Reclutamento e strategie di adattamento al lavoro dei minatori italiani in Belgio

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L’emigrazione verso le miniere di carbone del Belgio fu una delle esperienze più difficili e, allo stesso tempo, uno degli sbocchi più promettenti di quegli anni. Il Belgio fu, infatti, insieme con le regioni minerarie francesi, il primo sbocco europeo dell’immediato dopoguerra. I primi contingenti di minatori italiani vi giunsero nel giugno e nel settembre del 1946 e il trattato d’emigrazione stipulato tra le due nazioni era allora il solo in vigore, accanto a quello stipulato con la Francia. In quegli anni di scarsità e di contingentamento internazionale delle fonti energetiche, il carbone Belga era infatti ritenuto provvidenziale per la ricostruzione dell’Europa, del Belgio e dell’Italia stessa: proprio il trattato d’emigrazione assicurava al Paese una determinata quantità di carbone per ogni minatore inviato in Belgio, e anche per ciò era considerato vitale.

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