Monthly Archives: agosto 2017

Quale rotta seguono le Ong? Ascolta la puntata

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C’è una seria emergenza e uno scenario di tensione nei mari. Torniamo sul tema di questi giorni, le Ong e il soccorso in mare, per fare chiarezza: la nave Juventa (ieri abbiamo parlato con un attivista che era a bordo) è stata sequestrata con l’accusa di avere rapporti con gli scafisti. Qual è il punto di equilibrio tra diritti e doveri dell’accoglienza? Perché vogliamo dividere le Ong tra buoni e cattivi? Ha ancora senso parlare di principi umanitari e neutralità?

Gli ospiti del 3 agosto 2017

Carlo Boninigiornalista di Repubblica, oggi il suo editoriale “Buoni e cattivi di una catastrofe umanitaria”

Loris De Filippi, presidente Medici Senza Frontiere

Sergio Marelliconsulente in politiche e relazioni internazionali. Da 30 anni impegnato nelle ONG. Presidente del CISA – Comitato Italiano Sovranità Alimentare; docente di Pedagogia della cooperazione internazionale all’Università di Bergamo, membro del Comitato Scientifico Cattedra UNESCO – Università di Bergamo; esperto per il Programma HORIZON 2020 della UE.

Laura Zanfrini, insegna Sociologia delle migrazioni alla Cattolica di Milano. Tra i suoi libri Introduzione alla Sociologia delle Migrazioni (Laterza, 2016), Sociologia della convivenza interetnica (Laterza, 2004) 

Dario Fabbri, americanista, conduttore di Radio3Mondo, collabora con Limes

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La Piazza

La lettera di MSF: perché non abbiamo firmato

Nel corso di queste ultime settimane MSF ha avuto una serie di scambi e discussioni aperte e costruttive con il Ministero dell’Interno sul Codice di Condotta. Durante questi incontri abbiamo espresso una serie di preoccupazioni sul documento, richiedendo chiarimenti su temi specifici e sollecitando sostanziali cambiamenti che ci avrebbero messo nelle condizioni di poterlo firmare.Riconosciamo che sono stati fatti sforzi significativi  per rispondere ad alcune delle osservazioni presentate da MSF e dalle altre organizzazioni, tuttavia dopo un’attenta valutazione della versione conclusiva del codice, permangono una serie di preoccupazioni e richieste lasciate inevase.

Dal nostro punto di vista, il Codice di Condotta non riafferma con sufficiente chiarezza la priorità del salvataggio in mare, non riconosce il ruolo di supplenza svolto dalle organizzazioni umanitarie e soprattutto non si propone di introdurre misure specifiche orientate in primo luogo a rafforzare il sistema di ricerca e soccorso.

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Le accuse contro l’ong Jugend Rettet

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La ong Jugend Rettet, che operava al largo della Libia per salvare i migranti, è accusata dalla procura di Trapani di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. La nave Iuventa della ong, una delle imbarcazioni più piccole tra quelle che operano nel Mediterraneo centrale, al momento è sotto sequestro a Lampedusa. La procura di Trapani ha iniziato le sue indagini in seguito alle denunce di altre ong, in particolare Save the children. Jugend Rettet è una delle sette ong che non hanno firmato il codice di condotta richiesto dal governo italiano.

Secondo i magistrati la Iuventa ha raccolto dei migranti da imbarcazioni che non sembravano sul punto di affondare e in condizioni che, scrivono i magistrati, fanno pensare più a una consegna da parte degli scafisti piuttosto che a un salvataggio. Nel provvedimento di sequestro citato oggi da tutti i giornali è scritto: «Seppure questa imbarcazione in qualche caso intervenga per salvare vite umane, in più casi invece non agisce in presenza di un imminente pericolo di vita. I migranti vengono scortati dai trafficanti libici e consegnati non lontano dalle coste all’equipaggio della Iuventa. Non si tratta dunque di migranti salvati, ma consegnati». Questo punto è controverso e molto discusso da mesi.

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Migranti: i 13 impegni del Viminale per le Ong

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Un codice di comportamento in 13 punti che le Ong devono rispettare nel salvataggio dei migranti in mare. Questi gli impegni chiesti dal Viminale, sottoscritti, però, solo da alcune delle organizzazioni non governative:

• Non entrare nelle acque libiche, “salvo in situazioni di grave ed imminente pericolo” e non ostacolare l’attività della Guardia costiera libica.

