Monthly Archives: agosto 2017

Ong: perchè firmare il protocollo del Governo? Ascolta la puntata

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Le ONG, il codice di comportamento che alcuni hanno firmato e altri no. In cosa consiste, quali sono i punti della discordia, come funzionano i finanziamenti e tutte le vostre domande, i vostri dubbi, a #LaCittà.

Gli ospiti del 2 agosto 2017

Annalisa Camilli, giornalista di Internazionale. La scorsa settimana si trovava sull’Aquarius, nave di SOS Mediterranee. Ha firmato La barca senza nome, inchiesta su Internazionale dedicata al disastro del 18 aprile 2015

Tommaso Gandini  attivista della campagna Over The Fortress lanciato dal progetto Meltin Pot Europa, si trovava sulla nave Juventa per fare dei reportage multimediali per Melting Pot, ora si trova nella stazione di Polizia di Lampedusa

Francois Dumont, Medici Senza Frontiere

Fausto Biloslavo, giornalista di guerra, collabora con Il Foglio, Panorama e il Giornale

Gianandrea Gaiani, direttore della rivista on-line Analisi-Difesa, un mensile di politica e analisi militare

 

Ascolta la puntata

No agli agenti di un Paese civile? Usino i porti di Francia o Spagna

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Nessuna regola altrimenti non si salvano in tempo le vite in mare. E tanta arroganza come se i padroni del mondo fossero le organizzazioni umanitarie, che possono permettersi di dire no a un Paese civile come l’Italia. Però Medici senza frontiere e tutte le altre Ong non suonano la stessa musica in zone di guerra, dove non si va tanto per il sottile sui sofismi umanitari.

Msf e altre Ong meno blasonate si sono rifiutate di firmare il codice di condotta giustamente proposto dal governo italiano per cercare di mettere un argine al servizio taxi fornito a profughi e clandestini in partenza dalla Libia. Lo possono fare perché il nostro è un Paese democratico fin troppo attento e buonista alle istanze della solidarietà. I poliziotti italiani, che non devono salire a bordo delle navi umanitarie armati, vengono di fatto paragonati agli sgherri di Assad grazie al continuo riferimento allo stesso principio adottato nelle zone di crisi. In realtà, però, in Paesi come l’Afghanistan le stesse Ong garantiscono che nessuno entri armato nei loro ospedali grazie a guardie private, che tengono il kalashnikov nascosto e ti controllano come se fossero poliziotti prima di alzare la sbarra o aprire il cancello.

Fausto Biloslavo sul Giornale

Diario di bordo dalla Iuventa: Ascolta la testimonianza di Tommaso Gandini

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Ascolta la testimonianza di Tommaso Gandini, attivista della campagna ‘over the fortress’ che si trovava sulla nave Juventa per conto di Melting Pot Europa

La foresta è un luogo pieno di vita e di rumori, dai trilli dei piccoli insetti ai grugniti delle bestie più grosse. Un profondo silenzio potrebbe far pensare ad una pacifica calma, ma in realtà non è così. Quando la selva è silenziosa il pericolo di solito è vicino, che si tratti di un predatore affamato, di un incendio o di una tempesta in arrivo. Allo stesso modo è possibile leggere la quiete che pervade quest’area del Mediterraneo negli ultimi giorni. Nonostante il tempo e il vento favorevole nessuna imbarcazione ha lasciato le coste libiche.
Da un lato, è facile supporre che stia succedendo qualcosa in quel lembo di terra tra Zuhara e Tripoli da cui di solito si verificano le partenze. Impossibile però indovinare che cosa stia avvenendo: potrebbe essere un aumento dei controlli da parte della Guardia costiera libica così come un conflitto fra diverse milizie in lotta per l’egemonia del traffico di essere umani. Oppure qualcosa di completamente diverso.
Dall’altro lato, più il silenzio si prolunga più sale l’ansia e la preoccupazione per ciò che lo romperà. Da diversi giorni non sono state registrate partenze e questo potrebbe significare che quando arriverà il momento il numero di persone in mare sarà significativamente alto.
Qualcosa ha però rotto brevemente questa calma, una nota sussurrata fuori dal coro. Una piccola barca con solo due persone a bordo ed una storia eccezionale.

Tommaso Gandini su MeltingPot

Migranti, Medici Senza Frontiere non firma il codice delle Ong. Sì di Save the Children

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Niente sintesi tra la missione del Viminale, ridurre gli sbarchi, e quella delle ong, salvare vite in mare. Il Codice di condotta proposto dal ministero raccoglie oggi le firme di solo due delle otto organizzazioni umanitarie presenti nel Mediterraneo Centrale: Moas e Save the children. Mentre una terza, la spagnola Proactiva Open Arms, ha comunicato di voler sottoscrivere l’accordo. Chi non ha aderito al documento, minaccia il ministero, si pone «fuori dal sistema organizzato per il salvataggio in mare, con tutte le conseguenze del caso concreto che potranno determinarsi, a partire dalla sicurezza delle imbarcazioni stesse».

