannabis legale. Si tratta di una varietà di canapa che contiene meno dello 0,6% di Thc, ossia il principio attivo delta-9-tetraidrocannabinolo che provoca effetti di alterazione mentale e percettiva. Nella sua versione “leggera” la conseguenza non è stupefacente, ma rilassante. Ogni persona deve trovare il suo dosaggio.

Clicca sul sito de La Stampa per vedere il video

È boom di sostanze simil-ecstasy tra gli adolescenti

Pastiglie di ecstasy (Omnimilano)

Tre dati, per iniziare: 855.000 teenager italiani hanno usato sostanze illecite almeno una volta; 160.000 ragazzi tra i 15 e i 19 anni sono consumatori frequenti di droghe; negli ultimi 5 anni, l’utilizzo di droghe sintetiche tra gli under 35 è aumentata del 70%. E la percentuale tende a crescere.

Assistiamo cioè a una corsa, senza troppi ostacoli, dei nostri giovanissimi al consumo di sostanze in grado di agire sulle “performance” generali della persona. Sostanze che, in alcuni casi, sono di origine naturale; in altri – la maggior parte – di origine sintetica. A causa dell’utilizzo di questi ultimi preparati, giovanissimi assuntori sono spesso ospiti indesiderati dei Pronto soccorso. Con problemi enormi. Perché anche nelle più avanzate unità di emergenza dei nostri ospedali, gli specialisti si trovano a fronteggiare un quadro clinico complesso, dagli esiti incerti perché incerte sono le diagnosi. E non potrebbe essere altrimenti visto che le sostanze psicoattive in circolazione sono centinaia. Anzi migliaia. In gran parte non ancora analizzate.

Vito Salinaro su Avvenire

L’Islanda ha sconfitto la dipendenza da alcol e droghe (con un metodo ignorato dall’Europa)

Un lavoro durato 20 anni, ma che ha portato ottimi risultati. Se fino a due decenni fa, infatti, la dipendenza da droghe e l’abuso di alcol in età adolescenziale era un problema che affliggeva l’Islanda, oggi non lo è più. Dal 1998 al 2016, la percentuale di giovani, compresa tra i 15 e i 16 anni, che abusa di alcol è scesa dal 48% al 5%, mentre quella che fuma cannabis dal 17% al 7%. Anche i fumatori di sigarette sono calati drasticamente: dal 23% al 3%. Un calo che ha portato i giovani dell’isola a diventare i più salutisti d’Europa.

Ma il percorso è stato lungo e tortuoso. Ottenere un simile risultato, in grado di ribaltare la classifica negativa che vedeva i giovani islandesi come i maggiori consumatori di droghe e alcol d’Europa, è stato possibile solo grazie a interventi drastici e diretti:introduzione del coprifuoco, una maggiore collaborazione tra istituti scolastici e genitori, l’introduzione di divieti e la creazione di attività extrascolastiche che coinvolgessero gli adolescenti a tempo pieno.
Renato Paone sull’Huffington Post

Un borgo calabrese come l’Islanda: ha adottato il metodo che abbatte l’uso di droghe tra i giovani

Dal freddo dell’Islanda al sole della Calabria, con lo stesso obiettivo: ridurre il consumo di alcol e droga tra i giovani. Il progetto ESPAD (The European School Survey Project on Alcohol and Other Drugs) è nato da un’idea di Harvey Milkman, professore di psicologia americano che ha iniziato a studiare il fenomeno già negli anni ’90 e ha stabilito una chiara relazione tra il consumo di queste sostanze e la mancanza di alternative sportive o sociali all’interno delle comunità. Un modello che è stato adottato in tutta Europa e, per la prima volta in Italia, anche in una piccola città in provincia di Crotone. Alcol e droga, si sa, sono da decenni una piaga sociale che non si riesce a debellare. Sembrano nulli i tentativi dei governi, per ottenere risultati soddisfacenti. Da questa idea è nato il progetto ESPAD, uno studio sull’uso di alcol, tabacco e altre sostanze ad azione psicoattiva condotto sugli studenti europei, ideato dal Consiglio Svedese per l’informazione su alcol e altre droghe, e supportato dall’Osservatorio Europeo per le Droghe e le Tossicodipendenze (OEDT-EMCDDA).

Lucia Lorenzini su ISchool

Dobbiamo smettere di considerare normale lo «sballo»

Ci sbalordisce la morte di una ragazza di 16 anni per una pasticca di ecstasy. Proviamo stupore, insieme con il dolore. Ma come, morire per una pillola, che gira ovunque nelle notti della movida, che serve solo a divertirsi un po’ di più. Morire per una sostanza che forse una volta o due ha preso anche nostro figlio? Il fatto è che la nostra soglia di tolleranza sulle droghe si è abbassata. Abbiamo smesso di credere che tutte le sostanze psicotrope, tutte, facciano male, quale più quale meno, a chi più a chi meno, ma nessuna esclusa. Abbiamo fatto nostra una distinzione che proviene da un’epoca lontana, quella tra droghe «leggere» e «pesanti», e che forse non ha più riscontro né nelle logiche del mercato né in quelle dei ragazzi che ne fanno uso. Di conseguenza la nostra cultura ha abbassato la guardia, ha preso ad accettare come normale la voglia dei giovani di «sballare», di tanto in tanto: «a scopo ricreativo», diciamo con un eufemismo.

Antonio Polito sul Corriere della Sera