• Non spegnere o ritardare la trasmissione dei segnali di identificazione.

• Non fare comunicazioni per agevolare la partenza delle barche che trasportano migranti.

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Sindrome da accerchiamento per le ong dopo il varo del codice di condotta sul soccorso migranti

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L’ipotesi di reato è di quelle pesantissime: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Investigatori del Servizio Centrale Operativo, della Squadra Mobile di Trapani e del Nucleo speciale d’intervento della Guardia Costiera hanno eseguito il sequestro preventivo della nave Iuventa della Ong tedesca Jugend Rettet fermata questa notte al largo di Lampedusa dalla Guardia Costiera italiana. “Si tratta di un’accusa molto grave, alla quale ribatteremo punto su punto, e se dovessero emergere documentate responsabilità specifiche, personali, non saremo certo noi, come Ong, a minimizzare. Ma ciò che non siamo disposti ad accettare è che il nostro lavoro complessivo, che ha portato al salvataggio di tante vite umane, sia infangato per non esserci assoggettati” al diktat italiano.

Continua a leggere Umberto De Giovannangeli sull’Huffington Post

Migranti, le «consegne concordate» tra i trafficanti e la Ong tedesca. Che restituiva i barconi agli scafisti

I trafficanti libici hanno effettuato almeno tre «consegne controllate» di migranti all’equipaggio della nave «Iuventa» con la complicità di alcuni ufficiali della guardia costiera di Tripoli. I barconi utilizzati sono stati poi restituiti agli scafisti per organizzare altri viaggi verso l’Italia. L’ordine di sequestro del peschereccio della Ong tedesca Jugend Rettet racconta che cosa accade al largo della Libia. Il provvedimento firmato dal giudice di Trapani dà conto delle indagini effettuate dai poliziotti dello Sco, il servizio centrale operativo guidato da Alessandro Giuliano, andate avanti oltre un anno. E svela gli accordi illeciti con altre organizzazioni, ma anche il ruolo di Save the children che ha «segnalato» le irregolarità commesse da alcune associazioni. Ora si va avanti: il prefetto Vittorio Rizzi, capo della Direzione anticrimine della polizia, si muove in coordinamento con tutte le Procure titolari delle inchieste proprio per individuare i possibili collegamenti con le organizzazioni criminali.

Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera

Codice di condotta ong, cosa cambia? L’analisi di Asgi: non ha valore di legge

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Dura nota di commento dell’associazione: la mancata sottoscrizione non può avere alcuna conseguenza giuridica, non sarà legittima alcuna reazione del governo nei confronti delle Ong non firmatarie. E sull’ipotesi della chiusura dei porti: comporterebbe una violazione del diritto internazionale

MILANO – Il codice di condotta per le Ong che salvano i migranti nel Mediterraneo non è una legge. La “minaccia” del ministero degli Interni verso le organizzazioni che non l’hanno sottoscritto “è una bolla di sapone”. Per l’Associazioni studi giuridici sull’immigrazione, composta da avvocati e giuristi da tempo in prima linea nella difesa della legalità e dei diritti dei migranti (anche attraverso ricorsi nei tribunali, spesso vinti), il Codice “non è un atto avente valore di legge, né una disposizione regolamentare, emanata in attuazione di una norma primaria, e per di più si rivolge ad una pluralità di soggetti non gerarchicamente collegati con la pubblica amministrazione – scrive in una nota . Si tratta in sostanza, di una proposta di accordo, che, come tale, necessita quel coinvolgimento paritario delle parti che invece è clamorosamente mancato. La mancata sottoscrizione, perciò, non può avere alcuna conseguenza giuridica: non sarà legittima alcuna reazione del governo nei confronti delle Ong non firmatarie se non nei casi e nei limiti già sanciti dalle norme nazionali e internazionali.

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Canale di Sicilia: due motopesca siciliani attaccati dai miliziani libici

Aggressione in mare contro due pescherecci, “Aliseo” e “Anna Madre”, entrambi iscritti al Compartimento Marittimo di Mazara del Vallo, mentre si trovavano in acque internazionali antistanti la località tunisina di Zarzis, non distante dal confine con la Libia. Un episodio che appare legato alla cosiddetta “guerra del pesce” ma che aggiunge un ulteriore tassello di incertezza nel clima di tensione che accompagna la missione italiana in Libia.

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