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In attesa dell’112, numero unico delle emergenze. Ascolta la puntata

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“Mio padre stava morendo e al 118 rispondeva solo un disco”, è la straziante lettera pubblicata ieri da Repubblica. Questo terribile caso di cronaca ci fa tornare a parlare di sanità, di pronto soccorso, di ospedali. Alcuni imputano le falle al numero unico 112. Ma, al netto di moltissimi casi di eccellenze mediche, quali sono le lacune del sistema sanitario? Come funziona il Pronto Soccorso? E qual è la nostra fiducia nei confronti dell’organizzazione della sanità?

Gli ospiti del 10 agosto 2017

Maria Pia Ruggieri presidente nazionale Simeu, Società italiana della Medicina di emergenza-urgenza. Ha presentato insieme al Tribunale del Malato un monitoraggio sui Pronto soccorso italiani e la Carta dei diritti al Pronto Soccorso

Alessandro Solipaca, segretario scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane

Michaela Liuccio, presidente del corso di laurea in comunicazione scientifica biomedica, sociologa della salute e della medicina alla Sapienza. Ha scritto, insieme a altri, La malasanità in scena (Edizioni Nuova Cultura, 2011)

Juan Carlos de Martin, insegna ingegneria dell’informazione al Politecnico di Torino dove si occupa di multimedialità digitale e dove dirige il centro Nexa su Internet e Società

Ascolta la puntata

 

MANIFESTO della SOCIETA’ ITALIANA SISTEMA 118

rappresenta l’istituto previsto dal Servizio Sanitario Nazionale finalizzato a garantire al cittadino utente la migliore risposta possibile di soccorso sanitario in tutti i casi di emergenza e di urgenza, ossia di evidente o potenziale pericolo di vita, fin dal suo primo presentarsi;

> coordina la centralizzazione tempestiva dei pazienti acuti e critici soccorsi sul territorio verso gli ospedali idonei evitando, in tal modo, perdite di tempo potenzialmente letali nelle dinamiche di processo assistenziale e limitando attività secondarie di trasferimento;

> è di norma strutturato come un sistema a valenza provinciale o, in casi particolari, a valenza regionale

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Sanità chiusa per ferie

Sarà il caldo reso più insopportabile da quella cinquantina di corpi accatastati senza distinzione di sesso ed età, ma l’omone dà fuori di testa, aggredisce l’infermiere urlando: «Pago le tasse, qualcuno mi faccia almeno appoggiare da qualche parte».

L’arte di arrangiarsi

Pronto soccorso del San Camillo di Roma, una registrazione speditaci da un paziente racconta una delle tante storie di ordinaria follia della sanità che ad agosto va in vacanza. Ignorando che le malattie non prendono ferie. Perché in questo ospedalone romano si replica quel che si recita da Nord a Sud Italia: reparti e studi dei medici di famiglia che chiudono per ferie lasciando che a sbrigarsela siano i servizi d’emergenza. Già congestionati di loro, figuriamoci quando la metà dei camici bianchi e degli infermieri ad agosto si godono il meritato riposo e alle loro spalle si tagliano i di per sé scarsi posti letto. Perché ad agosto un letto su tre viene sforbiciato. Almeno a vedere le oltre trenta segnalazioni che abbiamo raccolto lungo lo Stivale. Che parlano di intere aree dove è vietato venire al mondo per la chiusura dei punti nascita, di donne dimesse da ginecologia per chiusura reparto nonostante fosse già stato programmato un intervento chirurgico, di sale operatorie che vanno ko.

Paolo Russo sulla Stampa

Mio padre stava morendo e al 118 rispondeva solo un disco

“RIMANGA in attesa”. Una cordiale voce di donna me lo ripete in italiano, inglese e spagnolo. Il telefono è tra orecchio e spalla, mentre con tutta la forza cerco di sollevare mio padre che è mezzo steso a terra, una gamba piegata sotto l’addome, l’altra tesa indietro. Respira, si lamenta e dal viso scendono a terra gocce di sangue. “Rimanga in attesa”. Dentro di me sono convinta di poterlo rialzare, ma il solo sforzo per impedirgli di scivolare ancora è enorme, soprattutto per me che sono uno scricciolo e lui un omone. Gli dico che gli voglio bene, che andrà tutto bene e che arriverà presto qualcuno ad aiutarci.

“Rimanga in attesa”. Sono passati più di due minuti ed è la seconda chiamata al 118. Attacco e riprovo a chiamare: “Rimanga in attesa “. La terza chiamata la faccio dal mio cellulare e parte alle 3:19. Nel frattempo arrivano mio fratello e la compagna. “Rimanga in attesa “. Lo sollevano, lo poggiano sul letto e vedo mio padre che si sta spegnendo. La chiamata è ancora aperta, sotto le grida di mia madre sento la voce registrata: “Rimanga in attesa”. Non so cosa fare, vorrei solo un’ambulanza, qualcuno che ci aiuti. Urlo contro la voce registrata. Prendo una spugnetta bagnata e gliela passo sul viso, provo a mettergli qualche goccia d’acqua in bocca. Poi il dubbio: “Forse non dovevo farlo, forse non può ingoiare. E se soffoca?”. Ma a suggerirmi cosa fare non c’è nessuno, al telefono ho solo la voce di donna. Mio fratello nel frattempo va in cerca di un’ambulanza al pronto soccorso di Albano Laziale, il paese in provincia di Roma in cui ci siamo trasferiti per fuggire dal caos della Capitale

Continua a leggere la lettera di Valentina Ruggiu su Repubblica

112 NUMERO UNICO DI EMERGENZA, CHE COS’È, COME FUNZIONA, PERCHÉ FA DISCUTERE

Che cos’è il numero unico per le emergenze: nel 2002 una direttiva europea ha istituito il 112 come numero unico delle emergenze, valido in tutta Europa, un po’ come il 911 che conosciamo dai film americani.

In Italia al momento funziona in: Lombardia, Piemonte, Valle D’Aosta, Friuli, Provincia di Trento, Provincia di Roma, Sicilia orientale, Liguria. Si tratta di un servizio recente in corso di allargamento, in alcune località attivato da pochi mesi o settimane.

Che cosa fa il 112 numero unico: localizza e smista le chiamate ai servizi di emergenza (sanitari 118, Polizia 113, Carabinieri 112 e Vigili del fuoco 115).

La sua filosofia è1. localizzare le chiamate, automaticamente  collegandosi con il ced interforze del Ministero dell’Interno che identifica e localizza l’apparecchio, mobile o fisso, da cui la chiamata proviene per indirizzare con maggior precisione possibile il soccorso. 2. filtrare le chiamate: si tratta anche di non intasare i servizi di emergenza con chiamate che di vera emergenza non sono e che ora vengono passate a centralini che possono fornire consulenza in casi che non richiedano immediate intervento di Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri, Pronto soccorso. 3. Smistare: passare la richiesta al servizio giusto.

Che cosa cambia rispetto ai quattro numeri di prima: chi chiama ha un primo contatto con il centralino di smistamento che localizza la chiamata e la passa al secondo livello (Vigili del fuoco, Polizia, Carabinieri, Pronto soccorso) competente per il caso. Questo significa che chi chiama non ha più come prima un solo passaggio (112, 113, 115, 118 a seconda) ma due passaggi: prima centralino e poi servizio di pronto intervento mirato. Significa anche che le chiamate non strettamente d’emergenza si fermano al primo livello e non vanno a intasare inutilmente il secondo.

Elisa Chiari su Famiglia Cristiana