Non sono bastate, dunque, tre riunioni al Viminale, presiedute dal prefetto Mario Morcone, per superare l’opposizione ed i dubbi della maggior parte delle organizzazioni che fanno soccorso in mare (circa 10 le navi operative) e che quest’anno, come ha sottolineato il ministro Marco Minniti, sono responsabili di circa il 40% dei quasi 100mila migranti arrivati in Italia. Gabriele Eminente, direttore generale di Msf, è stato il primo ad uscire ed a chiarire il ‘nò della sua organizzazione, illustrato anche con una lettera inviata a Minniti.

Leggi l’articolo del Mattino

Codice di condotta ong, cosa cambia? L’analisi di Asgi: non ha valore di legge

Il codice di condotta per le Ong che salvano i migranti nel Mediterraneo non è una legge. La “minaccia” del ministero degli Interni verso le organizzazioni che non l’hanno sottoscritto “è una bolla di sapone”. Per l’Associazioni studi giuridici sull’immigrazione, composta da avvocati e giuristi da tempo in prima linea nella difesa della legalità e dei diritti dei migranti (anche attraverso ricorsi nei tribunali, spesso vinti), il Codice “non è un atto avente valore di legge, né una disposizione regolamentare, emanata in attuazione di una norma primaria, e per di più si rivolge ad una pluralità di soggetti non gerarchicamente collegati con la pubblica amministrazione – scrive in una nota . Si tratta in sostanza, di una proposta di accordo, che, come tale, necessita quel coinvolgimento paritario delle parti che invece è clamorosamente mancato. La mancata sottoscrizione, perciò, non può avere alcuna conseguenza giuridica: non sarà legittima alcuna reazione del governo nei confronti delle Ong non firmatarie se non nei casi e nei limiti già sanciti dalle norme nazionali e internazionali.

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Ong, «top ten» da 500 milioni di entrate

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Le attività di salvataggio di migranti nel Mediterraneo centrale da parte di alcune organizzazioni non governative hanno attirato sul mondo della cooperazione critiche e polemiche non ancora placate. Un’ondata che rischia di aver ripercussioni dolorose su un sistema il cui fatturato è composto in gran parte da donazioni di privati. Sui bilanci del 2016, però, tutto questo non ha fatto in tempo a lasciare il segno: le prime dieci ong per valore delle entrate hanno tutte (con due sole eccezioni, tra cui Emergency) fatto registrare entrate in crescita rispetto all’esercizio precedente. Un “fatturato” che complessivamente vale più di mezzo miliardo di euro ed è in ulteriore crescita (+23,5%) rispetto al 2015.

La classifica che vede in testa Save the children: l’organizzazione che ha iniziato le sue attività in Italia nel 1999 assicura da sola un quinto delle entrate: nel 2016 ha superato la soglia dei cento milioni di euro, spinta (anche) dal sostegno di aziende e fondazioni (+59%). 

Continua a leggere l’articolo Riccardo Ferrazza sul Sole 24 Ore

Migranti, Ong Jugend Rettet: “Il codice non segue i nostri principi umanitari”

“Oggi non abbiamo firmato il codice di condotta perchè non segue i principi umanitari della nostra Ong. Per noi il punto più controverso è il dover aiutare la polizia italiana nelle indagini e la presenza di ufficiali armati a bordo”. A dirlo è Titus Molkenbur, coordinatore della nave Iuventa della Ong Jujend Rettet, commentando l’incontro avvenuto al Viminale. “Per la sicurezza delle persone a bordo abbiamo deciso di non firmare”, ha spiegato Molkenbur.

Guarda il video su La Repubblica

Migranti, nave Ong fermata al largo di Lampedusa

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Il comandante della Capitaneria di porto di Lampedusa Paolo Monaco lo definisce «un normale controllo che non comporterà alcun problema». Ma il blocco in mare della nave Iuventa della ong tedesca Jugend Rettet, una di quelle che due giorni fa si è rifiutata di firmare il codice di comportamento delle Ong stilato dal ministero dell’Interno, difficilmente può definirsi casuale. La nave durante la notte è stata avvicinata da due unità della Guardia costiera italianae scortata al porto di Lampedusa dove ad attenderla c’era un grande spiegamento di forze di polizia.

Per prima cosa sono stati fatti scendere due profughi siriani che l’equipaggio della nave aveva accolto poche ore prima, «consegnati» da una nave militare italiana in navigazione nel Mediterraneo. Poi sono cominciati i controlli veri e propri, con uomini della Guardia costiera che sono saliti a bordo della Iuventa, restandoci a lungo. Tra loro, lo stesso comandante della Capitaneria di porto Monaco: «Controlleremo i documenti di tutto l’equipaggio – ha spiegato – e già questa mattina potranno ripartire da Lampedusa se dagli accertamenti emergerà che è tutto in regola».

Fabio Albanese su La Stampa